Accertamento fiscale in caso di cessione di azienda


Accertamento fiscale in caso di cessione di azienda


L’Associazione Italiana Dottori Commercialisti, con la norma di comportamento n. 171 del mese di ottobre 2008 ha inteso precisare che nel caso di cessione di azienda la definizione di un maggiore valore ai fini dell’imposta di registro non assume automatica efficacia ai fini delle imposte dirette.


Ciò poiché i principi relativi alla determinazione del valore di un’azienda che viene trasferita a titolo oneroso sono diversi a seconda dell’imposta che si applica:


– Ai fini dell’imposta di registro si assume il valore di mercato del bene;


– per le imposte dirette, la plusvalenza da sottoporre ad imposizione deriva dalla differenza realizzata tra il prezzo di cessione convenuto dalle parti nell’esercizio della loro autonomia negoziale e il costo non ammortizzato. L’utilizzo del valore normale vale solo nelle sole ipotesi di assegnazione dei beni ai soci o di destinazione a finalità estranee all’esercizio dell’impresa.


Per cui, a causa della diversità dei presupposti per la determinazione dell’imposta nella cessione d’azienda ai fini della applicazione dell’imposta di registro e delle imposte dirette la definizione di un accertamento ai fini dell’imposta di registro non assume una efficacia automatica ai fini di un accertamento delle imposte sul reddito effettuato ai sensi dell’art. 39 del D.P.R. n. 600/1973.


Accertamento analitico del reddito d’impresa


Peraltro, l’Amministrazione Finanziaria in sede di accertamento analitico del reddito d’impresa può procedere alla rettifica del corrispettivo di cessione dell’azienda contabilizzato solamente in presenza di fatti certi o di ulteriori presunzioni semplici, purché gravi precise e concordanti, che siano aggiuntive rispetto ad un accertamento definito ai fini dell’imposta di registro e che provino che l’effettivo corrispettivo è superiore a quanto contabilizzato.


Accertamento induttivo


Anche, nel momento in cui l’Amministrazione Finanziaria dovesse utilizzare il sistema dell’accertamento induttivo, considerato che in tale ipotesi il reddito viene determinato sulla base dei dati e delle notizie comunque raccolti, in Dottrina (Associazione Italiana Dottori Commercialisti, norma di comportamento n. 171/2008) è stato ritenuto che il dato relativo alla definizione ai fini dell’imposta di registro possa solamente costituire un utile elemento da utilizzare, congiuntamente ad altri elementi, per accertare un maggiore corrispettivo rispetto a quanto contabilizzato, poiché in tale caso l’Ufficio può avvalersi anche di presunzioni prive dei requisiti necessari in caso di accertamento analitico.


Difatti, i molteplici elementi presi a base dell’accertamento ai fini dell’imposta di registro concernono il valore e non il corrispettivo percepito e possono, quindi, rappresentare solamente una presunzione semplice che deve essere integrata con elementi aggiuntivi.


Rettifica valore degli immobili ceduti fino al 4/7/2006


In particolare, il nuovo art. 39, 1° comma, lett. d) – ultimo paragrafo – del D.P.R. n. 600/1973 prevede che per le cessioni aventi ad oggetto beni immobili gli Uffici finanziari possano rettificare direttamente il reddito d’impresa quando il “valore normale” dei beni immobili ceduti risulti superiore al corrispettivo dichiarato, essendo tale circostanza considerata quale presunzione grave, precisa e concordante (per gli atti formati sino al 04/07/2006 l’utilizzo del “valore normale” è considerato una presunzione semplice).


Sono in tale ipotesi, l’Amministrazione Finanziaria non deve, quindi, dimostrare che il corrispettivo effettivo è superiore a quello dichiarato, essendo a carico del contribuente l’onere della prova contraria.


Pertanto, si è reso necessario uno specifico intervento (stabilito anche dalla Corte di Cassazione) normativo affinché, ai fini delle imposte sui redditi, l’utilizzo del valore normale possa integrare una presunzione in base alla quale il corrispettivo si consideri pari al valore normale.


Conclusione


In conclusione, nei casi diversi dalla cessione di beni immobili, come in quello di cessione d’azienda, la prova che la pretesa tributaria è fondata grava sull’Amministrazione Finanziaria e deve essere motivata ed adeguata alla disciplina della specifica imposta.


Pertanto, nella motivazione dell’accertamento ai fini delle imposte dirette non è sufficiente la sola indicazione dell’importo definito ai fini dell’imposta di registro, senza ulteriori elementi di prova in relazione al maggiore prezzo di realizzo che l’Amministrazione Finanziaria ritiene sia stato conseguito.


Naturalmente, rimane, comunque, la possibilità per l’Amministrazione Finanziaria di provare l’eventuale occultamento di una parte del corrispettivo, mediante l’utilizzo dei poteri di verifica e controllo messi a sua disposizione dalla legge, compresa la possibilità di effettuare indagini finanziarie.










Accertamento ai fini del Testo unico imposta di Registro


Accertamento ai fini delle imposte sui redditi


Ai sensi dei commi 1 e 2 dell’art. 51 del D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131 (Testo unico imposta di Registro), in caso di cessione d’azienda la base imponibile per il calcolo dell’imposta di registro è determinata dal valore venale in comune commercio, ossia il prezzo che, in normali condizioni di mercato, il cessionario sarebbe disposto a pagare per l’acquisto dell’azienda.


Il successivo comma 4 dell’art. 51 prevede che l’Ufficio competente controlli il valore sul quale è stata determinata l’imposta di registro considerando il valore complessivo dei beni che compongono l’azienda ceduta, compreso l’avviamento.


Ai fini delle imposte sui redditi, in base al comma 2 dell’art. 86 del D.P.R. n. 917/1986 (Testo unico imposte sui redditi), concorrono alla formazione del reddito anche le plusvalenze derivanti dalla cessione di aziende, compreso il loro valore di avviamento, realizzate unitariamente a titolo oneroso; in tale ipotesi, la plusvalenza è costituita dalla differenza tra il corrispettivo conseguito e il costo non ammortizzato.


L’accertamento del valore di cessione dell’azienda avviene ai sensi dell’art. 39 del D.P.R. n. 600/1973.


In materia si è pronunciata la Corte di Cassazione sentenza del 25.01.2006, n. 1447, sentenza del 21.02.2007, n. 4057 e, da ultimo, sentenza del 18.07.2008, n. 19830


 


Cassazione: Il trasferimenti di beni utili alla produzione costituisce cessione d’azienda


La Corte di Cassazione, con Sentenza n. 24913/08 (in notiziario Seac del 28/11/2008), ha stabilito che “anche il trasferimento di un complesso di beni potenzialmente utile alla produzione di beni e servizi, deve considerarsi come cessione d’azienda e, in quanto tale, deve essere assoggettata all’imposta di registro proporzionale e non all’IVA.


Secondo i giudici, infatti, ai fini dell’imposta di registro non è necessario l’uso effettivo dei beni ma la sua potenzialità: risulta irrilevante, pertanto, che il cedente non abbia mai esercitato impresa attraverso l’azienda oggetto di trasferimento”.


  


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Vincenzo D’Andò


9 dicembre 2008

 


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