Novità fiscali del 5 settembre 2008. In evidenza:spese di rappresentanza: dove é finito il decreto attuativo? contabilità aziendale non attendibile senza il libro degli inventari; fisco: vanno allegati gli atti richiamati nell’accertamento al socio

  Indice:   1) Fisco: Vanno allegati gli atti richiamati nell’accertamento al socio   2) La contabilità aziendale non è attendibile se nel libro degli inventari non è stato inserito il conto economico   3) Notifica al contribuente di un avviso di accertamento parziale senza che sua stata esperita la fase  accertamento con adesione   […]

 






Indice:


 


1) Fisco: Vanno allegati gli atti richiamati nell’accertamento al socio


 


2) La contabilità aziendale non è attendibile se nel libro degli inventari non è stato inserito il conto economico


 


3) Notifica al contribuente di un avviso di accertamento parziale senza che sua stata esperita la fase  accertamento con adesione


 


4) Manovra estiva: Misure per il comparto petrolifero ed energetico


 


5) Le spese di rappresentanza (con i requisiti di “inerenza e congruità”) sono ancora in attesa del relativo Decreto attuativo


 


6) Brevi


 


1) Fisco: Vanno allegati gli atti richiamati nell’accertamento al socio


E’ nullo, per carenza di motivazione, l’accertamento notificato al socio di una società di capitali a base ristretta, senza che sia stato allegato l’atto richiamato, a seguito dell’avvenuto accertamento verso la società.


Secondo la Commissione Tributaria Regionale del Lazio vale sempre l’obbligo di allegare gli atti di accertamento richiamati nell’accertamento al socio.


In particolare, la Commissione Tributaria Lazio, con la sentenza n. 103/29/08, ha stabilito che quanto contenuto nello Statuto del contribuente emanato con Legge n. 212/2000 deve essere rispettato, riconfermando la centralità della motivazione nel procedimento di accertamento tributario ai fini della validità formale dell’atto.


La C.T.R. del Lazio ha, infatti, disposto che, è nullo, per carenza di motivazione l’accertamento notificato al socio di una società di capitali a base ristretta, senza l’allegazione del richiamato accertamento effettuato nei confronti della società.


(Commissione Tributaria Lazio, sentenza n. 103/29/08, in Notiziario Seac del 04/09/2008)


 


 


2) La contabilità aziendale non è attendibile se nel libro degli inventari non è stato inserito il conto economico


Ai fini, dell’accertamento, il libro dell’inventario non sottoscritto e privo del conto economico comporta la dichiarazione di contabilità inattendibile.


La mancata sottoscrizione del libro dell’inventario, privo del conto economico, è elemento sufficiente a costituire una fattispecie di contabilità inattendibile, legittimante il ricorso all’accertamento analitico e induttivo previsto dall’art. 39, comma 1, D.P.R. n. 600/1973.
In tema di accertamento delle imposte sui redditi, e con riferimento al regime (applicabile ratione temporis) vigente in epoca anteriore all’entrata in vigore della legge n. 28/1999, la mancata esibizione, a richiesta dell’Ufficio, di alcuna delle scritture contabili la cui tenuta sia obbligatoria (nella specie, l’inventario) legittima l’Amministrazione finanziaria a procedere ad accertamento induttivo; in sede d’impugnazione, poi, tale accertamento non è vanificato dalla mera produzione in giudizio di documentazione asseritamente sostitutiva delle predette scritture, in quanto il giudice tributario deve procedere ad una valutazione analitica di detta documentazione, al fine di verificarne la validità ed idoneità a superare la presunzione fondata sulla mancata esibizione e sugli altri risultati dell’accertamento, essendo a carico del contribuente l’onere della prova contraria.


(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 07/08/2008, n. 21356, in Notiziario Ipsoa del 04/09/2008)


 


 


3) Contenzioso tributario: La sospensione dei termini a seguito di istanza di accertamento con adesione – Notifica al contribuente di un avviso di accertamento parziale senza che sua stata esperita la fase  accertamento con adesione


L’accertamento con adesione, cd. concordato a regime, rappresenta una procedura di accertamento effettuata in contraddittorio, attraverso la quale il contribuente può concordare con l’Ufficio una maggiore imposta dovuta.


