Novità fiscali del 18 novembre 2008 – IRAP professionisti: non si applica se i beni strumentali non sono eccedenti per l’attività esercita; erogazioni liberali alle ONLUS effettuate tramite il datore di lavoro possibili; intermediazioni a soggetti comunitari perdono il plafond IVA; ristrutturazioni edilizie; leasing immobiliare “in pool”: adempimenti dell’amministratore giudiziario


 






 


Indice:


 


1) Le intermediazioni a soggetti comunitari perdono il plafond IVA


 


2) IRAP professionisti: Non si applica se i beni strumentali non sono eccedenti per l’attività esercita (conferma dalla Cassazione)


 


3) Trattamento, ai fini dell’imposta di registro, del leasing immobiliare “in pool”


 


4) Erogazioni liberali alle ONLUS effettuate tramite il datore di lavoro possibili


 


5) Ristrutturazioni edilizie: Adempimenti dell’amministratore giudiziario per la demolizione e conseguente ricostruzione dell’edificio condominiale


 


6) Brevi fiscali


 


 


1) Le intermediazioni a soggetti comunitari perdono il plafond IVA


Sulle fatture emesse da intermediari italiani nei confronti di imprese stabilite in altri paesi Ue, in relazione a prestazioni di intermediazioni su vendite di beni mobili (ma non solo), non si deve più indicare, quale titolo e norma di non applicazione dell’iva, il regime di non imponibilità ai sensi dell’art. 40, comma 8 del dl 331/93, ma quello di esclusione ai sensi dell’art. 7, quarto comma, lettera f-quinquies) del dpr n. 633/72.


Per conseguenza tali operazioni non devono più confluire più nella contabilità e nella dichiarazione Iva, né concorrere alla determinazione dello status di esportatore abituale e del plafond (in tal senso, si è espresso Franco Ricca in Italia Oggi del 15/11/2008).


Servizi di intermediazione: determinante il committente


In particolare, con la risoluzione n. 437/E/2008, l’Agenzia delle Entrate ha fornito precisazioni in merito alla casistica se – e, in caso affermativo, con quale regime – sono rilevanti nel territorio dello Stato i servizi di intermediazione resi ad un committente soggetto passivo d’imposta nel territorio dello Stato.


Per effetto delle modifiche apportate dall’art. 1, comma 325, della Finanziaria 2007, le prestazioni di intermediazione – diverse da quelle di cui alla lettera d) dell’art. 7, comma 4 e da quelle di cui ai commi 5 e 6, dell’art. 40, D.L. n. 331/1993 – «si considerano effettuate nel territorio dello Stato quando le operazioni oggetto dell’intermediazione si considerano ivi effettuate, a meno che non siano commesse da soggetto passivo in altro Stato membro dell’Unione europea […] e in ogni caso effettuate nel territorio dello Stato se il committente delle stesse è ivi soggetto passivo d’imposta».


In linea generale, quindi, i servizi di intermediazione:


– Sono soggetti ad IVA in Italia quando è ivi effettuata l’operazione principale a cui essi di riferiscono riferisce;


– (se il committente degli stessi è un soggetto passivo identificato in un altro Stato membro UE) si considerano territorialmente rilevanti in tale Paese;


– sono, invece, soggetti ad IVA in Italia, in ogni caso, se il committente dei medesimi è ivi un soggetto passivo d’imposta.


Il quesito posto dal contribuente


Su tale problematica, una società ha chiesto chiarimenti in ordine al trattamento IVA applicabile alle prestazioni di intermediazione relative alle seguenti operazioni:


1) esportazioni con invio dei beni dal territorio italiano a clienti extracomunitari;
2) cessioni intracomunitarie con invio dei beni dal territorio italiano verso un altro Stato membro dell’Unione europea;


3) esportazioni con acquisto dei beni in territorio comunitario e consegna degli stessi in territorio extracomunitario;


4) cessioni che si perfezionano fuori dal territorio italiano, con acquisto e cessione dei beni in territorio extracomunitario.


Sul presupposto che i soggetti non residenti che effettuano le prestazioni di intermediazione non abbiano nominato nel territorio dello Stato un rappresentante fiscale o non si siano ivi identificati, né dispongano nello stesso di una stabile organizzazione, l’Agenzia delle Entrate ha spiegato che i servizi di intermediazione relativi alle operazioni indicate ai punti 1), 2) e 3) sono – ai fini IVA – territorialmente rilevanti in Italia in quando il committente degli stessi è ivi un soggetto passivo d’imposta, a nulla rilevando la circostanza che tali servizi siano resi da un intermediario comunitario o extracomunitario.


