Novità fiscali del 7 ottobre 2008. Ravvedimento operoso delle dichiarazioni ancora possibile; trasformazione e affitto azienda; I.C.I. fabbricati rurali; libro giornale: imposta di bollo sulle scritture contabili ausiliarie?

  Indice:   1) Tutti i fabbricati rurali scontano l’ICI ?   2) Apertura di partita IVA: Il non residente nella dichiarazione di inizio attività indica il domicilio fiscale italiano   3) Agevolazione c.d. “prima casa”: Atto integrativo   4) Ravvedimento operoso delle dichiarazioni ancora possibile   5) Libro giornale: Imposta di bollo sulle scritture […]

 






Indice:


 


1) Tutti i fabbricati rurali scontano l’ICI ?


 


2) Apertura di partita IVA: Il non residente nella dichiarazione di inizio attività indica il domicilio fiscale italiano


 


3) Agevolazione c.d. “prima casa”: Atto integrativo


 


4) Ravvedimento operoso delle dichiarazioni ancora possibile


 


5) Libro giornale: Imposta di bollo sulle scritture contabili ausiliarie ?


 


6) Concessione del bene: Niente rimborso IVA sugli acquisti di beni ammortizzabili


 


7) Società non operative: Ai fini dell’esclusione da tale disciplina la partecipazione di un soggetto pubblico deve essere diretta


 


8) Bonus aggregazioni su operazione di conferimento di azienda


 


9) Trasformazione di azienda speciale in società di capitali: Riconoscimento del valore fiscale dei beni in capo all’affittuario dell’azienda


 


10) Contratti di locazione esenti da IVA: Modalità e termini degli adempimenti e dei versamenti


 


 


1) Tutti i fabbricati rurali scontano l’ICI ?


L’Anci dell’Emilia Romagna, aderendo al nuovo orientamento della Corte di Cassazione (sentenza n. 23596/2008), ha invitato i Comuni a recuperare l’ICI dovuta sui fabbricati rurali.


I Comuni notificheranno nei prossimi mesi i relativi avvisi di accertamento, anche per gli anni passati, senza però irrogare le relative sanzioni


La citata sentenza della Corte di Cassazione (resa nota nel mese scorso), ha ritenuto che tutti i fabbricati rurali devono essere assoggettati ad ICI.


In passato l’Agenzia delle Entrate ha evidenziato, contrariamente al predetto orientamento, che i fabbricati rurali siano sempre esclusi dal tributo comunale.


I dubbi riguardavano solo le condizioni che consentivano di attribuire ad un determinato cespite la qualifica di fabbricato rurale.


Tuttavia, ove tale qualificazione fosse stata correttamente attribuita, nessuno dubitava del fatto che il proprietario potesse legittimamente non versare l’ICI.


Istruzioni per la compilazione della Dichiarazione ICI per l’anno 2007


Anche leggendo le istruzioni, al punto 8.2 campo 15, si perviene alla conclusione del non assoggettamento all’imposta per quei fabbricati che presentano i requisiti della ruralità (laddove si fa riferimento ad un unico campo per indicare quegli immobili che hanno i requisiti di esclusione, esenzione o ruralità).


Per cui, secondo Dottrina (tra cui N. Forte, ex Fondazione Luca Pacioli), la tesi della recente sentenza della Corte di Cassazione suscita notevoli perplessità giacché non viene previsto alcun obbligo generalizzato di iscrizione dei fabbricati rurali nel catasto urbano.


L’obbligo di iscrizione è previsto solo:


– in caso di variazione nello stato e nella destinazione d’uso delle unità immobiliari;


– per gli atti traslativi o costitutivi di diritti reali.


 


 


2) Apertura di partita IVA: Il non residente nella dichiarazione di inizio attività indica il domicilio fiscale italiano (sede principale dei propri affari, come qualsiasi cittadino italiano)


Un soggetto residente in un paese terzo che intende aprire un’attività economica in Italia, senza esercitare nel proprio paese alcuna professione, può richiedere la partita Iva come qualsiasi cittadino italiano indicando nel modello il domicilio fiscale del luogo in cui svolgerà la professione. In questa ipotesi, infatti, è irrilevante che la persona sia residente all’estero, in quanto l’intenzione di svolgere l’attività lavorativa e costituire il centro dei propri interessi in Italia è sufficiente per essere considerato soggetto passivo di imposta nello Stato.


