Manovra anti-crisi: un pacchetto “riscossione” alquanto amaro

          Il decreto legge n. 185 del 29 novembre scorso, la cosiddetta manovra “anti-crisi”, reca un pacchetto di disposizioni in materia di riscossione che non lasciano presagire nulla di buono quanto all’azione dell’agente di riscossione.


          Ad occuparsi specificamente dell’ambito che qui ci occupa è stato demandato l’articolo 32, rubricato, appunto, “Riscossione”: un articolo che spazia dall’incremento degli aggi per Equitalia sino al potenziamento dell’attività di recupero delle somme dovute in base ai condoni fiscali della legge n. 289/2002, passando, anche, per la concessione di un finanziamento di tutto rispetto per Equitalia (affidataria in via esclusiva sull’intero territorio nazionale dell’attività di esazione tributi e contributi).


          Analizziamo, progressivamente, le novità legislative.


 


L’incremento degli aggi


          Evidentemente la recessione economica non esiste per gli agenti della riscossione i quali si vedono più che raddoppiare, a far data dal prossimo primo gennaio, i compensi previsti per l’attività di esazione: infatti, il decreto stabilisce che l’attività degli agenti della riscossione è remunerata con un aggio, pari al dieci per cento delle somme iscritte a ruolo riscosse e dei relativi interessi di mora.


          Aggio che è a carico del debitore in misura del 4,65 per cento delle somme iscritte a ruolo, in caso di pagamento entro il sessantesimo giorno dalla notifica della cartella, cosicché la restante parte dell’aggio rimane a carico dell’ente creditore: diversamente, l’assolvimento integrale dell’aggio è prevista a carico del contribuente destinatario della cartella.


 


          Ora, occorre considerare che, molto spesso, il mancato pagamento della cartella entro i sessanta giorni di tempo previsti dalla legge, prima che la stessa dia il via all’adozione delle misure cautelari e delle azioni esecutive previste a tutela del credito vantato dall’ente impositore, non necessariamente qualifica una volontà del debitore di sottrarsi al pagamento di quanto dovuto.


          In specie, si pensi soltanto al caso in cui il debitore inoltri istanza di rateazione al competente agente della riscossione per ottenere la dilazione del pagamento: ebbene, a meno che non si tratti di importi per i quali la concessione avviene mediante semplice istanza di parte, in tutti gli altri casi Equitalia, soprattutto nei grandi centri, non riesce a fornire una “risposta” entro i sessanta giorni.


          A ben vedere, un “ritardo” che, seppure l’agente della riscossione possa essere incolpevole, va a suo esclusivo vantaggio e a tutto danno del debitore che si trova a dover sostenere il pagamento dell’aggio il quale, come noto, non sarà mai oggetto di restituzione anche nel caso in cui il contribuente, in caso di contenzioso, si vedesse riconoscere definitivamente le sue ragioni (con conseguente annullamento della cartella di pagamento attraverso la quale è stata veicolata la pretesa erariale o contributiva).


          Altrettanto si può dire per i casi in cui il debitore una volta ricevuta la cartella, avendo già innervato il procedimento contenzioso, procede alla formulazione dell’istanza di sospensione cautelare, ex articolo 47 del D. Lgs. n. 546/1992, nei confronti della competente Commissione tributaria: risulta pressoché impossibile riuscire ad ottenere la fissazione dell’udienza concernente la richiesta di sospensione della cartella entro i termini di scadenza della stessa, ragione per cui se il giudice dovesse denegare la sospensione, anche in questo caso il “ritardo” verrebbe pagato a caro prezzo.


 


          Quanto preoccupa, poi, è la circostanza che il decreto ha altresì stabilito come le percentuali degli aggi possono essere rideterminate con decreto non regolamentare del Ministro dell’Economia e delle Finanze, nel limite di due punti percentuali di differenza rispetto a quelle stabilite per effetto del decreto legge n. 185, tenuto conto del carico dei ruoli affidati, dell’andamento delle riscossioni e dei costi del sistema.