Il committente nazionale, pertanto, è considerato il soggetto responsabile e debitore dell’imposta ed è, quindi, tenuto all’assolvimento della stessa e deve emettere autofattura (indipendentemente dal fatto che le prestazioni siano rese da un soggetto extracomunitario o comunitario).


Con decorrenza dal 1° gennaio 2007, infatti, non è più operativa la disposizione (art. 40, comma 8, D.L. n. 331/1993) che prevedeva l’integrazione della fattura emessa dal prestatore comunitario di servizi di intermediazione.


Riguardo al regime di imponibilità al quale sono soggette le suddette operazioni, l’Agenzia delle Entrate ha poi chiarito che:


– Le intermediazioni relative alle cessioni alle esportazioni, sia con invio dei beni dal territorio italiano sia con invio da altro Stato membro dell’Unione europea sono assoggettate al regime IVA di non imponibilità;


– le intermediazioni relative alle cessioni intracomunitarie con invio di beni dall’Italia, invece, sono soggette ad IVA con aliquota ordinaria del 20%.


Quanto al trattamento dei servizi di intermediazione relativi alle operazioni di cui al punto 4) – ossia connessi ad acquisti e cessioni di beni che si perfezionano fuori dal territorio comunitario – non devono essere assoggettati ad IVA per carenza del requisito territoriale, dal momento che appunto sia l’acquisto sia la cessione dei beni si perfezionano fuori dal territorio comunitario.


Per conseguenza il committente nazionale non è considerato soggetto responsabile dell’imposta e, quindi, non è tenuto all’emissione dell’autofattura.


Infine, l’Agenzia delle Entrate ha puntualizzato che, per qualsiasi tipologia di transazioni, non rientrano nel campo di applicazione dell’IVA – e quindi non impongono obblighi di autofatturazione al committente nazionale – i servizi di intermediazione resi da privati, comunitari e non, ossia da quei soggetti che operano al di fuori dell’esercizio di un’attività economica rilevante ai fini IVA sia essa d’impresa o di professionale abituale.


(Risoluzione Agenzia delle Entrate 12/11/2008, n. 437/E, in Ipsoa Editore del 14/11/2008)


 


 


 


 


2) IRAP professionisti: Non si applica se i beni strumentali non sono eccedenti per l’attività esercita (peraltro, senza dipendenti)


Lo ha ribadito la Corte di Cassazione (1) con la sentenza n. 26681 del 08/11/2008.


Il contribuente interessato per ottenere il rimborso dell’IRAP pagata si deve limitare a dimostrare ciò, allegando all’istanza di rimborso (o si presume in sede contenziosa nell’ipotesi in cui l’atto di contestazione di mancato pagamento dell’IRAP derivi da parte della stessa Amministrazione finanziaria), la copia della dichiarazione dei redditi (quadro RE del modello unico), da dove risulta che il professionista ha conseguito i redditi nel periodo di imposta senza l’ausilio di dipendenti e collaboratori continuativi (cioè non occasionali) e senza particolari beni strumentali (basta anche allegare, a tal fine, il relativo quadro degli studi di settore).


La massima della Cassazione


“L’attività di lavoro autonomo, diversa dall’esercizio di impresa commerciale integra il presupposto impositivo dell’irap soltanto ove si svolga per mezzo di una attività autonomamente organizzata; il requisito organizzativo rilevante ai fini considerati, il cui accertamento spetta al giudice di merito (con valutazione insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato), sussiste quando il contribuente, che sia responsabile dell’organizzazione e non sia inserito in strutture riferibili alla responsabilità altrui, eserciti l’attività di lavoro autonomo con l’impiego di beni strumentali, eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività auto organizzata per il solo lavoro personale, o si avvalga, in modo non occasionale, del lavoro altrui.


E’ onere del contribuente, che chieda il rimborso di detta imposta, allegare la prova dell’assenza delle condizioni costituenti il presupposto impositivo”.


(Corte di Cassazione, sentenza del 08/11/2008, n. 26681)


 


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Nota (1):


Sentenza della Cassazione del 08/11/2008, n. 26681:


Testo:


Premesso in fatto


Che, il contribuente – avvocato – presento’ istanza di rimborso dell’irap pagata per gli anni dal  1999 al 2001 e propose, quindi, ricorso sul silenzio-rifiuto conseguentemente formatosi;


– che il ricorso fu accolto dall’adita commissione provinciale, con decisione, che tuttavia, in esito all’appello dell’Ufficio, fu riformata, dalla commissione regionale;


