Novità fiscali del 2 ottobre 2008. In evidenza: raccolta di fondi degli enti non commerciali: quando è esclusa da tassazione; tardiva presentazione della dichiarazione legata all’approvazione del bilancio

    Indice:   1) La raccolta di fondi degli enti non commerciali: Quando è esclusa da tassazione   2) Entrate e Dottori commercialisti: Più collaborazione   3) Agenzia Entrate: Semplificazione per i contribuenti e contrasto mirato all’evasione   4) Tardiva presentazione della dichiarazione legata all’approvazione del bilancio   5) Libro unico del lavoro: Le […]

 






 


Indice:


 


1) La raccolta di fondi degli enti non commerciali: Quando è esclusa da tassazione


 


2) Entrate e Dottori commercialisti: Più collaborazione


 


3) Agenzia Entrate: Semplificazione per i contribuenti e contrasto mirato all’evasione


 


4) Tardiva presentazione della dichiarazione legata all’approvazione del bilancio


 


5) Libro unico del lavoro: Le risposte della Fondazione Studi


 


6) Operazioni doganali: Compilazione del modello DAU


 


7) Palermo: Nuovo sportello di assistenza alle imprese


 


 


1) La raccolta di fondi degli enti non commerciali: Quando è esclusa da tassazione


La raccolta pubblica di fondi costituisce una tipica modalità di acquisizione delle risorse necessarie all’ente non commerciale (tra cui rientra ad es. l’associazione culturale, assistenziale, ricreativa, ecc.) per il perseguimento delle finalità previsti nel proprio statuto sociale.


Per fini di controllo, l’art. 20 del D.P.R. n. 600/1973 prevede l’obbligo, per tali enti non commerciali che effettuano raccolte pubbliche di fondi, di redigere, entro 4 mesi dalla chiusura dell’esercizio, un apposito e separato rendiconto dal quale devono risultare, anche a mezzo di una relazione illustrativa, in modo chiaro e trasparente, le entrate e le spese relative a ciascuna delle celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione indicate nell’art. 143, c. 3, lett. a) del Tuir.


Dal canto suo, l’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 59/E/2007 ha precisato che, per agevolare l’attività di accertamento, gli enti devono specificare nella relazione illustrativa oltre all’importo dei fondi raccolti che risultano dai documenti attestanti i singoli versamenti, le somme effettivamente destinate alle attività ed ai progetti, descritti in modo dettagliato, per i quali la raccolta fondi è stata effettuata.


Questa specificità della relazione illustrativa viene ricondotta alla successiva richiesta dell’Agenzia che la maggior parte dei proventi della raccolta fondi vada destinata al progetto o all’attività per cui è stata attivata e, quindi, che i fondi raccolti non siano utilizzati dall’ente per autofinanziarsi.


Esclusione da IVA


Alle raccolte pubbliche di fondi si applica il regime di esclusione dall’I.V.A. (1), inoltre, la raccolta pubblica di fondi è esente da ogni altro tributo sia erariale che locale (art. 2, comma 2, D.Lgs. 4/12/1997, n. 460).


A tal fine, è da ritenere, che se l’ente non commerciale (a parte la raccolta fondi) non esercita attività commerciali, ma solo l’attività istituzionale, non debba richiedere la partita IVA all’Agenzia delle Entrate, e per la riscossione dei proventi della raccolta possa rilasciare delle semplici ricevute (non quindi ricevute fiscali).


Non imponibilità ai fini delle imposte sui redditi


Ai sensi dell’art. 143, comma 3, lett. a), del D.P.R. 22/12/1986, n. 917 (T.U.I.R.), non concorrono in ogni caso alla formazione del reddito degli enti non commerciali i fondi pervenuti ai predetti enti a seguito di raccolte pubbliche effettuate occasionalmente, anche mediante offerta di beni di modico valore o di servizi ai sovventori, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione.


Organizzazioni di volontariato


Per le organizzazioni di volontariato non costituiscono redditi imponibili ai fini Ires i proventi derivanti da attività commerciali e produttive marginali, qualora sia documentato il totale impiego per i fini istituzionali dell’organizzazione di volontariato.


