Angolo dei quesiti di gennaio

QUESITO N. 1:  Plusvalenze nella base imponibile Irap


          A seguito delle novità introdotte dalla Finanziaria 2008 si chiede se dal 2008 per un imprenditore in contabilità semplificata le plus/minusvalenze derivanti dall’alienazione di beni strumentali risultino rilevanti ai fini Irap.


 


RISPOSTA


          A partire dal 2008, le società di capitali calcolano la base imponibile Irap facendo la differenza tra la macroclasse A e quella B del conto economico, con esclusione delle voci B.9 (costi per il personale), B.10.c (altre svalutazioni delle immobilizzazioni), B.10.d (svalutazioni dei crediti e delle disponibilità liquide), B.12 (accantonamenti per rischi) e B.13 (altri accantonamenti). Vanno considerati gli importi «così come risultanti dal conto economico dell’esercizio», in base ai «principi contabili adottati dall’impresa» e senza applicare le «variazioni in aumento o in diminuzione previste ai fini delle imposte sui redditi».


          Al contrario per le persone fisiche e le società di persone la base imponibile Irap è determinata dalla «differenza tra l’ammontare dei ricavi di cui all’articolo 85, comma 1, lettere a), b), f) e g)» e delle variazioni delle rimanenze finali (articoli 92 e 93 del Tuir) e «l’ammontare dei costi delle materie prime, sussidiarie e di consumo, delle merci, dei servizi, dell’ammortamento e dei canoni di locazione anche finanziaria dei beni strumentali materiali e immateriali». I criteri di qualificazione, imputazione temporale e classificazione sono quelli del Tuir. Le plusvalenze  non  sono  menzionate  dall’art.  5-bis e, quindi, non concorrono mai alla formazione del valore della produzione netta ai fini IRAP di ditte individuali e società di persone.


          Concludendo diventano rilevanti ai fini Irap solo per le società di capitali e non, invece, per i soggetti Irpef, le plusvalenze e le minusvalenze derivanti dall’alienazione di beni strumentali impiegati nella normale attività.


          Si ricorda che il contribuente persona fisica può comunque esercitare l’opzione e determinare la base imponibile seguendo le regole stabilite per le società di capitali.


 


 


QUESITO N. 2: Reverse charge contratto scritto


          Una società (Appaltatore) ha ricevuto l’incarico di realizzare un fabbricato, questa società per la realizzazione delle fondamenta si è rivolta ad un’altra società (subappaltatore). Il contratto stipulato tra le due parti è un contratto di subappalto ma non è stato formalizzato per iscritto. Il subappaltatore deve emettere fattura con applicazione del reverse – charge anche se il contratto di subappalto non è stato stipulato per iscritto? 


 


RISPOSTA


          Il regime del reverse-charge si applica nelle ipotesi in cui i soggetti subappaltatori rendono servizi ad imprese del comparto dell’edilizia che si  pongono quali appaltatori  o,  a  loro  volta,  quali subappaltatori, in relazione alla realizzazione dell’intervento edilizio.  


          Si precisa che i servizi forniti ai soggetti appaltatori o ad altri subappaltatori assumono rilevanza unicamente se consistenti in apporti che concorrono alla realizzazione del manufatto e resi sulla base di contratti contenenti l’assunzione, nei confronti di un committente, di un obbligazione avente ad oggetto la realizzazione, dietro corrispettivo, di un opera o di un servizio, senza vincolo di subordinazione e con l’assunzione del rischio  da parte di chi  esegue  la prestazione.


          Trattasi in sostanza di:


Ø     contratti di appalto, in cui l’esecutore si avvale di una struttura organizzativa tendenzialmente articolata;


Ø     contratti di prestazione d’opera.


 


          La forma scritta del contratto non è richiesta per l’applicazione del reverse charge, pertanto dato che il contratto indicato nel quesito è riconducibile alla fattispecie del contratto di appalto (o subappalto) la prestazione dovrà essere effettuata con il meccanismo del riverse – charge (senza addebito di Iva) anche se il contratto non è stato formalizzato per iscritto.


 



QUESITO N. 3: Vendita autovettura usata


          Un imprenditore ha acquistato una vettura in data 15.11.2007 effettuando la detrazione Iva limitatamente al 40%.


          Adesso l’imprenditore deve effettuare la cessione dell’autovettura. Si chiede come deve essere fatturata l’operazione.