Risulta evidente che:


– è irrilevante l’iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente ai fini dell’individuazione del soggetto passivo d’imposta in Italia;


– la residenza è intesa quale res facti, poiché non può prescindere dall’insistere sul luogo, con relativa stabilità, del soggetto e l’elemento intenzionale assume rilevanza secondaria;


– il domicilio è, invece, definito res iuris in quanto situazione giuridica caratterizzata dalla volontà di stabilire e conservare in un determinato luogo la sede principale dei propri affari ed interessi (vedi in questo senso la sentenza della Corte di Cassazione del 21 marzo 1968, n. 884).


Nel caso di specie, è emerso che l’intenzione del soggetto interessato, che ha posto l’interpello all’Agenzia delle Entrate, sia quella di costituire nel territorio italiano il centro dei propri interessi, ed ivi svolgere l’attività lavorativa.


Pertanto, la circostanza che nel territorio italiano venga costituito il domicilio fiscale, pur in presenza della residenza in un paese terzo (Repubblica di San Marino) non è di ostacolo a considerare l’istante quale soggetto passivo di imposta alla stregua di un soggetto residente.


Peraltro, poiché l’istante non svolge, nel paese di residenza, così come rappresentato nella richiesta, alcuna attività professionale o imprenditoriale, nel modello AA9/9, da presentarsi ai sensi dell’articolo 35 del decreto in materia Iva, dovrà indicare il domicilio fiscale ossia il luogo ove sarà svolta l’attività lavorativa, al fine di dotarsi di una partita Iva ordinaria.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 03/10/2008, n. 369/E)


 


 


3) Agevolazione c.d. “prima casa”: Atto integrativo – Omessa richiesta delle agevolazioni fiscali nella domanda di partecipazione ad un’asta immobiliare


Un atto integrativo prodotto per fruire delle agevolazioni “prima casa” è valido anche nel caso di trasferimento di un immobile attraverso un’asta giudiziaria, a condizione che lo stesso sia presentato prima della registrazione del decreto del giudice di esecuzione.


In sostanza, tenuto conto del rispetto di tale tempistica, è possibile estendere l’efficacia normalmente riconosciuta alle dichiarazioni integrative delle “ordinarie” compravendite, attestanti il possesso dei requisiti per l’accesso ai benefici.


La Corte di Cassazione ha precisato che il termine finale entro il quale il destinatario dell’agevolazione, “… può far valere il suo diritto a chiedere l’applicazione dell’agevolazione tributaria sull’acquisto della prima casa, è costituito dalla registrazione dell’atto davanti all’Amministrazione fiscale” (Corte di Cassazione n. 21379 del 2006).


Pertanto, nel caso di specie,  parere dell’Agenzia delle Entrate la dichiarazione riguardante il possesso dei previsti requisiti poteva essere resa nelle more della registrazione del decreto di trasferimento.


In mancanza di detto adempimento nel termine sopra indicato, il soggetto che ha posto istanza di interpello alla stessa Agenzia, non può pretendere l’agevolazione “prima casa” e quindi non può ottenere il rimborso della maggiore imposta versata.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 03/10/2008, n. 370/E)


 


 


4) Ravvedimento operoso delle dichiarazioni ancora possibile


Il 30/09/2008 è scaduto il termine per inviare il modello unico 2008 da parte dei soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare (periodo d’imposta 2007), si tratta, quindi, della scadenza che ha riguardato la molteplicità dei contribuenti.


Tuttavia, per gli eventuali ritardatari, o per coloro che volessero rimediare agli errori commessi, esiste nel nostro ordinamento la possibilità di ricorrere al particolare istituto cd. ravvedimento operoso, che, pure nel caso di specie, prevede degli ammortizzatori.