Tra le predette attività rientrano le attività di vendita occasionali o iniziative occasionali di solidarietà svolte nel corso di celebrazioni o ricorrenze o in concomitanza a campagne di sensibilizzazione pubblica verso i fini istituzionali dell’organizzazione di volontariato.


Condizioni


Le condizioni per beneficiare delle agevolazioni fiscali sono le seguenti:


– Si deve trattare di iniziative occasionali (per cui la mera assenza del carattere di abitualità dovrebbe essere sufficiente per ottenere il beneficio dell’agevolazione);


– la raccolta di fondi deve avvenire in concomitanza con celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione;


– i fondi pervenuti a seguito della raccolta possono derivare anche da offerte di beni di modico valore (es. cessioni di piante o frutti) o di servizi ai sovventori.


La Circolare ministeriale del 124/E/1998 non ha chiarito il significato sostanziale dell’espressione “modico valore” riferita ai beni offerti, né tanto meno ha individuato quali siano i servizi che possono essere resi ai sovventori in esenzione d’imposta.


Aspetto negativo


Quale ulteriore aspetto negativo, relativo alla importante agevolazione fiscale concessa dal Legislatore, è quello che a tuttora, si è in attesa del D.M. a cui l’art. 2, comma 3 del D.Lgs. 460/1997 rinvia ai fini della precisazione di condizioni e limiti affinché la raccolta pubblica di fondi possa considerarsi occasionale.


Pertanto, anche per tale circostanza, prima di iniziare l’attività di raccolta fondi, si consiglia di presentare istanza di interpello all’Agenzia delle Entrate.


Associazioni sportive dilettantistiche in regime speciale di cui alla Legge n. 398/1991


Per le società/associazioni sportive dilettantistiche in regime 398/1991 non concorrono a formare il reddito imponibile i proventi realizzati per il tramite della raccolta pubblica di fondi per un numero di eventi complessivamente non superiore a 2 per anno e per un importo non superiore al limite annuo complessivo di € 51.645,69 (art. 25, Legge n. 133/1999).


Obbligo del rendiconto


Considerata l’importanza di tali agevolazioni di natura fiscale, l’art. 20, c. 2 del D.P.R.


600/1973 sancisce un obbligo generalizzato di redazione del rendiconto per la raccolta pubblica di fondi, indipendentemente dagli obblighi contabili cui gli enti non commerciali siano tenuti ai fini civilistici, fiscali o in virtù di leggi speciali.


Anche il regime contabile prescelto (contabilità ordinaria o semplificata di cui all’art. 18 del D.P.R. 600/1973) non ha rilevanza al fine di stabilire l’obbligo di redigere tale rendiconto.


Come premesso, il rendiconto deve essere redatto entro il termine di 4 mesi dalla chiusura dell’esercizio.


Tenuta e conservazione


Il rendiconto deve essere tenuto e conservato in osservanza delle disposizioni di cui all’art. 22 D.P.R. 29.09.1973, n. 600:


– Deve, quindi, essere tenuto a norma dell’art. 2219 C.C. e numerato progressivamente in ogni pagina, in esenzione dall’imposta di bollo.


Ai fini pratici, tale rendiconto può essere riportato in calce al bilancio, sul libro dei verbali delle assemblee dell’ente; in alternativa, può essere istituito un apposito registro dei rendiconti senza la necessità di alcuna formalità iniziale, stante la soppressione dell’obbligo di vidimazione iniziale per effetto della modifica all’art. 22 D.P.R. 600/1973, apportata dall’art. 8, c. 3, L. 18/10/2001, n. 383.


Come gli altri documenti contabili, il rendiconto deve essere conservato, agli effetti fiscali, fino a quando non sia divenuto definitivo l’accertamento relativo al periodo d’imposta cui il rendiconto stesso si riferisce e, quindi, in caso di controversia, anche oltre il termine decennale previsto dall’art. 2220 del Codice Civile.


