L’autorizzazione del giudice penale alla trasmissione delle notizie


         Come è noto, la Guardia di Finanza (che svolge anche funzioni di polizia giudiziaria) trasmette agli uffici finanziari elementi e notizie relative a indagini penali, la cui acquisizione è subordinata alla previa autorizzazione dell’Autorità giudiziaria, in relazione alle norme disciplinanti il segreto nelle indagini penali.


         Infatti, le Fiamme Gialle, in forza dell’art. 63 del D.P.R. n.633/72, e in deroga all’art. 329 del C.P.P., trasmettono agli uffici documenti, dati e notizie acquisiti, direttamente o riferiti, e ottenuti dalle altre forze di Polizia, nell’esercizio dei poteri di polizia giudiziaria.


 


         Il comma 2, dell’art. 52 del D.P.R. n. 633/72, come richiamato dall’art. 33 del D.P.R. n. 600/73, non prevede espressamente che i provvedimenti di autorizzazione emessi dall’A.G. debbano motivare in ordine a particolari situazioni di irregolarità fiscale o ad altri fatti o situazioni: la norma si limita a stabilire che la Guardia di Finanza “…previa autorizzazione dell’autorità giudiziaria in relazione alle norme che disciplinano il segreto, utilizza e trasmette agli Uffici delle imposte documenti, dati e notizie acquisiti direttamente o riferiti ed ottenuti da altre Forze di polizia, nell’esercizio dei poteri di polizia giudiziaria”.   


 


La giurisprudenza


 


         Sul punto si registrano una serie di sentenze della Corte di Cassazione:



  • con la sentenza n. 3852 del 9 novembre 2000 (depositata il 16 marzo 2001), ha statuito che l’autorizzazione dell’Autorità giudiziaria alla trasmissione di dati e notizie acquisiti in sede di indagini non è richiesta per la garanzia di diritti del contribuente, ma per la  mera  tutela  del  segreto, cosicché la sua assenza  non comporta la illegittimità degli atti di accertamento fondati sulle acquisizioni   trasmesse in carenza di autorizzazione. Pertanto, ove gli uffici vengano in possesso di dati e notizie trasmessi dalla Guardia di finanza, in assenza di autorizzazione ciò non determina l’inutilizzabilità delle  prove  stesse, in quanto – come abbiamo già visto – l’inutilizzabilità è categoria giuridica valida solo per il processo penale;

  • con la sentenza n. 14058 del 12 giugno 2006, ha affermato che la violazione delle regole dell’accertamento tributario non comporta come conseguenza necessaria l’inutilizzabilità degli elementi acquisiti, in mancanza di una specifica previsione normativa in tal senso;

  • con la sentenza n. 14055 del 16 giugno 2006, ha ritenuto che “l’utilizzo ai fini fiscali della documentazione acquisita nel corso di attività di polizia tributaria non è condizionata all’autorizzazione di cui all’art. 63 del d.p.r.n.633 del 1972, posta a tutela del segreto istruttorio, cosicchè è irrilevante la questione relativa alla mancata produzione dell’autorizzazione stessa ovvero alla sua tardività”;


  • con la sentenza n. 7900 del 20 febbraio 2007, dep. il 30 marzo 2007, nel ribadire il principio, ne ha fatto discendere la conseguenza che, la carenza di autorizzazione – che precede la trasmissione degli atti e non l’avvio delle indagini – non  è suscettibile di incidere direttamente sulla legittimità dei provvedimenti fiscali emanati a  seguito dell’utilizzo dei documenti, dati e notizie in tal modo acquisiti;

  • con la sentenza n. 8181 del 20 febbraio 2007,dep. il 2 aprile 2007, secondo cui l’autorizzazione necessaria alla Guardia di  finanza per la trasmissione ed  utilizzazione al competente ufficio fiscale di documenti, dati e notizie acquisite nell’esercizio dei poteri di polizia giudiziaria non investe il profilo dello svolgimento delle  indagini  quanto quello  relativo alla disciplina del segreto   istruttorio penale. Conseguentemente, la carenza di autorizzazione – che precede la trasmissione degli atti e non l’avvio delle indagini – non è  suscettibile  di  incidere direttamente sulla legittimità dei provvedimenti fiscali emanati a seguito dell’utilizzo dei documenti, dati e notizie in tal modo acquisiti. Qualora intervengano accessi, ispezioni e verifiche,  il  giudice  di  merito  è  tenuto  a verificare, in base alle risultanze degli atti processuali, la preventiva concessione delle autorizzazioni contemplate dalla disciplina dell’accertamento. La Cassazione evidenzia  che l’art. 52 del D.P.R. n.633/72, oltre a prevedere gli obblighi e le modalità di cooperazione della Guardia di finanza con  gli  uffici  Iva,  quale  polizia tributaria – dispone che “inoltre“, e cioè oltre ad espletare  tali  compiti di cooperazione, essa  deve  trasmettere  agli  uffici  fiscali  interessati “documenti, dati e notizie acquisiti … nell’esercizio dei poteri di polizia giudiziaria“, ossia nel corso d’indagini penali. In questo secondo caso, la “previa  autorizzazione” richiesta dall’art. 52 del D.P.R. n. 633/72  non  si riferisce, ovviamente, allo svolgimento dell’indagine penale – essendo le  funzioni  di polizia giudiziaria disciplinate dagli artt. 55 e seguenti e 347 e  seguenti del codice di  procedura  penale  -,  bensì  alla  possibilità  di  derogare all’obbligo del segreto  istruttorio (art. 329 del codice di procedura penale) che, senza quella  autorizzazione,   necessariamente   posteriore all’acquisizione dei documenti, dati e notizie, risulterebbe violato. Detta autorizzazione  è necessaria, pertanto,  al  fine  del  corretto svolgimento  dell’indagine  penale,  e  non incide direttamente  sulla legittimità degli atti impositivi assunti in  base  a  documenti  e  notizie pervenuti,  anche  senza autorizzazione, all’ufficio erariale (Cass. n. 7208/2003, n. 3852/2001, n. 1932/1999)”. In proposito, la Corte richiama la sentenza della Corte Costituzionale n. 51/1992 che chiaramente esprime (in massima) il concetto nei termini seguenti:  La  previa  autorizzazione  del giudice, richiesta al riguardo, e che è appunto diretta a regolare i confini e le possibili interferenze tra l’istruttoria penale e quella tributaria, è infatti espressamente giustificata   dall’esigenza   di  salvaguardare l’efficienza e il buon esito della indagine penale e di tutelare  i  diritti della persona che ad essa è sottoposta“;