Dichiarazioni presentate con un ritardo non superiore a 90 giorni


La norma prevede, infatti, che se la dichiarazione viene presentata oltre il termine naturale ma con un ritardo non superiore ai 90 giorni è possibile sanare la violazione con il pagamento di una sanzione fissa di 32 euro pari a 1/8 di 258 euro. Come rilevato in Dottrina (Tonino Morina) in Il Sole 24 Ore del 03/10/2008:
Per i contribuenti che presentano la dichiarazione tardivamente, ma entro i 90 giorni successivi, sono applicabili tante distinte sanzioni quante sono le dichiarazioni comprese all’interno del Modello Unico. Le sanzioni possono essere, quindi, anche tre. Per la dichiarazione dei redditi, Iva ed Irap la sanzione di 258 euro deve essere moltiplicata per tre ed il contribuente ha diritto ad una sanzione di un ottavo su ciascuna sanzione. Conseguentemente l’importo di 32 euro diventa 96 euro. Per i contribuenti che non si avvalgono del ravvedimento operoso, ma che presentano la dichiarazione entro i 90 giorni successivi rispetto alla scadenza originaria è applicabile il cumulo giuridico che invece è escluso in caso di ravvedimento spontaneo. In ogni caso se il contribuente non si avvale del ravvedimento operoso è possibile la definizione agevolata tramite il pagamento delle sanzioni nella misura di un quarto del minimo”.


Le sanzioni relative ai tributi non versati vanno determinate come segue:


L’omesso o l’insufficiente pagamento di:


Imposte a saldo (o in acconto) determinate sulla base della dichiarazione dei redditi; dell’Iva; delle ritenute alla fonte trattenute dal sostituto d’imposta, possono essere regolarizzate spontaneamente dal contribuente attraverso il pagamento dell’imposta dovuta, degli interressi legali (determinati dal giorno di omesso versamento al giorno di pagamento effettivo al tasso legale) e dalla sanzione in misura ridotta.


In particolare la sanzione del 30%, da calcolarsi sul tributo non versato, viene ridotta a:


– al 3,75% se il pagamento avviene entro 30 giorni dalla scadenza prescritta (cd. ravvedimento breve);


– 6% se il pagamento avviene con un ritardo superiore a 30 giorni ma entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno d’imposta in cui la violazione è stata commessa.


Occorre, pena la nullità del ravvedimento, procedere al versamento dell’importo del tributo omesso, dagli interessi legali e dalle sanzioni.


Si ricorda che la misura degli interessi legali è pari:


– al 2,5% dal 1/1/2002 al 31/12/2007;


– al 3% dal 1/1/2008.


Ritardata presentazione da parte dell’intermediario


Alla tardiva od omessa trasmissione telematica delle dichiarazioni da parte dei soggetti abilitati all’invio telematico è applicabile il ravvedimento qualora la dichiarazione possa essere ancora validamente presentata ovvero, come già anticipato nei paragrafi precedenti, entro i 90 giorni dalla scadenza naturale del termine.
Come  rilevato in Dottrina (Cristina Odorizzi) in il Sole 24 Ore del 03/10/2008,
Il compito dell’intermediario nel periodo post-dichiarativo, oltre che in termini di adempimenti finali di consegna, si concretizza spesso anche nell’effettuazione tardiva di trasmissioni omesse, per motivi riconducibili al cliente o attinenti l’organizzazione di studio. Le due situazioni vanno distinte quanto agli effetti sanzionatori, anche se sono accomunate dal fatto che la trasmissione ai fini del contribuente è validamente effettuabile al massimo entro 90 giorni dal termine.


In caso di dichiarazione consegnata dal contribuente oltre il 30 settembre 2008, l’intermediario rilascerà l’impegno a trasmettere effettuando poi la trasmissione entro un mese, salvo ravvedimento da parte del contribuente. In ipotesi invece di omissioni imputabili all’intermediario quest’ultimo dovrà ravvedersi in proprio applicando la sanzione minima di 516,46 euro, ridotta a 1/8 (64,56 euro), ma sarà comunque necessario un ulteriore ravvedimento a carico del contribuente per tardiva dichiarazione (circolare 52/E/2007). In base al postulato per cui la dichiarazione è presentata solo a trasmissione effettuata, l’inosservanza sanata dell’intermediario non libera il contribuente dalle sanzioni. Comunque per l’intermediario l’ipotesi di tardiva trasmissione si verifica solo in caso di presentazione oltre il 30 settembre 2008, relativamente a impegni di trasmissione assunti prima della stessa scadenza. Per gli impegni assunti successivamente il tardivo adempimento si concretizza in caso di trasmissione oltre un mese dall’assunzione dell’impegno”.


 


 


5) Libro giornale: Imposta di bollo sulle scritture contabili ausiliarie ?


Le scritture contabili “sezionali del libro giornale non sono soggetti all’imposta di bollo.


