Imprenditore agricolo: coltivazione e allevamento prevalgono sull’agriturismo

la qualità agrituristica dell’attività di ricezione ed ospitalità dipende dalla contemporanea sussistenza della qualifica di imprenditore agricolo da parte di colui che la esercita

         Sono attività agrituristiche soltanto quelle di ricezione ed ospitalità esercitate dall’imprenditore agricolo attraverso l’utilizzo della propria azienda e che devono collegarsi con le attività principali.


         Quanto precede è contenuto nella sentenza 2 ottobre 2008, n. 24430, della Corte di Cassazione in cui  emerge che.


         La legge 20 febbraio 2006, n. 96, abrogativa della legge 5 dicembre 1985, n. 730 è il provvedimento quadro che disciplina il settore dell’agriturismo. Il legislatore ha introdotto la nuova legge per sostenere e favorire lo sviluppo delle risorse specifiche di ogni territorio. La legge in esame prevede che si effettui una comunicazione di inizio attività e gli enti locali possono effettuare una serie di accertamenti sui requisiti dell’attività, rilasciando apposito certificato all’esercizio dell’attività agrituristica. Lo svolgimento di tale attività nel rispetto delle norme previste dalle regioni in materia comporta l’applicazione delle disposizioni fiscali di cui all’art. 5 della legge n. 413 del 1991.


 


         Per attività turistiche si intendono esclusivamente le attività di ricezione ed ospitalità esercitate dagli imprenditori agricoli di cui all’art. 2135 c.c. e da loro familiari di cui all’art.230-bis c.c., attraverso l’utilizzazione della propria azienda, in rapporto di connessione e complementarietà rispetto alle attività di coltivazione del fondo, silvicoltura, allevamento del bestiame, che devono rimanere principali (art. 2 legge 96/2006).


         Nella fattispecie portata al vaglio della Corte di Cassazione il contribuente aveva impugnato dinanzi alla Commissione tributaria provinciale l’avviso di accertamento con cui l’ufficio aveva rettificato induttivamente il reddito di impresa atteso lo stesso contribuente esercitava un’attività alberghiera e di ristorazione non avendo i requisiti per l’esercizio dell’attività agrituristica. La predetta Commissione aveva accolto il ricorso, confermato poi dai giudici tributari di appello.


         La Corte di Cassazione, sul ricorso proposto dall’ufficio finanziario, ha ritenuto che la legge statale n. 730 del 1985 che disciplina l’agriturismo fornisce all’art. 1 comma 1 la definizione di attività agrituristica, mentre il successivo art. 4 demanda alle regioni la determinazione dei criteri e limiti di detta attività, attribuendo alle stesse il compito di dettare criteri, limiti ed obblighi per lo svolgimento di detta attività. La medesima Corte ha ritenuto che dalla stessa legge emergono con chiarezza gli aspetti qualificanti detta attività e che il riconoscimento della qualità agrituristica dell’attività di “ricezione ed ospitalità”, secondo la norma, richiede la contemporanea sussistenza della qualifica di imprenditore agricolo da parte del soggetto che la esercita, nonché dell’esistenza di un rapporto di connessione e complementarietà con l’attività propriamente agricola e della permanenza della principalità di quest’ultima rispetto all’altra.


         Viceversa, pertanto, emerge che in virtù della norma di legge non può essere mai ritenuta “agrituristica” una attività di ricezione e di ospitalità svolta da un imprenditore che possa qualificarsi “agricolo” ovvero che non si trovi nel predetto rapporto di connessione e complementarietà con l’attività agricola.


 


         Nel caso in esame, i giudici di legittimità non hanno accolto la tesi dell’amministrazione finanziaria che si fondava esclusivamente sulla minore percentuale di incidenza degli acquisti provenienti dall’azienda agricola del contribuente rispetto a quelli da terzi: tale dato, infatti, costituisce un requisito richiesto dalla normativa regionale, non applicabile al caso che occupa, e non dalla legge statale n. 730 del 1985 e non esclude né il rapporto di connessione e complementarietà con la mera attività agricola né la prevalenza di quest’ultima rispetto all’altra, richiesti dalla predetta disposizione nazionale.


 


         La Suprema Corte, pertanto, nel delineare i requisiti per beneficiare delle agevolazioni fiscali (1), ha ritenuto che nella fattispecie in esame vi fosse la prevalenza della provenienza dell’attività agricola dei prodotti utilizzati rispetto a quella meramente agrituristica, come già stabilito dell’appello anche in considerazione della grandezza dell’azienda agricola e della produzione vinicola esistenti.


         La sentenza di cui trattasi afferma, quindi, un principio importante dal momento che delinea l’esatta natura dell’attività agrituristica, non rinvenibile in quella di ricezione e ospitalità svolta da chi non è imprenditore agricolo, e questo può consentire di far emergere attività che godono di agevolazioni fiscali mentre in realtà non ne avrebbero diritto.


 


Enzo Di Giacomo


24 Novembre 2008








NOTE


(1) Circolare Agenzia del Catasto 15 giugno 2007, n. 7. In essa sono fissati i limiti per usufruire delle agevolazioni per fabbricati rurali e strumentali, tra i quali sono ricompresi quelli finalizzati all’agriturismo.

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