Manovra “anti-crisi”: inviti a comparire non obbligatori


Dall’approvazione definitiva, con abbondanti modifiche, del decreto legge n. 185/2008 si deduce che il nuovo istituto della definizione degli inviti a comparire, disciplinato dal nuovo comma 1-bis dell’articolo 5 del decreto legislativo n. 218 del 1997 rappresenta una facoltà e non certo un obbligo per l’ufficio.


La norma appena citata prevede che il contribuente può prestare adesione ai contenuti dell’invito mediante comunicazione al competente ufficio e versamento delle somme dovute entro il quindicesimo giorno antecedente la data fissata per la comparizione.


Alla comunicazione di adesione, che deve contenere, in caso di pagamento rateale, l’indicazione del numero delle rate prescelte, deve essere unita la quietanza dell’avvenuto pagamento della prima o unica rata: la definizione dell’invito senza l’avvio del previsto contraddittorio viene “premiata” con la debenza delle sanzioni ridotte al 12,50% del minimo di legge.


Il successivo comma 1-ter, anch’esso di nuova introduzione a cura del decreto legge n. 185, disciplina il pagamento delle somme dovute indicate nell’invito, da effettuarsi con le modalità di versamento ordinariamente previste in ambito di accertamento con adesione ma senza prestazione delle garanzie ivi previste in caso di versamento rateale: sull’importo delle rate successive alla prima sono dovuti gli interessi al saggio legale calcolati dal giorno successivo al versamento della prima rata.


Il nuovo istituto si applica per gli inviti emessi a decorrere dal 1° gennaio 2009 e viene da chiedersi se esso statuisca, o meno, l’obbligo per l’ufficio di attivarsi preventivamente rispetto alla concretazione di un avviso di accertamento: ovviamente, il quesito si pone per quei casi in cui l’ufficio non ha alcun obbligo di avviare motu proprio un contraddittorio anteriormente alla notifica dell’avviso di accertamento (come nel caso del procedimento di controllo che viene avviato nei casi in cui trovano applicazione gli studi di settore).


Ebbene, la risposta è negativa, tanto in considerazione del tenore letterale del nuovo comma 1-bis quanto della nuova struttura dell’istituto dell’acquiescenza, disciplinato dall’articolo 15 del decreto legislativo n. 218, siccome modificata a cura della legge di conversione del decreto n. 185: ma andiamo per ordine.


Innanzitutto la lettera della norma: il comma 1-bis sancisce semplicemente la facoltà per il contribuente di aderire all’invito, senza però affatto incidere sul disposto del primo comma, il quale prevede la “possibilità” che l’ufficio proceda con la formulazione di un invito a comparire.


Successivamente, a conforto della permanenza della facoltà per l’ufficio di invitare il contribuente è giunta, durante l’iter parlamentare di conversione, la modifica all’articolo 15 del decreto legislativo n. 218 del 1997.


Il nuovo comma 2-bis della norma appena citata prevede infatti che, ferma restando l’acquiescenza prevista sin dall’approvazione del decreto n. 218, le sanzioni nella misura del 25% del minimo sono ridotte alla metà se l’avviso di accertamento e di liquidazione non è stato preceduto dall’invito di cui all’articolo 5 o di cui all’articolo 11.


Pertanto, riduzione delle sanzioni al 12,50% dell’importo edittale anche nel caso in cui l’ufficio, pur avendo a disposizione dati ed elementi che gli avrebbero permesso la convocazione del contribuente ex articolo 5, ha proceduto direttamente alla notifica dell’avviso di accertamento: in casi del genere, per il contribuente destinatario dell’atto sussiste ancora la possibilità di incassare la riduzione delle sanzioni procedendo alla definizione per omessa impugnazione, con l’applicazione delle regole ivi previste.


Vanno però sottolineate due circostanze: la prima, ravvisabile nel fatto che l’omessa impugnazione “potenziata”, ossia corredata dalle sanzioni ulteriormente ridotte, non si applica nei casi in cui il contribuente non abbia prestato adesione ai sensi dell’articolo 5-bis e con riferimento alle maggiori imposte e alle altre somme relative alle violazioni indicate nei processi verbali che consentono l’emissione degli accertamenti “parziali”; la seconda, è che nel caso in cui la versione “potenziata” si rende possibile, al contribuente che intendesse rateizzare il carico è comunque fatto obbligo di prestare la garanzia fideiussoria prevista dall’articolo 8.


Ciò in quanto nella redazione dell’emendamento per la legge di conversione,  probabilmente a causa di una svista legislativa, non è stata prevista, oltre alla riduzione delle sanzioni, anche l’estensione dell’esimente dalla garanzia fideiussoria, al pari di quanto sancito con la definizione degli inviti a comparire.

Carlo Nocera
29 gennaio 2009


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