In particolare,  per delle richieste di chiarimento avanzate dall’ABI, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che:


– il DM 23 gennaio 2004 non ha modificato i presupposti impositivi, né ha ampliato il novero degli atti, documenti e registri soggetti all’imposta di bollo, ma ne ha individuato le modalità di applicazione qualora il documento sia riprodotto su supporto informatico;


– secondo costante indirizzo di prassi, la scelta dell’imprenditore di tenere il libro giornale in forma sintetica, secondo modalità di per sé esaustive dell’esigenza affermata dall’articolo 2216 del codice civile di “…indicare giorno per giorno le operazioni relative all’esercizio dell’impresa”, non è in contrasto con le vigenti disposizioni in materia di imposta di bollo;


– qualora, invece, l’obbligo di tenuta del libro giornale venga soddisfatto mediante utilizzazione congiunta e di un libro giornale secondo criteri sintetici, e di “libri giornali sezionali”, ai fini della determinazione dell’imposta di bollo in base all’articolo 7, comma 3, del DM 23 gennaio 2004, rilevano non solo le registrazioni effettuate nel libro giornale ma anche quelle effettuate nei libri giornali sezionali, che siano parte integrante del libro giornale al fine della sua regolare tenuta;


– non sono soggetti all’imposta di bollo, fin dall’origine, le diverse scritture contabili sistematiche, tenute con modalità e secondo fini diversi da quelli propri del libro giornale (quali, ad esempio, le c.d. scritture ausiliarie), anche se definite in senso atecnico “sezionali del libro giornale”.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 06/10/2008, n. 371/E)


 


 


6) Concessione del bene: Niente rimborso IVA sugli acquisti di beni ammortizzabili


Se il concessionario non può ammortizzare il bene, poiché non ne ha il diritto, allora non può richiedere neppure il rimborso IVA delle spese effettuate.


Nel caso di specie, chiarito dall’Agenzia delle Entrate, in virtù di apposita convenzione, il bene poiché deve essere inscritto nelle poste patrimoniali del concedente, come tale, non può essere oggetto di ammortamento ai fini delle imposte dirette da parte del concessionario.


Ne consegue, inoltre, che la società interessata non può chiedere il rimborso dell’eccedenza IVA detraibile relativa agli acquisti sostenuti per la realizzazione di tali beni ai sensi dell’art. 30, terzo comma, lett. c), del d.P.R. n. 633 del 1972, secondo cui il rimborso dell’eccedenza Iva detraibile può essere chiesto “limitatamente all’imposta relativa all’acquisto o all’importazione di beni ammortizzabili”.


In particolare, nel caso esaminato dalle Entrate, un Comune ha indetto una gara per l’affidamento in concessione della progettazione, realizzazione e gestione funzionale ed economica di un opera di interesse pubblico o di pubblica utilità.


La società sportiva dilettantistica, che ha presentato l’istanza di interpello, fa parte della compagine sociale dell’associazione temporanea di imprese (ATI), soggetto aggiudicatario della concessione, cui la medesima è subentrata in base alla relativa convenzione stipulata tra le parti.


In particolare, la convenzione, che disciplina i rapporti tra il comune il concessionario, stabilisce che dalla data del collaudo degli impianti l’ente locale acquisirà la piena proprietà delle strutture, comprese le attrezzature ed i beni mobili che risulteranno nel verbale di consegna.


A decorrere dalla stessa data, per il periodo di durata della convenzione, al concessionario spetterà il diritto d’uso dell’area interessata.


I beni, realizzati dalla citata società sportiva, quindi, sono fin dall’inizio, di proprietà dell’ente locale concedente, mentre, per tutta la durata della convenzione, la società acquisisce il diritto di gestire gli impianti e di trarne un utile economico.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 06/10/2008, n. 372/E)


 


 


7) Società non operative: Ai fini dell’esclusione da tale disciplina la partecipazione di un soggetto pubblico deve essere diretta


La stessa normativa, ai fini dell’esclusione automatica dalla disciplina sulle società non operative, dispone che la partecipazione di un soggetto pubblico al capitale di una società (nella misura minima prevista dalla legge) deve essere diretta.


In particolare, l’Agenzia delle Entrate ha rilevato che la società che ha presentato istanza di interpello non può rientrare tra i soggetti esclusi in via automatica dall’ambito applicativo della disciplina sulle società non operative, ai sensi dell’articolo 30, comma 1, numero 6- quinquies), della legge 23 dicembre 1994, n. 724.


La medesima società, qualora intenda evitare l’applicazione della disciplina sulle società non operative, dovrà, pertanto, presentare apposita istanza ai sensi dell’articolo 37-bis, comma 8, del D.P.R. n. 600 del 1973.


