Novità fiscali del 21 ottobre 2008: nascita impresa in un giorno: procedura farraginosa, meglio renderla facoltativa; estromissione degli immobili posseduti da imprenditori individuali; sono esclusi da IVA gli apporti ai fondi immobiliari chiusi

    Indice:   1) Nascita impresa in un giorno: Procedura farraginosa meglio renderla facoltativa   2) Fisco: Gratuito patrocinio – Determinazione del reddito del nucleo familiare   3) Passaggio di proprietà di veicolo: Niente bollo sulla copia del certificato camerale non dichiarato conforme all’originale   4) Sono esclusi da IVA gli apporti ai fondi […]

 






 


Indice:


 


1) Nascita impresa in un giorno: Procedura farraginosa meglio renderla facoltativa


 


2) Fisco: Gratuito patrocinio – Determinazione del reddito del nucleo familiare


 


3) Passaggio di proprietà di veicolo: Niente bollo sulla copia del certificato camerale non dichiarato conforme all’originale


 


4) Sono esclusi da IVA gli apporti ai fondi immobiliari chiusi


 


5) Estromissione degli immobili posseduti da imprenditori individuali


 


6) Brevi fiscali


 


 


1) Impresa in un giorno: Procedura farraginosa meglio renderla facoltativa


La “Comunicazione Unica” non come un obbligo o un vincolo per le imprese ma come una opportunità, rendendo quindi possibile il suo utilizzo nella forma che più si adatta alla nascita delle imprese.


Com’è noto, l’art. 9 del D.L. 7/2007, convertito, con modificazioni nella legge n. 40/2007, ha introdotto, per finalità di natura semplificativa, la comunicazione unica per la nascita dell’impresa, da presentarsi all’ufficio del Registro delle Imprese per via telematica o su supporto informatico.


Tuttavia, l’utilizzo di tale strumento non è cosi semplice come può sembrare inizialmente, anzi le procedure con i relativi softwares sono rimasti pressoché gli stessi con notevoli difficoltà operative in sede di inizio di attività.


Per cui sarebbe preferibile che il Legislatore rendesse la cd. “Comunicazione Unica” solo facoltativa e, non, quindi, obbligatoria.


Tale interessante e saggia osservazione è contenuta in una relazione pubblicata il 20/10/2008 sul sito del Consiglio Nazionale del Notariato, curata da Marco Dolzani (facente parte della Commissione Informatica del Consiglio Nazionale del Notariato), redatta in occasione del Convegno avente per oggetto la «Sicurezza giuridica nella società dell’informazione» organizzato dallo stesso Consiglio Nazionale del Notariato del 25 e 26/9/2008, svoltosi a Roma.


La comunicazione unica


In particolare, l’autore citato ha, infatti, rilevato che con la comunicazione unica andrebbero effettuare tutte le formalità relative alla fase costitutiva, modificativa ed estintiva dell’impresa e ciò varrebbe quale assolvimento di tutti gli adempimenti amministrativi previsti dalla legge ivi compresi quelli diretti all’Agenzia delle Entrate (per il rilascio del codice fiscale/partita IVA), al Registro delle Imprese (per l’iscrizione al registro), all’INPS (per i dati previdenziali) ed all’INAIL (per i dati assicurativi).


Ciò al fine di alleggerire le formalità da parte dell’impresa e per tale motivo il 21/12/2007 è stato pubblicato nella G.U. il D.M. 2/11/2007 che ha approvato la modulistica per la comunicazione unica.


Peraltro, detta normativa curata dal passato governo, è stata modificata anche da parte del nuovo esecutivo che è pure intervenuto sulla relativa disciplina.


In particolare, l’art. 38 del D.L. n. 112/2008 convertito dalla Legge n. 133/2008 ha aggiunto ulteriore impulso alla procedura di semplificazione diretta all’espletamento delle attività burocratiche connesse all’apertura e modifica di iniziative imprenditoriali.


La nuova disciplina mira ad una ulteriore semplificazione chiarendo meglio il ruolo del cd. “sportello unico per le attività produttive”.


Peraltro, i suddetti problemi operativi e le altre problematiche legate alla compilazione dei moduli richiesti dal nuovo sistema, sono stati oggetto di monitoraggio a seguito di incontri avvenuti con rappresentanti del Ministero dello Sviluppo Economico, di Unioncamere, di Infocamere, dell’Agenzia delle Entrate, dell’Agenzia del Territorio e del Notariato.


