Competenza delle Commissioni tributarie per i ricorsi relativi a contestazioni riguardanti ipoteche a garanzia di crediti tributari presentati prima del 12 agosto 2006

il giudice originariamente privo di giurisdizione non può dichiarare la propria carenza di giurisdizione ove nel corso del giudizio sia sopravvenuta una legge idonea ad attribuirgli la giurisdizione medesima

          L’ordinanza  n. 363 del 3 novembre 2008 (dep. il 7 novembre 2008) della Corte Costituzionale, ha, recentemente,statuito che:


A) Il giudice originariamente privo di  giurisdizione (o competenza) non può, per ragioni di economia processuale, dichiarare la propria  carenza  di giurisdizione (o competenza), ove nel corso del  giudizio  sia  sopravvenuta una legge idonea ad attribuirgli la giurisdizione (o competenza) medesima (ex plurimis, le pronunce  della Corte di cassazione, sezioni  unite: ordinanza n. 857 del 2008; sentenze n. 16289 del 2007, n. 20322 del 2006, n. 8126 del 2005, n. 4820 del 2005, n. 3877 del 2004); pertanto – in base alla regola della “competenza sopravvenuta” desumibile da tale consolidata interpretazione dell’art. 5 cod. proc. civ. –, il citato art. 35, comma 26-quinquies, del decreto-legge n. 223 del 2006, è idoneo a radicare, nella controversia relativa all’iscrizione ipotecaria oggetto del giudizio principale, la giurisdizione del giudice  tributario a quo, adito anteriormente al 12 agosto  2006,  quando  era  ancora  privo  di giurisdizione al riguardo.


B) Quanto al presupposto interpretativo per cui il giudice  non  potrebbe  disporre  la  translatio iudicii a séguito  della  declinatoria  della  propria  giurisdizione    il rimettente omette di considerare che la giurisprudenza di legittimità, in via  interpretativa,  aveva  ammesso  la translatio iudicii tra giudici speciali e giudice  ordinario (Cassazione, sezioni unite civili, sentenze n. 5431 del 2008 e n. del 2007).


 


          In buona sostanza, la Consulta, dichiarando inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 3 del D.Lgs. 562/1992 ha precisato che il giudice che declina la propria giurisdizione può disporre il trasferimento il processo a quello che ritiene competente a decidere. A proposito dei ricorsi sulle iscrizioni ipotecarie la Corte Costituzionale richiama la regola della competenza sopravvenuta: il giudice originariamente privo di giurisdizione (o competenza) non può dichiarare la propria carenza di giurisdizione (o competenza) se nel corso del giudizio è sopravvenuta una legge che gliela attribuisce. Infatti, la  ratio della disciplina del codice di rito in tema di translatio iudicii e perpetuatio iurisdictionis è tesa a favorirne l’applicazione in quanto il giudice  adito non può, per ragioni di economia processuale, dichiarare la propria carenza di giurisdizione o competenza allorquando lo ius superveniens devolva al medesimo expressis verbis la cognizione della controversia.


          Giova osservare che il principio di cui all’art. 5 del codice di procedura civile sancisce l’irrilevanza ai fini della determinazione della giurisdizione dei mutamenti legislativi successivi alla proposizione della domanda nei soli casi in cui il sopravvenuto mutamento normativo privi il giudice della giurisdizione, ma non invece nei casi in cui esso comporti l’attribuzione della giurisdizione al giudice che ne era privo, ma davanti al quale il processo fu erroneamente instaurato (Cassazione, SS.UU. sentenza n. 13549 del 24 giugno 2005; Cassazione sentenza n. 6774 del 5 maggio 2003); il giudice  adito non può  declinare  la giurisdizione qualora nel corso del processo sopravvenga, per  effetto  di mutamenti di fatto o di  diritto,la  giurisdizione originariamente mancante.     Secondo tale orientamento il principio generale enucleabile dall’art. 5 cpc, per evidenti ragioni di economia dei mezzi processuali, è quello secondo il quale va riconosciuta l’efficacia sanante e convalidante dello jus superveniens nelle controversie erroneamente introdotte dinanzi al Giudice al quale successivamente il legislatore ha attribuito la giurisdizione. Pertanto, ai sensi dell’art. 5 cpc, il processo deve continuare davanti al Giudice adito non solo nel caso in cui questi, originariamente competente, cessa di esserlo a seguito del sopravvenuto mutamento dello stato di fatto o di diritto, ma anche quando il Giudice adito, incompetente, sia divenuto competente per sopravvenuta modifica legislativa (Corte Costituzionale ordd. 8 maggio 2000, n. 134 e 14 novembre 2000, n. 490; Cassazione SS.UU. 13 febbraio 1996, n. 148; 8 luglio 1996, n. 6231; 29 ottobre 1997, n. 10634; 23 febbraio 1999, n. 95; 27 luglio 1999, n. 516; 10 agosto 1999, n. 580). Qualora la giurisdizione sopravvenga nel corso di un giudizio instaurato dinanzi ad un organo originariamente incompetente, questi potrà legittimamente pronunciarsi sul merito. Occorre attribuire un potere di decidere sul merito al giudice divenuto carente di giurisdizione successivamente alla proposizione della domanda; inoltre, occorre favorire la giurisdizione del giudice adito, sebbene questi sia divenuto competente solo successivamente alla proposizione della domanda (cosiddetta interpretazione funzionale dell’art. 5 del codice di procedura civile).


 


          Il giudizio, per ragioni di economia processuale, continua davanti al giudice adito, non solo quando questi cessi di essere competente per il mutato quadro normativo o di fatto, ma anche nel caso in cui il giudice cui la parte si sia rivolta, sebbene originariamente incompetente, sia divenuto competente in virtù di una sopravvenuta modifica legislativa. È antieconomico negare la giurisdizione all’organo adito perché carente di giurisdizione al momento della proposizione della domanda.