  • con la sentenza n. 8940 del 15 febbraio 2007 (dep. il 13 aprile 2006), ha sostenuto che ai fini dell’attività di accertamento, l’utilizzazione e la trasmissione di dati, documenti e  notizie penalmente  rilevanti  acquisiti dalla Guardia di  finanza  sono  suscettibili di autorizzazione da parte dell’Autorità  giurisdizionale  soltanto  allorquando l’acquisizione sia avvenuta nell’esercizio di poteri di polizia giudiziaria e non  anche per l’espletamento di compiti di polizia tributaria in quanto tale provvedimento è posto a presidio della segretezza e riservatezza dell’indagine penale, e “anche nella prima ipotesi, poiché  l’autorizzazione  è  posta  a tutela della riservatezza delle indagini penali e non dei soggetti coinvolti nel relativo procedimento o di terzi, nessuna conseguenza può derivare dalla sua eventuale mancanza, che, se può  avere  riflessi  anche  disciplinari  a carico  del  trasgressore,  non  tocca  l’efficacia  probatoria   dei   dati trasmessi, né  implica  l’invalidità  dell’atto  impositivo  adottato  sulla scorta degli stessi (Cass. n. 5557 del 2000, n. 15914 del 2001,  n. 15538  e n. 16788 del 2002, n. 14058 del 2006; in tema di  Iva,  Cass. n. 28695  del 2005)”;

  • con la sentenza n. 13213 del 24 aprile 2007, dep. il 6 giugno 2007, secondo cui l’eventuale mancanza dell’autorizzazione di cui all’art. 33 del D.P.R. n. 600 del 1973, circa l’utilizzazione degli elementi acquisiti nel corso dell’indagine per fatti penalmente rilevanti non è suscettibile di inficiarne validità ed efficacia probatoria in  quanto tale adempimento  è strumentale alla tutela del segreto istruttorio;

  • con la sentenza n. 24533 del 24 settembre 2007, dep. il 26 novembre 2007 afferma il principio per cui le prove assunte in sede penale, in violazione delle garanzie previste proprio da quel processo, possono tuttavia essere trasferite in sede tributaria, purchè siano rispettate le regole del processo tributario. “E’ giurisprudenza di questa Corte che, in tema di accertamenti tributari, nelle indagini svolte ai  sensi  del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 33, D.P.R. 26 ottobre 1972,  n. 633, artt. 52 e 63,  la  Guardia  di  Finanza  che,  cooperando  con  gli  uffici finanziari, proceda ad ispezioni, verifiche,  ricerche  ed  acquisizione  di notizie, ha l’obbligo di uniformarsi alle  dette  disposizioni,  sia  quanto alle necessaria autorizzazioni che alla verbalizzazione. Tali indagini hanno carattere amministrativo con conseguente inapplicabilità dell’art. 24 Cost. in materia di inviolabilità del  diritto  di  difesa,  essendo  applicabili, nella successiva ed eventuale procedura contenziosa, le garanzie proprie  di questa e vanno pertanto considerate distintamente dalle indagini, che la stessa Guardia di Finanza conduce in veste di polizia giudiziaria,  dirette all’accertamento dei reati, con  l’osservanza di tutte le prescrizioni dettate dal codice di procedura penale, a  tutela dei diritti inviolabili dell’indagato. La mancata osservanza di tali prescrizioni, rilevante al fine della possibilità di utilizzare in sede penale i risultati  dell’indagine, non incide purché non siano violate le dette disposizioni del D.P.R. n.  600 del 1973, art. 33, e del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 52 e 63,  sul  potere degli uffici finanziari e del  Giudice  tributario  di  avvalersene  a  fini meramente fiscali, senza che ciò costituisca violazione dell’art. 24 Cost. (Cass. 8990/07, Cass. 22035/06, Cass. 15538/02)”;

