Angolo dei quesiti di dicembre


QUESITO N. 1: Criterio deducibilità Trattamento di fine mandato degli amministratori


          Gli accantonamenti per il trattamento di fine mandato degli amministratori (Tfm) sono deducibili dal reddito d’impresa secondo il principio di cassa o quello di competenza?


 


RISPOSTA


          L’art. 105 del TUIR, che prevede la deducibilità dal reddito d’impresa degli “accantonamenti di quiescenza e previdenza”, al comma 4, assimila a tali  accantonamenti quelli relativi alle indennità di fine rapporto di cui all’articolo 17, comma 1, lettera c), del TUIR, cioè:  le indennità per la cessazione dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di cui all’articolo 50, comma 2, lettera c-bis, dello stesso TUIR, vale a dire le indennità dovute “in relazione agli uffici di amministratore”, consentendo, quindi, la deducibilità dal reddito d’impresa anche a tale tipo di accantonamenti.


          L’Agenzia delle Entrate nella Risoluzione n. 211/E del 22 maggio 2008 ha fatto presente che il comma 1, lettera c), dell’art. 17 del TUIR prevede, ai fini della tassazione di tali indennità in capo al soggetto percipiente, l’applicazione del beneficio della tassazione separata solo “se il diritto all’indennità risulta da atto di data certa anteriore all’inizio del rapporto”.


          L’Agenzia ritiene, pertanto, che, per i rapporti che non soddisfano tale condizione, viene meno la deducibilità del relativo accantonamento per indennità di fine mandato.


          L’Amministrazione finanziaria subordina, quindi, l’applicazione della deducibilità e, quindi, del principio di competenza stesso, alla medesima regola stabilita dall’articolo 17 del TUIR per poter usufruire, da parte dei beneficiari delle indennità, della tassazione separata e cioè dell’esistenza di un “atto di data certa anteriore all’inizio del rapporto“.


          In sostanza gli accantonamenti per il trattamento di fine mandato degli amministratori (Tfm) sono deducibili “per competenza” dal reddito d’impresa solo se il diritto all’indennità risulta da atto di data certa antecedente all’inizio del rapporto. In mancanza, se il diritto al Tfm è riconducibile ad un atto successivo all’inizio del rapporto, il relativo costo potrà essere dedotto solo “per cassa” nell’anno di effettiva erogazione dell’indennità.


 


QUESITO N. 2: Recesso impresa familiare


          Un imprenditore è titolare di un’impresa familiare costituita dalla moglie e da due figli. Nel corso del 2008 uno dei due figli decide di recedere dall’impresa familiare. A seguito del recesso gli viene liquidata la propria partecipazione. Si chiede il trattamento fiscale ai fini Irpef delle somme versate al familiare.


 


RISPOSTA


          L’art. 5 del Tuir prevede che i redditi delle imprese familiari devono essere imputati a ciascun familiare, che abbia prestato in modo continuativo e prevalente la sua attività di lavoro nell’impresa, proporzionalmente alla sua quota di partecipazione agli utili, ma, comunque, nel limite massimo del 49% dell’ammontare risultante dalla dichiarazione dei redditi dell’imprenditore.


          I redditi imputati ai familiari in proporzione delle rispettive quote di partecipazione non rappresentano costi nella determinazione del reddito dell’impresa familiare, bensì una ripartizione dell’utile dell’impresa stessa.


Ciò comporta che, nella contabilità dell’imprenditore (titolare dell’impresa familiare) non viene iscritto il “costo” del lavoro del collaboratore, ma lo stesso viene remunerato come quota di utile che diminuisce il reddito del titolare in dichiarazione dei redditi.


          Alla luce di quanto sopra e considerando che la partecipazione del familiare all’impresa ha una rilevanza meramente interna nei rapporti tra l’imprenditore ed i suoi familiari, ne deriva che la liquidazione al familiare del diritto di partecipazione all’impresa familiare è inerente alla sfera personale dei soggetti del rapporto in questione e, pertanto, non è riconducibile a nessuna delle categorie reddituali previste dal TUIR.


          Tale somma, quindi non va assoggettata ad IRPEF in capo al soggetto percipiente; non rileva come componente negativo e non è deducibile dal reddito d’impresa, non ricorrendo il requisito dell’inerenza previsto dall’art. 109, comma 5, del TUIR.


 


QUESITO N. 3: Detrazione 36%


          Un contribuente che alla data del 31 dicembre 2008 compirà 80 anni di età ha effettuato lavori di ristrutturazione nel 2007, usufruendo della detrazione del 36% e ripartendo la quota di spesa detraibile in dieci anni.


          Si chiede se la residua parte di detrazione possa essere ripartita in tre quote di pari importo da far valere nei successivi periodi d’imposta e, pertanto usufruirne con riferimento ai periodi d’imposta 2008, 2009 e 2010.


 


RISPOSTA


          I soggetti di età non inferiore a 75 o a 80 anni, possono optare per la ripartizione della detrazione del 36% rispettivamente in cinque e tre rate annuali di pari importo (anziché in dieci); possibilità introdotta a partire dal 2003 dall’art. 2, comma 5, della legge 289/2002 (Finanziaria 2003).


          Al riguardo, l’Agenzia ha precisato che il raggiungimento dell’età indicata costituisce un termine iniziale a partire dal quale può essere derogata la disposizione di carattere generale che prevede la ripartizione della detrazione in dieci annualità.