Relazione illustrativa


Infine, per agevolare l’attività di accertamento da parte degli organi preposti alla vigilanza sulla raccolta fondi il rendiconto deve essere accompagnato da una relativa, concernente le entrate e le spese afferenti a ciascuna manifestazione, nella quale devono essere illustrati i seguenti elementi:


– L’importo dei fondi raccolti risultante dalla documentazione attestante i singoli versamenti;


– le somme effettivamente destinate alle attività e ai progetti, dettagliatamente descritti, per i quali la raccolta fondi è stata attivata.


 


Un esempio (1)


 






                                          RELAZIONE ILLUSTRATIVA DELL’INIZIATIVA DI RACCOLTA FONDI


                                                     “…………………………………..” DEL …………………………….


Descrizione dell’iniziativa/manifestazione pubblica


L’associazione ……………………………………………………., in data …………………………. ha posto in essere un’iniziativa/ manifestazione denominata ………………………………….., al fine di raccogliere fondi da destinare al progetto: (breve descrizione dell’iniziativa e delle finalità) …………………………………………………………………………………………………………


Modalità di raccolta fondi (Entrate)


In relazione alla manifestazione sono stati raccolti fondi per un totale di € …………………. (totale entrate).


Le donazioni libere si riferiscono ai contributi e donazioni su c/c bancario-postale ottenuti da società ed enti privati/


pubblici per un totale di € …………………..; le entrate relative alla manifestazione si riferiscono, invece, ai fondi raccolti durante le giornate di sensibilizzazione da parte dei nostri volontari, per un totale di € ………………….


Spese relative alla manifestazione (USCITE)


Per la raccolta fondi sono state sostenute spese relative all’acquisto di ………… beni (n. dei beni/qualità, prezzo unitario) …………………………………….. Le altre spese sono relative a ……………………………………………………. (dettaglio spese con relativo importo).


I fondi raccolti al netto del totale delle spese sostenute sono pari ad € ……………………


Lì, ……………………                                                         Il Presidente …………………………………………………………


 


(1) Come, peraltro, rilevato, in Ratio n. 1/2008


 


 


2) Entrate e Dottori commercialisti: Più collaborazione


L’Agenzia delle Entrate e il Consiglio Nazionale dei Dottori commercialisti ed Esperti


contabili intensificano la collaborazione.


Nel corso di un incontro tenuto il 01/10/2008 nella sede dell’Agenzia è stato concordato che le due strutture cercheranno intese al fine di accelerare i processi telematici e apportare semplificazioni sia in materia di dichiarazioni che di altri atti.


In particolare, nel corso della riunione alla quale hanno perso parte, per l’Agenzia, il direttore Attilio Befera, e i direttori centrali Marco Di Capua, Luigi Magistro, Vincenzo Busa e Aldo Polito e, per il Cndcec, il presidente Claudio Siciliotti e i consiglieri Paolo Moretti e Roberto D’Imperio, è stato concordato che in materia di semplificazione la collaborazione riguarderà sia l’attuazione in via amministrativa delle norme esistenti che lo studio di proposte e soluzioni normative concordate ove ciò fosse necessario.


(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 01/10/2008)


 


 


3) Agenzia Entrate: Semplificazione per i contribuenti e contrasto mirato all’evasione


Semplificazione del rapporto con i contribuenti, attività di contrasto all’evasione mirata, massima sinergia e collaborazione con le altre strutture pubbliche e con tutti gli attori della fiscalità.


Il direttore dell’Agenzia, Attilio Befera, nel corso di un’audizione alla Commissione Finanze della Camera, ha indicato le strategie per rendere più incisiva l’attività, con l’obiettivo di innalzare al massimo livello l’adempimento spontaneo degli obblighi tributari.


“La nostra attività – ha detto Befera – dovrà essere caratterizzata dalla semplificazione degli adempimenti richiesti ai contribuenti e da una sempre più mirata azione di contrasto all’evasione”.