I soggetti interessati a tale disciplina sono tutti i contribuenti, compresi i sostituti d’imposta. Sono interessate al concordato le persone fisiche e le società di persona ed assimilate, nonché le società di capitale.


Le imposte interessate dal concordato sono: IRPEF, IRPEG/IRES, ILOR ed IVA.


Inoltre, si comprendono le imposte sostitutive delle imposte sui redditi e quelle a cui si applicano le stesse regole previste per le imposte sui redditi in materia di liquidazione, accertamento, riscossione sanzioni e contenzioso.


Sono concordabili tutte le tipologie di reddito e tutti periodi di imposta.


Vi sono regole particolari, però, per il reddito di partecipazione dei soci di società di persone.


Per i soci o associati di società di persone e assimilate, l’accertamento con adesione relativo ai loro redditi di partecipazione avviene con un’unica procedura riguardante la società.


A tal fine tutti i soci devono essere convocati presso l’Ufficio competente per la società per dar luogo al contraddittorio.


La definizione può essere effettuata anche solo da alcuni dei soggetti interessati: Per esempio società ed alcuni soci, solo alcuni soci o solo la società.


In caso di adesione solamente di alcuni soggetti, gli altri che non hanno aderito (o che non hanno partecipato al contraddittorio) riceveranno un atto di accertamento basato sulla definizione intervenuta nei confronti dei soggetti aderenti.


Con riferimento a tali soggetti destinatari non potranno più richiedere successivamente il concordato, né potranno avvalersi delle riduzioni delle sanzioni previste in caso di acquiescenza, mentre potrebbero potersi avvalere della definizione agevolata delle sole sanzioni.


Sono ammesse tutte le controversie in materia di imposta anche se comportano l’applicazione di sanzioni penali e anche in caso di omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali.


Il concordato è ammesso anche qualora sia stato notificato l’avviso di accertamento, purchè siano ancora pendenti i termini per la relativa impugnazione.


Sono escluse dal concordato le controversie relative alle sole sanzioni, sorte a seguito di avvisi di irrogazione sanzioni.


La procedura di accertamento con adesione può essere avviata su iniziativa del contribuente, se è stato oggetto di ispezioni, verifiche o accessi, oppure se ha ricevuto un avviso di accertamento o rettifica.


Nella prima ipotesi il contribuente può richiedere all’Ufficio verificatore la formulazione di una proposta di accertamento concordabile.


Nella seconda ipotesi è il contribuente che deve formulare un’istanza di concordato, qualora l’avviso di accertamento non sia stato preceduto dall’invito a comparire.


Della procedura può inoltre farsi parte attiva l’Ufficio, che invia al contribuente un invito a comparire (non vincolante per quest’ultimo), indicando i periodi interessati, il giorno e il luogo di comparizione.


Uno dei principali benefici derivanti dall’accertamento con adesione consiste proprio nella sospensione dei termini per presentare ricorso innanzi al giudice tributario.


Tale termine di 60 giorni dalla notificazione dell’atto impositivo è sospeso dalla data di presentazione dell’istanza da parte del contribuente per un periodo di 90 giorni.


In sostanza, l’accertamento con adesione determina la sospensione dei termini di impugnazione, di effettuazione dei pagamenti e di iscrizione provvisoria a ruolo.


(Di Maurizio Villani, in Rivista Ipsoa del 04/09/2008) 


 


 


4) Manovra estiva: Misure per il comparto petrolifero ed energetico


L’art. 81, D.L. n. 112/2008, ha introdotto nel nostro ordinamento due disposizioni di interesse per le imprese operanti nel settore della produzione e commercializzazione dell’energia.


In particolare, le imprese la cui attività è esercitata nell’ambito della ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi, della raffinazione del petrolio e della produzione e commercializzazione di energia elettrica, sono tenute al versamento di:


– un’addizionale IRES del 5,5%, se nel periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2007 hanno percepito un volume di ricavi superiore a 25 milioni di euro, a seguito degli aumenti dei prezzi e delle tariffe del settore energetico;


– un’imposta sostitutiva dell’IRPEF o IRES ed IRAP del 16% sul maggior valore delle rimanenze, eventualmente emergente a seguito dell’applicazione (obbligatoria) dei criteri previsti dal D.L. n. 112/2008 (media ponderata e FIFO).