 


RISPOSTA


          La Finanziaria 2008 ha introdotto nel nostro ordinamento giuridico il principio sancito dalla Corte di Giustizia con la sentenza del 4 ottobre 2005, secondo cui, in caso di vendita di un bene acquistato con detrazione parziale, la base imponibile è assunta in misura corrispondente all’entità della detrazione.


          In tal senso, infatti, la Finanziaria integra l’articolo 13 del Dpr 633/72, introducendo una disposizione atta a stabilire che, per le cessioni aventi per oggetto beni per il cui acquisto o importazione la detrazione è stata ridotta ai sensi dell’articolo 19-1bis o da altre disposizioni di in detraibilità oggettive e non anche per limitazioni derivanti dal prorata, la base imponibile è determinata moltiplicando il corrispettivo per la percentuale detraibile ai sensi di tale disposizione.


          La cessione dell’autovettura dovrà avvenire indicando come imponibile il 40% del corrispettivo pattuito e non imponibile il rimanente 60%.


 


 


QUESITO N. 4:  Antiriciclaggio studio associato


          Tre ragionieri hanno costituto uno studio associato per lo svolgimento dell’attività professionale. Si chiede se la normativa antiriciclaggio debba essere applicata comunque dai professionisti dato che l’attività professionale viene svolta con questa particolare forma.


 


RISPOSTA


          Con l’entrata in vigore del D. Lgs. 21/11/07, n. 231, è stata recepita nell’ordinamento nazionale italiano la terza direttiva CEE relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo (direttiva 2005/60/CE del 26/10/05).


          E’ opportuno  rilevare come il nostro legislatore abbia approfittato dell’occasione per rivisitare l’intera materia di cui trattasi, contraddistinta da numerosi interventi normativi che si erano stratificati nel corso del tempo.


          Tant’è vero che l’art. 64 del citato D. Lgs. n. 231/2007 stabilisce l’abrogazione di numerose norme, tra le quali anche il D. Lgs. n. 56/2004 (con il quale si dette attuazione ad una precedente direttiva UE), che per primo aveva introdotto nel nostro ordinamento obblighi antiriciclaggio per i professionisti.


          Per quanto riguarda i soggetti destinatari l’art. 16 comma 1 del D.Lgs 21 novembre 2007, n. 231 prevede che i “professionisti di cui all’articolo 12 osservano gli obblighi di adeguata verifica della clientela nello svolgimento della propria attività professionale in forma individuale, associata o societaria”.


          L’associazione in partecipazione indicata nel quesito rientra nel caso di svolgimento dell’attività professionale in forma associata pertanto deve essere applicata la normativa antiriciclaggio.


 


 


QUESITO N. 5:  Soggetti esclusi dall’Iva per cassa


          L’Iva per cassa introdotta dal D.L. 185/2008 può essere applicato da qualsiasi contribuente oppure esistono dei soggetti che sono esclusi?


 


RISPOSTA


          L’art. 7, comma 1 del D.L. 29 novembre 2008, n. 185 mira ad estendere in via sperimentale, per il triennio 2009-2011, (si fa presente che la legge di conversione del Decreto Legge, approvata alla Camera e ad oggi in esame al Senato, prevede che l’Iva per cassa venga introdotta a regime, e non più solamente in via transitoria per il triennio 2009-2011) subordinatamente all’autorizzazione del Consiglio Ue, la portata delle disposizioni sull’esigibilità differita contenute nel secondo periodo del quinto comma dell’art. 6 del dpr 633/72, dichiarandone l’applicabilità anche alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi effettuate nei confronti di cessionari e committenti che agiscono nell’esercizio di impresa, arte o professione.


          Le modifiche introdotte sull’Iva «per cassa», però, non si applicano:


– alle operazioni poste in essere da contribuenti che si avvalgono di regimi speciali di applicazione dell’imposta (es. agricoltura, intrattenimenti, agenzie di viaggio, regime del margine);


– alle operazioni effettuate nei confronti di cessionari e committenti che assolvono l’imposta con il meccanismo dell’inversione contabile (data l’inutilità, in tal caso, del differimento).


 


          Una limitazione più consistente e di carattere  generale arriverà, poi, con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, che individuerà il volume d’affari annuo dei contribuenti nei cui confronti la norma troverà applicazione, tenendo conto del tenore del Provvedimento di autorizzazione dell’Ue e delle risorse disponibili (la relazione tecnica ipotizza una soglia di 200 mila euro). Con lo stesso Decreto potrà, inoltre, essere emanata ogni altra disposizione attuativa della norma.


 


Antonio Gigliotti


29 Gennaio 2009


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