Nell’Agenzia del futuro, dunque, particolare attenzione sarà rivolta alla semplificazione del rapporto con i contribuenti: “Assume rilevanza strategica per l’Agenzia – ha detto il direttore – ridurre al minimo, fino teoricamente ad azzerarle, le difficoltà e disfunzioni che possano arrecare disagio ai cittadini contribuenti”.


In tale ottica saranno migliorati i servizi telematici con l’obiettivo di assicurarne la fruibilità generalizzata anche agli utenti meno informatizzati.


“Si provvederà – ha detto Befera – ad adeguare le applicazioni in modo da renderle più intuitive e agevoli”.


Già dalla prossima  dichiarazione saranno aumentate le informazioni contenute in Unico precompilato.


Attenzione sarà poi dedicata alla semplificazione dei modelli di dichiarazione ponendo particolare attenzione ai contribuenti con tipologie di reddito più comuni.


Nel processo di semplificazione l’Agenzia coinvolgerà tutti gli intermediari tributari e le


associazioni di categoria, con l’obiettivo di “prevenire inconvenienti e criticità e nel contempo studiare e concordare soluzioni idonee”.


Nella nuova prospettiva, l’attività di contrasto all’evasione punterà, da un lato, su un’azione più mirata e, dall’altro, sull’attivazione di importanti sinergie con altri enti e strutture della fiscalità.


“Penso – ha detto Befera – a un più diffuso coinvolgimento della Guardia di Finanza nell’attività di repressione delle frodi e di investigazione tributaria, che consenta all’Agenzia di concentrarsi sulle problematiche giuridiche e operative connesse all’accertamento e alla riscossione della maggiore pretesa fiscale”.


Oltre al costante coordinamento con la Gdf, la collaborazione, in linea con le novità


introdotte dalla recente normativa, sarà resa più proficua con l’Inps – attraverso il potenziamento dello scambio reciproco di dati e informazioni e la predisposizione di appositi piani di controllo – e con i Comuni, relativamente allo spostamento fittizio all’estero della residenza. “La collaborazione con i Comuni – ha sottolineato Befera – è fondamentale”.


Anche in vista del federalismo fiscale costituisce “una delle azioni strategiche più efficaci nella lotta all’evasione”.


Il direttore si è anche soffermato sull’attività dei primi 8 mesi dell’anno.


Sono stati eseguiti oltre 130mila accertamenti in materia di imposte dirette, Iva e Irap, per una maggiore imposta accertata di circa 5,7 miliardi, mentre le somme effettivamente incassate sono ammontate a 3,4 miliardi, di cui 2,4 da ruoli e 1 da versamenti spontanei a seguito di adesione all’accertamento, conciliazione o acquiescenza.


“Nel corso del 2008 – ha detto – l’azione di contrasto sta assicurando il consolidamento e il miglioramento dei risultati ottenuti nel 2007 in termini di efficacia, proficuità e deterrenza”.


Tra i risultati più significativi sottolineati dal direttore, le riscossioni derivanti dagli istituti deflativi del contenzioso: “Le riscossioni – ha precisato – sono aumentate del 34% rispetto ai primi 8 mesi del 2007, attestandosi a una cifra superiore al miliardo di euro”. Particolarmente significativi anche i risultati conseguiti a seguito dell’utilizzo delle indagini finanziarie: “Gli accertamenti assistiti da questo importante strumento – ha detto – sono più che raddoppiati nel corso del 2008 e le maggiori imposte recuperate sono quadruplicate rispetto allo stesso periodo del 2007”.


Quanto al contenzioso, l’Agenzia tenderà sempre più alla definizione dei rapporti con i contribuenti mediante l’utilizzo degli istituti deflativi. Tuttavia, laddove si renda comunque inevitabile la lite, gli sforzi, ha detto Befera, “saranno concentrati verso il miglioramento degli esiti delle controversie derivanti dall’attività di controllo e, più in generale, di quelle di notevole valore economico o in cui sono state sollevate questioni di diritto di maggiore rilevanza”.


E proprio per privilegiare gli aspetti qualitativi della difesa della pretesa tributaria, Befera ha annunciato che è allo studio “un rafforzamento della struttura di indirizzo e coordinamento del contenzioso”.


