Perdite su crediti: deducibilità consentita solo con elementi certi e precisi

          Il presupposto che una azienda pubblica abbia nei confronti di una impresa fornitrice dei debiti da saldare da molto tempo non giustifica,  in alcun modo,  per l’impresa fornitrice  stessa la possibilità  di potersi dedursi dal proprio reddito la perdita sui crediti,  secondo le disposizioni contenute nell’articolo 101, comma 5, del DPR 917/86.  E’ l’orientamento ministeriale ribadito dall’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 16/E del 23 gennaio 2009, a seguito di una istanza di interpello di una  società di capitali che vantava crediti per un importo elevato nei confronti di una azienda sanitaria locale .  Il problema sollevato nell’istanza di interpello è di sicuro interesse  poiché come ampiamente risaputo le aziende sanitarie hanno dei ritardi cronici nei pagamenti; da una indagine effettuata dalla stampa specializzata è, infatti, emerso che  in alcune regioni  i giorni medi  per il pagamento  delle forniture ospedaliere  da parte del servizio sanitario è quantificato in circa quattrocentocinquanta giorni (450) di ritardo rispetto agli accordi contrattuali.  Tali ritardi  nei pagamenti, rispetto ai contrattuali novanta giorni previsti,  comporta che soprattutto per le piccole medie industrie che  dipendono dalle forniture degli  ospedali c’è il rischio reale  di potere fallire.


 


Come nasce la vicenda


          La  vicenda nasce dal fatto che una SRL    vanta  un credito di circa un milione di euro nei confronti delle Aziende Sanitarie Locali (ASL) di  una importante regione italiana.  Tali  ASL , per le note  difficoltà  economiche    in  cui versano,   non sono in condizioni di “onorare il loro debito e la loro natura di enti pubblici economici le mette al  riparo  da  eventuali  richieste  di fallimento”. La regione, tuttavia, al fine di  salvaguardarne il patrimonio ha:


– creato una comunione di beni immobili  fra  tutte  le  ASL  spogliandole della proprietà diretta ed assegnando a ciascuna una  quota  di partecipazione;


– fatto confluire tutti i beni  immobili  in  un  fondo  comune  di investimento  di  tipo  chiuso rendendo  tali  beni   non   ipotecabili   ed impignorabili  ed  escludendo  di  fatto  ai   creditori   ogni   forma   di soddisfazione coattiva.


 


          La società  nei confronti della ASL  ha già fatto emettere dal competente  tribunale un decreto ingiuntivo cui ha fatto seguito  un  atto  di  precetto ed  il  conseguente pignoramento presso terzi, effettuato presso la banca  facente funzioni di tesoriere del predetto debitore: tale pignoramento  è,  tuttavia,  rimasto infruttuoso.  La società a questo punto si chiede se sia possibile dedurre  dal proprio reddito di impresa la perdita  del credito vantato  nei confronti della ASL debitrice.


 


L’orientamento delle Entrate 


          L’articolo 101,  comma 5, del DPR 917/86 afferma  che  le  perdite  su  crediti sono deducibili se risultano da elementi certi e precisi e in ogni caso, per le  perdite  su  crediti, se il debitore è assoggettato a procedure concorsuali”. La richiamata norma fiscale subordina, a ben vedere, la deducibilità delle perdite su crediti a rigide prescrizioni, prevedendo  che le stesse rilevino fiscalmente solo se risultano (comprovate)  da “elementi certi e precisi”, fatta eccezione per i casi di assoggettamento del debitore a procedure concorsuali, all’avvio delle quali le condizioni di deducibilità devono intendersi automaticamente  riconosciute.    


          Secondo l’Agenzia delle Entrate la situazione economica  della aziende sanitarie locali non escluderebbe la possibilità di regolarizzazione  del debito anche “a breve termine”, visto che le stesse non sono sottoposte a procedure concorsuali (fallimento, concordato preventivo, liquidazione coatta e amministrazione straordinaria); tali  eventualità per le Entrate farebbe accedere di diritto al trattamento fiscale previsto dal citato articolo 101, comma 5, del DPR 917/86, per via della definitività dell’accertamento della perdita del credito. Questo ovviamente nel presupposto che l’accertamento giudiziale da parte dell’autorità competente dello stato di  insolvenza  del debitore costituisca evidenza oggettiva della situazione di illiquidità di  quest’ultimo. 


 


Le conclusioni


          L’Agenzia delle Entrate ritiene che  la situazione  delineata  nell’istanza di interpello di cui all’articolo 11,  della legge 27 luglio  2000, n. 212,  pur indicativa di particolari difficoltà non possa ritenersi elemento determinante per l’esistenza di  una  definitiva perdita sui crediti in possesso  dei  requisiti  di  certezza  e  precisione imposti, come richiesti dalla normativa fiscale vigente, per consentire la deduzione del costo dal reddito di impresa.   


L’Agenzia delle Entrate, infine, osserva che:


– ai fini tributari non ha rilevanza il presupposto che i beni  immobili siano confluiti in fondo  comune e che siano impignorabili e non ipotecabili perché tali situazioni non rappresentano certo un  elemento dell’insolvenza  in ordine alla deduzione fiscale delle perdite su crediti;


– l’elemento indicato nell’istanza di interpello  in  merito  alla  natura  di  enti  pubblici economici delle ASL debitrici che metterebbe queste ultime al riparo da eventuali richieste di  fallimento rappresenterebbe, per converso, un elemento di positiva valutazione circa la probabilità di recuperare  il  proprio  credito.


 


Federico Gavioli


28 Gennaio 2009


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