“In particolare, è stato evidenziato chiaramente come, accanto a casi in cui è necessario e possibile effettuare immediatamente tutte le comunicazioni individuate nei modelli di “ComUnica”, si registrano ipotesi in cui non è immaginabile procedere contestualmente a completare l’intero pacchetto di informazioni”.


In conclusione, l’autore ha ribadito che occorre, “al fine di non vincolare la libertà di iniziativa economica dei singoli (che nella realtà si articola in forme non riconducibili ad uno schema unico), la “Comunicazione Unica” debba essere concepita non come un obbligo o un vincolo per le imprese bensì come una opportunità, rendendo quindi possibile il suo utilizzo nella forma che più si adatta alle contingenti esigenze e priorità che di volta in volta si renderanno necessarie”.


Un ulteriore complicazione deriva  dalla modalità di comunicazione tra amministrazione e professionista – imprenditore, delle varie fasi del procedimento; il dialogo informatico richiede l’esistenza di una PEC (posta elettronica certificata).


“Tale aspetto richiede un tempo lungo per risolvere tutti i suoi risvolti: infatti “ComUnica”, nel momento in cui viene inviata (modulo con allegate le pratiche Fedra) richiede anche l’inserimento di un indirizzo PEC per tutte le amministrazioni destinatarie dell’invio.


Infocamere può bensì attribuirne una d’ufficio lasciando l’utente libero di scegliere un nome, ma quest’ultimo non è solitamente in grado di gestire un indirizzo PEC e quindi difficilmente potrà richiedere l’iscrizione con questo strumento.


Appare tuttavia ancora prematuro effettuare delle conclusioni definitive su tale nuovo sistema stante a tutt’oggi la mancata emanazione delle regole tecniche previste dal decreto attuativo; solo a seguito dell’emanazione di tali regole tecniche potrà essere organizzata una fase di sperimentazione complessiva”.


La richiesta agli organi competenti in materia


In definita, la relazione del Consiglio Nazionale del Notariato ha chiesto in maniera esplicita che:


“il Ministero dello Sviluppo Economico voglia assumere tutte quelle iniziative, anche di carattere normativo, necessarie da un lato ad assecondare l’intento di accelerazione e semplificazione nell’apertura di nuove iniziative imprenditoriali e dall’altro garantire il rispetto dei diritti dei cittadini che non possono essere menomati o limitati a seguito dell’adozione di tali nuove procedure, in particolare stabilendo che:


a) la nuova procedura “ComUnica” costituisce un importante diritto per l’impresa, ma non anche un obbligo che si tradurrebbe in alcuni casi in un vincolo ed un appesantimento reale in termini di tempi e di formalità;


b) i moduli previsti nel programma possono quindi essere compilati solo per singole parti e non è pertanto obbligatorio predisporre e completare quei campi i cui dati non sono ancora noti o reperiti; ciò non potendo costituire un impedimento per ritardare l’iscrizione dell’impresa al Registro Imprese o per l’attribuzione del Codice Fiscale/P.IVA;


c) sia consentito ai pubblici ufficiali, cui la legge attribuisce l’onere di procedere


all’invio dei dati presso il Registro delle Imprese e quindi alla compilazione di “ComUnica”, anche di sottoscrivere (con firma digitale a norma) la richiesta di attribuzione del Codice Fiscale/P.IVA, nonché i quadri per gli altri enti interessati da tale procedura (INPS ed INAIL);


d) per l’attuazione piena del programma sia previsto un periodo di sperimentazione di almeno sei mesi a decorrere dal giorno in cui saranno rese note le norme tecniche di attuazione”.


 


 


2) Fisco: Gratuito patrocinio – Determinazione del reddito del nucleo familiare


Per determinare il reddito di riferimento da utilizzare per verificare lo stato di  disagio economico di un soggetto interessato al gratuito patrocinio, non é possibile scomputare dal reddito complessivo l’eventuale perdita subita nell’esercizio di un’attività d’impresa svolta da altri componenti del nucleo familiare.


Le condizioni per poter essere ammessi al gratuito patrocinio sono disciplinate dall’art. 76 del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, ai sensi del quale:


“1. può essere ammesso al patrocinio chi è titolare di un reddito imponibile ai


fini dell’imposta personale, risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore a


euro 9.723,84.


Il reddito cui fare riferimento al fine di determinare se sussistono le condizioni per l’accesso al diritto al gratuito patrocinio è il reddito imponibile ai fini dell’Irpef, quale definito dall’art. 3 del Tuir, integrato dagli altri redditi indicati dallo stesso art. 76 del D.P.R. n. 115/2002.


