Novità fiscali del 12 settembre 2008: deducibilità fiscale delle spese per prestazioni di lavoro; quando il professionista di uno studio associato deve pagare l’IRAP; fattura elettronica obbligatoria verso la Pubblica Amministrazione: questioni irrisolte


 






Indice:


 


1) Fattura elettronica obbligatoria verso la P.A.: Questioni irrisolte


 


2) Quando il professionista di uno studio associato deve pagare l’IRAP


 


3) Spese per prestazioni di lavoro: La deducibilità fiscale


 


4) Brevi fiscali


 


1) Fattura elettronica obbligatoria verso la P.A.: Questioni irrisolte


A pochi mesi dal presunto avvio della fattura elettronica obbligatoria verso la P.A., manca ancora il secondo e più importante Decreto attuativo, atteso per il mese di ottobre; e poi dai primi mesi del 2009 anche in Italia si dovranno rompere gli indugi e partire.


Come è noto, in caso di accordo tra emittente e destinatario, la fatturazione elettronica comporta l’obbligo di conservazione sostitutiva sia per chi emette e sia per chi riceve le fatture.


Per cui viene auspicato l’avvio deciso dei progetti di digitalizzazione degli archivi fiscali.


L’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 260/2008 ha chiarito che è possibile tenere dei regimi misti di fatturazione, analogici e elettronici, e quindi – previa descrizione con apposite serie numeriche in sezionali anche di un unico Libro IVA – a regimi di conservazione sostitutiva anch’essi misti, in parte analogici (su supporto cartaceo) e in parte in modalità sostitutiva.


Pur apprezzando lo sforzo interpretativo teso a legittimare prassi di conservazione sostituiva in via di sviluppo e soprattutto a fare avviare in Italia processi di fatturazione e conservazione elettronica attraverso un approccio più elastico, tale “regime di trattamento misto dei documenti fiscali” tende ad inficiare le modalità di verifica e controllo dell’Amministrazione Finanziaria con conseguenti ricadute negative quali:


– una maggiore durata dei controlli;


– la necessità di richiedere la riproduzione su carta anche dei documenti elettronici (previsto nell’art. 6 del D.M.E.F. del 23/01/2004).


Pertanto, in Dottrina viene ipotizzato se non sia più opportuno ricorrere ad una gestione omogenea della documentazione fiscale, almeno per quanto attiene alla conservazione digitale dei documenti.


In termini di processo organizzativo della gestione documentale, infatti, tale pratica dovrebbe essere fortemente raccomandata per gli effetti positivi che produce, sia in termini operativi sia economici.


Esiste, però, un ostacolo forte a tale approccio: La posizione dell’Agenzia delle Entrate in merito alla conservazione sostitutiva del ciclo attivo emesso in modalità analogica, ribadito nella risoluzione n. 14 del 21/01/2008.


Una diversa lettura di cosa l’Agenzia delle Entrate abbia voluto indicare come linea interpretativa su detto argomento:


Chi ha esperienza del trattamento degli spool a fini di gestione documentale sa bene, infatti, che la diretta trasposizione in un formato documentale “autoconsistente” (PDF, TIFF, JPEG, etc) è la via ideale per garantire controllo e integrità dei documenti stessi.


Inoltre, l’interpretazione fornita in passato dall’Agenzia delle Entrate in materia di “spool di stampa” non regge neppure dal punto di vista giuridico, giacché il formato immagine del documento opportunamente trattato e poi portato in conservazione altro non è che un documento digitale, come individuato ai sensi dell’art. 1 lett. d) del D.M.E.F. 23 gennaio 2004.


A ciò si aggiunga che il passaggio da file a carta e da carta a file è lungo e pericoloso.


Il rischio di perdita di informazioni è elevato a causa della doppia/tripla conversione da un formato ad un altro.


Conclusione


Pertanto, l’interpretazione corretta delle norme potrebbe essere di ulteriore impulso al passaggio in conservazione sostitutiva di molte società che ancora “resistono” all’ineluttabile cammino dalla carta al bit e che questo non sia di ostacolo allo sviluppo della fattura elettronica, ma che anzi possa creare le condizioni culturali per una sua più diffusa applicazione, anche a prescindere dall’obbligatorietà introdotta con la Legge Finanziaria 2008.


