Rateazione negata da Equitalia S.p.a.: liti rimesse al giudice tributario?

         Il giudice amministrativo non ha giurisdizione sul ricorso con cui una società contesta il rifiuto opposto da Equitalia S.p.a. all’istanza di rateazione del pagamento di somme iscritte a ruolo.          Tale importante assunto è stato statuito dal TAR Friuli Venezia Giulia con  sentenza del  28/08/2008, n. 452.          In particolare l’iter logico giuridico adottato […]

         Il giudice amministrativo non ha giurisdizione sul ricorso con cui una società contesta il rifiuto opposto da Equitalia S.p.a. all’istanza di rateazione del pagamento di somme iscritte a ruolo.

         Tale importante assunto è stato statuito dal TAR Friuli Venezia Giulia con  sentenza del  28/08/2008, n. 452.

         In particolare l’iter logico giuridico adottato dalla citata pronuncia si è così sviluppato.

         Premesso che, pur se il ricorso è stato portato all’attenzione del Collegio in sede cautelare, sussistono nella specie i presupposti per una pronuncia immediata nel merito di cui all’art. 26 L. n. 1034/71 nel testo introdotto dalla L. n. 205/00, e che Equitalia s.p.a. è una società di diritto privato di proprietà interamente pubblica investita ex lege dell’accertamento e riscossione dei tributi mediante ruolo, il Collegio ritiene di non avere giurisdizione sul ricorso in esame, in quanto concernente controversia attinente a diritti ed obblighi di soggetti passivi di rapporti tributari la cui conoscenza è rimessa ex lege alla competenza del giudice tributario (art. 2 D.L.vo n. 546/92; in termini cfr. di questo Tribunale, sent. n. 86/03) (1).

 

         Ne segue in via necessitata la declaratoria di difetto di giurisdizione del giudice adito, con la precisazione, in ossequio ai principi in tema di translatio iudicii affermati dalle SS.UU della Cass. Civ. con sent. n. 4109 del 22 febbraio 2007 e dalla Corte Costituzionale con sent. n. 77 del 12 marzo 2007, che, in attesa che il legislatore traduca in norme specifiche i suddetti principi, appare opportuno (seppur la conseguenza fondamentale e principale della translatio iudicii, e cioè la conservazione degli effetti prodotti dalla domanda originaria, discenda direttamente dall’ordinamento, come chiarito dal giudice delle leggi, e non già da una dichiarazione specifica del giudice che declina la propria giurisdizione) fare salvi gli effetti sostanziali e processuali della domanda e rimettere le parti innanzi al giudice tributario fissando il termine di sei mesi per la riassunzione (cfr. C.d.S., IV, 13 marzo 2008 n. 1059; arg. ex art. 367 c.p.c.).

 

 

RIFLESSIONI

 

         Sussiste un preciso orientamento secondo  cui la tesi  dell’impugnabilità  del diniego di dilazione davanti  alla Commissione tributaria può essere sostenuta invocando sia il dato letterale dell’art. 19 comma 1, lettera  h), del D. Lgs. n.   546/1992,  sia l’applicazione del metodo sillogistico, che il criterio secondo cui il riparto tra giurisdizione amministrativa e Commissione tributaria si  fonda sul tipo di atto impugnato; in particolare, si può argomentare quanto segue: – l’atto  di  diniego  di  agevolazioni  è  un  atto  autonomamente impugnabile dinanzi alla Commissione  tributaria  ai  sensi  dell’art.19, comma 1, lettera h), del D.Lgs n. 546/1992; – l’atto di diniego di dilazione è  equiparabile  al  diniego  di agevolazione di cui all’art. 19,  comma  1,  lettera  h),  del  D.Lgs.  n. 546/1992; c’è equiparazione ontologica e funzionale tra l’atto  di  diniego espresso di agevolazioni di cui all’art. 19  del  D.Lgs.  n.  546/1992,  e l’atto di diniego di dilazione del pagamento di cui all’art. 19 del  D.P.R. n. 602/1973; – è corretto  propugnare  l’impugnazione  dinanzi  alla  Commissione tributaria di un atto che al di    della  qualificazione  formale  (nomen attribuito) sia equipollente ad uno degli atti tipici perciò è  ammesso  il ricorso, atteso che la qualificazione di un atto amministrativo deve essere effettuata con riferimento al contenuto ed alle  finalità  che  si  intende perseguire; in buona sostanza, per verificare se un atto è suscettibile  di autonoma impugnazione occorre fare riferimento alla sua sostanza e  non  al nomen attribuito.