La circostanza che, nel caso di specie, un soggetto pubblico (la Regione) eserciti, ai sensi dell’articolo 2359, comma 1, n. 1, e comma 2, del codice civile, un controllo di diritto sulla società istante (Alfa), per il tramite di altra società controllata (Beta), potrà formare oggetto di opportuna valutazione da parte del Direttore Regionale nell’ambito della richiesta di disapplicazione eventualmente presentata dalla medesima società istante.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 06/10/2008, n. 373/E)


 


 


8) Bonus aggregazioni su operazione di conferimento di azienda


L’art. 176, co, 4, del Tuir, che afferma la continuità nel possesso dell’azienda ai sensi dell’art. 86, co. 4 del Tuir, è finalizzata esclusivamente a consentire la rateazione della tassazione delle plusvalenze patrimoniali qualora i beni siano stati posseduti per un periodo non inferiore a tre anni.


Viceversa, riguardo al cd. bonus aggregazioni, il requisito della operatività da almeno due anni deve essere riferito alle società partecipanti all’operazione di aggregazione e non ai loro danti causa in operazioni di conferimento o cessione di azienda.


La circolare n. 16/2007 ha chiarito che l’operatività deve intendersi in senso sostanziale, con la conseguenza che non è sufficiente ai fini della sussistenza del presupposto in esame la formale costituzione dell’impresa da almeno un biennio, essendo, altresì, necessario che nel biennio stesso sia stata svolta una effettiva attività commerciale, né ai medesimi fini è rilevante l’operatività di soggetti partecipanti.


Pertanto, nel caso di specie, l’operazione di conferimento effettuata in data 20 settembre 2007 nella società Beta Srl non può beneficiare dell’agevolazione di cui all’articolo 1, commi da 242 a 249 della legge 27 dicembre 2006, n. 296.


Peraltro, tale parere viene riferito esclusivamente al riscontro dei presupposti dell’agevolazione fiscale di cui ai co. 242-249, articolo unico, della legge n. 296/2006.


Resta impregiudicata, in particolare, la potestà dell’Amministrazione Finanziaria di sindacare, ai sensi dell’art. 37-bis, comma 2, del D.P.R. n. 60/1973, eventuali profili di elusività dell’operazione.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 06/10/2008, n. 374/E)


 


 


9) Trasformazione di azienda speciale in società di capitali: Riconoscimento del valore fiscale dei beni in capo all’affittuario dell’azienda


Il valore che l’affittuario deve assumere quale base per il calcolo degli “accantonamenti” va individuato nel nuovo valore dei beni dell’azienda affittata risultante dalla perizia giurata.


Nel contratto di affitto di azienda gli ammortamenti che l’affittuario deduce dal reddito d’impresa sono effettuati, dal punto di vista contabile, mediante l’imputazione a conto economico di appositi “accantonamenti” al fondo di ripristino dei beni di terzi condotti in affitto.


Tale ultima posta non ha natura di fondo rettificativo di valori patrimoniali iscritti nel bilancio (nel caso specifico nei conti d’ordine), ma rappresenta un vero e proprio autofinanziamento effettuato dall’affittuario per reintegrare a vantaggio del locatore (ai sensi dell’art. 2561 del cod. civ.) la perdita di valore subita dai beni durante il periodo di affitto in conseguenza del loro deperimento e consumo.


Nel caso di specie è risultato dalla volontà delle parti l’intenzione di integrare l’originario contratto di affitto di azienda con i nuovi valori civilistici emersi nella perizia redatta e riconosciuti in capo al concedente anche ai fini fiscali; poiché nel contratto di affitto d’azienda l’affittuario deve assumere il costo dei relativi beni al valore fiscale risultante dalla contabilità del concedente, ne deriva, secondo l’Agenzia delle Entrate si deve riconoscere in capo all’affittuario la possibilità di determinare gli ammortamenti deducibili sui maggiori valori risultanti dalla valutazione peritale (veniva pattuito che l’affittuario possa effettuare gli ammortamenti “sulla base del nuovo valore di stima determinato con la perizia giurata).


Nel particolare caso di specie (trasformazione di azienda speciale in società di capitali) le disposizioni dell’art. 115 del TUEL si applicano con riferimento alla totalità degli elementi patrimoniali costituenti il ramo d’azienda relativo alla distribuzione del gas di cui al contratto di affitto di azienda stipulato in data 19 luglio 2002 (e, pertanto in essere alla data di efficacia giuridica dell’operazione di trasformazione).


