La definizione degli inviti a comparire in materia di imposte indirette diverse dall’IVA

          Il D.L. anti crisi n. 185 del 28 novembre 2008, ha modificato l’art. 5 del D.Lgs. n. 218/97, prevedendo la possibilità di definire gli inviti a comparire in materia di imposte dirette ed Iva, con la riduzione delle sanzioni ad 1/8 (a fronte del ¼ prima previsto), dietro accettazione completa dei rilievi accertabili.


          In sede di conversione la norma è stata estesa anche all’art. 11 del D.lgs. n. 218/97, cioè anche alle imposte indirette diverse dall’Iva.


          Soffermiamoci su questo tipo di definizione, per verificare quali siano le fattispecie che possono beneficiare del nuovo istituto premiale.


 


La definizione degli inviti a comparire in materia di imposte indirette diverse dall’Iva


 


          L’art. 11 del D.Lgs. n. 218/97 dispone che l’ufficio invia ai soggetti obbligati un invito a comparire, nel quale sono indicati:        


a) gli elementi identificativi dell’atto, della denuncia o della dichiarazione cui si riferisce l’accertamento suscettibile di adesione;


b) il giorno e il luogo della comparizione per definire l’accertamento con adesione.


         


          Lo schema tracciato dal legislatore per lo svolgimento dell’accertamento con adesione nelle altre imposte indirette non si discosta da quanto disposto in materia di concordato  per le imposte sul reddito e  l’IVA, e pertanto saranno privilegiate  le fattispecie valutative ed estimative,  ove il potere di apprezzamento dell’ufficio   potrà  estrinsecarsi con maggiore efficacia. 


          Così come per le imposte sul reddito e l’IVA, l’invito dovrà essere ritualmente notificato a norma dell’art. 60 del D.P.R. n. 600/1973, o spedito per lettera raccomandata con avviso di ricevimento a tutti gli obbligati e dovrà indicare, anche sinteticamente, gli elementi in possesso dell’ufficio per l’emissione dell’accertamento, al fine di consentire un’immediata cognizione delle questioni che saranno oggetto del contraddittorio.


          Nell’ambito delle imposte indirette è necessario che l’ufficio individui con esattezza tutti i “partecipanti all’atto”, cui dovrà essere rivolto l’invito a comparire, al fine di consentire a ciascuno di essi di assumere autonome decisioni.


          Il contribuente non ha alcun obbligo di ottemperare all’invito dell’ufficio, potendo liberamente decidere di non presentarsi nel giorno fissato per il contraddittorio:  in tal caso, evidentemente, perde il diritto ad avvalersi delle disposizioni agevolative in materia di accertamento con adesione e, successivamente alla notifica dell’avviso di accertamento da parte dell’ufficio, non  potrà neanche presentare l’istanza prevista dall’art. 12 del D.Lgs. n. 218/1997.


 


          In sintesi, il procedimento il procedimento di accertamento con adesione (1)  delineato dall’art. 5 del D Lgs. n. 218/1997 può così riassumersi:


– obbligo di  rituale notifica  dell’invito a comparire;


– non sanzionabilità dell’eventuale inottemperanza del contribuente;


– obbligo di formalizzare il contraddittorio con il contribuente;


– notifica dell’avviso di accertamento in caso di esito negativo del contraddittorio.


 


LA NUOVA ADESIONE SULL’INVITO     


 


          Il legislatore, dopo aver previsto la possibilità di definire gli inviti a comparie in materia di imposte dirette ed Iva, con la riduzione delle sanzioni ad 1/8, in cambio di una adesione totale, sulla stessa scia ha introdotto, in sede di conversione del D.L. n. 185/2008, l’adesione sull’invito a comparire di cui all’art. 11 del D.Lgs. n. 218/97.


          Il contribuente, quindi, destinatario di un invito sui tali materie, può  prestare  adesione  ai contenuti presenti nell’invito mediante comunicazione al competente ufficio e versamento delle somme dovute entro il quindicesimo giorno antecedente la data fissata per la comparizione.