La riorganizzazione, ha comunque sottolineato Befera, comincerà a svilupparsi dal 2009, e sarà completata nel successivo biennio 2010-2011.


Sarà comunque improntata alla ricerca di “una sempre maggiore efficienza”, da realizzare anche attraverso “l’integrazione e le sinergie tra le diverse strutture organizzative dell’Agenzia, finalizzate alla realizzazione di maggiori economie di scala, all’accorciamento della filiera decisionale e alla conseguente valorizzazione delle professionalità esistenti”.


Befera, infine, si è soffermato sulle problematiche connesse alla limitazione delle risorse da destinare all’incentivazione del personale, che potrebbero avere riflessi sui risultati attesi.


L’Agenzia, comunque, ha assicurato il direttore “è pronta ad accettare nuovi obiettivi sfidanti, legando gli incentivi a parametri e indicatori certi e misurabili, quali l’incremento del gettito e della tax compliance”.


(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 01/10/2008)


 


 


4) Tardiva presentazione della dichiarazione legata all’approvazione del bilancio


Dopo avere fatto l’analisi della norma originaria e delle novità normative del 2003 e 2004, la Corte di Cassazione ha stabilito che l’approvazione del bilancio oltre il termine di quattro mesi (ma entro i sei) dalla chiusura dell’esercizio sociale esclude la tardività della dichiarazione fiscale solo se nel verbale di assemblea il ritardo della convocazione è giustificato con il richiamo della previsione dell’atto costitutivo.


In sostanza, il ritardo nella presentazione della dichiarazione dei redditi delle società è giustificato solo se sono esplicite le ragioni per cui è slittata l’approvazione del bilancio.
La norma che stabilisce i termini per la presentazione della dichiarazione per i soggetti IRES individua nel giorno dell’approvazione del bilancio o rendiconto, o in ipotesi di mancata approvazione del bilancio, nel termine di scadenza stabilito dalla legge o dall’atto costitutivo, il dies a quo di decorrenza del termine di un mese fissato per la presentazione della dichiarazione annuale dei redditi.


La dichiarazione è tardiva non solo quando sia presentata con ritardo superiore al mese rispetto al giorno dell’approvazione del bilancio, ma anche tutte le volte che tale approvazione sia avvenuta oltre il termine stabilito dalla legge o dall’atto costitutivo.
Il Codice Civile (art. 2364) stabilisce che l’assemblea ordinaria, l’unico organo sociale funzionalmente competente all’approvazione del bilancio, deve essere convocata almeno una volta l’anno, entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio sociale, salvo termine maggiore stabilito dall’atto costitutivo per esigenze particolari, comunque non superiore a sei mesi.


(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 24/09/2008, n. 23983, in notiziario Ipsoa del 01/10/2008)


 


 


5) Libro unico del lavoro: Le risposte della Fondazione Studi


Nelle FAQ la Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro fornisce chiarimenti sul libro unico del lavoro, operativo dal 18 agosto 2008, ma obbligatorio dal periodo di paga di gennaio 2009.


Questi i chiarimenti:


“SOGGETTI OBBLIGATI


D. Il datore di lavoro che assume una badante è obbligato ad istituire il libro unico del lavoro?


R. No, i datori di lavoro domestici sono espressamente esclusi dall’articolo 39, comma 1 del DL n. 112/2008


D. Chi sono i soggetti della pubblica amministrazione che non devono istituire il libro unico?


R. I soggetti appartenenti alla PA sono elencati nell’articolo 1, comma 2 del decreto legislativo n. 165/2001, ossia:


• tutte le amministrazioni dello Stato


• gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative,


• le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo,


• le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunità montane, e loro consorzi e associazioni


• le istituzioni universitarie,


• gli Istituti autonomi case popolari,


• le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni,


• tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali,


• le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale,


• l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN)


• le Agenzie di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300.


Devono, ritenersi soggetti provati le aziende di capitali, a completo o parziale capitale pubblico, che svolgono servizi pubblici per conto degli enti locali.


