Novità fiscali del 18 dicembre 2008: nuove aliquote IRAP: chiarimenti sull’applicazione delle singole Regioni; istruttori sportivi autonomi con partita Iva non devono essere iscritti all’Enpals; misure cautelari a favore dell’Agenzia delle Entrate


 






 


Indice:


 


1) Misure cautelari a favore dell’Agenzia delle Entrate


 


2) Gli istruttori sportivi autonomi con partita Iva non devono essere iscritti all’Enpals


 


3) Cud 2009, pronto il modello bilingue italiano-tedesco


 


4) Riparametrazione aliquote IRAP: Chiarimenti


 


5) Imposta di registro su sentenza emessa nel giudizio di opposizione allo stato passivo


 


6) Azienda Regionale per l’Edilizia Abitativa : atti di concessione alloggi popolari abitativi ai fini dell’imposta di registro


 


 


 


1) Misure cautelari a favore dell’Agenzia delle Entrate


Riguardo le misure cautelari nel rapporto tra Agenzia delle Entrate e Concessionario della riscossione dei tributi (Equitalia), il Decreto cd. anti-crisi (D.L. n. 185/2008) ha previsto, con il comma 7 dell’art. 27, che le misure cautelari adottate (ipoteche, sequestri conservativi ecc.) perdono la loro efficacia dal giorno successivo alla scadenza del termine per il pagamento della cartella esattoriale emessa per gli importi iscritti a ruolo.


Da tale momento scattano le norme che attribuiscono al concessionario della riscossione i poteri necessari per attivare l’esecuzione forzata sui beni del debitore a garanzia dei crediti erariali.


Con un provvedimento di natura interpretativa al comma 5 dell’art. 27 del citato D.L. n. 185/2008 è stato disposto che l’adozione delle misure cautelari previste con la procedura disciplinata dall’art. 22 del D.L.gs n. 472/1997 si renda immediatamente applicabile non soltanto per le sanzioni irrogate a seguito di processi verbali di constatazione ma anche per l’imposta e gli interessi.


Il Legislatore ha così inteso risolvere la querelle che vedeva contrapposta l’amministrazione finanziaria e la giurisprudenza tributaria in ordine alla possibilità di ricomprendere o meno in detti provvedimenti di natura cautelare anche l’imposta e gli interessi.


A seguito di ciò nei casi in cui l’Agenzia delle Entrate abbia un fondato timore di perdere le garanzie del proprio credito può attivare la particolare procedura prevista nei commi da 1 a 6 dell’art. 22 del D.L.gs. n. 472/1997 rivolgendosi, con istanza motivata, al presidente della commissione tributaria provinciale territorialmente competente.


Difatti, il pericolo per la riscossione costituisce un elemento essenziale per l’attivazione dell’intero procedimento ed è sulla base della stessa che i provvedimenti del presidente della commissione verranno fondati.


Se le misure cautelari richieste dall’Agenzia siano accolte può accadere che:


– Il debitore, messo alle strette, decida per il pagamento del dovuto estinguendo così l’obbligazione tributaria a suo carico.


– La seconda possibilità offerta dal D.L.lgs. n. 472/1997 è costituita dalla possibilità per il contribuente di offrire idonea garanzia a favore dell’erario per il pagamento del credito.


In tali casi il presidente della commissione tributaria potrebbe non adottare le misure cautelari richieste o adottarle solo in parte.


– Una terza possibilità che si apre a favore del contribuente e che farebbe venire meno eventuali misure adottate è quella contemplata nel comma 7 del citato art. 22, ovvero, l’ipotesi in base alla quale, decorsi 120 giorni dall’adozione dei provvedimenti cautelari stessi, non venga notificato alcun atto di contestazione o di irrogazione di sanzioni a carico del contribuente.


– La quarta possibilità in ordine alla quale le misure cautelari perderebbero di efficacia è ovviamente connessa alla presentazione da parte del contribuente di un ricorso contro l’attività accertatrice dell’ufficio e al conseguente accoglimento dello stesso.


Resta, infine, un’ultima ipotesi che è proprio quella alla quale si faceva riferimento all’inizio.


Ovvero l’emissione di una cartella esattoriale alla quale non facciano seguito il pagamento né l’impugnazione del contribuente entro i canonici 60 giorni dalla sua notifica.


In questo caso le misure cautelari, per usare l’espressione utilizzata nel comma 7 dell’art. 27 del c.d. D.L. anti-crisi, “perdono efficacia” e la riassunzione delle stesse deve avvenire in virtù dei poteri concessi dalla legge al concessionario della riscossione.