Nel peculiare contesto descritto nell’istanza di interpello, il nuovo valore fiscale dei beni facenti parte dell’azienda concessa in affitto può così contestualmente riconoscersi sia al concedente che all’affittuario del ramo d’azienda.


La particolare normativa descritta nella risoluzione delle Entrate:


L’articolo 115, comma 1, del TUEL prevede che “i comuni, le province e gli altri enti locali possono, per atto unilaterale, trasformare le aziende speciali in società di capitali, di cui possono restare azionisti unici per un periodo comunque non superiore a due anni dalla trasformazione” e che “il capitale iniziale di tali società è determinato dalla deliberazione di trasformazione in misura non inferiore al fondo di dotazione delle aziende speciali risultante dall’ultimo bilancio di esercizio approvato e comunque in misura non inferiore all’importo minimo richiesto per la costituzione delle società medesime (…)”.


Il successivo comma 3, inoltre, sancisce che “ai fini della definitiva determinazione dei valori patrimoniali conferiti, entro tre mesi dalla costituzione delle società, gli amministratori devono richiedere a un esperto designato dal presidente del tribunale una relazione giurata ai sensi e per gli effetti dell’articolo 2343, primo comma, del codice civile. Entro sei mesi dal ricevimento di tale relazione gli amministratori e i sindaci determinano i valori definitivi di conferimento dopo avere controllato le valutazioni contenute nella relazione stessa e, se sussistono fondati motivi, aver proceduto alla revisione della stima”.


Per effetto di quanto disposto dall’articolo 115, comma 6, dello stesso TUEL, “il conferimento e l’assegnazione dei beni degli enti locali e delle aziende speciali alle società di cui al comma 1 sono esenti da imposizioni fiscali, dirette e indirette, statali e regionali”.


Tale norma – avente carattere evidentemente agevolativo – deroga al generale principio secondo cui il conferimento di beni, essendo ordinariamente equiparato dal punto di vista fiscale ad una cessione, comporta il realizzo di una plusvalenza imponibile in capo al soggetto conferente e, conseguentemente, il riconoscimento fiscale in capo al soggetto conferitario dei maggiori valori evidenziati nella relazione giurata di stima rispetto a quelli contabili. Essa consente, quindi, di non assoggettare a tassazione le plusvalenze formatesi in capo al conferente rendendo, al contempo, fiscalmente riconosciuti per la società conferitaria i valori iscritti nel relativo bilancio quali emergenti dalla relazione di stima prevista ex lege.


Come chiarito nella risoluzione n. 153/E del 5 ottobre 2001, l’obiettivo della norma in questione non è quello di dare rilevanza a valori “rivalutati”, ma di riconoscere, anche fiscalmente, gli effettivi valori di apporto evidenziati nella perizia di stima, come ordinariamente avviene nei conferimenti (cd. realizzativi).


La trasformazione dell’azienda speciale in società di capitali, infatti, origina da una valutazione di ordine economico-organizzativo, connessa all’esigenza di garantire la competitività nell’ambito dell’evoluto mercato dei servizi pubblici, e si struttura in:


– una fase amministrativa, che inizia con l’adozione della delibera (“atto unilaterale”) da parte dell’ente interessato;


– una fase civilistica, strettamente connessa agli adempimenti relativi alla vera e propria costituzione della società di capitali risultante dalla trasformazione.


Dalle considerazioni precedentemente illustrate emerge come la trasformazione delle aziende speciali abbia, sotto il profilo civilistico, evidente e sostanziale natura di operazione di costituzione di società, per la quale la specifica disciplina fiscale, contenuta nel più volte richiamato articolo 115 del TUEL, consente di dare pieno riconoscimento fiscale alle valutazioni (risultanti dalla relazione peritale giurata) effettuate in sede di determinazione del patrimonio iniziale della società risultante dalla trasformazione dell’azienda speciale.