(art. 81, D.L. n. 112/2008, in Notiziario Seac del 04/09/2008)


 


 


5) Le spese di rappresentanza (con i requisiti di “inerenza e congruità”) sono ancora in attesa del relativo Decreto attuativo


La novità sulla disciplina delle spese di rappresentanza è entrata in vigore dal periodo di imposta 2008, ma ancora si continua ad attendere l’emanazione dell’apposito Decreto attuativo che vada ad indicare quali siano i requisiti di “inerenza e congruità”.
Necessita, quindi, una attenta valutazione sulla “congruità” delle spese.
Iva indetraibile per le spese di rappresentanza.


Da tenere presente, inoltre, come sia stato rilevato, ulteriormente, in Dottrina, (Renato Portale, in Il Sole-24 Ore del 31/08/2008), che nel caso in cui, le spese alberghiere e di ristorazione vengano classificate come spese di rappresentanza, l’Iva sarà indetraibile.
Le disposizioni che sono state introdotte con il Dl 112/2008, come già precisato sopra, hanno rimodulato l’art. 19-bis1, co. 1, lett. e) del D.P.R. n. 633/72, ma hanno lasciato invariata la lettera h) dello stesso articolo.


Pertanto risultano indetraibili le prestazioni di vitto e alloggio rientranti tra le spese di rappresentanza, così come definite ai fini dello imposte sui redditi.


Resta però da tenere presente, che la sesta direttiva comunitaria pone dei limiti alla detrazione dell’Iva esclusivamente per spese suntuarie, la cui definizione non è prevista nella legislazione interna.


La deduzione delle spese di rappresentanza


La Finanziaria 2008 (art. 108, co. 2) ha previsto una semplificazione del regime delle spese di rappresentanza delle imprese, che, peraltro, potrebbe essere coordinata con quella per i professionisti.


Requisiti di “inerenza e congruità”


La nuova disposizione ha introdotto il principio della deduzione “nel periodo d’imposta di
sostenimento” delle spese di rappresentanza, purché rispondenti a dei requisiti di “inerenza e congruità”, tuttavia, ancora da stabilire con decreto ministeriale.


Come cambia la deducibilità fiscale


Le spese riconosciute di rappresentanza vengono, quindi, considerate direttamente connesse alla produzione di ricavi e, perciò, deducibili nell’esercizio di competenza e non più per quote costanti (venendo meno la limitazione della deducibilità a 1/3 del loro ammontare).
Criteri civilistici


Quanto alle modalità di deduzione fiscale, le stesse dovrebbero continuare a dipendere
dall’applicazione di criteri civilistici, in conformità al principio di derivazione.
Saranno dunque considerate di rappresentanza solo le spese in possesso dei requisiti di inerenza stabiliti dal prossimo decreto.


La deduzione, in particolare, sarebbe condizionata dalla:


– Natura delle spese (ad esempio, spese di viaggio, vitto, alloggio, per omaggi, ecc.);


– loro “destinazione” (ad esempio, a favore dei visitatori di fiere, per l’ospitalità verso la clientela, ecc.).


Ne deriva che determinate spese potrebbero essere deducibili per una data impresa e non deducibili per un’altra.


Valutazione di congruità


Necessita, quindi, una attenta valutazione sulla “congruità” delle spese.
La disposizione lasciava intravedere l’introduzione di un limite calcolato come percentuale sull’ammontare dei ricavi dell’attività dell’impresa.


Ebbene, in un certo, con il D.L. n. 112/2008, convertito in Legge n. 133/2008, ciò è avvenuto, infatti, è stato previsto a decorrere dal 2009, ai fini delle imposte dirette, il limite di deduzione della spesa entro il 75%.


Beni di valore unitario non superiore a euro 50


Lo stesso comma 33 dell’art. 1 della Finanziaria 2008, ha poi previsto l’aumento da 25,82 a 50 euro del limite, ai fini delle imposte dirette, entro il quale sono comunque (vale a dire, senza bisogno di dovere effettuare specifiche valutazione sulla “congruità” delle spese) deducibili le spese dei beni omaggiati.


Per i beni ceduti gratuitamente che eccedono tale valore il relativo trattamento viene legato all’emanando decreto, che dovrebbe fornire le indicazioni anche sulla natura, destinazione e congruità degli omaggi.