(di Andrea Lisi e Dario D’Urso in Diritto.it del 11/09/2008)


 


 


2) Quando il professionista di uno studio associato deve pagare l’IRAP


Con la sentenza n. 19138/2008 (depositata il 10/07/2008) la Corte di Cassazione ha introdotto un ulteriore principio riguardo l’assoggettabilità ad IRAP del professionista inserito in uno studio associato.


Come è ormai risaputo non è assoggettabile ad IRAP il professionista che sia privo di una organizzazione di beni strumentali e personale assunto alle proprie dipendenze.


Mentre nel nuovo caso esaminato dalla Suprema Corte è stato messo in risalto che ai fini dell’esonero dall’IRAP, il professionista che sia inserito all’interno di uno studio associato deve dimostrare di non usufruire dei benefici derivanti dal fare parte della stessa associazione come avviene, ad es., per le sostituzioni in attività materiali e professionali da parte di colleghi, l’utilizzazione della segreteria, la possibilità di colloqui personali o riunioni, l’utilizzazione di servizi collettivi.


Quindi, avvalendosi di tale struttura assai organizzata il professionista è stato ritenuto dalla Cassazione come un soggetto passivo all’IRAP.


Il singolo professionista è, invece, escluso da IRAP (non sussistendo il presupposto per l’applicazione dell’IRAP) quando:


Se si avvale soltanto del proprio lavoro oppure solo di lavoro altrui “occasionale” ed utilizza beni strumentali non eccedenti, per costi e quantità, il minimo indispensabile per l’esercizio della attività professionale.


Tale presupposto viene ritenuto controllabile dall’esibizione del quadro RE del modello Unico e dal quadro ai fini degli studi di settore ove vengono indicati i costi e le spese dedotte ai fini della tassazione.


Inoltre, l’utilizzo della facoltà intellettiva, in luogo di quella prettamente manuale, non è un elemento che possa giustificare la presenza dell’elemento “organizzazione” (presupposto per l’applicazione dell’IRAP) all’interno dello studio professionale, come, invece, aveva ritenuto in precedenza la tesi dell’Agenzia delle Entrate (poi rivista nell’ultimo documento di prassi).


 


 


3) Spese per prestazioni di lavoro: La deducibilità fiscale


Come predede l’art. 95 del TUIR, attualmente in vigore, le spese per prestazioni di lavoro dipendente deducibili nella determinazione del reddito del contribuente comprendono anche quelle sostenute in denaro o in natura a titolo di liberalità a favore dei lavoratori, ad eccezione delle spese per opere e servizi destinati alla generalità dei dipendenti (o loro categorie) che trovano il limite del 5 per mille del totale del costo del lavoro (art. 100, co. 1, del TUIR).


Deducibili le spese per i servizi di mensa


Non sono deducibili i canoni di locazione anche finanziaria e le spese relative al funzionamento di strutture recettive, tranne quelle relative a servizi di mensa destinati alla generalità dei dipendenti o a servizi di alloggio destinati a dipendenti in trasferta temporanea.


Canoni di leasing e spese per immobili dati ai dipendenti


I canoni di locazione anche finanziaria e le spese di manutenzione dei fabbricati concessi in uso ai dipendenti sono deducibili per un importo non superiore a quello che costituisce reddito per i dipendenti stessi a norma dell’art. 51, comma 4, lettera c).


Qualora i fabbricati di cui al secondo periodo siano concessi in uso a dipendenti che abbiano trasferito la loro residenza anagrafica per esigenze di lavoro nel comune in cui prestano l’attività, per il periodo d’imposta in cui si verifica il trasferimento e nei due periodi successivi, i predetti canoni e spese sono integralmente deducibili.


Spese per trasferte


Le spese di vitto e alloggio sostenute per le trasferte effettuate fuori dal territorio comunale dai lavoratori dipendenti e dai titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa sono ammesse in deduzione per un ammontare giornaliero non superiore ad euro 180,76; il predetto limite viene elevato ad euro 258,23 per le trasferte all’estero.


Se il dipendente o il titolare dei predetti rapporti sia stato autorizzato ad utilizzare un autoveicolo di sua proprietà ovvero noleggiato al fine di essere utilizzato per una specifica trasferta, la spesa deducibile viene limitata, rispettivamente, al costo di percorrenza o alle tariffe di noleggio relative ad autoveicoli di potenza non superiore a 17 cavalli fiscali, ovvero 20 se con motore diesel.


