Incarico di collaborazione autonoma e contratto di collaborazione coordinata: chiarimenti

          Il Ministero  del Lavoro, della Salute e delle politiche sociali  con nota n. 65  del 23 dicembre 2008, prot. n. 25/I/0018617 ha fornito importanti chiarimenti in merito alle collaborazioni autonome e al relativo trattamento fiscale e previdenziale che  meritano certamente,  una  attenta analisi.


          La questione affrontata dal Ministero del Lavoro,  nasce da una istanza di interpello avanzata da una organizzazione rappresentativa del settore del commercio; l’istanza  riguardava  il problema relativo  alla sussistenza o meno dei  vincoli  di cui agli artt. 61 e seguenti  del D.Lgs. n. 276/2003 (cd. decreto Biagi), in materia di contratto a progetto, nel caso di conferimento di un incarico di  “collaborazione autonoma” ad un soggetto, titolare di partita IVA ed iscritto alla  Gestione separata INPS, che svolge un’attività non rientrante tra quelle per le quali sia prescritta l’iscrizione ad un albo o ad un ordine professionale.


 


          L’istanza riguardava,  in  particolare, come dovevano essere coordinate  le disposizioni relative all’obbligo di erogazione del  compenso e  di  predisposizione  del  relativo  prospetto  paga  con  l’obbligo   del collaboratore titolare di partita IVA di emettere fattura. 


 


Analisi del caso


          Secondo la Direzione Generale del Ministero del Lavoro occorre, in via preliminare,  inquadrare  correttamente  la  fattispecie prospettata, dal momento che la soluzione della questione è differente a seconda che si tratti di collaborazione coordinata e continuativa ovvero  di lavoro autonomo reso ai sensi dell’art. 2222 c.c.


 






Art.2222  Codice Civile : quando una persona si obbliga a  compiere  verso  un  corrispettivo un’opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza  vincolo di subordinazione nei confronti del committente, si applicano le  norme  di questo capo, salvo che il rapporto abbia  una  disciplina  particolare  nel libro IV.


 


 


          In quest’ultimo caso, infatti, l’attività è svolta in completa autonomia da parte del lavoratore con riguardo, in particolare, alle modalità della prestazione; non  vi è infatti alcun coordinamento con l’attività del committente né un inserimento funzionale del lavoratore nell’organizzazione aziendale. Viceversa, le collaborazioni   coordinate e continuative sono caratterizzate, oltre che dall’elemento qualificatorio   essenziale, rappresentato dall’autonomia del collaboratore nello svolgimento della attività lavorativa dedotta nel contratto e dalla irrilevanza del tempo impiegato per   l’esecuzione della prestazione, dalla necessaria coordinazione con il committente.  Secondo il modello approntato dal D.Lgs. n. 276/2003, inoltre, dette collaborazioni devono essere riconducibili, come modalità organizzativa della prestazione, ad uno o più specifici progetti  o programmi di lavoro o fasi di esso, salvo i casi previsti dal comma 2 e  dal comma 3,  dell’art. 61 del citato decreto 276/03.


  






L’articolo 61 del D.lgs. 276/03 afferma che: 


 


1) ferma restando la disciplina per gli agenti e  i  rappresentanti  di commercio, i  rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, prevalentemente personale  e  senza vincolo di subordinazione, di cui all’articolo 409, n. 3, del codice di  procedura civile devono essere riconducibili a uno o più progetti specifici o programmi di lavoro o fasi di esso determinati dal committente e gestiti   autonomamente dal collaboratore in funzione del risultato, nel rispetto del coordinamento con la organizzazione del committente e indipendentemente dal  tempo  impiegato per l’esecuzione della attività lavorativa;


2) dalla disposizione di cui al punto 1) sono escluse le prestazioni occasionali, intendendosi per tali i rapporti di  durata complessiva  non superiore a  trenta  giorni  nel corso dell’anno solare  con lo stesso committente, salvo che il compenso complessivamente percepito nel  medesimo anno solare sia superiore a 5 mila euro, nel qual caso trovano applicazione le disposizioni contenute nel punto 1);