Entrata in vigore


Si ricorda che la novità sulla disciplina delle spese di rappresentanza è entrata in vigore dal periodo di imposta 2008, ma si continua ad attendere l’emanazione dell’apposito Decreto attuativo. Mentre la novità della manovra estiva (stretta sulla deduzione dei costi al 75%), ai fini delle imposte dirette (TUIR) entrerà in vigore solo dal 1.1.2009.


 


 


6) Brevi






TARSU – Presunzione legale di produzione dei rifiuti


In materia di TARSU, è fondato l’accertamento in relazione ai locali adibiti da una società, esercente attività di stoccaggio e spedizione di prodotti siderurgici, ad archivi, uffici, portineria e magazzino ricambi, perché “la presenza, anche se non costante, dell’uomo” li rende idonei a produrre rifiuti solidi urbani.


(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 07/08/2008, n. 21337,  in Notiziario Ipsoa del 04/09/2008)


 


 


Accertamenti bancari – Mancata instaurazione del contraddittorio precontenzioso: legittima la rettifica del reddito


È legittima l’utilizzazione – da parte dell’Amministrazione finanziaria – dei movimenti dei conti correnti bancari del contribuente, anche se questi non è stato convocato per giustificare le operazioni bancarie oggetto di verifica; nessuna norma, infatti, impone la convocazione del contribuente in sede amministrativa prima dell’accertamento, potendo l’Ufficio procedere al ritiro eventuale del provvedimento, nell’esercizio del potere di autotutela, in caso di osservazioni e/o giustificazioni proposte dall’interessato anche dopo il suo intervento nella stesura del verbale di constatazione della Guardia di Finanza.


(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 23/07/2008, n. 20278,  in Notiziario Ipsoa del 04/09/2008)


 


 


Riscossione – Atto impositivo annullato: non può pregiudicare la situazione patrimoniale del contribuente


La sentenza che accoglie il ricorso del contribuente e annulla l’atto impositivo priva, sia pure non in via definitiva (non essendosi ancora formato il giudicato), del supporto di un atto amministrativo legittimante la pretesa tributaria, che non può più formare oggetto di alcuna forma di riscossione provvisoria.


(Cassazione civile Ordinanza, Sez. Trib., 10/07/2008, n. 19078,  in Notiziario Ipsoa del 04/09/2008)


 


 


Istituti di credito – Riconoscimento fiscale delle plusvalenze risultanti da riorganizzazioni: E’ aiuto di Stato


Il regime fiscale derogatorio previsto dalla legge Finanziaria 2004 (che prevede incentivi fiscali a favore di taluni istituti di credito oggetto di riorganizzazione societaria) costituisce un aiuto di Stato ed è incompatibile con il mercato comune.


Lo ha stabilito la Commissione UE con decisione n. 2008/711/CE.


L’Italia adotta tutti i provvedimenti necessari per recuperare dai beneficiari l’aiuto concesso mediante l’applicazione dell’imposta sostitutiva prevista dall’art. 2, comma 26, legge n. 350/2003 (disposizione nel frattempo abrogata ad opera del D.L. n. 112/2008) relativamente al riconoscimento fiscale delle plusvalenze risultanti dalle riorganizzazioni attuate a norma della legge n. 218/1990.


La Commissione UE precisa che l’importo da recuperare è limitato alla differenza tra l’imposta che sarebbe stata pagata se i beneficiari dell’aiuto avessero applicato il regime di rivalutazione fiscale di cui all’art. 2, comma 25, della stessa legge e l’imposta effettivamente versata.


(Decisione Commissione UE 11/03/2008, n. 2008/711/CE, G.U.U.E. 04/09/2008, n. L237,  in Notiziario Ipsoa del 04/09/2008)


 


 


Fiscalità internazionale – Ratifica ed esecuzione della convenzione Italia-Islanda contro le doppie imposizioni


È stata ratificata la convenzione tra la Repubblica italiana e la Repubblica islandese per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio e per prevenire le evasioni fiscali, con Protocollo aggiuntivo, fatta a Roma il 10 settembre 2002.


(Legge 04/08/2008, n. 138, G.U. 03/09/2008, n. 206, S.O. n. 208,  in Notiziario Ipsoa del 04/09/2008)


 


 


 


 


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Vincenzo D’Andò


 

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