Il fisco può esigere i pagamenti dalla società cancellata dal registro delle imprese?

approvato il bilancio finale di liquidazione, i liquidatori devono chiedere la cancellazione della società dal registro delle imprese. L’estinzione della società non si verifica con l’approvazione del bilancio finale e con la cancellazione dal registro delle imprese, ma dopo che siano stati definiti ed estinti tutti i rapporti giuridici derivanti dalla nascita e dallo svolgimento del rapporto sociale…

INTERVENTO


 


         Secondo gli artt. 2312 e 2495 del codice civile, in tema, rispettivamente, di società in nome collettivo e di società di capitali, “approvato il bilancio finale di liquidazione, i liquidatori devono chiedere la cancellazione della società dal registro delle imprese.


         Orbene, il Fisco può esigere i pagamenti dalla società cancellata dal registro delle imprese, fermo restando che dal momento della cancellazione dal registro  delle imprese la cessazione dell’attività viene formalmente portata a conoscenza dei terzi.


         La Corte di Cassazione ha, infatti, statuito che il fisco può far valere la pretesa direttamente verso la società e notificare l’atto al soggetto che la rappresentava prima della cancellazione. Il caso di specie riguardava una cartella di pagamento relativa alla mancata corresponsione di una rata del condono presentato sulla base della legge n. 413/1991 da una società nel frattempo liquidata. Secondo la Corte di Cassazione, sez. Tributaria, (sent. 20 ottobre 2008, n. 25472) la sua cancellazione dal registro delle imprese non determina l’estinzione della società se sono ancora pendenti rapporti giuridici o contestazioni giudiziali. In particolare, “la cancellazione della societa’ dal registro delle imprese non determina la sua estinzione, qualora siano ancora pendenti rapporti giuridici o contestazioni giudiziali. Ne deriva che legittimamente l’amministrazione finanziaria, in relazione ad un rapporto tributario passibile di accertamento, fa valere la pretesa fiscale direttamente nei confronti della societa’ e notifica l’avviso di accertamento al soggetto che la rappresentava prima della formale cancellazione, permanendo in quest’ultimo, per i rapporti non definiti o rimasti in sospeso, la relativa rappresentanza sostanziale e processuale” (Cass. n. 14147/2003).


 


RIFLESSIONI


 


         La cancellazione della società dal registro delle imprese non determina automaticamente la sua estinzione, che, invece, consegue alla effettiva liquidazione dei rapporti giuridici pendenti, che alla stessa fanno capo, ed alla definizione di tutte le controversie giudiziarie in corso. l’estinzione della società non si verifica con l’approvazione del bilancio finale e con la cancellazione dal registro delle imprese, ma dopo che siano stati definiti ed estinti tutti i rapporti giuridici derivanti dalla nascita e dallo svolgimento del rapporto sociale.


         Anche nel processo tributario trova applicazione il principio secondo cui la società non si estingue né con lo scioglimento, né con la cancellazione dal registro delle imprese, in quanto essa conserva la qualità di parte nei  processi  instaurati in precedenza. In tal caso il ricorso per cassazione è correttamente notificato  alla  società in persona del liquidatore, mentre sono inammissibili le  costituzioni  in  giudizio in proprio del liquidatore medesimo e dell’ex amministratore (Sent. n. 20377 del 17 maggio 2006 dep. il 20 settembre 2006 della Corte Cass., Sez. tributaria).


 


         L’atto formale di cancellazione di una società dal registro delle imprese (che ha solo funzione di pubblicità) così come il suo scioglimento con conseguente instaurazione della fase di liquidazione non determinano l’estinzione della società stessa ove non siano esauriti tutti i rapporti giuridici facenti capo alla  medesima,  a  seguito della procedura di  liquidazione (Sent. n. 646 del 15 gennaio 2007 della Corte Cass., Sez. III civ.).


 


         Va sottolineato che:


a) L’art. 2456 del codice civile secondo il  quale  i  creditori sociali,  e  tra  questi   l’Erario, possono – successivamente alla cancellazione della società dal registro delle imprese – fare valere le proprie ragioni nei confronti dei soci, fino alla concorrenza delle somme da questi riscosse in base al bilancio finale di liquidazione, nonché nei confronti dei liquidatori – laddove il mancato  pagamento  sia dipeso da colpa di questi -, può essere invocato soltanto qualora  l’Amministrazione finanziaria deduca la prova che il socio abbia percepito la relativa  quota parte  dell’attivo  distribuibile e, dunque,  sia dimostrata la sua legittimazione passiva. In difetto, l’irrogazione  di   sanzioni amministrative a suo carico deve ritenersi infondata ed illegittima (Sent. n. 19732 del 3 maggio 2005 dep. il 10 ottobre 2005 della Corte Cass., Sez. tributaria).