          Il contribuente può, quindi, operare la ripartizione più favorevole anche a partire dai periodi d’imposta successivi a quello in cui si verifica il raggiungimento del settantacinquesimo o ottantesimo anno di età, in relazione alle restanti quote di detrazione da far valere negli anni successivi (Circolari ministeriali n. 15/E/2003 e n. 24/E/2004).


          Il contribuente indicato nel quesito potrà quindi ripartire la residua parte di detrazione spettante in tre quote di pari importo da far valere nei successivi periodi d’imposta (2008, 2009, 2010).


  


QUESITO N. 4:  Detrazione spese sportive dei figli


          La Finanziaria 2007 ha introdotto la possibilità di portare in detrazione il 19% delle spese sostenute per l’iscrizione annuale e l’abbonamento ad associazioni sportive, palestre e piscine, per i ragazzi fra i 5 e i 18 anni. Si chiede quali sono le associazioni la cui iscrizione consente di godere della detrazione e quale sia la documentazione che deve conservare il contribuente.


 


RISPOSTA


          Al fine di incentivare la pratica sportiva dei giovani, la Finanziaria 2007 ha stabilito che, a decorrere dall’1.1.2007, dall’IRPEF è possibile detrarre il 19% delle spese sostenute per l’iscrizione annuale e l’abbonamento, dei ragazzi di età compresa tra 5 e 18 anni, ad associazioni sportive, palestre, piscine ed altre strutture ed impianti sportivi destinati alla pratica sportiva dilettantistica, di importo annuo non superiore a € 210.


          Per poter godere della detrazione la spesa sportiva deve essere certificata dal bollettino bancario o postale, da fattura, ricevuta o quietanza di pagamento dove risulti chiara l’indicazione della ditta, denominazione o ragione sociale, sede legale o, se persona fisica, del nome, cognome e residenza e del codice fiscale.


          Il documento, attestante la spesa sostenuta, deve indicare:


– la causale di pagamento (versamento, abbonamento, ecc.);


– l’attività sportiva esercitata (nuoto, tennis, pallavolo, ecc);


– l’importo pagato;


– i dati anagrafici di chi pratica l’attività sportiva;


– il codice fiscale di chi effettua il pagamento.


 


          Per quanto riguarda le caratteristiche che devono avere le strutture sportive perché rientrino fra quelle agevolabili, assumono rilevanza le seguenti definizioni:


– per «associazioni sportive» si intendono le società e le associazioni sportive dilettantistiche menzionate dall’articolo 90, commi 17 e seguenti, della legge n. 289/2002, che abbiano nella propria denominazione sociale l’espressa indicazione della finalità sportiva e della ragione o denominazione sociale dilettantistica;


– per «palestre, piscine e altre strutture e impianti sportivi destinati alla pratica dilettantistica» si intendono tutti gli impianti, comunque organizzati, destinati all’esercizio della pratica sportiva non professionale, agonistica e non agonistica, compresi gli impianti polisportivi gestiti, anche in forma diversa dalle associazioni sportive, da soggetti pubblici o privati, anche in forma di impresa, individuale o societaria, secondo le norme del codice civile.


 


QUESITO N.5:  Codice tributo credito sicurezza


          La legge Finanziaria 2008 ha istituto un credito d’imposta a favore di piccole e medie imprese commerciali e tabaccai per le spese sostenute negli anni 2008 – 2010 per l’adozione di misure finalizzate a prevenire il rischio di atti illeciti. Si chiede qual è il codice tributo del credito d’imposta in questione.


 


RISPOSTA


          L’articolo 1 della Finanziaria 2008 ha previsto:


Ø     ai  commi da 228 a 232, la concessione di un credito d’imposta per le spese sostenute nel 2008, 2009 e 2010, per l’adozione di misure finalizzate a prevenire il rischio di atti illeciti, compresa l’installazione di apparecchi di videosorveglianza, a favore di piccole e medie imprese, rientranti in tale definizione ai sensi del decreto del Ministero delle attività produttive del 18 aprile 2005, che svolgono attività commerciali di vendita al dettaglio e all’ingrosso e di somministrazione di alimenti e bevande;


Ø     ai commi da 233 a 237, per gli esercenti attività di rivendita di generi di monopolio, la concessione di un credito d’imposta per le spese sostenute nel 2008, 2009 e 2010 per la prima installazione, nel luogo di esercizio dell’attività, di impianti e attrezzature di sicurezza, con la finalità di prevenire furti, rapine e altri atti illeciti. Tra le spese agevolabili sono comprese anche quelle sostenute per installare strumenti di pagamento con moneta elettronica.


 


          Il credito d’imposta concesso è utilizzabile esclusivamente in compensazione, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, a decorrere dalla data di concessione.


          A tal fine, sono stati istituiti i seguenti codici tributo:


Ø     6804”, denominato “Credito d’imposta per l’adozione di misure finalizzate a prevenire il rischio di atti illeciti, compresa l’installazione di apparecchi di videosorveglianza, a favore delle piccole e medie imprese commerciali di vendita al dettaglio e all’ingrosso e quelle di somministrazione di alimenti e bevande – Articolo 1, commi da 228 a 232 della legge 24 dicembre 2007, n. 244”;


Ø     6805”, denominato “Credito d’imposta, agli esercenti attività di rivendita di generi di monopolio, per le spese sostenute per l’acquisizione e l’installazione di impianti e attrezzature di sicurezza e per favorire la diffusione degli strumenti di pagamento con moneta elettronica – Articolo 1, commi da 233 a 237 della legge 24 dicembre 2007, n. 244”.


 


Antonio Gigliotti


9 Dicembre 2008


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