(di Andrea Bongi, in Italia Oggi del 17.12.2008)


 


 


 


2) Gli istruttori sportivi autonomi con partita Iva non devono essere iscritti all’Enpals


Gli istruttori sportivi autonomi con partita Iva non devono essere iscritti all’Enpals, ma solo gli istruttori inquadrati come dipendenti (lavoro subordinato).


Infatti, la norma prevede che gli esercenti arti e professioni si iscrivano all’Inps (Gestione separata, prevista per i professionisti senza albo).


Contestata, da parte di taluna Dottrina, l’interpretazione fornita sulla circolare Enpals n. 7/2006.


Di recente, una risposta del 01.12.2008 (sulla Rubrica de L’esperto risponde de Il Sole 24 Ore) ad un quesito posto da un lettore concernente il caso in cui un personal trainer, con regolare partita Iva, che svolge lezioni a privati in quale forma previdenziale si debba iscrivere (Enpals o Inps), ha riproposto la tematica previdenziale degli istruttori sportivi.


Infatti, l’Esperto de Il Sole 24 Ore ha evidenziato che, preliminarmente, occorre inquadrare il personal trainer nell’ambito previdenziale.


Poi ha precisato che gli istruttori in genere sono obbligati ad assicurarsi con l’Enpals (Ente previdenza spettacolo) per il fatto che, in base alla nuova classificazione in vigore dal 2005, vi rientrano tra l’altro istruttori e addetti agli impianti e circoli sportivi di qualsiasi genere, palestre, sale fitness.


Nonché istruttori presso associazioni sportive.


Tale inquadramento viene ritenuto (dall’esperto) obbligatorio sia che l’attività venga svolta come dipendente dell’impianto sportivo, sia che sia svolta in forma autonoma (sulla base di una interpretazione rinvenibile nella circolare Enpals n. 7/2006), invece, ciò secondo altra Dottrina (per tutti: Avv. Bolognini) riguarda solo i lavoratori dipendenti del circolo sportivo e non, quindi, i lavoratori autonomi che hanno aperto la partita Iva per l’esercizio dell’attività di allenatore sportivo sia pure presso associazioni sportive e non solo presso la sede di privati.


La risposta al quesito ha poi fatto notare che, tuttavia nel caso del personal trainer il lavoro di istruttore viene svolto non presso un impianto o un’associazione sportiva, ma presso un privato che remunera la prestazione.


In tale ipotesi si è addirittura in presenza di un attività lavorativa svolta al di fuori di palestre, impianti sportivi o società sportive, con la conseguenza che previdenzialmente non rientra tra le attività assicurate con l’Enpals.


Infine, la risposta ha chiarito che si tratta di un’attività autonoma e come tale soggetta a contribuzione Inps nella gestione separata se svolta professionalmente (articolo 2, legge 335/95).


Viceversa se l’attività autonoma dovesse svolgersi in via occasionale l’assoggettamento alla gestione separata Inps scatterebbe solo al superamento della quota di 5.000 euro annui percepiti dal lavoratore anche da parte di più committenti (articolo 44, legge 326/2003 – Inps, circolare 103/2004).


Tuttavia, tale risposta de l’Esperto Risponde non ha tenuto conto della criticità della situazione normativa, invece, evidenziata in

www.diritto.it (dall’Avv. Lorenzo Bolognini) che sul caso ha osservato (si riporta di seguito un ampio stralcio dell’articolo del suddetto avvocato):


“Come ho anticipato, il D.M. 15.3.2005, entrato in vigore il 22.4.2005, ha adeguato le categorie di lavoratori per i quali sussiste l’obbligo di iscrizione all’ENPALS, introducendo una nuova elencazione nell’ambito della quale, al n. 20, si trova la categoria di “20) impiegati, operai, istruttori e addetti agli impianti e circoli sportivi di qualsiasi genere, palestre, sale fitness, stadi, sferisteri, campi sportivi, autodromi”. 


E’ evidente, allora, che mentre prima si parlava di “addetti agli impianti sportivi”, oggi l’espressione utilizzata è “addetti agli impianti e circoli sportivi di qualsiasi genere”.


Rimanendo fermo questo aspetto inerente le modifiche legislative introdotte, a questo punto occorre verificare come l’ENPALS interpreti le disposizioni di cui al citato D.M. 15.3.2005.