b) La disposizione dell’art. 5 del D.M. 26 febbraio 1992  secondo cui “qualora una società sia stata cancellata dal  registro delle imprese, l’ufficio può eseguire il rimborso al liquidatore regolarmente legittimato, nella sua qualità di  rappresentante  legale della società  in  fase  di estinzione, sempreché il  credito  di  imposta  sia stato evidenziato  nel bilancio di liquidazione finale depositato nella cancelleria del tribunale” è applicabile solo in materia di Iva e perciò  l’Amministrazione non può rifiutare il rimborso della tassa sulle società  al  liquidatore di una società cancellata dal registro delle  imprese  nel  cui bilancio   di liquidazione non sia stato cautelativamente indicato il relativo credito(Sent. n. 80 del 23 maggio 2006 dep. il 7 agosto 2006 della Comm. trib. prov. di  Macerata,  Sez.  II).


c) La considerazione secondo cui il liquidatore ha perduto la rappresentanza della società a seguito della cancellazione di quest’ultima dal registro delle imprese (da cui consegue che la notifica dell’accertamento è nulla), costituisce una eccezione in senso proprio che il giudice può valutare solo se dedotta nel ricorso. La  carenza di responsabilità per il pagamento dell’imposta, da parte della persona asseritamente cessata dalla funzione di liquidatore per intervenuta redazione del  bilancio finale con piano di riparto e cancellazione della società contribuente dal Registro delle imprese, non può essere rilevata d’ufficio dal giudice. Trattasi infatti di asserito difetto della responsabilità fiscale, ossia della titolarità passiva   del rapporto sostanziale (tributario) dedotto in lite, la cui sussistenza dipende  dall’accertamento di una situazione di fatto, avente rilevanza  giuridica,  connessa alle vicende liquidatorie della società contribuente. Nel processo tributario regolato dal d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, in forza della preclusione processuale posta dall’art. 24, comma 2, è inammissibile l’eccezione di mancanza di legittimazione passiva – intesa come titolarità passiva del rapporto fiscale e responsabilità per il pagamento dell’imposta, il cui eventuale difetto non è rilevabile d’ufficio – sollevata in una memoria successiva al ricorso introduttivo della lite, e quindi tardivamente (nella specie, dal liquidatore di una società di persone cancellata dal registro delle imprese) (Sent. n. 1327 del 14 dicembre 2006 dep. il 22 gennaio 2007 della Corte Cass., Sez. tributaria).


d) Il momento in cui si perfeziona l’evento estintivo non coincide con il completamento del procedimento di liquidazione e la conseguente cancellazione dal registro delle imprese, essendo invece necessario l’esaurimento effettivo di tutti i rapporti facenti capo all’ente e, in particolare, i processi pendenti.
In altre parole, l’atto  formale di cancellazione della società dal registro delle imprese ha solo funzione di  pubblicità,  ma non ne determina l’estinzione, ove non siano ancora esauriti tutti i rapporti giuridici facenti capo alla società stessa a seguito della procedura di liquidazione, con la conseguenza che, fino a tale momento, permane la legittimazione processuale in capo alla società che la esercita a mezzo del legale rappresentante. Quindi, poiché la messa in liquidazione della società non determina la sua estinzione né fa venir meno la sua rappresentanza in giudizio, che è determinata invece soltanto dalla effettiva liquidazione dei rapporti giuridici pendenti che alla stessa facevano capo e dalla definizione di tutte le controversie in corso con i terzi, ne deriva che una società costituita in giudizio non perde la legittimazione processuale e che la rappresentanza sostanziale e processuale della stessa permane, per i rapporti rimasti in sospeso e non definiti, nei medesimi organi che la rappresentavano prima del disposto procedimento di liquidazione, restando esclusa l’interruzione dei processi pendenti” (
Tribunale ordinario di Torino – Sezione terza – Ordinanza 10 giugno – 11 luglio 2008).


 


Mariagabriella Corbi


11 Novembre 2008


 


________________


ALLEGATI


 



1) Corte di Cassazione, sez. Tributaria, sent. 20 ottobre 2008, n. 25472


 


Svolgimento del processo


La controversia concerna l’impugnazione di cartella di pagamento relativa all’imposta integrativa dovuta a seguito del condono ex L. n. 413 del 1991, contestata perché notificata successivamente alla scadenza del termine decadenziale.


Il ricorso era rigettato in primo grado, ma in appello, con la sentenza in epigrafe, la cartella era annullata, in quanto, stante la cancellazione della societa’, la notifica non avrebbe dovuto essere eseguita nei confronti del liquidatore.


Avverso tale sentenza il Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’Agenzia delle Entrate propongono ricorso con unico motivo. La società contribuente non si e’ costituita.