Tanto premesso – atteso che la relazione giurata del perito non può che riferirsi all’intero patrimonio della costituenda società a responsabilità limitata (già azienda speciale consortile), ivi compresi i beni di quest’ultima utilizzati da terzi in forza di contratti in essere alla data di efficacia della trasformazione – si ritiene che il riconoscimento fiscale dei maggiori valori peritali deve potersi riferire anche a beni che non sono nella disponibilità della trasformanda azienda”.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 06/10/2008, n. 375/E)


 


 


10) Contratti di locazione esenti da IVA: Modalità e termini degli adempimenti e dei versamenti


Un provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, subito in vigore (giacchè pubblicato sul sito delle Entrate ai sensi di legge), emanato per fare fronte alle novità introdotte dalla cd. Manovra estiva, stabilisce (riguardo le modalità di esecuzione degli adempimenti) che per i contratti di locazione in corso alla data del 25 giugno 2008 e per quelli stipulati successivamente a tale data, sottoposti al regime di esenzione da IVA ai sensi dell’art. 6 della legge 13 maggio 1999, n. 133 e dell’art. 10, secondo comma, del DPR n. 633/1972, gli adempimenti previsti ai fini dell’applicazione dell’imposta di registro (in particolare delle imposte indirette, ai sensi dell’art. 82, commi 14 e 15 del D.L. 25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133) sono eseguiti, indipendentemente dal numero di unità immobiliari possedute, per via telematica.


Per i contratti in corso alla data del 25 giugno 2008 e per quelli stipulati successivamente a tale data e fino alla data di entrata in vigore del presente provvedimento la registrazione può essere eseguita mediante trasmissione telematica dei dati del contratto, omettendo l’allegazione del testo dello stesso.


Determinazione e versamento dell’imposta


La base imponibile ai fini del calcolo dell’imposta di registro è costituita dal corrispettivo pattuito.


Per i contratti in corso di esecuzione alla data del 25 giugno 2008, l’imposta di registro è commisurata al corrispettivo dovuto per la durata residua del contratto a decorrere dal 25 giugno 2008 e può essere assolta in unica soluzione ovvero annualmente sull’ammontare relativo a ciascuna annualità che abbia scadenza successiva alla stessa data.


La riduzione compete a condizione che i contratti di locazione abbiano durata complessiva superiore a due anni e/o durata residua superiore a dodici mesi.


L’imposta dovuta per la restante parte deve essere versata entro venti giorni dalla definitiva determinazione della stessa utilizzando apposito codice tributo.


Il versamento integrativo è eseguito per via telematica.


Termini


Per i contratti stipulati fino al 31 ottobre 2008 gli adempimenti devono essere eseguiti a decorrere dal 1 novembre 2008 e non oltre il successivo 30 novembre. Per gli altri contratti restano salvi i termini ordinari.


Entrata in vigore


Il provvedimento è entrato in vigore il giorno della sua pubblicazione sul sito Internet dell’Agenzia delle entrate, avvenuto il 06 ottobre 2008.


(Agenzia delle Entrate, Provvedimento del 06/10/2008, N. 2008/135182 Protocollo)


 






Motivazioni


 


L’articolo 82, comma 14, lett. a) del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, ha modificato l’articolo 5 del testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131 (di seguito TUR), recante la disciplina generale in materia di registrazione in termine fisso e registrazione in caso d’uso.


A seguito di tale modifica rientrano tra gli atti da registrare in termine fisso anche le“locazioni di immobili esenti ai sensi dell’articolo 6 della legge 13 maggio 1999, n. 133 e dell’articolo 10, secondo comma, del medesimo decreto n. 633 del 1972”.


Le locazioni in parola, ai sensi dell’articolo 6 della legge n. 133 del 1999, sono operazioni esenti da IVA in quanto riconducibili alle “prestazioni di servizi rese nell’ambito delle attività di carattere ausiliario di cui all’articolo 59, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385”.


Similmente sono operazioni IVA esenti, ai sensi del secondo comma dell’articolo 10 del DPR n. 633 del 1972, le locazioni di immobili riconducibili nell’ambito delle prestazioni di servizi effettuate nei confronti dei consorziati o soci da consorzi, ivi comprese le società consortili e le società cooperative con funzioni consortili …”.


La novella apportata dall’articolo 82, comma 14, del DL 25 giugno 2008, n. 112, nell’ambito dei contratti di locazione, ha ampliato le fattispecie contrattuali da considerare non soggette ad IVA ai fini dell’imposta di registro.


