Movimentazioni bancarie: sono elementi presuntivi di reddito!

         Le movimentazioni bancarie ingiustificate del contribuente, anche se riferite a un imprenditore agricolo, possono far presumere legittimamente entrate tributarie non dichiarate.          Quanto precede è contenuto nella sentenza n. 71/36/08 depositata il 23 giugno 2008 della Commissione Tributaria Regionale di Roma (sezione 36) da cui si evince che nel  caso di specie trattandosi di […]


         Le movimentazioni bancarie ingiustificate del contribuente, anche se riferite a un imprenditore agricolo, possono far presumere legittimamente entrate tributarie non dichiarate.


         Quanto precede è contenuto nella sentenza n. 71/36/08 depositata il 23 giugno 2008 della Commissione Tributaria Regionale di Roma (sezione 36) da cui si evince che nel  caso di specie trattandosi di presunzione semplice il contribuente avrebbe potuto confutare la stessa producendo la prova contraria e pertanto l’accertamento basato su detti elementi  deve ritenersi legittimo.


 


         La nozione di imprenditore agricolo è contenuta nell’art. 2135 c.c. e presuppone che l’attività economica sia svolta con la terra o sulla terra e che l’organizzazione aziendale si richiami al fattore terra. Infatti l’imprenditore  esercita, a seconda delle situazione, la coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse. Per attività agrituristiche devono intendersi esclusivamente quelle di ricezione e ospitalità esercitate dagli imprenditori agricoli di cui al citato art. 2135 del codice civile, mediante l’utilizzo della propria azienda, in rapporto di connessione e complementarietà in relazione alle attività riguardanti la coltivazione del fondo, silvicoltura, allevamento animali, le quali comunque devono restare principali.


 


         In virtù delle disposizioni contenute nell’art. 5 legge 30/12/1991, n. 413, a partire dal 1° gennaio 1992 è stato introdotto il regime forfetario di determinazione del reddito imponibile anche per l’attività esercitata dall’imprenditore agricolo che comunque può optare per la tenuta della contabilità ordinaria. Infatti detto regime di calcolo può essere disapplicato optando per un periodo triennale per il calcolo ordinario (1).


 


         Nella fattispecie portato al vaglio di giudici tributari di appello, l’ufficio finanziario notificava al contribuente avvisi di accertamento per più annualità (anni di imposta 1990-1994) ai fini IVA con cui veniva contestata l’evasione di imposte, oltre ad interessi e sanzioni. Il contribuente impugnava tali atti dinanzi alla Commissione tributaria provinciale eccependo che l’illegittimità degli accertamenti fondati sui movimenti bancari, atteso la qualifica di imprenditore agricolo del soggetto. I giudici di appello non accoglievano il ricorso, deducendo la mancanza di prove valide atte a sostenere l’esclusione dalla tenuta della contabilità ordinaria nella sua qualità di imprenditore agricolo.


 


         Il collegio giudicante ha ritenuto, indipendentemente da quanto emerso dalla contabilità ordinaria, a cui il contribuente non era obbligato attesa la sua qualità di imprenditore agricolo, che lo status di imprenditore agricolo non preserva lo stesso dall’attività accertatrice dell’ufficio finanziario. Nel caso di specie l’accertamento del maggiore imponibile mediante la verifica dei movimenti bancari è risultato giustificato dal fatto che il contribuente avesse svolta attività connesse all’impresa agricola quali la trasformazione, commercializzazione e valorizzazione dei prodotti ottenuti dalla conduzione del fondo. In effetti l’organizzazione aziendale dell’attività agricola si differenzia dalla mera attività commerciale in quanto ruota intorno al fattore terra (2).


 


         Per quanto precede i giudici di merito hanno ritenuto che l’accertamento abbia preso in esame interessato esclusivamente il conto corrente del contribuente, dal quale sono emerse movimentazioni non motivate tali da non la sussistenza di entrate non dichiarate, derivate dalle attività connesse all’attività agricola.


         Gli stessi giudici hanno ritenuto conclusivamente che, trattandosi di presunzione semplice (art. 2729 c.c.), l’obbligo di accertare tale presunzione incombeva al contribuente e che lo stesso  produrre prove contrarie in merito.


         La mancanza di ogni prova giustificativa circa la provenienza di una serie di accrediti, diversa da quella del reddito di impresa, ha determinato la convinzione nei giudici di primo grado circa la provenienza di quelle somme dall’attività di impresa.


 


Enzo Di Giacomo


7 Ottobre 2008   








NOTE


(1) Cfr C.M. Ministero delle finanze 23 dicembre 11992, n. 76.


(2) Cass 5 dicembre 2002, n. 17251. Solo questo aspetto differenzia l’attività agricola da quella commerciale, atteso che in tutti  e due i casi c’è la presenza di un operatore che esercita la propria attività mediante una struttura organizzata in forma di impresa.

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