 


Motivi della decisione


Con l’unico motivo di ricorso, l’amministrazione denuncia violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 58 e 60, e art. 149 c.p.c., e art. 2456 c.c., e, in subordine, art. 81 c.p.c., in quanto “la cancellazione di una società non produce effetti verso i terzi creditori anteriori ancora sussistenti”, con la conseguente persistente legittimazione del liquidatore a ricevere gli atti pur dopo il provvedimento di cancellazione.


Il ricorso, tenuto conto che nella specie deve farsi riferimento all’art. 2456 c.c., nel testo applicabile ratione temporis, è manifestamente fondato sulla base del principio affermato da questa Corte secondo cui “la cancellazione della società dal registro delle imprese non determina la sua estinzione, qualora siano ancora pendenti rapporti giuridici o contestazioni giudiziali. Ne deriva che legittimamente l’amministrazione finanziaria, in relazione ad un rapporto tributario passibile di accertamento, fa valere la pretesa fiscale direttamente nei confronti della società e notifica l’avviso di accertamento al soggetto che la rappresentava prima della formale cancellazione, permanendo in quest’ultimo, per i rapporti non definiti o rimasti in sospeso, la relativa rappresentanza sostanziale e processuale” (Cass. n. 14147/2003). Il ricorso deve essere, pertanto, accolto e la sentenza impugnata deve essere cassata con rinvio della causa ad altra Sezione della Commissione Tributaria Regionale del Piemonte che provvederà anche in ordine alle spese della presente fase del giudizio.


 


P.Q.M.


La Corte Suprema di Cassazione accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, ad altra Sezione della Commissione Tributaria Regionale del Piemonte.


 


2)







Tribunale ordinario di Torino – Sezione terza – Ordinanza 10 giugno – 11 luglio 2008

1) Sull’istanza di parte attrice-opponente intesa ad ottenere la declaratoria di interruzione del processo:


Letta l’istanza di parte attrice-opponente intesa ad ottenere la declaratoria di interruzione del processo essendo stata la società STUDIO PONZIN MULTISERVIZI S.n.c. cancellata dal Registro delle Imprese in data 21.02.2008;
ritenuto che tale istanza non possa trovare accoglimento, tenuto conto che:
per le società o, più in generale, per le persone giuridiche, l’interruzione del processo ex artt. 299 segg. c.p.c. è determinata dalla “estinzione”;

senonché, nonostante il parere contrario di una parte della dottrina, deve condividersi l’orientamento della Cassazione, secondo cui il momento in cui si perfeziona l’evento estintivo non coincide con il completamento del procedimento di liquidazione e la conseguente cancellazione dal registro delle imprese, essendo invece necessario l’esaurimento effettivo di tutti i rapporti facenti capo all’ente e, in particolare, i processi pendenti (cfr. in tal senso: Cass. civile sez. III, 14 giugno 1978, n. 2962 in Arch. civ. 1979, 348: “Poiché l’effettiva estinzione della società non consegue all’esito meramente formale o contabile del procedimento di liquidazione, ma solo alla completa definizione dei rapporti giuridici che ad essa facevano capo e cioè all’esaurimento di tutte le contestazioni riguardanti la società, consegue che il liquidatore è legittimato a rappresentare in giudizio la società anche dopo l’approvazione del bilancio finale di liquidazione”);


in altre parole, l’atto formale di cancellazione della società dal registro delle imprese ha solo funzione di pubblicità, ma non ne determina l’estinzione, ove non siano ancora esauriti tutti i rapporti giuridici facenti capo alla società stessa a seguito della procedura di liquidazione, con la conseguenza che, fino a tale momento, permane la legittimazione processuale in capo alla società che la esercita a mezzo del legale rappresentante (cfr. in tal senso: Cass. civile, sez. III, 02 marzo 2006, n. 4652 in Giust. civ. Mass. 2006, 3: “L’atto formale di cancellazione della società dal registro delle imprese ha solo funzione di pubblicità, ma non ne determina l’estinzione, ove non siano ancora esauriti tutti i rapporti giuridici facenti capo alla società stessa a seguito della procedura di liquidazione. Ne consegue che, fino a tale momento, permane la legittimazione processuale in capo alla società che la esercita a mezzo del legale rappresentante, mentre deve escludersi che, intervenuta la cancellazione, il processo eventualmente già iniziato prosegua nei confronti delle persone fisiche che la rappresentavano in giudizio – nella specie, la S.C. ha ritenuto che, intervenuta la cancellazione dal registro delle imprese, ma non ancora la liquidazione di tutti i rapporti pendenti, di una società in accomandita semplice, già parte di un giudizio nel quale era stata rappresentata dall’amministratore accomandatario, essa aveva conservato la legittimazione, esercitata mediante il medesimo rappresentante, anche in relazione al ricorso per cassazione”);
quindi, poiché la messa in liquidazione della cooperativa non determina la sua estinzione né fa venir meno la sua rappresentanza in giudizio, che è determinata invece soltanto dalla effettiva liquidazione dei rapporti giuridici pendenti che alla stessa facevano capo e dalla definizione di tutte le controversie in corso con i terzi, ne deriva che una società costituita in giudizio non perde la legittimazione processuale e che la rappresentanza sostanziale e processuale della stessa permane, per i rapporti rimasti in sospeso e non definiti, nei medesimi organi che la rappresentavano prima del disposto procedimento di liquidazione, restando esclusa l’interruzione dei processi pendenti (cfr. in tal senso: Cass.civile, sez. III, 15 febbraio 2006, n 3279, in Giust. civ. Mass. 2006, 2).

