Editoriale di ottobre: che confusione con il lavoro nero!

         Come abbiamo avuto modo di leggere su queste colonne (1) l’Agenzia delle Entrate – a seguito dei numeroso interventi normativi succedutisi negli ultimi anni, è stata ancora una volta costretta ad intervenire, con una corposa circolare (oltre 20 cartelle)  per fornire agli uffici ma anche ai contribuenti che si sono imbattuti (malgrado loro) in […]

         Come abbiamo avuto modo di leggere su queste colonne (1) l’Agenzia delle Entrate – a seguito dei numeroso interventi normativi succedutisi negli ultimi anni, è stata ancora una volta costretta ad intervenire, con una corposa circolare (oltre 20 cartelle)  per fornire agli uffici ma anche ai contribuenti che si sono imbattuti (malgrado loro) in questa triste vicenda, delle indicazioni operative.


         L’intervento di Pagano – che ha ottimamente sintetizzato la complessa normativa – ha messo in luce come la misura sanzionatoria sia stata modificata (non più fissata in misura proporzionale ma quantificata in misura fissa, comunque variabile rispetto alle giornate in nero) e come la gestione del contenzioso non sia più del giudice tributario ma del giudice ordinario con tutte le conseguenze che ne derivano (in primis, la possibilità di utilizzare il giuramento e la prova testimoniale), pur se l’atto introduttivo va proposto contro l’ufficio locale che ha emesso l’atto.


 


         Inoltre, in maniera puntuale, le Entrate disciplinano l’applicabilità del principio del favor rei, a secondo dello stato della sanzione (sanzione non ancora irrogata; sanzione irrogata, ma il provvedimento  non  è ancora divenuto definitivo; sanzione irrogata con provvedimento divenuto definitivo) e i diversi termini di decadenza dell’azione accertatrice (per violazioni constatate fino al 31 dicembre 2002, il termine è scaduto il 30 giugno 2008, mentre scade il 31 dicembre 2008,  per le violazioni constatate nell’anno 2003; il 31 dicembre 2009,  per  le  violazioni  constatate  nell’anno 2004; il 31 dicembre 2010,  per  le  violazioni constatate nell’anno 2005; il 31 dicembre 2011, per le violazioni  constatate  fino  all’11 agosto 2006).


 


         Sicuramente l’aspetto più problematico investe gli strumenti probatori – l’ultimo comma dell’art. 23 della legge n. 689/81 dispone che “Il  giudice  accoglie l’opposizione quando non vi sono prove sufficienti della responsabilità dell’opponente” – e di ciò le Entrate ne hanno sapientemente coscienza, affermando da una parte che va “accuratamente valutata l’attendibilità dei testimoni di  cui  intende valersi l’autore della violazione, anche sotto  l’aspetto  di  significativi legami – non solo di parentela – intercorrenti con lo stesso,  alla  stregua dei principi desumibili dalla giurisprudenza di legittimità”, invitando gli Uffici a prestare “particolare  cura nell’assolvimento dell’onere probatorio, sviluppando dettagliatamente tutti i motivi idonei a dimostrare l’avvenuta violazione,  esibendo  la  relativa documentazione ed avvalendosi  dei  mezzi  di  prova  ammessi  nel  giudizio innanzi al Tribunale. In particolare, deve essere adeguatamente valutata  la sostenibilità, sotto l’aspetto probatorio, dei rilievi contenuti nel verbale di constatazione della violazione”, ma dall’altra parte osservano che – oggi – nel  giudizio  di  riassunzione  innanzi  al  Tribunale i fatti  oggetto della  prova  sono  pur sempre e solo quelli già ritualmente introdotti nel giudizio tributario, considerato che non si tratta di un nuovo giudizio,  ma della prosecuzione di quello già instaurato, senza possibilità  di  modifica della domanda e dei fatti posti a fondamento della stessa.


 


         E quindi, la mancata  allegazione  in  sede  amministrativa  o processual-tributaria di dichiarazioni rese da terzi – al di là del valore indiziario degli stessi – esclude la possibilità di utilizzare validamente la prova per testi nell’ambito  del giudizio di riassunzione.


         Quanto detto, che dal punto di vista giuridico ci sembra ineccepibile, gioca naturalmente per entrambi le parti: ufficio e contribuente.


         E allora se così è ci sembra che cambi poco, atteso che difficilmente le parti hanno prodotto in giudizio dichiarazioni di terzi, atte a supportare la propria tesi.


         Di fatto, la tanto attesa prova testimoniale rimarrà sulla carta, così perdendo un’occasione per vederla dal vivo.


         Un’ultima considerazione: le regole del gioco sono cambiate ancora una volta in corso, penalizzando tanti contribuenti che si sono visti notificare atti di contestazioni di importo pesantissimo che mettono in ginocchio l’azienda.


         Non si potrebbe pensare ad una forma di definizione del contenzioso che alla fine premierebbe entrambi ?


         E’ giusto che le regole vadano rispettate ma è altrettanto corretto non modificarle a partita iniziata. 


 

4 Ottobre 2008 

Commercialista telematico







NOTE

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