L’inosservanza da parte dell’agente della riscossione del principio di non contestazione rende illegittima l’iscrizione ipotecaria?


         La mancata costituzione in giudizio da parte dell’Agente della Riscossione, pur regolarmente citato dalla parte attrice, rappresenta di fatto un palese comportamento di non contestazione alle osservazioni sollevate dal ricorrente in merito alla irregolarità ed intempestività della notificazione delle cartelle di pagamento recanti i crediti per i quali l’amministrazione ha proceduto ad iscrivere l’ipoteca la cui cancellazione è oggetto della domanda del contribuente. Per consolidata giurisprudenza – non potendo altrimenti darsi la diabolica prova negativa – le asserzioni del ricorrente debbono darsi per provate sino a produzione da parte del soggetto a carico del quale sussisteva l’adempimento dell’avvenuta esecuzione dello stesso. Ne deriva la decadenza dell’amministrazione del diritto ai crediti di cui in causa e l’assenza di titolo atto a giustificare l’avvenuta iscrizione ipotecaria che risulta irregolarmente iscritta e da cancellare a cura e spese dell’Agente della Riscossione, come da domanda della parte attrice. Restano pertanto assorbiti gli ulteriori motivi di ricorso. Tale interessante assunto è stato statuito dalla sentenza n. 239 del 17 luglio 2008 della Commissione Tributaria Provinciale di Roma sez. 9 Orbene, il principio di non contestazione trova ingresso  nel processo tributario con la sentenza n. 1540 del 24 gennaio 2007 della Sezione Tributaria del Giudice di Legittimità.  


 


         Le argomentazioni idonee a traslare  tale principio generale anche al processo tributario sono:


Ø      Il principio di ragionevole durata del processo inteso come monito accelleratorio rivolto non solo al Giudice ma anche alle parti;


Ø       la natura dispositiva del processo tributario ed  il dato letterale di cui all’art. 1 del D.Lgs. 546/92;


Ø      il fatto che anche il  processo tributario è basato su un regime di rigide preclusioni come avviene per il processo civile.


Ø      occorre  ricostruire  del processo tributario in chiave di impugnazione-merito;


Ø      il principio trova piena cittadinanza  ove si consideri che in esso l’onere  probatorio  grava  non  solo  sulla  parte ricorrente ma anche su quella resiste;


Ø      appare decisivo che, ai sensi  dell’art.  24  del D.Lgs. n. 546/1992, la fase  probatoria  si  debba  ritenere  conclusa  allo scadere dei venti giorni previsti per il deposito di documenti o  dei  dieci giorni per il deposito di memorie (1).


 


         La non contestazione attribuisce al comportamento omissivo di una  parte  (quella che non ha contestato) idoneità probatoria confermativa di quanto  asserito dall’altra parte (quella che ha dedotto il fatto per sostenere la propria azione) ed impedisce al giudice di “riammettere” d’ufficio la natura controversa  del fatto.


         L’avvenuto riconoscimento da parte della Sezione tributaria della Suprema Corte che  i  fatti  addotti  da  una delle parti e non contestati dall’altra sin dal primo grado di giudizio  non debbano più essere provati comporta che, di conseguenza, la commissione adita, pena un vizio di ultrapetizione ex art. 112 del codice di procedura  civile,  non debba ritenere necessaria ulteriore prova dei fatti medesimi. La sentenza  che  desse  per  esistenti  fatti  non contestati dal soggetto contro il quale gli stessi sono invocati sarebbe  in palese violazione del principio di corrispondenza fra il chiesto ed il pronunciato ex art. 112 del codice di procedura civile.


 


         Giova precisare che secondo autorevole dottrina (2)Appare di chiara evidenza, allora, che il principio di non contestazione non può trovare ingresso in un sistema di regole specifiche come quello del processo tributario, spesso ispirato a principi non sempre conformi a quelli espressi nel rito di cognizione civile. Nel processo tributario, non essendo applicabile il principio di non contestazione i fatti  non contestati non  devono ritenersi pacifici; essi non  possono, quindi, essere posti a fondamento della decisione, dispensando dall’onere probatorio la parte che ne sia gravata (ai sensi dell’art. 2697 c.c.). Giusto processo, ex articolo 111 della Carta Costituzionale, significa che il processo deve fare giustizia e, cioè, che deve svolgersi in modo da favorire il perseguimento di una decisione giusta. Il principio costituzionale del giusto processo realizza, tra l’altro, un passo significativo per la realizzazione di una reale posizione paritetica delle parte del processo tributario.


 


NOTE


 


1) Valerio Ficari,Spazi e limiti del principio di non contestazione nel processo tributario in “Rassegna tributaria” n. 2 di marzo-aprile 2008, pag. 335


 


2) Angelo Buscema e Daniele D’Angelo ,Principio  di  non  contestazione  e  specialità  della  norma   processuale tributaria: un binomio impossibile in “il fisco” n. 42 del 19 novembre 2007, pag. 6145.