          In caso di pagamento rateale, la comunicazione di adesione deve contenere l’indicazione del numero delle rate prescelte. Alla comunicazione, in ogni caso, deve essere unita la quietanza dell’avvenuto pagamento della prima o unica rata.


          Il pagamento delle somme dovute indicate nell’invito deve essere effettuato con le modalità di cui  all’art. 8, senza prestazione delle garanzie ivi previste in caso di versamento rateale. Sull’importo delle rate successive alla prima sono dovuti gli  interessi  al saggio  legale  calcolati  dal  giorno  successivo  al versamento della prima rata.


 


          In caso di mancato pagamento delle somme dovute il competente ufficio dell’Agenzia  delle  entrate  provvede  all’iscrizione  a ruolo a titolo definitivo delle predette somme a norma dell’art. 14  del D.P.R. n. 602/73.


            Tale norma non trova applicazione nei confronti degli inviti preceduti da processi verbali di constatazione definibili ai sensi del successivo art. 5-bis e ha vigore con riferimento agli inviti emessi dagli uffici a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione.





 


Considerazioni


 


          In attesa che l’Amministrazione finanziaria fornisca le prime istruzioni operative, proponiamo le nostre prime considerazioni.


          Diciamo innanzitutto che l’iniziativa degli Uffici finanziari nell’instaurazione del procedimento di adesione in materia di imposte indirette diverse dall’Iva si è sinora concentrata sulle rettifiche che investono le aree edificali e le cessioni di terreni.


          Tuttavia, nessun limite legislativo è previsto, e pertanto potrebbe beneficiare della definizione della lite – allo stato ancora solo potenziale – tutta l’attività di controllo,  restando esclusa – espressamente – le ipotesi in cui sia presente un pvc, definibile con  l’art. 5-bis del D.L. n. 112/2008 (nella pratica tali ipotesi non sono molte).


          La disposizione oggi modificata previene la lite, anticipandone la composizione entro il 15° antecedente la data fissata per la comparizione e concedendo un ulteriore “sconto” sulle sanzioni (1/8 invece del preesistente ¼), in cambio della totale acquiescenza ai rilievi mossi, emendati da eventuali errori materiali e/o di calcolo.


 


          I benefici della  nuova forma di definizione si sostanziano nella riduzione delle sanzioni e nella possibilità di versare le somme dovute risultanti dall’atto di definizione “nei termini e con le modalità di cui all’articolo 8, senza  prestazione delle garanzie ivi previste”.


          In pratica, a differenza dell’adesione classica dove l’efficacia e la validità dell’atto di adesione rateizzato è legato al previo rilascio di idonea garanzia, in questo caso il contribuente deve versare, entro venti giorni dalla data di redazione dell’atto di adesione, solo l’importo della prima rata, restando ferma la spettanza dell’agevolazione sanzionatoria anche in caso di omesso pagamento delle somme dovute. 


          Il  mancato  versamento  degli importi dovuti va sanzionato ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs. n. 471/97, in quanto si tratta di  fattispecie  in  tutto analoga a quella dell’omesso versamento delle rate successive alla prima, a seguito dell’ordinario accertamento  con  adesione,  per  la  quale  già  la circolare n. 65/E del 28 giugno 2001 (par. 4.4) ha a suo tempo ravvisato  la ricorrenza della violazione di cui al citato  art.  13  (omesso  versamento, anche parziale, entro il termine previsto).


 


          L’adesione agli inviti a comparire riguarderà i rilievi in cui l’esistenza dell’obbligazione tributaria non potrà essere oggetto di contestazione da parte del contribuente. Diversamente, sarà preferibile il ricorso all’adesione classica.


          Se andiamo a rileggere le istruzioni fornite con la circolare n. 235/1997 si rileva che le fattispecie definibili sono tutte quelle  per le quali è riconosciuto agli uffici il potere di accertamento e, pertanto, non solo per quelle di natura estimativa.