  • con la sentenza n. 7335 del 12 dicembre 2007, dep. il 19 marzo 2008, haribadito da un lato  (Cass. 5557/2000,  15538/2002)  che l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria, prevista dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 33, comma 3, per l’utilizzazione e la  trasmissione  agli uffici  dell’amministrazione  finanziaria di documenti, dati e notizie penalmente rilevanti  acquisiti  dalla  guardia  di  finanza, è necessaria soltanto quando l’acquisizione sia avvenuta nell’esercizio di attività di polizia giudiziaria e non già quando essa sia  correlabile  all’espletamento di compiti propri della polizia tributaria,  come  in  fatto  accertato  dai Giudici di secondo  grado  e  non  idoneamente contestato  dai  ricorrenti. Dall’altro, in ogni caso (Cass. 115914/2001, 28695/2005) l’autorizzazione predetta è posta a tutela della riservatezza delle indagini penali, non  dei soggetti coinvolti nel procedimento medesimo o di terzi, con la  conseguenza che la mancanza di essa, se può avere riflessi anche disciplinari a carico del trasgressore, non tocca l’efficacia probatoria dei  dati  trasmessi, né implica  l’invalidità  dell’atto  impositivo  adottato  sulla  scorta  degli stessi”;


L’ultima sentenza della Cassazione


 


         Con sentenza n. 22173 del 17 giugno 2008 (dep. il 3 settembre 2008), la Corte di Cassazione ha riaffrontato la questione, affermando che l’eventuale mancanza dell’autorizzazione di cui all’art. 33, D.P.R. n. 600/1973 circa l’utilizzazione degli elementi acquisiti nel corso dell’indagine  per fatti penalmente rilevanti non è  suscettibile di inficiarne validità ed efficacia probatoria, in quanto tale adempimento è strumentale alla tutela del segreto istruttorio.


 


         I giudici, dopo aver precisato che la  sentenza  penale  di condanna o di assoluzione, anche quando sia divenuta  irrevocabile, non ha efficacia vincolante nel processo tributario, ai sensi dell’art. 654 c.p.p., a causa delle  limitazioni della prova (divieto di prova testimoniale) esistenti in quest’ultimo  e del fatto che,  in  esso,  trovano  ingresso legittime presunzioni, inidonee a fondare la pronunzia penale di  condanna (Cass. n. 10945/2005), osservano, “ aderendo  a conforme e costante giurisprudenza in argomento (Cass. nn. 11203/ 2007,  2450/2007,  22035/2006, 15538/2002, 15914/2001), che l’autorizzazione del  giudice  penale,  di  cui deve munirsi la guardia di finanza per utilizzare e trasmettere al fisco dati, documenti e notizie acquisiti nell’esercizio  dei  poteri  di  polizia giudiziaria  per  l’accertamento  dei  reati,  è  posta   a   tutela   della riservatezza delle indagini penali, come pure dei diritti della persona  che ad essa è sottoposta (C. cost., sent. n. 51/1992): premessa da cui  non  può trarsi la conseguenza che la sua mancanza infici la valenza  probatoria  dei dati trasmessi, o che implichi l’invalidità  dell’atto  impositivo  adottato sulla scorta di questi, non essendo essa predisposta  al  fine  di  filtrare ulteriormente l’acquisizione di elementi significativi a fini fiscali (Cass. n. 7208/2003)”.


 


         Infatti la  guardia  di finanza, cooperando con gli uffici delle imposte per l’acquisizione e il reperimento degli elementi utili ai fini  dell’accertamento dei redditi e per la repressione delle leggi sulle imposte dirette  (art.  33 cit., comma  3), “persegue  l’interesse  pubblico  al  corretto  funzionamento del  sistema tributario (art. 53 Cost.);  interesse  di  rango  non  inferiore,  ed  anzi connesso, a quello per il  perseguimento  dei  reati  fiscali,  allorché  la guardia di finanza agisce anche in veste di polizia giudiziaria”.


         La norma fiscale citata (e analogamente, in materia di IVA, il D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 63) “riconosce  quindi  all’autorità  giudiziaria penale il potere    comunque  ad  essa  spettante  in  virtù,  attualmente, dell’art. 329 c.p.p., e certamente non sindacabile dal giudice tributario né dal contribuente in quanto tale – di derogare  al  segreto  istruttorio,  in vista dell’interesse ad un sollecito e corretto accertamento tributario”.


 


         La trasmissione non autorizzata di atti coperti dal  segreto istruttorio rileva, quindi, solo nell’ambito del giudizio penale e,  se  può giustificare provvedimenti a carico del trasgressore, non inficia la valenza probatoria dei dati trasmessi, né implica l’invalidità dell’atto  impositivo adottato sulla scorta di essi.


         L’interesse della parte privata a  svolgere  compiutamente  le  proprie difese nel giudizio tributario è peraltro  pienamente garantito dalla conoscenza o conoscibilità degli atti trasmessi.


 


Francesco Buetto                                    


16 Ottobre 2008


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