Come previsto per i soggetti interessati a beneficiare del gratuito patrocinio, anche per i familiari conviventi occorre fare riferimento al reddito imponibile ai fini dell’Irpef, così come determinato dall’art. 3 del Tuir.


Pertanto, ai fini della determinazione del reddito di cui all’art. 76, comma 2, del D.P.R. n. 115/2002, è possibile dedurre dal reddito complessivo dei singoli componenti del nucleo familiare, determinato ai sensi dell’art. 8 del Tuir, soltanto gli oneri previsti dall’art. 10 del Tuir.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 20/10/2008, n. 387/E)


 


 


 


3) Passaggio di proprietà di veicolo: Niente bollo sulla copia del certificato camerale non dichiarato conforme all’originale


Documentazione necessaria per consentire la trascrizione al pubblico registro automobilistico (PRA) del trasferimento di proprietà di un veicolo: Non si applica l’imposta di bollo sulla fotocopia del certificato camerale, non dichiarata conforme all’originale, prodotta al momento della trascrizione del trasferimento di proprietà.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 20/10/2008, n. 388/E)


 


 


4) Sono esclusi da IVA gli apporti ai fondi immobiliari chiusi


E’ escluso da IVA l’apporto a favore del fondo immobiliare di un diritto di godimento su una pluralità di immobili prevalentemente locati (diritto da ricondurre a contratti di leasing immobiliare ceduti dalla Società al fondo in cambio di una sottoscrizione di quote).


Ciò ai sensi dell’art. 8, comma 1-bis, del D.L. n. 351/2001.


Ciò, ove ricorrano tutti i presupposti di legge per l’applicazione di tale ultima disposizione, tra i quali:


– la natura del soggetto che riceve l’apporto, dovendosi necessariamente trattare di “fondo immobiliare chiuso”, ex art. 37 del D.Lgs. n. 58/1998 (v. anche il D. M. 31 gennaio 2003, n. 47 del Ministro dell’economia e delle finanze, che ha modificato il relativo regolamento attuativo di cui al D.M. 24 maggio 1999, n. 228, nonché successive modifiche);


– la circostanza che l’investimento (locazione beni per subentro nei contratti di leasing traslativo) realizzato dal fondo medesimo, da una parte, rappresenti per il fondo immobiliare continuazione dell’attività della Società e, dall’altra, sia ammesso dal regolamento di funzionamento del fondo medesimo (sulla base delle determinazioni della Banca d’Italia, come prescritto dall’art. 39 del citato D.Lgs. n. 58 del 1998).


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 20/10/2008, n. 389/E)


 


 


5) Estromissione degli immobili posseduti da imprenditori individuali


Come è noto il comma 37 dell’art. 1 della Legge n. 244/2007, ha disposto che l’opzione per l’esclusione dei beni dal patrimonio dell’impresa (da esercitare entro il 30/4/2008) ha effetto per l’intero periodo di imposta in corso alla data del 1/1/2008.


Quindi, con l’opzione esercitata, l’immobile strumentale si considera detenuto a titolo personale dall’imprenditore fin dall’inizio del periodo d’imposta. Ne deriva che sui corrispettivi percepiti per la sua locazione non si applica più l’IVA.


Emissione della nota di variazione (art. 26, DPR 633/72)


Pertanto, qualora l’immobile sia stato locato nei primi mesi del 2008 con applicazione dell’IVA, occorre la rettifica dei documenti emessi con addebito dell’imposta, tramite l’emissione di la nota di variazione.


L’esclusione dell’immobile strumentale dal patrimonio dell’impresa comporta, inoltre, l’applicazione dell’imposta di registro con aliquota del 2%  anziché dell’1%.


Integrazione dell’imposta di registro


Altresì, l’integrazione dell’imposta di registro avviene nel seguente modo:


– per i contratti già in corso al 1° gennaio 2008, la riliquidazione dell’imposta deve essere riferita al periodo contrattuale che va dal 1° gennaio 2008 (data da cui decorrono gli effetti dell’opzione rilevanti per la configurazione della fattispecie ai fini dell’imposta) al termine del periodo per il quale è stata pagata l’imposta con l’aliquota dell’1%;


– per i contratti successivi al 1° gennaio 2008, il periodo interessato va dalla data di inizio di validità del contratto al termine del periodo per il quale è già stata pagata l’imposta con aliquota dell’1%. Il termine per l’integrazione è di 20 giorni a partire dalla data di perfezionamento dell’estromissione, che coincide con il versamento, entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta in corso alla data del 1° gennaio 2007, della prima rata dell’imposta sostitutiva.


