Novità fiscali del 24 novembre 2008: scheda per la detrazione Iva sul carburante: non sono ammessi documenti equipollenti; disciplina degli studi di settore: ulteriori neo conferme da giurisprudenza e prassi; autovelox: l’eccesso di velocità su strada pericolosa va contestato subito; risoluzione del contratto: presupposto e termine per l’emissione della nota di variazione Iva; brevi fiscali

Pubblicato il 24 novembre 2008

scheda per la detrazione Iva sul carburante: non sono ammessi documenti equipollenti; studi di settore: ulteriori neo conferme da giurisprudenza e prassi; autovelox: l’eccesso di velocità su strada pericolosa va contestato subito; risoluzione del contratto: presupposto e termine per l'emissione della nota di variazione Iva

 

 

Indice:

 

1) Scheda per la detrazione Iva sul carburante: Non sono ammessi documenti equipollenti

 

2) Disciplina degli studi di settore: Ulteriori neo conferme da giurisprudenza e prassi

 

3) Autovelox: L’eccesso di velocità su strada pericolosa va contestato subito, altrimenti il verbale è illegittimo

 

4) risoluzione del contratto: Presupposto e termine per l'emissione della nota di variazione Iva

 

5) Brevi fiscali

 

 

1) Scheda per la detrazione Iva sul carburante: Non sono ammessi documenti equipollenti

Per la detrazione dell’Iva sulla spesa di carburante non sono ammessi altre tipologie di documento, al di fuori della cd. scheda carburante.

La possibilità di detrarre dall’imposta dovuta quella assolta per l’acquisto di carburanti viene, infatti, subordinata alla circostanza che le schede carburanti siano complete di tutti dati prescritti dalla norma fiscale, tra cui è compresa la firma del distributore dell’esercizio di distribuzione di carburante.

E’ quanto ha stabilito la Cassazione, con la sentenza, Sez. Trib., n. 26539 del 05/11/2008 (in quotidiano Ipsoa del 21/11/2008), che ha, così, consolidato le proprie decisioni in materia.

Mancanza della firma

In particolare, la firma dell'addetto alla distribuzione, come evidenziato dalla stessa Corte di Cassazione (sentenza n. 21941/2007), costituisce un elemento essenziale, in mancanza del quale non sarà possibile esercitare il diritto alla detrazione dell'imposta versata.

È solo facoltativa, invece, l'indicazione del numero progressivo dell'annotazione e quella del tipo e della quantità del carburante erogato.

Inoltre, le operazioni di acquisto di carburanti e lubrificanti si considerano effettuate alla data delle singole annotazioni.

Mancata indicazione del numero di targa del veicolo

In precedenza, la Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19820 del 18/7/2008 (nonché la sentenza n. 21769/2005), ha deciso che la mancata indicazione del numero di targa del veicolo comporta la non detrazione dell’IVA, poiché viene in tal modo messa in dubbio l'inerenza della spesa all'attività imprenditoriale

In caso di omissione dell'indicazione del numero di targa del veicolo nella "scheda carburante", i soggetti Iva, che acquistano carburante non possono esercitare il diritto alla detrazione, giacché viene a mancare ogni garanzia circa l'identità del veicolo effettivamente rifornito e l'effettiva riferibilità del relativo costo all'attività d'impresa.

Secondo la Suprema Corte, il possesso di un automezzo aziendale non è da solo sufficiente a provare le spese sostenute per l'acquisto di carburante, essendo necessaria l'indicazione nella scheda carburante anche del numero di targa, al fine di potere riconoscere l'inerenza, la deducibilità del costo e il diritto alla detrazione dell'Iva relativa.

I dati da indicare da parte del contribuente

La scheda carburante deve, oltre all'indicazione del mese e dell'anno a cui essa si riferisce, contenere i dati relativi al soggetto che effettua l'acquisto, quali:

- Ditta (nel caso di imprese individuali), denominazione o ragione sociale (per le imprese collettive) o, infine, il nome e il cognome (per gli esercenti arti e professioni);

- domicilio fiscale;

- partita IVA;

- i dati dell’eventuale dipendente intestatario del veicolo;

- la marca dell'autoveicolo;

- il modello;

- la targa o il numero del telaio.

E’ possibile anche utilizzare un timbro, infatti, la scheda carburante deve essere solo conforme alla legge solo nel contenuto dei dati obbligatori, potendo, invece, assumere forme e dimensioni diverse nonché contenere, oltre alle informazioni previste, anche ulteriori dati ritenuti necessari per altre finalità.