          Tale brusca “delegificazione” rappresenta l’eliminazione della zavorra legislativa che, sino all’avvento del decreto n. 185 in commento, prevedeva come l’aggio fosse pari ad una percentuale di tali somme da determinarsi, per ogni biennio, con decreto del Ministro delle finanze, di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale entro il 30 settembre dell’anno precedente il biennio di riferimento, sulla base dei seguenti criteri:


a) costo normalizzato, pari al costo medio unitario del sistema, rapportato al carico dei ruoli calcolato senza tener conto del venti per cento dei concessionari aventi i più alti costi e del cinque per cento di quelli aventi i più bassi costi;


b) situazione sociale ed economica di ciascun ambito, valutata sulla base di indici di sviluppo economico elaborati da organismi istituzionali;


c) tempo intercorso tra l’anno di riferimento dell’entrata iscritta a ruolo e quello in cui il concessionario può porla in riscossione.


 


          Ora, se certamente il criterio di cui alla lettera a) è stato radicalmente superato dal ritorno della riscossione in mano pubblica, talché non è verosimile la verificazione delle condizioni che venivano richieste dalla legge, per le circostanze di cui alle lettere b) e c) permane tutta la validità dei loro riferimenti.


          Evidentemente, però, è stato ritenuto che il sistema fosse antiquato: molto meglio sveltire le procedure, prevedendo, nei fatti, la possibilità che l’aggio attuale possa svettare al 12% delle somme iscritte a ruolo.


 


Equitalia in crisi?


          Deve navigare in cattive acque Equitalia, atteso che il Legislatore provvede ad elargire nei suoi confronti un importo di tutto rispetto: il decreto prevede, infatti, che a fronte della complessità dei processi societari, organizzativi ed informatici connessi con l’ampliamento delle competenze assegnate ad Equitalia spa, nell’anno 2009 è riconosciuto alla stessa società un importo pari a 50 milioni di euro.


          A conti fatti, un importo per il quale avremmo potuto avere ulteriori 104.166 social card per un anno – per un importo di 480 euro annui: Paese che vai, bisognosi che trovi.


 


La riscossione delle somme da condono: “facite a faccia feroce”


          Si chiude in bellezza, con il potenziamento dell’attività di riscossione derivante dalle definizioni della legge n. 289 del 2002.


          Dopo aver incassato il differimento della possibilità di iscrivere a ruolo gli importi dovuti in base alla sanatorie alle quali ha aderito il contribuente, ecco giungere il “giro di vite”, ravvisabile nelle seguenti offensive:


– il limite di importo oltre il quale il concessionario può procedere all’espropriazione immobiliare è ridotto a cinquemila euro: la norma prevede attualmente un limite di ottomila euro per le altre fattispecie diverse da quelle in commento;


– non si applica la disposizione che, in materia di azioni esecutive, prevede come se l’importo complessivo del credito per cui si procede non supera il cinque per cento del valore dell’immobile da sottoporre ad espropriazione, il concessionario, prima di procedere all’esecuzione, deve iscrivere ipoteca: decorsi sei mesi dall’iscrizione senza che il debito sia stato estinto, l’agente della riscossione procede all’espropriazione. In sostanza, ora Equitalia, e sempre per le sole somme che qui ci occupano, può agire direttamente mediante l’espropriazione del bene immobile;


– l’agente della riscossione, una volta decorso inutilmente il termine di sessanta giorni dalla notificazione della cartella di pagamento, procede immediatamente all’utilizzo dei dati contenuti nell’anagrafe dei “rapporti finanziari” per l’individuazione, altrettanto immediata, delle intestazioni del contribuente debitore. Poi giungerà, come da prassi, a tutela e soddisfazione della pretesa, il pignoramento della cosa del debitore, con il “rito abbreviato” ravvisabile nell’ordine diretto di consegna della cosa, senza passare per il giudice delle esecuzioni e quindi per la citazione prevista dall’articolo 543 del codice di procedura civile.


 


Carlo Nocera


4 Dicembre 2008


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