Quando il ravvedimento operoso diventa inefficace






La Ctp di Milano, sez. XVI, nella sentenza n. 146/2008 ha affermato che il ravvedimento operoso, qualora venga effettuato lo stesso giorno in cui hanno inizio le operazioni di verifica da parte dell’amministrazione finanziaria, è assolutamente inefficace.


Vediamo quali sono i casi in cui non è possibile avvalersi del ravvedimento operoso di cui all’art. 13 del D.Lgs 472/97.


 


Premessa


L’art. 13 del D.Lgs 472/1997 prevede la possibilità di sanare le violazioni, errori ed omissioni commesse dal contribuente utilizzando l’istituto del ravvedimento operoso.


 


Il ravvedimento operoso permette di ridurre sensibilmente la misura delle sanzioni dovute, più precisamente con tale istituto la sanzione è ridotta:


a)           ad un ottavo del minimo nei casi di mancato pagamento del tributo o di un acconto, se esso viene eseguito nel termine di trenta giorni dalla data della sua commissione;


b)           ad un quinto del minimo, se la regolarizzazione degli errori e delle omissioni, anche se incidenti sulla determinazione o sul pagamento del tributo, avviene entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è stata commessa la violazione ovvero, quando ne è prevista la dichiarazione periodica, entro un anno dall’omissione o dall’errore;


c)            ad un ottavo del minimo di quella prevista per l’omissione della presentazione della dichiarazione, se questa viene presentata con ritardo non superiore a novanta giorni ovvero a un ottavo del minimo di quella prevista per l’omessa presentazione della dichiarazione periodica prescritta in materia di imposta sul valore aggiunto, se questa viene presentata con ritardo non superiore a trenta giorni.


 


Il pagamento della sanzione ridotta deve essere eseguito contestualmente alla regolarizzazione del pagamento del tributo o della differenza, quando dovuti, nonché al pagamento degli interessi moratori calcolati al tasso legale con maturazione giorno per giorno.


Il termine contestualmente non deve essere inteso nel senso che tutte le incombenze previste ai fini del ravvedimento (rimozione formale della violazione e pagamento delle somme dovute) debbano avvenire nel medesimo giorno, ma entro lo stesso limite temporale (30 giorni, un anno, ecc.) previsto dalla norma per le singole tipologie di ravvedimento (Circ. Min. 10 luglio 1998, n. 180/E).


 


Per poter usufruire del ravvedimento è necessario, però, rispettare le seguenti condizioni:


Ø      le violazioni oggetto della regolarizzazione non devono essere già state constatate;


Ø      non devono essere iniziati accessi, ispezioni, verifiche;


Ø      non devono essere iniziate altre attività amministrative di accertamento (inviti di comparizione, questionari, richiesta documenti, ecc.)


dei quali l’autore della violazione o i soggetti solidalmente obbligati abbiano avuto formale conoscenza.


 


Finalità


La finalità del ravvedimento operoso è quella di consentire al contribuente di rimediare agli errori commessi prima che questi vengano rilevati dall’Amministrazione finanziaria beneficiando di una consistente riduzione delle sanzioni amministrative.


 


Tale limitazione serve, ovviamente, a preservare l’efficacia dissuasiva dei controlli stessi, ad evitare cioè che il trasgressore persista nella sua posizione di illegalità, con la riserva mentale di rimuovere gli effetti di tale comportamento solo una volta scoperto.


 


Avvenuta constatazione della violazione


Per quanto riguarda la preclusione “le violazioni oggetto della regolarizzazione non siano già state constatate” la norma si riferisce alle constatazioni esterne o comunque quelle già portate a conoscenza degli interessati.


 


Se al contrario le violazioni sono già state constatate dall’ufficio o ente impositore ma non sono ancora formalmente portate a conoscenza dell’autore della violazione o dei soggetti solidalmente responsabili, la violazione può essere sanata mediante ravvedimento operoso.


 


Formale conoscenza


Si ritiene che costituiscano ostacolo al ravvedimento le constatazioni delle violazioni già portate a conoscenza degli interessati mediante notifica.


Sul punto la giurisprudenza risulta divisa. Secondo alcuni la notifica delle constatazione della violazione è quella così intesa in senso formale, non essendo sufficiente la mera consegna del “processo verbale”. Secondo altri, invece, la nomina intende riferirsi alla constatzione della violazione attuata mediante la mera consegna del “processo verbale di constatazione”.


 


In primo luogo, quindi, il ravvedimento deve intendersi consentito per quelle violazioni già note all’ufficio o ente impositore ma non ancora formalmente portate a conoscenza degli interessati.