Al termine del periodo di riferimento della scheda (mese o trimestre), le imprese (non, invece, i professionisti, che ne sono esonerati) devono, infine, annotare sulla stessa il numero di Km che risultano dal dispositivo contachilometri del veicolo alla fine di tale periodo.

I dati che indica il distributore di carburante

Dal canto suo, l'addetto alla distribuzione del carburante, dopo avere effettuato l'operazione di rifornimento, riporta sulla scheda le seguenti informazioni:

- Data del rifornimento;

- corrispettivo pagato, comprensivo di IVA;

- dati del gestore dell'impianto di distribuzione, anche utilizzando apposito timbro;

- ubicazione dell'impianto di distribuzione;

- dopo che ha verificato che la targa indicata sulla scheda sia la stessa di quella del veicolo oggetto di rifornimento, appone la propria firma per convalida sulla stessa.

La firma dell'addetto alla distribuzione, come evidenziato dalla Corte di Cassazione (citata sentenza n. 21941/2007), costituisce un elemento essenziale, in mancanza del quale non é possibile esercitare il diritto alla detrazione dell'imposta versata.

(Corte di Cassazione, sentenza, Sez. Trib., del 05/11/2008, n. 26539)

 

 

 

2) Disciplina degli studi di settore: Ulteriori neo conferme da giurisprudenza e prassi

L’accertamento induttivo non può essere basato solo sugli studi di settore.

Con la sentenza n. 226, depositata il 5/11/2008, la C.T.P. di Salerno ha stabilito che “le incongruenze risultanti dall’applicazione degli studi di settore non sono sufficienti a giustificare l’accertamento induttivo.

Secondo i giudici, ai fini dell’accertamento, lo scostamento tra il reddito dichiarato e quello accertato non può essere rilevato solo dall’applicazione degli studi, ma deve essere supportato anche da altri indizi, considerato che i dati rilevabili dagli studi non bastano a rendere gravi, precise e concordanti le presunzioni sulle quali deve basarsi l’accertamento stesso”.

Studi di settore: In arrivo un questionario on-line

Nel frattempo, “La SOSE (Società per gli studi di settore) ha fatto sapere che entro la fine dell’anno metterà a disposizione dei contribuenti un questionario on-line al fine di raccogliere dati utili per definire le correzioni da apportare agli studi settore a seguito della crisi economica che sta attraversando il Paese.

Nel modulo del questionario, disponibile in formato Pdf direttamente sul sito della SOSE (www.sose.it), i contribuenti dovrebbero riportare alcuni dati economici e finanziari significativi, in modo da definire per tempo gli interventi da apportare a GERICO”.

(Commissione Tributaria Provinciale di Salerno, sentenza n. 226, depositata il 5 novembre 2008, in notiziario Seac del 21/11/2008)

 

 

 

3) Autovelox: L’eccesso di velocità su strada pericolosa va contestato subito, altrimenti il verbale è illegittimo

Se la violazione per eccesso di velocità è stata accertata, mediante autovelox, su strade non indicate “come pericolose” dal Prefetto con apposito decreto, i vigili devono contestare subito il conseguente verbale all’automobilista, pena l’illegittimità.

E’ questo il principio con cui il Giudice di Pace di Lecce ha annullato con sentenza depositata il 13/10/2008 il verbale elevato con autovelox (apparecchiatura denominata Trafflpax Speedophot), per eccesso di velocità dai Vigili Urbani di Lecce.

Secondo il Giudice di Pace, l’art. 201 C.d.S, dopo la recente modifica, ha escluso l’obbligo di contestazione immediata delle infrazioni elevate attraverso autovelox nel solo caso di strade indicate come pericolose dal Prefetto competente con apposito decreto.

Viceversa, nel caso di specie non è emerso dagli atti che la strada ove è stata rilevata la suddetta infrazione rientri in tale casistica.

Pertanto, l’infrazione andava contestata immediatamente al ricorrente, così come previsto sia dall’art. 200 comma 1 del Codice della Strada, sia dalla Corte di Cassazione con pronuncia 1 Febbraio - 3 Aprile 2000, n. 4010.

Inoltre, il Giudice ha censurato anche il comportamento dei vigili che non hanno indicato i motivi che avrebbero reso impossibile la contestazione immediata, quando invece questi a norma del CdS “devono essere, con congrua e non generica né preordinata esposizione, indicati nel verbale da notificare al trasgressore”.