D. Le aziende che hanno solo lavoratori all’estero devono istituire il libro unico?


R. Si, il rapporto di lavoro anche se svolto all’estero presuppone la stipulazione di un contratto di lavoro subordinato o autonomo in Italia per i quali ricorre l’obbligo di istituire il libro unico del lavoro.


D. Un’azienda si avvale solo dell’attività dei soci e occasionalmente beneficia della prestazione di lavoratori somministrati. In questi casi ricorre l’obbligo di istituire il libro unico?


R. La circolare n. 20/2008 prevede espressamente questo adempimento indipendentemente dalla presenza in azienda di altri lavoratori subordinati o autonomi. Va precisato, tuttavia, che al riguardo non è previsto uno specifico regime sanzionatorio.


D. Per i lavoratori distaccati quali sono i dati che devono essere riportati nel libro unico del lavoro?


R. I dati sono gli stessi del lavoratore somministrato, vale a dire: nome, cognome, codice fiscale, qualifica e livello di inquadramento contrattuale e azienda distaccante.


D. Fra i lavoratori interessati al libro unico del lavoro rientrano le collaborazioni coordinate e continuative?


R. Rientrano tra i lavoratori interesatti anche le collaborazioni coordinate e continuative anche a progetto e le mini-collaborazioni coordinate e continuative (art. 61, comma 2, Dlgs. 276/2003).


Sono esclusi i lavoratori autonomi occasionali per natura instaurati ai sensi dell’art. 2222 del codice civile.


D: E le associazioni in partecipazione?


R. Rientrano tra i lavoratori interessati alla registrazione sul libro unico del lavoro anche le associazioni in partecipazione con apporto lavorativo esclusivo o misto (capitale e lavoro).


D. Quali sono i lavoratori esclusi dalla registrazione sul libro unico del lavoro?


R. Non è obbligatorio riportare nel libro unico del lavoro i seguenti soggetti:


– Amministratori di società o sindaci quanto questi configurano rapporto di natura professionale (si pensi agli incarichi assunti da soggetti iscritti ad un ordine professionale dell’area economica giuridica come il Consulente del lavoro, il Dottore commercialista ed Esperto contabile).


– Agenti e rappresentati di commercio


– soci di società privi di un contratto di lavoro autonomo o subordinato


– familiari e coadiuvanti dell’impresa familiare


TENUTA E CONSERVAZIONE


D. Dove deve essere conservato il libro Unico del lavoro?


R. Il luogo di conservazione del libro unico non è più, come in passato, il “luogo in cui si esegue il lavoro”, ma alternativamente:


a) la sede legale dell’impresa (o altra sede amministrativa dell’azienda);


b) lo studio del consulente del lavoro o di altro professionista abilitato;


c) i servizi e i centri di assistenza delle associazioni di categoria delle imprese artigiane e delle altre piccole imprese, anche in forma cooperativa.


Per i gruppi di impresa la società capogruppo può essere affidataria di tutti gli adempimenti per le società collegate del gruppo, ivi compreso l’affidamento della conservazione del libro unico del lavoro.


D. E’ previsto l’istituzione di copie conformi del libro unico del lavoro da tenere sui luoghi di lavoro?


R. No, scompare la necessità di istituire e tenere copie “conformi” del libro obbligatorio.


D. Rimane l’obbligo di comunicare alla Direzione provinciale del lavoro il luogo dove è reperibile il libro unico del lavoro in caso di affidamento e gestione ad un Consulente del lavoro da parte di un datore di lavoro?


R. A norma dell’art 5 della L. 12/79 resta fermo l’obbligo del datore di lavoro di preventiva comunicazione alla Direzione provinciale del lavoro territorialmente competente dell’affidamento della tenuta del libro unico del lavoro al consulente del lavoro, al professionista autorizzato. La comunicazione va fatta entro il termine del periodo transitorio anche se la stessa è stata precedentemente inoltrata ai sensi della normativa previgente.