– che il nucleo della decisione impugnata risulta cosi’ testualmente motivata: “… nella fattispecie – contrariamente a quanto asserito dai giudici di prime cure, che hanno accolto il ricorso in quanto il ricorrente ha dimostrato che la sua attivita’ e’ stata svolta senza l’impiego di personale dipendente e senza l’impiego di rilevanti capitali – gli elementi e dati forniti dal ricorrente ed evidenziati dall’appellante evidenziano l’esistenza di una stabile, efficiente organizzazione che ha consentito al contribuente il conseguimento di ricavi, di entita’ tale da escluderlo sicuramente dalla categoria dei lavoratori autonomi minori, anche senza l’ausilio di personale alle dirette dipendenze, ma che indubbiamente, tenuto conto dell’attivita’ esercitata, procuratore legale, si e’ avvalsa di collaboratori esterni”.


Rilevato in diritto che il contribuente ha proposto ricorso per cassazione articolato in due motivi;


– che l’Agenzia ha resistito con controricorso;


rilevato:


che, con il primo motivo di ricorso, il contribuente – deducendo violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 2 e segg., nonche’ insufficente e contraddittoria motivazione – ha censurato la decisione impugnata per aver riconosciuto la sussistenza dei presupposti dell’attivita’ professionale autonomamente organizzata in funzione della sola entita’ dei compensi conseguiti e pur in assenza di complessa organizzazione strutturale e personale;


che, con il secondo motivo di ricorso, il contribuente – deducendo omessa e contraddittoria motivazione – ha censurato la decisione impugnata per aver affermato del tutto apoditticamente la sussistenza di autonoma organizzazione rivelata dall’esistenza di collaboratori esterni;


Osservato:


– che, in materia, questa Corte ha puntualizzato: che, alla luce dell’interpretazione fornita dalla Corte costituzionale nella sentenza 156/01, l’attivita’ di lavoro autonomo, diversa dall’esercizio di impresa commerciale integra il presupposto impositivo dell’irap soltanto ove si svolga per mezzo di una attivita’ autonomamente organizzata; che il requisito organizzativo rilevante ai fini considerati, il cui accertamento spetta al giudice di merito (con valutazione insindacabile in sede di legittimita’ se congruamente motivato), sussiste quando il contribuente, che sia responsabile dell’organizzazione e non sia inserito in strutture riferibili alla responsabilita’ altrui, eserciti l’attivita’ di lavoro autonomo con l’impiego di beni strumentali, eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attivita’ autoorganizzata per il solo lavoro personale, o si avvalga, in modo non occasionale, del lavoro altrui;


che e’ onere del contribuente, che chieda il rimborso di detta imposta, allegare la prova dell’assenza delle condizioni costituenti il presupposto impositivo” (cfr. Cass. nn. 3680/07, 3678/07, 3676/07, 3672/07);


– che, fermo tale principio, la sentenza impugnata appare del tutto inadeguatamente motivata, posto che afferma in termini assolutamente apodittici il ricorso a collaboratori esterni e non rivela l’iter logico attraverso cui e’ pervenuta alla conclusione della ricorrenza del requisito dell’autonoma organizzazione idoneo a giustificare l’assoggettamente all’irap.


Ritenuto:


– che alla luce dei suesposti rilevi, il ricorso del contribuente si rivela manifestamente fondato, sicche’ va raccolto nelle forme di cui all’art. 375 c.p.c, secondo le richieste del P.G.;


– che la sentenza impugnata va, dunque, cassata con rinvio, anche per le spese, ad altra sezione della Commissione tributaria regionale della Lombardia.


P.Q.M.


La Corte:


Accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del presente giudizio, ad altra sezione della Commissione tributaria regionale della Lombardia;


 


 


 


3) Trattamento, ai fini dell’imposta di registro, del leasing immobiliare “in pool”


Le società di leasing partecipanti al pool (in qualità di parte “concedente”) devono registrare l’unico contratto di locazione finanziaria posto in essere e sono solidalmente obbligate al pagamento per l’intero dell’imposta di registro dovuta.


Nell’ambito dell’attività di locazione finanziaria nel settore immobiliare, talvolta, al fine di diversificare il rischio assunto, un soggetto esercente l’attività di locazione finanziaria in tutte le aree del leasing. stipula i contratti di leasing immobiliare in pool con altre banche o soggetti finanziari.


In tali casi, le banche assumono la posizione contrattuale di concedenti e, come tali, sono civilisticamente titolari di diritti ed obblighi in proporzione alla rispettiva quota di partecipazione al pool.