Tale motivazione oltre che generica e “standardizzata”, ha affermato il Giudice appare confusa e contraddittoria perché non è dato capire se l’infrazione non è stata contestata immediatamente perché l’apparecchiatura consente la rilevazione dell’illecito in tempo successivo o perché la pattuglia era impegnata in altra contestazione.

(Giudice di Pace di Lecce, sentenza del 28/3/2008, depositata il 13/10/2008, pubblicata su www.altalex.com il 21/11/2008).

 

 

4) risoluzione del contratto: Presupposto e termine per l'emissione della nota di variazione Iva

In caso di sequestro di beni aziendali che comporta la risoluzione del contratto tra due società per impossibilità sopravvenuta di eseguire le prestazioni, il commissionario può emettere la nota di variazione Iva e, quindi, detrarre l'Iva assolta ma entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al secondo anno successivo.

Ciò se l'amministratore giudiziario, nel caso di specie, si é trovato nell'impossibilità di continuare l'attività e di adempiere agli obblighi contrattuali.

Occorre anche che non sia trascorso il termine ultimo di emissione della nota di variazione, coincidente con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo alla data di esecuzione del sequestro.

Il chiarimento diramato dall’Agenzia delle Entrate a seguito di risposta all'interpello di una società che su commissione si era impegnata a realizzare servizi per costruire un centro di riabilitazione oncologica.

In particolare, tale soggetto ha chiesto chiarimenti sulla possibilità di potere emettere la nota di variazione dell'imponibile Iva e di portare in detrazione l'imposta assolta, in relazione a un contratto poi risolto a causa del sequestro dei beni aziendali della stessa commissionaria e della committente.
In linea generale, il provvedimento che dispone il sequestro, avente natura provvisoria e cautelare, non comporta tout court la risoluzione del contratto per impossibilità sopravvenuta della prestazione qualora l’amministratore giudiziario, continuando nell'esercizio dell'attività d’impresa, adempia anche alle obbligazioni contrattuali.

Nel caso di specie, invece, con il decreto penale del 2004 sono stati disposti il sequestro dei beni ex art. 2-ter della legge n. 575/1965 e, altresì, i divieti di cui ai commi 1 e 2 dell’art. 10 stessa legge (quali il divieto di ottenere licenze, concessioni, autorizzazioni, iscrizioni in albi, contributi o finanziamenti).

Ciò ha comportato, con immediatezza e a decorrere dalla data del sequestro.

Pertanto, il decreto penale che ha disposto la misura di prevenzione del sequestro dei beni, rappresenta l’evento che ha determinato l’impossibilità sopravvenuta di eseguire la prestazione.

Ne consegue che, dalla data di esecuzione del sequestro il contratto si intende risolto con decorrenza del termine entro cui emettere la nota di variazione per esercitare il diritto alla detrazione ai sensi dell’art. 19 del D.P.R. n. 633/1972. Ciò conformemente alla giurisprudenza, secondo cui la risoluzione contrattuale non necessita di una apposita dichiarazione.

Non rileva, peraltro, ai fini della variazione ex articolo 26 il successivo provvedimento del … 2008 con il quale il Giudice delegato "invita l'amministratore giudiziario a ritenere risolto il contratto per sopravvenuta impossibilità oggettiva della prestazione", prendendo atto, nella sostanza, dell’intervenuta risoluzione del contratto nell’espletamento delle proprie funzioni ("le funzioni di giudice delegato si esauriscono nel semplice coordinamento dell'attività di temporanea amministrazione dei beni sottoposti a vincolo") (Cass. penale del 15 gennaio 1996, n. 148).

Considerato che, nel caso di specie, il contratto si intende risolto dal momento in cui è stato disposto il sequestro penale dei beni (2004), è ormai trascorso il termine di cui agli artt. 19 e 26, comma 2, del D.P.R. n. 633/1972, entro cui la società avrebbe potuto emettere la nota di variazione, coincidente con il termine (30 ottobre 2007) di presentazione della dichiarazione relativa al secondo anno successivo (2006) a quello in cui si è verificato il presupposto per operare la variazione in diminuzione (2004).

(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 21/11/2008, n. 449/E)

 

 

5) Brevi fiscali

 

- Accertamento con adesione vincolato alla dichiarazione del contribuente

In sede di accertamento con adesione, il controllo formale da parte dell’Amministrazione finanziaria è vincolato alla dichiarazione del contribuente.