Ciò si desume dalla recentissima circolare n. 7 del 30.3.2006 avente anche il dichiarato scopo di fornire “le declaratorie delle figure professionali introdotte dal predetto decreto, le precisazioni volte ad agevolare gli operatori del settore e le istruzioni operative per lo svolgimento degli adempimenti finalizzati all’assolvimento degli obblighi contributivi, a partire dal 22 aprile 2005, relativi alle nuove categorie”.


Infatti, non si vede quale modifica legislativa possa giustificare un mutamento di pensiero atteso che, l’espressione “di qualsiasi genere”, introdotta dal D.M. 15.3.2005 e riferita agli “impianti e circoli sportivi”, come chiarito dalla medesima ENPALS, attiene alla destinazione dell’impianto e non tanto alla sua proprietà.


Su questo primo aspetto, pertanto, a noi verrebbe da concludere che i lavoratori addetti ad impianti che non sono di proprietà del datore di lavoro non debbano essere iscritti all’ENPALS.


In secondo luogo, l’ENPALS insiste nell’affermare che “l’obbligatorietà dell’iscrizione sussiste a prescindere dalla natura giuridica – subordinata o autonoma – del rapporto di lavoro” e ciò (sempre secondo l’istituto) “alla luce delle innovazioni introdotte dal DM 15 marzo 2005”.


Anche su questo punto (lo abbiamo già anticipato) non riteniamo di essere pienamente d’accordo, soprattutto con riferimento al dichiarato fondamento della tesi interpretativa formulata.


Infatti, non ci pare che il D.M. abbia introdotto norme che affermino esplicitamente l’obbligo di iscrizione anche per gli istruttori per i quali non sussista il presupposto di un rapporto di lavoro subordinato, presupposto che era stato individuato come necessario dal Consiglio di Stato con parere n. 1036/84


Ebbene, all’esito della nostra analisi non neghiamo che la situazione sia piuttosto complessa e meriterebbe ulteriori approfondimenti, tuttavia ci è sembrato doveroso evidenziare tutti i nostri dubbi in merito alla correttezza della interpretazione che l’ENPALS, con la circolare, n. 7, dello scorso 30 marzo, propone di dare al D.M. 15.3.2005”.


Conclusione


Per cui in definitiva è stata ritenuta (in particolare dall’Avv. Bolognini) troppo estensiva l’interpretazione data sulla citata circolare n. 7/2006 dell’Enpals.


Se l’intenzione del Legislatore è quella di assoggettare tali soggetti autonomi ad Enpals, in luogo dell’Inps (gestione separata), si dovrebbero porre in atto modifiche alla normativa di base, e non tanto diffondere documenti di prassi (in materia previdenziale) ambigui (ciò sulla base della tesi che scaturisce dall’interpretazione sistematica della normativa previdenziale).


Infatti, tale circolare non menziona apertamente la parola istruttori quali lavoratori autonomi.


 


 


3) Cud 2009, pronto il modello bilingue italiano-tedesco


In arrivo il nuovo Cud 2009 nella versione bilingue.


Dal 17.12.2008 è disponibile sul sito Internet dell’Agenzia delle Entrate, www.agenziaentrate.gov.it, alla voce modulistica, il modello redatto in lingua italiana e tedesca, completo di informazioni per il contribuente e scheda per la scelta della destinazione dell’8 per mille e del 5 per mille dell’Irpef.


 


 


4) Riparametrazione aliquote IRAP: Chiarimenti


Per la potenziale inapplicabilità della riparametrazione alle aliquote maggiorate per effetto dell’automatismo di cui all’art. 1, comma 174, L. 311/2004, si deve riparametrare solo la quota dell’aliquota pari al 4,25%, ovvero la quota pari al diverso valore espressione della potestà regionale, mentre va lasciata inalterata la variazione effetto di tale automatismo che, comunque, a decorrere dal 2008, é non più pari all’1% ma allo 0,92%.


“Pertanto, la nuova misura massima della maggiorazione IRAP, indicata dall’art. 1, comma 174, L. 311/2004, e l’applicazione della stessa alle aliquote regionali riparametrate garantirà quell’uniformità di trattamento fiscale indipendentemente dalla regione di esercizio dell’attività produttiva.


Infatti:


– le regioni che hanno spontaneamente adottato l’aliquota, ad esempio, del 5,25% riparametreranno detta aliquota in 4,82%;


– le regioni in condizioni di deficit finanziario che, invece, applicano il medesimo 5,25% (4,25% + 1%), imposto ai sensi del citato art. 1, comma 174, L. n. 311/2004, riparametrando il solo 4,25% (3,9%) cui verrà applicata la maggiorazione dello 0,92%, applicheranno la misura di 4,82%, pari alla precedente.