D. Il libro unico del lavoro può essere tenuto in forma cartacea?


R. Rispetto al sistema previgente, il libro unico del lavoro non può essere tenuto in forma cartacea.


Il registro delle presenze cartaceo è ammesso fino al periodo di paga di dicembre 2008.


D. Quali sono i sistemi previsti per la tenuta del libro unico del Lavoro?


R. Gli unici sistemi di tenuta previsti sono i seguenti:


– Elaborazione e stampa meccanografica su fogli mobili a ciclo continuo;


-Stampa laser


– Su supporti magnetici o ad elaborazione automatica dei dati.


D. E’ possibile l’elaborazione separata del calendario presenze?


R. Come indicato dalla circolare del Ministero del lavoro n. 20/2008 è ritenuto corretto all’interno del libro unico del lavoro regolarmente istituito, l’eventuale elaborazione separata del calendario delle presenze.


D. Quali sono i termini per le annotazioni obbligatorie?


R. Sedicesimo giorno del mese successivo a quello al quale si riferiscono le prestazioni di lavoro.


D. Per quanto tempo deve essere conservato il libro unico del lavoro?


R. Il termine di durata dell’obbligo di conservazione del libro unico del lavoro è di 5 anni.


D. Con l’istituzione del libro unico del lavoro come si adempie all’obbligo di consegna al lavoratore del prospetto paga?


R. Il datore di lavoro potrà continuare a consegnare il tradizionale prospetto paga oppure consegnare al lavoratore copia del libro unico del lavoro comprensivo quindi delle presenze.


D. Quali dati devono essere registrati sul libro unico del lavoro per i lavoratori a domicilio?


R. Il datore di lavoro deve:


– trascrivere nel libro unico del lavoro il nominativo ed il relativo domicilio dei lavoratori esterni all’unità produttiva, nonché la misura della retribuzione;


– indicare anche le date e le ore di consegna e riconsegna del lavoro, la descrizione del lavoro eseguito e la specificazione della quantità e della qualità di esso.


D. Per quali datori di lavoro sorge l’obbligo della stampa degli elenchi riepilogativi?


R. L’obbligo riguarda i datori di lavoro che impegnano oltre dieci lavoratori, indipendentemente dalla tipologia di contratto di lavoro. I lavoratori devono essere conteggiati come “teste” e non con gli ordinari criteri di computo dei lavoratori (art 5, comma 2, DM 9.7.2008.)


D. Quali sono gli obblighi del Consulente del lavoro?


R. Il Consulente del lavoro e gli altri soggetti di cui alla legge n. 12/1979 deve inoltrare una comunicazione all’INAIL entro 30 giorni dell’avvenuta acquisizione di un nuovo datore di lavoro e dell’interruzione di assistenza nei confronti di uno dei datori di lavoro assistiti.


PERIODO TRANSITORIO


D. Come si adempie all’obbligo d’istituzione del libro unico nel periodo transitorio?


R. Fino al periodo di paga relativo al mese di dicembre 2008, i datori di lavoro possono adempiere agli obblighi di istituzione e tenuta del libro unico del lavoro mediante la regolare tenuta del libro paga, nelle sue sezioni paga e presenze (ovvero, per i lavoranti a domicilio, del registro dei lavoranti e del libretto personale di controllo.).


D. E’ ancora obbligatorio la tenuta del Libro matricola e registro delle imprese?


R. Dal 18 agosto 2008 non occorre più istituire questi libri, né si è tenuti all’aggiornamento dei vecchi che vanno solo conservati per cinque anni dall’ultima registrazione.


D. E’ possibile per i datori di lavoro, durante il regime transitorio, la tenuta dei libri obbligatori in forma manuale?


R. L’INAIL, con la nota n. 7357 del 19 settembre 2008, ha affermato che i datori di lavoro che adempiono agli obblighi di istituzione e tenuta del Libro unico del lavoro attraverso la tenuta del libro paga, nelle due sezioni paga e presenze, possono continuare a tenere detto libro anche in forma manuale, nel rispetto delle nuove disposizioni intervenute in tema di tenuta, conservazione ed esibizione.


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