In particolare, gli errori commessi nella fase di redazione di una precedente dichiarazione da parte del contribuente non determinano per l’Amministrazione finanziaria la possibilità di eseguire alcun intervento sostanziale sulla dichiarazione.

Nel caso di specie, il contribuente aveva compilato la dichiarazione Iva lasciando vuoto il quadro B e limitandosi a indicare, al codice E 25 le operazioni esenti.

(Corte di Cassazione, sentenza 13/11/2008, n. 27051, in Italia Oggi del 21/11/2008)

 

 

- Perizia per rivalutazione terreni valida anche per l’imposta di registro

“Nella valutazione dei trasferimenti dei terreni edificabili, la perizia tecnica giurata, utilizzata per rivalutare i terreni edificabili ai fini delle imposte dirette, è valida ed attendibile anche ai fini dell’imposta di registro.

La Commissione ha precisato che tale perizia, redatta per ridurre le plusvalenze patrimoniali e sulla cui base è stata versata l’imposta sostitutiva del 4%, costituisce un preciso parametro di riferimento utilizzabile per una corretta metodologia di valutazione dell’imposta di registro”.

(Commissione Tributaria Regionale del Lazio, sentenza n. 750/39/08, depositata in segreteria in data 17/11/2008, in notiziario Seac del 21/11/2008)

 

 

- L'area destinata a verde pubblico sfugge alla tassazione ICI

“Se il piano regolatore generale del Comune prevede che un'area è destinata a verde pubblico e non è possibile edificare, l'area non è soggetta ad Ici anche se l'edificabilità è prevista dallo strumento urbanistico.

Il principio è stato affermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 25672 del 24 ottobre 2008.

Secondo la Cassazione la finalità è quella di assicurare la fruzione pubblica degli spazi e per tale ragione non deve essere assolta l'Ici.

Per definire la nozione di area edificabile il legislatore è intervenuto due volte con norme di interpretazione autentica.

L'Ici è dovuta se l'area è inserita in un piano regolatore generale adottato dal Consiglio comunale, ma non approvato dalla Regione.

L'art. 36, comma 2 del D.L. n. 223/2006 ha specificato che un'area deve essere considerata fabbricabile se è utilizzabile a scopo edificatorio in base allo strumento urbanistico generale deliberato dal Comune indipendentemente dall'avventa approvazione da parte della Regione e dall'adozione dei relativi strumenti attuativi.

La predetta qualificazione è valida non solo ai fini dell'Ici, ma anche per le imposte erariali, dirette ed indirette.

La disposizione ha natura di interpretazione autentica con effetti retroattivi”.

(Da Il Sole 24 Ore, Il Quotidiano telematico della Banca dati del Commercialista del 21/11/2008)

 

 

- Registrazione sentenze: Principio di solidarietà passiva

Nell’ipotesi di compensazione delle spese giudiziarie, qualora la registrazione sia stata richiesta da un’amministrazione statale, l’imposta di registro è prenotata a debito per la metà o per la quota di compensazione, mentre il residuo dell’imposta dovuta va corrisposta dall’altra parte processuale.

Atteso ciò, qualora la parte privata non si attivi spontaneamente per il pagamento della propria quota di imposta di registro, il competente Ufficio dell’Agenzia delle Entrate procede alla liquidazione dell’imposta dovuta, previa sospensione della registrazione della stessa sentenza, la quale verrà restituita al cancelliere o al segretario con l’annotazione dell’avvio della fase di liquidazione dell’imposta nei confronti della parte privata.

Nella differente ipotesi in cui la registrazione dell’atto processuale venga richiesta dalla parte diversa dall’amministrazione statale ovvero non venga richiesta da nessuna delle parti processuali, l’imposta dovuta è pagata interamente dalla parte privata.

Ne consegue che l’avviso di liquidazione deve:

- Riguardare l’intera imposta dovuta per la registrazione della sentenza, qualora l’amministrazione statale non si attivi per la registrazione della sentenza (in tal caso, per l’intera imposta e nei soli riguardi delle parti private si applica il principio di solidarietà passiva);

– riguardare la quota d’imposta residuale rispetto a quella prenotata a debito dell’amministrazione dello Stato a seguito della richiesta di registrazione da parte di quest’ultima. In tal caso il principio di solidarietà passiva rileva esclusivamente per la quota d’imposta.

(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 21/11/2008, n. 449/E)

 

 

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A cura di Vincenzo D’Andò