Le imprese autorizzate all’autotrasporto di merci, in luogo della deduzione, anche analitica, delle spese sostenute in relazione alle trasferte effettuate dal proprio dipendente fuori del territorio comunale, possono dedurre un importo pari a euro 59,65 al giorno, elevate a euro 95,80 per le trasferte all’estero, al netto delle spese di viaggio e di trasporto.


Deduzione dei compensi pagati agli amministratori


I compensi spettanti agli amministratori delle società di capitali ed enti commerciali sono deducibili nell’esercizio in cui sono corrisposti; quelli erogati sotto forma di partecipazione agli utili, anche spettanti ai promotori e soci fondatori, sono deducibili anche se non imputati al conto economico.


La Corte di Cassazione ha stabilito (tra cui la sentenza n. 21155/2005), in attesa che sull’argomento si pronunci a sezioni unite, che il potere di accertamento dell’Amministrazione finanziaria può sindacare solo l’aspetto qualitativo dell’inerenza.


Pertanto, non può contestare l’aspetto quantitativo (ad es. il pagamento di un compenso elevato) poiché la legge non prevede una clausola generale antielusiva.


A parte quanto viene stabilito dall’art. 109, comma 9, lettera b). le partecipazioni agli utili spettanti ai lavoratori dipendenti, e agli associati in partecipazione (di solo lavoro, poiché non sono deducibili quelli spettanti per apporto di solo capitale) vanno computate in diminuzione del reddito dell’esercizio di competenza, indipendentemente dalla imputazione al conto economico.


 


 


4) Brevi fiscali






 


– S.p.A. miste: Negato il recupero degli aiuti de minimis


È illegittimo l’atto di comunicazione-ingiunzione con cui l’Amministrazione finanziaria procede al recupero degli aiuti de minimis fruiti (in termini di esenzione d’imposta) da una società costituita a prevalente capitale pubblico per il servizio di raccolta rifiuti.


(Commissione tributaria provinciale Savona, Sentenza, Sez. V, 30/06/2008, n. 285, in Notiziario Ipsoa Editore del 11/09/2008)


 


– Settore IVA – Interventi in garanzia eseguiti dai concessionari: Legittima la detrazione dell’IVA da parte della casa automobilistica


Poiché le somme pagate alle concessionarie per le prestazioni su veicoli in garanzia rese a favore dei clienti hanno natura di corrispettivo (e, come tali, sono imponibili ai fini IVA), la casa automobilistica può legittimamente portare in detrazione l’imposta assolta attraverso il pagamento delle fatture inoltrate dai concessionari.


(Commissione tributaria regionale Lazio, Sentenza, Sez. XIV, 11/06/2008, n. 149, in Notiziario Ipsoa Editore del 11/09/2008)


 


– Processo tributario – Uso non autorizzato di dati e notizie acquisiti in sede d’indagine penale: non inficia l’accertamento


La trasmissione non autorizzata di atti coperti dal segreto istruttorio rileva solo nell’ambito del giudizio penale e – se può giustificare provvedimenti a carico del trasgressore – non inficia la valenza probatoria dei dati trasmessi, né implica l’invalidità dell’atto impositivo adottato sulla scorta di essi.


(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 03/09/2008, n. 22173, in Notiziario Ipsoa Editore del 11/09/2008)


 


– Accertamento – Ricerche effettuate dal messo notificatore: modalità


In tema di notificazione degli avvisi e degli atti tributari impositivi, e con specifico riferimento alla preventiva acquisizione di notizie e/o al previo espletamento delle ricerche da parte del messo notificatore, in mancanza di una norma che prescriva quali attività devono esattamente essere compiute e in quale contesto documentale debba essere espresso il risultato di tali ricerche, è sufficiente che emerga chiaramente che le ricerche sono state effettuate, che sono attribuibili al messo notificatore e riferibili alla notifica in esame.


(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 03/08/2008, n. 22246, in Notiziario Ipsoa Editore del 11/09/2008)


 


Concordato di massa


Proposta di adesione irrevocabile se il contribuente ha pagato le somme richieste


Non rientra nei poteri dell’Ufficio quello di revocare la proposta di concordato di massa dopo l’accettazione da parte del contribuente che – con il pagamento delle somme dovute all’Erario – ha ormai estinta l’obbligazione tributaria.


Sintesi della notizia pubblicata in Ipsodaily – Quotidiano di informazione su fisco, lavoro e impresa


(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 03/09/2008, n. 22180, in Notiziario Ipsoa Editore del 11/09/2008)


 


 


 


 


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A cura di Vincenzo D’Andò


 


 


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