Il medesimo soggetto, dopo avere fatto presente che, possedendo più di 100 unità immobiliari, deve registrare il contratto di locazione finanziaria in via telematica e che tale modalità di registrazione, per obbligo o per opzione, verrebbe eseguita anche dalle altre società concedenti aderenti al pool, ha chiesto all’Agenzia delle Entrate i chiarimenti in merito al corretto trattamento, ai fini dell’imposta di registro, applicabile alle locazioni immobiliari “in pool”.


Dal canto suo, l’Agenzia ha, quindi, risposto che, nel caso di specie, va registrato un unico contratto, con responsabilità solidale delle parti, non ritenendo, invece, opportuno che ciascuna delle società di leasing partecipanti al pool (in qualità di concedente) possa eseguire autonomamente la registrazione telematica del contratto di leasing immobiliare in relazione alla sola quota di partecipazione al pool.


L’obbligo di pagamento riguarda la totalità dell’imposta di registro dovuta considerato che, nel caso di specie, si assiste ad un unico contratto di locazione finanziaria, in cui tutte le banche (o gli enti di intermediazione creditizia) assumono la posizione contrattuale di “concedente”.


A tal fine, i contratti di locazione aventi ad oggetto immobili strumentali devono essere registrati a cura delle parti contraenti, persone fisiche o giuridiche (o comunque dai soggetti individuati dall’art. 10 del TUR), entro 30 giorni dalla data degli atti.


La registrazione va eseguita, previo versamento da parte del richiedente, dell’imposta autoliquidata.


Tale modalità va osservata anche nell’ipotesi di registrazione di un contratto di


locazione finanziaria.


Infine, ai fini della registrazione, non è obbligatorio il ricorso alla procedura telematica per i contratti in relazione ai quali la registrazione sia effettuata dal conduttore persona fisica che non agisce nell’esercizio di impresa, arti o professioni.


Dopo le modifiche apportate dall’art. 35, comma 10, del DL 4/7/2006, n. 223, convertito dalla legge 4/8/2006 n. 248, agli artt. 5 e 40 del TUR, tutti i contratti di locazione, anche finanziaria e di affitto aventi ad oggetto immobili strumentali, siano essi esenti ai fini IVA in base all’art. 10, comma 1, n. 8) del DPR n. 633/1972, oppure assoggettati al tributo giacché rientranti nelle ipotesi di deroga previste dal medesimo art. 10, n. 8), sono soggetti all’obbligo di registrazione in termine fisso e scontano l’imposta proporzionale di registro nella prevista misura.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 17/11/2008, n. 443/E)


 


 


 


4) Erogazioni liberali alle ONLUS effettuate tramite il datore di lavoro possibili


Il datore di lavoro può riconoscere in sede di conguaglio, ai sensi dell’art. 23, comma 3, del DPR 29 settembre 1973, n. 600, la detrazione corrispondente al 19% dell’importo trattenuto al dipendente e versato alla ONLUS.


La norma (art. 15, comma 1, lett. i-bis del TUIR) prevede che le persone fisiche possono detrarre dall’imposta lorda un importo pari al 19% delle erogazioni liberali in denaro, per un importo non superiore a € 2.065,83, effettuate, tra l’altro, a favore delle ONLUS.


La stessa disposizione prevede, altresì, che la detrazione è consentita a condizione che il versamento di tali erogazioni sia eseguito tramite banca o ufficio postale o mediante carte di debito, carte di credito, carte prepagate, assegni bancari e circolari.


Ove il datore di lavoro, al fine di semplificare (assicurando nel contempo la tracciabilità del versamento e la riferibilità dell’erogazione all’effettivo donante), assuma l’onere di trattenere direttamente dallo stipendio le somme destinate dal dipendente ad erogazione liberale a favore di una determinata ONLUS, portando a termine l’intera fase del versamento della somma trattenuta e della successiva detrazione, in sede di conguaglio, in veste di sostituto d’imposta, deve seguire una apposita proceduta precisata dalle Entrate.


In particolare, la seguente specifica procedura, con le precisazioni di seguito indicate dall’Agenzia delle Entrate, consente al datore di lavoro di riconoscere in sede di conguaglio, ai sensi dell’art. 23, comma 3, del DPR n. 600/1973, la detrazione corrispondente al 19% dell’importo trattenuto al dipendente e versato alla ONLUS:


a) il dipendente deve autorizzare singolarmente la trattenuta dell’ora di stipendio con l’indicazione del mese di riferimento e deve, altresì, dare mandato individuale ad effettuare per suo conto l’erogazione liberale a favore di una determinata ONLUS tramite bonifico bancario;


b) l’impresa trattiene la somma concordata nel mese prefissato, indicando sul relativo cedolino una voce esplicativa dalla quale risulti che la somma viene trattenuta per essere versata a una determinata ONLUS a titolo di erogazione liberale;