 

         Premesso che il legislatore (VD. L. n. 31/2008) ha previsto che la  richiesta  di  rateazione deve essere indirizzata all’agente della riscossione e può essere  presentata anche dopo l’inizio dell’espropriazione, la pronuncia in rassegna lascia adito a perplessità, in tema di giurisdizione competente per il diniego di rateazione, poiché il soggetto destinatario dell’istanza del contribuente che intende dilazionare il carico  iscritto  a ruolo non è  l’ufficio fiscale ma l’agente della riscossione. Peraltro, è  noto che il procedimento esecutivo dell’agente della riscossione  ha quale caratteristica fondamentale la separazione tra titolarità del credito e titolarità dell’azione esecutiva; il titolare del credito affida la riscossione ad un altro soggetto pubblico (2), che si occupa  della riscossione dei crediti. La  titolarità del credito di imposta spetta sempre esclusivamente all’ente  impositore, in quanto il concessionario svolge esclusivamente le attività occorrenti alla realizzazione della riscossione delle somme  che,  alle  scadenze, devono essere riversate alla tesoreria provinciale. L’agente della riscossione in cambio del  previsto aggio riscossione, svolge tutte le funzioni necessarie per la materiale esecuzione del ruolo e il versamento nelle casse erariali delle relative entrate tributarie. Alla “Riscossione Spa” e alle società dalla stesse partecipate è attribuita la qualifica di “agenti della riscossione”. L’Agente della riscossione  non è equiparabile ad un ufficio finanziario sotto il profilo dell’attività impositiva in quanto può essere considerato munus solo relativamente all’esercizio di potestà pubbliche di riscossione. Esso svolge le funzioni di organo indiretto dell’Amministrazione Finanziaria (da ultimo vd. la sentenza del Tribunale amministrativo regionale Basilicata 12-07-2007, n. 498).

 

         Il diniego di dilazione è sindacabile dal giudice amministrativo (3) per vizi di legittimità e non assurge a diniego di agevolazione, ex art. 19, comma 1, lettera h), del D.lg. n. 546/1992, impugnabile dinanzi alla Commissione tributaria.     Trattasi di un provvedimento negativo discrezionale rispetto al quale la posizione sostanziale del richiedente è di interesse legittimo (4). Per gli atti diversi da quelli contemplati dall’art. 19 del D.lg. n. 546/1992 il sistema di tutela giurisdizionale si diversifica in funzione della natura dell’atto e della situazione soggettiva lesa; se viene in contestazione l’uso legittimo del potere, ossia l’esercizio di un potere discrezionale e non l’esistenza del potere stesso, è configurabile la giurisdizione del giudice amministrativo. L’art. 7, comma 4, dello statuto del contribuente, costituisce una conferma della coesistenza di un ambito riservato al giudice amministrativo in materia tributaria, con particolare  riferimento  alle ipotesi di vizi formali di atti tributari, ovvero di  cattivo  uso del potere nell’esercizio di  attività  discrezionali anche dell’agente della riscossione; si pensi al  diniego  dei  provvedimenti  di  rateizzazione  della riscossione.

 

         Giova ricordare che la Consulta con sentenza n. 77 del 12 marzo 2007 ha dichiarato  l’illegittimità costituzionale dell’art. 30 della legge 6 dicembre 1971, n. 1034 (Istituzione dei tribunali amministrativi regionali), nella parte in cui non prevede che gli effetti, sostanziali e processuali, prodotti dalla domanda proposta a giudice privo di giurisdizione si conservino, a seguito di declinatoria di giurisdizione, nel processo proseguito davanti al giudice munito di giurisdizione.

         I principi enunciati dalla Corte Costituzionale con la  sentenza n.77/2007, che è successiva alla pronuncia della Corte di Cassazione, SS.UU., 4109/2007, entrambe favorevoli (anche se con un iter logico-giuridico diverso) all’introduzione nel nostro sistema della  translatio  iudicii  nei rapporti tra giurisdizioni diverse,  anziché tra diversi  giudici di una stessa giurisdizione, evitano le  prescrizioni  e le decadenze interrotte dalla tempestiva proposizione del ricorso iniziale presso il giudice carente di giurisdizione.

 

         Occorre precisare che l’atto notificato privo delle indicazioni circa il   termine di impugnazione ed il giudice competente a decidere del  giudizio – ai  sensi dell’art. 3, comma 4 della l. 7 agosto 1990, n. 241 – non  determina  la decadenza dal diritto ad impugnare (Sent. n. 1701 dell’11 dicembre 2007 dep. il 25 gennaio 2008 della Corte Cass. sez. III civile). La mancata indicazione del termine e dell’autorità cui è possibile ricorrere, a norma dell’art. 3, legge n. 241/1990, non determina l’annullamento dell’atto di accertamento tributario, ma comunque, incide sulla decorrenza del termine per ricorrere; in particolare, tale mancata indicazione può configurare errore scusabile e di conseguenza la rimessione in termini del destinatario dell’atto (sentenza n. 26116 del 13 dicembre 2007 della Corte di Cassazione).

 

Dott. Angelo Buscema

15 ottobre 2008

 

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NOTE

1) Secondo il TAR del Friuli Venezia Giulia sentenza n. 86 del 25 febbraio 2003, alla luce del nuovo testo dell’articolo 2 del D. Lgs. 546/92 così come introdotto dall’articolo 12, 2o comma, della legge n. 448/2001, rientra nella giurisdizione del giudice tributario la controversia volta ad ottenere, in via alternativa o cumulativa i benefici della parziale esenzione o della sospensione o rateizzazione della riscossione di somme iscritte a ruolo avendo ad oggetto imposte sui redditi.