 


Mariagabriella Corbi


13 Ottobre 2008


 







ALLEGATO


 


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO


 


SEZIONE N…………..


REG.GENERALE N. …………….


UDIENZA DEL…………..


SENTENZA N…………….


Pronunciata il ……………….


Depositata in segreteria il…………………….


LA COMMISSIONE TRIBUTARIA PROVINCIALE DI ROMA SEZIONE N…………..


riunita con l’intervento dei Signori:
C. F. Presidente.


A. D. Relatore


M. F. Giudice


ha emesso la seguente


SENTENZA


– sul ricorso n. …………..
depositato il ……………….
– avverso CARTELLA DI PAGAMENTO n. ………………………….. SANZ.AMMINISTR. 1996
contro EQUITALIA – AGENTE RISCOSSIONE PROV. ROMA
proposto dal ricorrente:


C. S.
VIA ……………………. ROMA RM
difeso da:
F. AVV. G.
E. AVV. I.
VIA ……………………..ROMA RM
altre parti coinvolte:
Agenzia Entrate…………
VIA ………………..ROMA RM


 



FATTO E SVOLGIMENTO DEL RAPPORTO CONTENZIOSO


La parte attrice, come individuata in epigrafe, ricorre avverso l’iscrizione ipotecaria disposta per la somma di €………………..sull’immobile di proprietà del ricorrente ed avverso gli atti impugnabili ad essa sottostanti o prodromici come indicati nel ricorso stesso (n. 8 cartelle di pagamento). Chiama pertanto in causa l’Agente della Riscossione, l’Agenzia delle Entrate e la Regione Lazio per veder dichiarata l’illegittimità della procedura adottata, disponendo per l’effetto l’immediata ancellazione della stessa. a cura e spese delle parti convenute, e l’annullamento delle cartelle prodromiche. Con vittoria di spese. Motiva eccependo carenza dei presupposti necessari ad attivare la procedura contestata, per assenza di un valido titolo esecutivo che ne giustifichi l’adozione e per la mancata notificazione al ricorrente della intimazione al pagamento entro cinque giorni prevista al comma 2 dell’art. 50 del DPR 602/1973. Eccepisce altresì l’avvenuta decadenza del credito per il quale si è proceduto all’iscrizione ipotecaria per inutile trascorso del termine di cui agli artt. 17 e 25 del richiamato DPR, con conseguente nullità delle cartelle di pagamento impugnate con il ricorso in esame, contestando l’omessa od irrituale notifica delle stesse.


L’unico dei convenuti in giudizio a costituirsi risulta essere l’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate, che deposita controdeduzioni con le quali in via preliminare eccepisce il proprio difetto di legittimazione passiva nel procedimento in esame, chiedendo – pertanto – l’inammissibilità del ricorso. Solleva comunque obiezioni in merito alla presunta decadenza del credito invocata da parte attrice ma si astiene dal fornire elementi di prova in merito alla avvenuta corretta e tempestiva notificazione delle cartelle di pagamento che hanno dato origine alla iscrizione ipotecaria contestata dalla controparte. Conclude con richiesta di inammissibilità del ricorso e vittoria di spese.
In data ……….. si svolge – con rito pubblico, come da richiesta della parte ricorrente – l’udienza di cui al verbale agli atti.


 


OSSERVA


il Collegio come il ricorso debba essere accolto.


La mancata costituzione in giudizio da parte dell’Agente della Riscossione, pur regolarmente citato dalla parte attrice, rappresenta di fatto un palese comportamento di non contestazione alle osservazioni sollevate dal ricorrente in merito alla irregolarità ed intempestività della notificazione delle cartelle di pagamento recanti i crediti per i quali l’amministrazione ha proceduto ad iscrivere l’ipoteca la cui cancellazione è oggetto della domanda del contribuente. Per consolidata giurisprudenza – non potendo altrimenti darsi la diabolica prova negativa – le asserzioni del ricorrente debbono darsi per provate sino a produzione da parte del soggetto a carico del quale sussisteva l’adempimento dell’avvenuta esecuzione dello stesso. Ne deriva la decadenza dell’amministrazione del diritto ai crediti di cui in causa e l’assenza di titolo atto a giustificare l’avvenuta iscrizione ipotecaria che risulta irregolarmente iscritta e da cancellare a cura e spese dell’Agente della Riscossione, come da domanda della parte attrice. Restano pertanto assorbiti gli ulteriori motivi di ricorso.


Il Collegio si pronuncia, quindi, come da dispositivo.


Viste le previsioni dell’art. 15 del D. Lgs. 546/92 ed in considerazione delle modalità assai semplici con le quali si è svolto il procedimento rispetto al rilevante valore della lite, dispone la compensazione delle spese di giudizio fra le parti intervenute.



P.Q.M.



Accoglie il ricorso. Compensa le spese.
Il……..


Così deciso in Roma, il …………………


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