c) l’impresa, sulla base dei singoli mandati, effettua tramite bonifico, il versamento dell’intera somma raccolta, specificando nella causale che l’erogazione liberale è effettuata per conto dei dipendenti mandanti, con l’indicazione del numero degli eroganti e il mese di riferimento;


d) in relazione a ciascun bonifico l’impresa compila un elenco in duplice copia contenente i nominativi dei donanti, l’importo a ciascuno trattenuto e versato e il mese in cui è stata effettuata la trattenuta e lo trasmette alla ONLUS;


e) la ONLUS restituisce all’impresa una copia dell’anzidetto elenco contenente una dichiarazione di ricevuta, sottoscritta dal rappresentante legale della ONLUS, della somma totale ad essa versata con gli estremi del bonifico bancario;


f) l’impresa rilascia nominativamente a ciascun dipendente-donante una specifica attestazione contenente, oltre ai dati dell’impresa stessa, la dichiarazione di avere effettuato un bonifico alla ONLUS ( di cui dovrà essere indicata la denominazione completa) per suo ordine e conto, indicando la data del bonifico, l’importo trattenuto e versato a titolo di erogazione liberale unitamente ad una copia della ricevuta rilasciata dalla ONLUS;


g) l’impresa riconosce al dipendente la detrazione del 19% della somma da lui donata in sede di conguaglio di fine anno o di fine rapporto, ai sensi dell’art. 23, comma 3, del DPR n. 600/1973.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 17/11/2008, n. 441/E)


 


 


5) Ristrutturazioni edilizie: Adempimenti dell’amministratore giudiziario per la demolizione e conseguente ricostruzione dell’edificio condominiale


Riguardo l’intervento rivolto alla demolizione e conseguente ricostruzione dell’edificio condominiale, l’assolvimento degli adempimenti necessari per la fruizione delle agevolazioni fiscali, sia per quanto concerne gli interventi sulle parti comuni che per quelli realizzati sulle singole unità abitative, va curato da parte di un unico soggetto d’imposta, individuato nell’Amministratore Giudiziario del condominio.


Spetta, quindi, all’Amministratore Giudiziario del Condominio committente inviare al Centro operativo di Pescara la comunicazione preventiva di inizio lavori, nonché effettuare i relativi pagamenti, a mezzo bonifico bancario o postale, alla ditta appaltatrice dei lavori, e porre in essere gli altri adempimenti procedurali eventualmente necessari in base alle norme vigenti.


Lo stesso Amministratore Giudiziario deve comunicare ai singoli condomini l’ammontare delle spese sostenute nell’anno, ad essi imputabili, avendo cura di distinguere le spese riferibili agli interventi sulle parti comuni da quelli concernenti le singole unità abitative.


In particolare, mentre per gli interventi realizzati sulle singole unità abitative la comunicazione ed il bonifico (obbligatorio per i pagamenti) va fatta dal soggetto detentore o possessore dell’immobile, per gli interventi sulle parti comuni dell’edificio, invece, i descritti adempimenti devono essere posti in essere dall’amministratore del condominio ovvero da uno qualunque dei condomini.


Inoltre, con specifico riferimento agli interventi realizzati sulle parti comuni dell’edificio, il Decreto n. 41/1998, ha disposto l’obbligo di corredare, in aggiunta agli altri documenti richiesti, la comunicazione preventiva con una copia :


– della delibera assembleare che ha approvato l’esecuzione dei lavori;


– della tabella millesimale relativa alla ripartizione delle spese.


A tal fine, nell’ipotesi in cui, successivamente alla trasmissione della tabella millesimale di ripartizione delle spese, l’importo preventivo dovesse variare sarà necessario spedire una nuova tabella di riparto delle spese.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 17/11/2008, n. 442/E)


 


 


6) Brevi fiscali






 


– IRPEF: Legittima l’indeducibilità dell’assegno di mantenimento


“La scelta del legislatore di differenziare il regime fiscale dell’assegno di mantenimento da quello dell’assegno di alimenti legali non è arbitraria”.


(Corte Costituzionale Sentenza 14/11/2008, n. 373, in Il Quotidiano Ipsoa del 17/11/2008)


 


– Professionisti: Disponibile lo schema di parere sulla proposta di bilancio di previsione


Il documento, disponibile sul sito www.cndc.it, è utile ai professionisti che ricoprono incarichi nei Comuni e negli altri enti locali, in vista della scadenza del 31 dicembre per l’approvazione del bilancio di previsione.


(Comunicato stampa 14/11/2008 – Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili)


 


 


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A cura di Vincenzo D’Andò


 


 


 


 


 


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