  


Fattispecie  definibili


 


          Una problematica frequente nell’ambito dell’Imposta di registro riguarda le aree edificabili,  escluse dalla valutazione automatica basata sulla rendita catastale e, quindi, valutate secondo il valore venale in comune commercio.


          Le istruzioni ministeriali allora diramate – circolare n. 235/97 – precisano che l’Ufficio dovrà tenere conto in particolare:


dell’edificabilità risultante dalle certificazioni rilasciate dal comune competente;


– dei valori definiti nel triennio precedente per terreni aventi le medesime caratteristiche (il valore definito è quello “resosi inoppugnabile, ma non quello divenuto tale a seguito dell’applicazione di norme particolari quali quelle relative alle definizioni agevolate per condono“);


– dell’esistenza della concessione ad edificare dalla quale sia possibile dedurre tutti gli elementi atti a determinare il valore effettivo dell’area trasferita in relazione al contenuto della concessione stessa;


– delle convenzioni  intercorse con il Comune,  dalle quali l’edificabilità risulti subordinata all’osservanza di particolari obblighi ed oneri.


 


          Si ricorda che l’art. 36, comma 2, del D.L. 4 luglio  2006, n. 223 (convertito, con modificazioni, dalla L. 4 agosto 2006, n. 248) ha stabilito che, ai fini dell’Ici, dell’imposta  di  registro,  dell’Irpef  e  dell’Iva, “un’area è da considerare fabbricabile se utilizzabile a scopo  edificatorio in  base  allo  strumento  urbanistico   generale   adottato   dal   comune, indipendentemente  dall’approvazione  della  regione  e   dall’adozione   di strumenti attuativi del medesimo”.


          Ai fini tributari,  quindi, è sufficiente  l’adozione  del  piano  regolatore generale (P.R.G.) da parte del comune perché un terreno sia  da  considerare edificabile, a prescindere dall’approvazione del  piano  stesso da parte degli enti competenti  e  a  prescindere  dall’adozione  degli strumenti attuativi.


          Si parla, infatti, di valutazione dell’edificabilità in astratto piuttosto che di valutazione dell’edificabilità in concreto.


          Per quanto riguarda i fabbricati e/o terreni per i quali il contribuente ha dichiarato un valore inferiore a quello determinato catastalmente, la circolare n. 235/1997 invita l’ufficio a tenere conto, se opportunamente documentate, di particolari situazioni, quali ad esempio:


– i valori definiti nel triennio precedente per immobili aventi le medesime caratteristiche;


– la vetustà, il degrado e lo stato di manutenzione del fabbricato, acclarato, magari, a seconda dei casi, da una perizia giurata di parte;


– l’ubicazione dell’immobile, eventualmente situato in zone di degrado o divenute periferiche;


– l’eventuale stato locativo o di affittanza;


– l’effettiva destinazione del terreno.


 


          Invece, in ordine ai criteri di valutazione dell’avviamento delle aziende, l’Amministrazione finanziaria ha sempre applicato criteri  matematici (cfr. il  regolamento  contenuto nel DPR n. 460/1996, che delineava, fra l’altro, le modalità operative per accedere all’istituto dell’accertamento con adesione in materia di altre imposte indirette, così come in precedenza introdotto nel nostro ordinamento, in forza dell’art. 2 ter della legge n. 656/1994 (2)).


         


Concetta Pagano


30 Gennaio 2009








NOTE

 


(1) Sull’istituto, per completezza d’analisi dell’istituto, si rinvia ad ANTICO-CONIGLIARO-FUSCONI, L’accertamento con adesione, Il Sole24ore, Milano, 2008



(2) L’art. 2 ter, in vigore dal 1° ottobre 1994 al 1° agosto 1997, è stato abrogato dall’art. 17 del D. Lgs. n. 218/1997.


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