Analogo equilibrio fiscale è ottenibile anche con riferimento alle altre possibili casistiche d’aliquota.


A mero titolo esemplificativo:


– l’aliquota del 4,25% in regione non soggetta ad automatismo fiscale diventa pari a 3,9% così come l’aliquota del 4,25% in regione soggetta a detto meccanismo (3,25% + 1%) diventa anch’essa pari a 3,9% (2,98% + 0,92%);


– l’aliquota del 4,75% in regione non soggetta ad automatismo fiscale diventa pari a 4,36% così come l’aliquota del 4,75% in regione soggetta a detto meccanismo (3,75% + 1%) diventa anch’essa pari 4,36% (3,44% + 0,92%);


– l’aliquota del 5,25% in regione non soggetta ad automatismo fiscale diventa pari a 4,82% così come l’aliquota del 5,25% in regione soggetta a detto meccanismo (4,75% + 0,5%) diventa anch’essa pari a 4,82% (4,36% + 0,46).


Ciò, in quanto all’aliquota base riparametrata viene applicata la nuova maggiorazione commisurata sulla base dello 0,9176”.


(Ministero dell’Economia e Finanze, risoluzione n. 13/DF del 10.12.2008)


 


 


5) Imposta di registro su sentenza emessa nel giudizio di opposizione allo stato passivo


La sentenza emessa nel giudizio di opposizione allo stato passivo é soggetta all’obbligo di registrazione in termine fisso, e l’imposta di registro è dovuta in misura proporzionale ai sensi dell’art. 8, comma 1, lettera c) della Tariffa, parte prima, del TUR, che prevede l’applicazione dell’aliquota dell’1% agli atti dell’autorità giudiziaria “…di accertamento di diritti a contenuto patrimoniale…”.


La base imponibile per la tassazione della sentenza del Tribunale è rappresentata dell’intero credito ammesso allo stato passivo del fallimento.


Il chiarimento delle Entrate è giunto a seguito della seguente problematica:


Una S.p.A (Beta) ha concesso ad una società un credito garantito da ipoteca volontaria e da fideiussione rilasciata dai soci, rientrante nella tipologia dei crediti a medio e lungo termine prevista dal DPR n. 601/73;


– a seguito di fallimento della società mutuataria, la “BETA s.p.a” si è insinuata al passivo ipotecario del fallimento; il Giudice Delegato, però, ha ammesso al passivo fallimentare il credito per un importo ridotto rispetto a quello richiesto e in via chirografaria piuttosto che privilegiata;


– la “BETA s.p.a”, con ricorso in opposizione allo stato passivo, ha impugnato il provvedimento del Giudice Delegato, ottenendo dal Tribunale una sentenza con cui è stato ammesso il credito per l’intera somma richiesta e in via privilegiata ipotecaria;


– l’Ufficio locale dell’Agenzia delle Entrate ha tassato la sentenza emessa nel giudizio di opposizione, liquidando l’imposta di registro in misura proporzionale ai sensi dell’articolo 8, comma 1, lettera c) della Tariffa, parte prima, del TUR che prevede l’applicazione dell’aliquota dell’1% agli atti dell’autorità giudiziaria “…di accertamento di diritti a contenuto patrimoniale”, calcolata sull’importo del credito ammesso.


Su tale questione è stato, quindi, chiesto quale fosse il corretto trattamento tributario, ai fini dell’imposta di registro, del caso di specie, anche in considerazione delle agevolazioni fiscali previste dal DPR n. 601/73 relative all’applicazione dell’imposta sostitutiva ai finanziamenti a medio e lungo termine.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 479/E del 17.12.2008)


 


 


6) Azienda Regionale per l’Edilizia Abitativa : Atti di concessione alloggi popolari abitativi ai fini dell’imposta di registro


Gli atti con cui l’Azienda regionale per l’edilizia abitativa (ente pubblico subentrato agli Istituti autonomi case popolari) procede ad assegnare gli alloggi popolari sono rilevanti ai fini Iva ma esenti. L’imposta di registro si applica in modo proporzionale con aliquota del 2%.


In particolare, in base all’art. 5 del TUR, indipendentemente dal regime IVA applicato (imponibile od esente), i contratti di locazione di immobili abitativi sono soggetti all’obbligo di registrazione nel termine fisso di 30 giorni, con assolvimento dell’imposta di registro in misura proporzionale del 2% per le locazioni esenti, in misura fissa di 168 euro per quelle imponibili.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 480/E del 17.12.2008)




 


 


A cura di Vincenzo D’Andò


Partecipa alla discussione sul forum.