Corretta determinazione dell’imposta sostituiva nell’ipotesi in cui l’immobile oggetto di estromissione rientri tra quelli abitativi esenti dall’Iva  – ai sensi dell’art. 10, n. 8-bis), del DPR n. 633/1972 –


Infine, riguardo la problematica se la maggiorazione Iva dell’imposta sostitutiva sia dovuta anche con riferimento agli immobili di categoria catastale A (diversa dall’A10), l’Agenzia delle Entrate ha ulteriormente chiarito che:


La maggiorazione Iva dell’imposta sostitutiva é dovuta in relazione agli immobili la cui estromissione rilevi come cessione soggetta ad IVA (ai sensi dell’art. 2, comma 2, n. 5, del DPR n. 633/72) e deve essere determinata in misura pari al 30% dell’IVA calcolata mediante applicazione al valore normale dell’aliquota propria del bene.


In sostanza, l’estromissione dell’immobile è equiparato ai fini dell’Iva alla cessione dello stesso e pertanto, per gli immobili abitativi la cui cessione rientrerebbe nel regime di esenzione disposto dall’articolo 10, n. 8- bis del DPR n. 633/72, anche la maggiorazione Iva dell’imposta sostitutiva (che deve, quindi, essere determinata sulla base dell’aliquota Iva applicabile al valore normale del bene) non é dovuta.


Rimane l’obbligo di procedere alla rettifica della detrazione Iva di cui all’art. 19-bis2 del DPR n. 633/72 per i beni immobili per i quali si è proceduto alla detrazione dell’imposta all’atto dell’acquisto e che risultano successivamente impiegati in operazioni esenti.


Al riguardo, per i fabbricati, l’art. 19-bis2, comma 8, del DPR n. 633/72 fissa in dieci anni a decorrere dall’anno di ultimazione o di acquisto del fabbricato il periodo durante il quale occorre adeguare la detrazione in funzione dell’utilizzo del bene o della variazione di pro-rata (cd. periodo di osservazione fiscale).


La previsione della durata decennale del periodo di osservazione fiscale fa sì che la rettifica della detrazione iniziale debba essere operata in relazione a tanti decimi dell’imposta detratta quanti sono gli anni mancanti al compimento del decennio.


Pertanto, se l’impiego del bene in operazioni esenti si verifica oltre tale termine, non deve essere effettuata alcuna rettifica della detrazione iniziale.


Diversamente, se durante i dieci anni di osservazione fiscale l’immobile è ceduto in esenzione da IVA, la rettifica deve essere operata in un’unica soluzione, nell’anno in cui è stata effettuata la cessione, per tutti i decimi mancanti al compimento del decennio.


Per effetto della sostanziale equiparazione tra la cessione dell’immobile e la sua estromissione dal patrimonio dell’impresa, la rettifica va operata in un’unica soluzione per tutti i decimi mancanti al compimento del decennio anche nell’ipotesi in cui l’imprenditore eserciti l’opzione per l’esclusione dell’immobile dal patrimonio dell’impresa.


Inoltre, continuano ad applicarsi, per gli immobili la cui cessione rientrerebbe nel regime di esenzione per effetto delle modifiche normative apportate all’art. 10 del DPR n. 633/72 dal D.L. n. 223/2006, le ipotesi di esonero dalla rettifica prevista dall’art. 35, comma 9, di tale D.L..


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 20/10/2008, n. 390/E)


 


 


6) Brevi fiscali






 


– Elusione fiscale e abuso del diritto: Due istituti da armonizzare


Gianfranco Ferranti ha fatto osservare quanto segue:


“Particolare preoccupazione sta generando, in dottrina e tra gli operatori, l’orientamento della giurisprudenza della Corte di Cassazione secondo il quale:


– uno o più negozi tra loro collegati, dai quali non conseguono vantaggi economici diversi dal risparmio fiscale, sono nulli per difetto di causa e non producono, di conseguenza, alcun effetto ai fini fiscali;


– non hanno efficacia nei confronti dell’amministrazione finanziaria quegli atti posti in essere dal contribuente che costituiscano “abuso di diritto”, cioè che si traducano in operazioni compiute essenzialmente per il conseguimento di un vantaggio fiscale; ed incombe sul contribuente fornire la prova dell’esistenza di regioni economiche alternative o concorrenti di carattere non meramente marginale o teorico;


– il detto principio dell’ “abuso di diritto”, pur essendo stato formulato dalla Corte di giustizia ai fini dell’applicazione dell’IVA, trova applicazione in tutti i settori impositivi”.