La modifica introdotta dalla lett. a) del comma 14 dell’articolo 82 del DL n. 112 del 2008 riguarda le modalità di registrazione dei contratti di locazione da considerare assimilati a quelli non soggetti ad IVA, ai fini dell’applicazione dell’imposta di registro, mentre la modifica introdotta dalla successiva lett. b) dello stesso comma 14 dell’articolo 82 è intervenuto sull’articolo 40 del TUR (recante il principio di alternatività IVA/Registro), inserendo, al primo comma, tra gli atti che si considerano non soggetti ad IVA, anche le locazioni di immobili esenti ai sensi dell’articolo 6 della legge n. 133 del 1999 e dell’articolo 10, secondo comma, del DPR n. 633 del 1972.


Ne consegue che i contratti di locazione di immobili per i quali si applicano le disposizioni di cui agli articoli 6 della legge n. 133 del 1999 e 10, secondo comma, del DPR n. 633 del 1972, in quanto assimilati a quelli non soggetti ad IVA, ai sensi dell’articolo 40 del TUR sono assoggettati ad imposta proporzionale di registro nella misura stabilita dall’articolo 5 della Tariffa, parte prima, allegata allo stesso TUR.


Per quanto attiene le modalità ed i termini da osservare per gli adempimenti e il versamento dell’imposta, l’articolo 82, comma 15, del DL n. 112 del 2008 rinvia ad un provvedimento attuativo del Direttore dell’Agenzia delle Entrate.


A tal riguardo, viene stabilito che l’imposta da corrispondere va commisurata ai canoni di locazione maturati a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto stesso (25 giugno 2008) per i contratti di  locazione in corso alla medesima data e dal canone pattuito per quelli stipulati successivamente.


Il presente provvedimento individua la registrazione telematica dei contratti di locazione quale modalità per l’esecuzione degli adempimenti previsti dall’articolo 82, ommi 14 e 15 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.


A tal fine viene stabilito che la presentazione all’Agenzia delle entrate della richiesta di registrazione va esclusivamente effettuata utilizzando la procedura prevista dal decreto dirigenziale 31 luglio 1998 per la registrazione telematica dei contratti di locazione e di affitto.


Unitamente all’individuazione delle modalità di esecuzione dei predetti adempimenti e alla indicazione delle istruzioni per la determinazione della base imponibile e il versamento d’imposta, il presente provvedimento approva le specifiche tecniche per consentire la registrazione telematica dei contratti di locazione in oggetto, integrando, a tal fine, le specifiche tecniche di cui al decreto dirigenziale 31 luglio 1998.


Per quanto concerne i contratti in corso di esecuzione alla data del 25 giugno 2008 e quelli stipulati prima dell’entrata in vigore del presente provvedimento, in considerazione dell’oggettiva difficoltà di trasmettere il testo di alcune tipologie di contratti, viene disposto che la registrazione avvenga mediante la trasmissione dei soli dati ritenuti indispensabili ai fini delle imposte di registro e sul valore aggiunto, senza allegare il testo del contratto.


La base imponibile ai fini del calcolo dell’imposta di registro è data dai canoni di locazione pattuiti, per i contratti stipulati successivamente al 25 giugno 2008, mentre per quanto concerne i contratti di locazione in corso di esecuzione alla medesima data, la base imponibile è costituita dai canoni di locazione maturati dal 25 giugno 2008, data di entrata in vigore del DL n. 112 del 2008.


L’imposta dovuta, per entrambe le fattispecie, può essere versata, in conformità a quanto previsto dall’articolo 17, comma 3, del testo unico n. 131 del 1986, annualmente o in unica soluzione. Qualora il contribuente intenda utilizzare quest’ultima modalità di versamento, l’imposta dovuta, come previsto dalla nota I all’articolo 5 della Tariffa, parte prima, allegata al predetto testo unico, si riduce di una percentuale pari alla metà del tasso di interesse legale moltiplicato per il numero delle annualità. Atteso che tale beneficio compete ai contratti pluriennali, viene precisato che esso può applicarsi ai soli contratti di durata  complessiva di almeno due anni, o per i contratti in corso di esecuzione alla data del 25 giugno 2008 a condizione che la durata residua degli stessi sia superiore all’anno (ad esempio contratto stipulato il 1 gennaio 2008 ed avente termine il 31 dicembre 2012).


Qualora nel contratto il corrispettivo sia solo in parte determinato, trova applicazione l’articolo 35 del testo unico n. 131 del 1986, il quale prevede che l’imposta dovuta in relazione alla parte di corrispettivo indeterminata vada corrisposta entro venti giorni dalla definitiva determinazione della stessa. Considerato che tale determinazione, per alcuni

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