3)  sono  escluse  dal  campo di applicazione del presente capo le professioni  intellettuali per l’esercizio delle quali è necessaria l’iscrizione in appositi albi professionali, esistenti alla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, nonché i rapporti e le attività di collaborazione coordinata e continuativa comunque rese  e  utilizzate  a fini istituzionali in favore delle associazioni  e società sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive  associate e gli enti di promozione sportiva riconosciute dal C.O.N.I., come individuate e disciplinate dall’articolo 90 della legge 27 dicembre 2002, n. 289. Sono altresì esclusi  dal campo di applicazione del presente capo i componenti degli organi di amministrazione e controllo delle società e i partecipanti a collegi e commissioni,  nonché coloro che percepiscono la pensione di vecchiaia.


4)  le disposizioni contenute nel punto 1) non pregiudicano l’applicazione di clausole di contratto individuale o di accordo collettivo più favorevoli per il collaboratore a progetto.


 


 


          Secondo l’orientamento ministeriale non essendo preclusa la possibilità per i soggetti titolari  di  partiva IVA di stipulare contratti a progetto, è corretto affermare  che  i compensi percepiti non in relazione allo svolgimento di attività  di  lavoro autonomo reso ai sensi dell’art. 2222 c.c., ma nell’ambito di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa (anche nella modalità  a  progetto) debbano essere  denunciati  come  redditi  assimilati  a  quelli  di  lavoro dipendente ex art. 47 (1), comma 1, lett.  c  bis) , del  TUIR,  con  obbligo  per  il committente di consegna del prospetto paga  al  collaboratore  (anche  nelle forme della consegna di copia del Libro Unico del Lavoro ai sensi  dell’art. 39,  comma  5,  del  D.L.  n.  112/2008),  di  versamento   dei   contributi previdenziali  alla  Gestione  separata  INPS  e  del  premio   assicurativo  all’INAIL.


          In altri termini, il  soggetto  titolare  di  partita  IVA  può  rendere prestazione lavorativa in regime di collaborazione coordinata e continuativa a progetto solo qualora la stessa non rientri nell’ambito dell’attività ordinaria svolta professionalmente. In tale caso il  relativo  compenso  non andrà a costituire reddito da lavoro autonomo, ma  rientrerà  nell’alveo  di cui al citato ex  art. 47 (2)  del TUIR, senza obbligo di  emettere  fattura  in  quanto, trattandosi di reddito assimilato a  quelli  di  lavoro  dipendente,  non  è consentita l’applicazione dell’imposta per carenza del presupposto oggettivo.


 



Federico Gavioli


20 Gennaio 2009








NOTE


(1) Ora Art.50, comma 1, lettera c-bis)  c-bis):  le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di erogazioni  liberali,  in  relazione agli uffici di amministratore, sindaco o revisore di società, associazioni e altri  enti  con  o  senza  personalità  giuridica,  alla  collaborazione  a giornali, riviste, enciclopedie e simili, alla partecipazione  a  collegi  e commissioni, nonché quelli percepiti  in  relazione  ad  altri  rapporti  di collaborazione aventi per oggetto la prestazione di  attività  svolte  senza vincolo di subordinazione a favore di un determinato soggetto nel quadro  di un rapporto unitario e continuativo senza impiego di mezzi organizzati e con retribuzione   periodica   prestabilita,   sempreché   gli   uffici   o   le collaborazioni   non   rientrino   nei   compiti   istituzionali    compresi nell’attività di lavoro dipendente di cui all’articolo 46 [recte: art.  49], comma 1, concernente redditi di lavoro dipendente, o nell’oggetto  dell’arte o professione di cui all’articolo 49 [recte: art. 53], comma 1,  concernente redditi di lavoro autonomo, esercitate dal contribuente.


 



(2) Ibidem.


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