          La perpetuatio jurisdictionis nel caso di jus superveniens ha la funzione di salvaguardare ed assicurare una tutela contro l’atto impugnato.         


          Giova ricordare che la Consulta con sentenza 12 marzo 2007, n. 77 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 30 della legge 6 dicembre 1971, n. 1034 (Istituzione dei tribunali amministrativi regionali), nella parte in cui non prevede che gli effetti, sostanziali e processuali, prodotti dalla domanda proposta a giudice privo di giurisdizione si conservino, a seguito di declinatoria di giurisdizione, nel processo proseguito davanti al giudice munito di giurisdizione.


          I principi enunciati dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 77/2007, che è successiva alla pronuncia della Corte di cassazione, sez. un. n. 4109/2007, entrambe favorevoli (anche se con un iter logico-giuridico diverso) all’introduzione nel nostro sistema della translatio iudicii nei rapporti tra giurisdizioni diverse, anziché tra diversi giudici di una stessa giurisdizione, evitano le prescrizioni e le decadenze interrotte dalla tempestiva proposizione del ricorso iniziale presso il giudice carente di giurisdizione.


          Sussistono, quindi, le condizioni per potere affermare che è stato dato ingresso nell’ordinamento processuale al principio della translatio iudicii dal giudice ordinario al giudice speciale, e viceversa, in caso di pronuncia sulla giurisdizione”. Premessa indispensabile è la considerazione di carattere generale che, seppure in tema di giurisdizione non è espressamente stabilita una disciplina improntata a quella prevista per la competenza (artt. 44, 45 e 50 del codice di rito civile), ammissiva della riassunzione della causa dal giudice incompetente a quello competente, neppure sussiste la previsione di un espresso divieto della translatio iudicii nei rapporti tra giudice ordinario e giudice speciale.


 


          E’ ormai recessivo il precedente orientamento delle sezioni unite della Corte di cassazione (ex plurimis: Cass. sez. un n. 7039/2006; Cass. sez. un. n. 19218/2003; Cass. sez. un. n. 17934/2003; Cass. sez. un. n. 8089/2002; Cass. sez. un. n. 7099/2002; Cass. sez. un. n. 6041/2002; Cass. sez. un. n. 2091/2002; Cass. sez. un. n. 14266/2001; Cass. sez. un. n. 1146/2000; Cass. sez. un. n. 1166/94; Cass. sez. un. n. 10998/93), in base al quale “la translatio iudicii dal giudice ordinario al giudice speciale (e viceversa) presuppone necessariamente l’unicità della giurisdizione. A tale superato indirizzo – fondato sull’applicabilità della translatio alle sole ipotesi tassative di difetto di competenza nell’ambito dello stesso ordine giudiziario (articolo 50 del codice di procedura civile) e di pronuncia in sede di regolamento di giurisdizione, se la Corte di cassazione dichiara la giurisdizione del giudice ordinario (articoli 41 e 367 del codice di procedura civile) – conseguiva che “Nel caso … di domanda proposta innanzi ad un giudice privo di giurisdizione, non è possibile la riassunzione dinanzi al giudice … fornito di tale giurisdizione”. Quanto sopra evidenziato assicura il rispetto del principio del giusto processo: l’applicazione della translatio iudicii rappresenta, infatti, un’adeguata tutela del cittadino che deve avere la possibilità di ricorrere alle garanzie apprestate dall’ordinamento sul piano giurisdizionale attraverso un percorso lineare e privo di “trappole formali”, senza che tuttavia le esigenze di semplificazione e celerità del processo si convertano in una violazione dei limiti costituzionali.


 


Mariagabriella Corbi


17 Novembre 2008 


__________________________



ALLEGATO


 


ALLA COMMISSIONE TRIBUTARIA PROVINCIALE    DI …


 


             Riassunzione del giudizio per effetto della cd. translatio iudicii


 


Per: il sig. …


    nel giudizio


    contro: Agenzia delle Entrate – Ufficio di …


 


    Il  sig.    (cod.  fisc.   …..),   rappresentato   ed   assistito


dall’Avv./Dott./Rag. …, per  delega  a  margine  del  presente  atto,  ed


elettivamente domiciliato presso il suo studio in … alla Via …, n. 


– C.A.P. …


PREMESSO


 


    che, con atto del …, impugnava dinanzi  Tar di……..


   un  ……. dell’Ufficio  di  …,  contestandone  la


legittimità e la fondatezza;


    che il Tar adito, con sentenza del  …,


dichiarava il proprio difetto di giurisdizione  e  nel contempo dichiarava la competenza della Commissione tributaria  provinciale di …;


    che è interesse dell’istante riassumere il ricorso proposto, al fine di ottenerne l’accoglimento;


    tutto ciò premesso,


RIASSUME


 


    il ricorso, già proposto innanzi al tar …


dichiaratosi incompetente.


    A tal fine, integralmente riporta il testo dell’originario ricorso  del quale chiede l’accoglimento:


    (riportare il testo del ricorso iniziale, comprese le conclusioni).


CHIEDE


 


    che codesta Ecc.ma Commissione tributaria  provinciale  ,  in  accoglimento del ricorso voglia …


    Con vittoria delle spese di lite.


 


    Si deposita:


    1)  copia  della  sentenza  n.  …/…  del tar di …;


    2) copia del ricorso iniziale;


    3) copia dell’atto impugnato;


    4) copia della procura (se non apposta a margine del ricorso);


    5) altri documenti.


 


    Luogo e data


                                                        Firma del difensore


                                                      (Avv./Dott./Rag. …)

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