Inoltre, anche qualora la violazione sia stata formalmente constatata, è possibile che la via del ravvedimento non sia preclusa nei confronti di tutti i soggetti che vi sono implicati.


 


Accessi ispezioni e verifiche


Relativamente alla preclusione “non siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche” importanti chiarimenti sono stati dati dalla Circolare n. 180/E del 10 luglio 1998.


 


In tale occasione l’Agenzia delle Entrate ha affermato che il contribuente ha la possibilità di effettuare il ravvedimento:


ü      per un periodo d’imposta diverso da quello per il quale è iniziata una verifica;


ü      per un tributo diverso da quello oggetto di controllo.


 


In sostanza nell’ipotesi in cui l’ispezione o la verifica riguardino specifici periodi d’imposta, il ravvedimento rimane esperibile per le violazioni commesse in periodi d’imposta diversi da quello (o quelli) oggetto  di  controllo. Ugualmente   dicasi  circa la possibilità di regolarizzazione per le violazioni relative ad un tributo diverso da quello oggetto di verifica.


 


Inizio di altre attività amministrative di accertamento


In relazione alla condizione “non siano iniziate altre attività amministrative di accertamento” il legislatore ha inteso riferirsi in  via  principale,  alla  notifica di “inviti”, “richieste”, “questionari”, ecc. di cui agli  artt.  51, comma secondo, del D.P.R. n. 633 del 1972 e 32 del D.P.R. n. 600 del 1973.    


 


In questo caso, l’esistenza di cause ostative va riferita oltre che all’autore della violazione anche ai soggetti solidalmente responsabili.


Si fa presente inoltre che l’avvio di indagini di natura penale (ispezioni, perquisizioni, sequestri, avvisi di garanzia, ecc) dalle quali può eventualmente risultare notizia di una violazione tributaria, non costituisce inadempimento alla regolarizzazione (dato l’espresso riferimento al carattere amministrativo dell’attività tendente all’accertamento dell’infrazione).


 


Ctp di Milano, sez. XVI, sentenza n. 146/2008 


Alla luce di quanto sopra riportato si sottolinea quanto affermato di recente  dalla Ctp di Milano, sez. XVI, nella sentenza n. 146/2008, secondo la quale il  ravvedimento operoso, qualora venga effettuato lo stesso giorno in cui hanno inizio le operazioni di verifica da parte dell’amministrazione finanziaria, è assolutamente inefficace.


 


La commissione, nella citata sentenza ha ribadito l’assoluta chiarezza delle disposizioni emanate dalla riforma delle sanzioni amministrative in tema di ravvedimento, sancendo che le stesse non si prestano a diverse ed estensibili interpretazioni.


Nei fatti oggetto del giudizio, una società subiva nel febbraio del 2006 un controllo da parte dell’Amministrazione finanziaria, finalizzato a rilevare la corretta applicazione della normativa in materia di versamento di imposte ai fini Ires, Irap e Iva. Al termine del processo verbale di constatazione, i funzionari del fisco rilevavano irregolarità nelle ritenute d’acconto e nei  versamenti Iva.


 


A detta della società, gli importi delle imposte erano stati tutti versati, regolarizzando gli omessi versamenti, avvalendosi dell’istituto del ravvedimento operoso, proprio il giorno in cui l’amministrazione finanziaria accedeva nel locali della società, dolendosi, altresì, che l’ufficio avesse invalidato i ravvedimenti operosi effettuati. Le Entrate, infatti, non riconoscevano validità ed efficacia al «presunto ravvedimento», negando alla società le agevolazioni inerenti alla riduzione delle sanzioni, provvedendo così a iscrivere a ruolo le sanzioni per il loro intero ammontare.


 


Il collegio milanese ha validato l’operato dell’ufficio finanziario. Nessuna agevolazione in merito al pagamento di sanzione in misura ridotta «può e deve essere riconosciuta» a chi utilizza il ravvedimento operoso in maniera illegittima e non corretta. La norma regolatrice, infatti, è chiara e non si presta a diverse interpretazioni. La società, avendo regolarizzato la sua posizione proprio lo stesso giorno in cui ha avuto inizio l’accesso, ha ella stessa invalidato i relativi versamenti. Pertanto, il contribuente non ha diritto al regime agevolativo del ravvedimento operoso. Alla società non rimane pertanto che inoltrare all’ufficio finanziario apposita domanda di rimborso inerente le sanzioni correlate al «presunto» ravvedimento.


 


Antonio Gigliotti


5 Novembre 2008      


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