 

2) il soggetto che svolge le funzioni di attuazione dell’imposizione, sebbene distinto dall’ente impositore, non è più un soggetto privato ma un soggetto pubblico di cui partecipa anche l’agenzia delle Entrate (in tal senso, Maria C. Parlato, Brevi note sulla riscossione spa in rassegna tributaria n. 4/2006 pag. 1189).

  

3) Avverso il provvedimento di diniego del beneficio ed entro i sessanta giorni  dalla  sua  notificazione, è esperibile ricorso al Tribunale amministrativo regionale competente e tale indicazione deve chiaramente figurare nel provvedimento notificato, in osservanza al disposto dell’art. 7 della L. n. 212/2000 (Gianfranco Antico e Valeria Fusconi, La rateizzazione delle imposte Le diverse possibilità e forme offerte dal Fisco in “il fisco” n. 31 del 2 settembre 2002, pag. 1-4978); vd. Mario Aulenta, La dilazione del pagamento delle somme iscritte nei ruoli in “Il fisco” n. 17 del 29 aprile 2002, pag. 1-2645 Angelo Buscema Aspetti sostanziali e processuali della rateazione delle  imposte  e  della sospensione della riscossione alla luce della  circolare  n.  15/E  del  26 gennaio 2000 in “il fisco” n. 26 del 26 giugno 2000, pag. 8727) La giurisdizione amministrativa in materia tributaria è  analizzata da L. del Federico, La giurisdizione in AA.VV.,  “Il  processo  tributario”

1999, Utet, pag. 69.Per L. Del Federico gli atti di rateizzazione e dilazione del pagamento dei tributi sono impugnabili dinanzi al giudice amministrativo.

 

4) Recentemente la Cassazione ha avuto modo di precisare che non esiste una riserva assoluta di giurisdizione sugli interessi legittimi a favore del giudice amministrativo a proposito degli atti di  autotutela  in  materia tributaria (SS.UU., n. 7388 del 27 marzo 2007, in  il  fisco  n.  14/2007, fascicolo n. 1, pag. 2058).

 

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ALLEGATO

Trib. Amministrativo Regionale Friuli Venezia Giulia sez. I, sent. 28 agosto 2008, n. 452

 

Fatto e Diritto

 

La società ricorrente si duole di una nota di Equitalia Udine s.p.a. del 20 maggio 2008 con la quale si respinge una sua precedente istanza intesa ad ottenere la rateazione nel pagamento di somme iscritte a ruolo.

Premesso che, pur se il ricorso è stato portato all’attenzione del Collegio in sede cautelare, sussistono nella specie i presupposti per una pronuncia immediata nel merito di cui all’art. 26 L. n. 1034/71 nel testo introdotto dalla L. n. 205/00, e che Equitalia s.p.a. è una società di diritto privato di proprietà interamente pubblica investita ex lege dell’accertamento e riscossione dei tributi mediante ruolo, il Collegio ritiene di non avere giurisdizione sul ricorso in esame, in quanto concernente controversia attinente a diritti ed obblighi di soggetti passivi di rapporti tributari la cui conoscenza è rimessa ex lege alla competenza del giudice tributario (art. 2 D.L.vo n. 546/92; in termini cfr. di questo Tribunale, sent. n. 86/03).

Ne segue in via necessitata la declaratoria di difetto di giurisdizione del giudice adito, con la precisazione, in ossequio ai principi in tema di translatio iudicii affermati dalle SS.UU della Cass. Civ. con sent. n. 4109 del 22 febbraio 2007 e dalla Corte Costituzionale con sent. n. 77 del 12 marzo 2007, che, in attesa che il legislatore traduca in norme specifiche i suddetti principi, appare opportuno (seppur la conseguenza fondamentale e principale della translatio iudicii, e cioè la conservazione degli effetti prodotti dalla domanda originaria, discenda direttamente dall’ordinamento, come chiarito dal giudice delle leggi, e non già da una dichiarazione specifica del giudice che declina la propria giurisdizione) fare salvi gli effetti sostanziali e processuali della domanda e rimettere le parti innanzi al giudice tributario fissando il termine di sei mesi per la riassunzione (cfr. C.d.S., IV, 13 marzo 2008 n. 1059; arg. ex art. 367 c.p.c.).

Nulla per le spese, non essendosi costituita la controparte.

 

P.Q.M.

 

Il Tribunale Amministrativo Regionale del Friuli-Venezia Giulia, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe,

dichiara il proprio difetto di giurisdizione e rimette la controversia innanzi al giudice tributario affinché dia vita al giudizio di merito fissando per la riassunzione il termine di sei mesi dalla comunicazione in via amministrativa ovvero, se anteriore, dalla notifica della presente pronuncia.

Nulla spese.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

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