2) Sull’istanza di parte convenuta-opposta intesa ad ottenere la concessione della provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo opposto:
Letta l’istanza di parte convenuta-opposta intesa ad ottenere la concessione della provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo opposto, e lette le osservazioni di parte attrice-opponente;
esaminati gli atti e i documenti prodotti dalle parti;
preso atto delle dichiarazioni rese dai difensori delle parti in udienza;
rilevato che l’art. 648 c.p.c. prevede un potere discrezionale del Giudice Istruttore di concedere la medesima quando l’opposizione o, meglio, le eccezioni dell’opponente non risultino fondate su prova scritta o di pronta soluzione, per cui, sotto questo primo profilo, la provvisoria esecutorietà del decreto dev’essere concessa, non risultando l’opposizione fondata su idonea e sufficiente prova scritta e non apparendo di pronta soluzione;


ritenuto, sotto un secondo profilo, che, ai fini della concedibilità della provvisoria esecuzione, è necessaria anche la sussistenza del ragionevole fumus del credito, nel senso che occorre indagare anche sull’esistenza di una prova “adeguata” dei fatti costitutivi del diritto vantato dall’opposto, secondo i canoni del giudizio ordinario di merito: tale “adeguatezza” si ha o quando la documentazione della fase sommaria ha valore di prova scritta anche nel giudizio di opposizione, o quando viene integrata da idonea ulteriore documentazione o, infine, quando non vi è stata contestazione dei fatti costitutivi da parte dell’opponente (cfr. in tal senso: Corte Cost. 4.5.1984 n. 137 in Foro it. 1984, I, 1775; Corte Cost., con ord. 25.5.1989 n. 295 in Foro it. 1989, I, 2391);


ritenuto che, nel caso di specie, anche facendo applicazione di tali principi, deve ritenersi concedibile la provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo opposto, tenuto conto delle (sia pure ad una valutazione sommaria) condivisibili argomentazioni svolte in comparsa di costituzione e risposta dalla parte convenuta-opposta e dei documenti prodotti da quest’ultima in sede monitoria e nel presente giudizio di opposizione;


ritenuto che, sia pure ad una sommaria valutazione, quale si richiede in questa fase, i rilievi avanzati da parte attrice-opponente non risultano fondati;
ritenuto che, pertanto, debba essere concessa la provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo opposto;


 


3) Sull’opportunità di fissare udienza di comparizione personale delle parti, ai sensi degli artt. 183, 3° comma, e 185, 1° comma, seconda parte, c.p.c.:
Rilevato
che parte convenuta-opposta ha chiesto la concessione dei termini previsti dall’art. 183, 6° comma, c.p.c.;


ritenuto, peraltro, opportuno fissare previamente udienza di comparizione personale delle parti al fine di interrogarle liberamente e di provocarne la conciliazione, ai sensi degli artt. 183, 3° comma, e 185, 1° comma, seconda parte, c.p.c. (così come sostituiti, con decorrenza dal 01.03.2006, dall’art. 2 del D.L. n. 35/2005, convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 80/2005, e successivamente modificati dall’art. 1 Legge n. 263/2005);


 


                                                                P.Q.M.



Rigetta
l’istanza di parte attrice-opponente intesa ad ottenere la declaratoria di interruzione del processo.


Concede la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo opposto del Tribunale di Torino n. 12521/07 depositato in data 13.12.2007.



Fissa udienza di comparizione personale delle parti a venerdì 07 novembre 2008 ore 10,00, al fine di interrogarle liberamente e di provocarne la conciliazione, ai sensi degli artt. 183, 3° comma, e 185, 1° comma, seconda parte, c.p.c. (così come sostituiti, con decorrenza dal 01°.03.2006, dall’art. 2 del D.L. n. 35/2005, convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 80/2005, e successivamente modificati dall’art. 1 Legge n. 263/2005).


Autorizza il ritiro dei rispettivi fascicoli.


Manda alla Cancelleria di comunicare la presente Ordinanza alle parti.

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