 


– Trasferimento all’estero della società: Non è preclusa la dichiarazione di fallimento da parte del giudice italiano


“Il mutamento di sede di una società, in un Paese esterno all’Unione Europea, avvenuto anche prima del deposito, in Italia, dell’istanza di fallimento, non preclude la dichiarazione di fallimento della società da parte del giudice italiano purchè venga provata la fittizietà del trasferimento di sede o comunque che non sia decorso un anno dalla cancellazione dal registro delle imprese.


E’ quanto affermato dalle sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione, nell’ordinanza 13 ottobre 2008, n. 25038, ribadendo che il principio informativo del sottosistema normativo italiano in tema di procedure concorsuali è quello della inderogabilità della giurisdizione domestica, fatte salve le disposizioni derivanti da convenzioni internazionali o dalla normativa UE, poichè detto sistema appare univocamente funzionale alla tutela del creditore indipendentemente dalle cause di cessazione dell’attività imprenditoriale del debitore”.


(Diritto societario, da Il Sole 24 Ore)


 


 


– Agriturismo: Requisiti per il riconoscimento delle agevolazioni fiscali


L’attività di ricezione ed ospitalità può essere considerata agrituristica quando esercitata da un imprenditore agricolo, in un rapporto di connessione e complementarità con l’attività propriamente agricola, che deve comunque restare principale rispetto all’altra.


Il legislatore intende come «agrituristiche» tutte (e solo) «le attività di ricezione ed ospitalità esercitate dagli imprenditori agricoli […] attraverso l’utilizzazione della propria azienda, in rapporto di connessione e complementarità rispetto alle attività di coltivazione del fondo, silvicoltura, allevamento del bestiame, che devono comunque rimanere principali», con la particolarità che «sono considerati di propria produzione le bevande e i cibi prodotti e lavorati nell’azienda agricola nonché quelli ricavati da materie prime dell’azienda agricola anche attraverso lavorazioni esterne».


Il riconoscimento della qualità agrituristica dell’attività di ricezione ed ospitalità, quindi, richiede la contemporanea sussistenza:


della qualifica di imprenditore agricolo da parte del soggetto che la esercita;


di un rapporto di connessione e complementarità con l’attività propriamente agricola;


della principalità dell’attività propriamente agricola rispetto all’altra.


Se ne deduce, a contrario, che non può essere considerata «agrituristica» un’attività di ricezione e di ospitalità svolta da un imprenditore che non possa qualificarsi «agricolo» ovvero che non sia o non sia più in rapporto di «connessione e complementarità» con l’attività agricola o che, comunque, (per il suo sviluppo o per l’impegno lavorativo richiesto o per l’entità dei capitali impiegati) releghi quest’ ultima in posizione del tutto secondaria.


(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 02/10/2008, n. 24430, in notiziario Ipsoa del 20/10/2008)


 


– Sulla cessione di quote di S.r.l. il Fisco si salva con la carta (ancora confusione)


Maurizio Pirazzini, sul quotidiano Il Sole 24 Ore ha reso evidente come (permanga uno stato di confusione):


La nuova disposizione sul trasferimento di quote di Srl, in cui il documento informatico con firma digitale e marca temporale rappresenta direttamente il titolo per l’iscrizione nel Registro delle imprese, costringe il Fisco a gestire la tassazione di un file (formato .m7m che incorpora un file PDF/A).


Sono diversi i passaggi della circolare 58/E dell’agenzia delle Entrate in cui emergono elementi di criticità e di confusione tra “bit” e carta.


Viene previsto il deposito di un “esemplare cartaceo” oltre al CD/DVD con il documento informatico. Tuttavia, la validità della firma digitale è riscontrabile (anche nel tempo) solo se il documento resta in formato elettronico. Nel momento in cui viene estratta una copia cartacea, questa per avere il medesimo valore giuridico dell’originale deve essere autenticata dal pubblico ufficiale.


L’esemplare cartaceo – depositato con il file con firma digitale – è una mera copia “informe” priva di sottoscrizione (la firma digitale nel momento della stampa su carta “evapora”, così come il valore giuridico del documento). Né si può ammettere che su tale copia cartacea possa essere apposta la firma autografa delle parti. In questo caso il documento avrebbe valore di ulteriore originale cartaceo, come tale non conforme all’articolo 36, comma 1bis del decreto legge 112/08, in quanto privo di firma digitale.





 


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A cura di Vincenzo D’Andò


 

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