LE ESCLUSIONI DALL’IRAP – 2


Premessa


Riprendiamo, dopo la pausa estiva, il filone di rassegna giurisprudenziale dedicato all’Irap. Anche in questa puntata, si tratta di sentenze (e ordinanze) tutte datate 2008.


Come è già visto nelle precedenti rassegne, è ormai dato acquisito che l’ago della bilancia tra soggettività e non imponibilità è rappresentato dagli elementi rinvenibili caso per caso nell’attività svolta da ciascun contribuente; in altre parole, tolti casi estremi, saranno ancora una volta gli elementi prodotti come prova in sede di ricorso a far propendere il Giudice per la bontà della tesi del contribuente.


A tal riguardo, in prossimità del termine per l’invio telematico delle dichiarazioni dei redditi, occorre ricordare che la compilazione del quadro IQ sia da intendersi come implicita ammissione di soggettività passiva, e ciò anche se essa porti un imponibile pari a zero, sia se essa lo porti di importo inferiore a 8.000 euro (importo della deduzione forfetaria legislativamente riconosciuta); l’unica strada possibile per chi ritiene di autoesonerarsi è quindi quella di non compilare il quadro IQ. E le conseguenze di tale scelta sono importanti proprio in tema di onere della prova, posto che solo nel caso di omessa compilazione del quadro dichiarativo, sarà onere dell’Amministrazione Finanziaria provare che l’attività svolta rientra tra quelle imponibili all’Irap: un sicuro vantaggio per il contribuente in caso di contenzioso! D’altronde, come si vedrà anche in questa puntata di rassegna giurispurdenziale, non mancano le sentenze che accolgono le doglianze dei contribuenti proprio in virtù dei poco adeguatamente motivati atti impugnati.


 


 


Anche gli ingegneri possono essere esclusi dall’Irap


L’imposta è inapplicabile in quanto l’attività del contribuente risulta imperniata esclusivamente sulla sua persona, e che lui solo e non altri ha svolto, talchè nel caso di sua assenza la stessa attività non avrebbe potuto avere nessuno sviluppo; ai fini della soggettività passiva Irap rilevano l’insieme di conoscenze e competenze personali, in mancanza delle quali lo svolgimento delle attività cesserebbe.


(Commissione Tributaria Regionale di Genova, sentenza n. 77/08)


 


Il limite tra struttura organizzata e lavoratore autonomo


Costituisce jus receptum nella giurisprudenza di legittimità il principio secondo il quale l’esistenza di una autonoma organizzazione, costituente il presupposto per l’assoggettamento ad imposizione dei soggetti esercenti arti o professioni, indicati nell’art. 49 (ora 53) del Tuir, esclusi i casi di soggetti inseriti in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse, non deve essere intesa in senso soggettivo, ma oggettivo. Essa esige un apparato esterno alla persona del professionista e distinto da lui, risultante dall’aggregazione di beni strumentali e/o di lavoro altrui. Corollario di detto principio è la necessità di dimostrare – onere da assolversi da parte del contribuente istante per il rimborso dell’eccedenza d’imposta ritenuta indebita – che il professionista aderente ad una associazione professionale non fruisca, giusta l’id quod plerumque accidit, dei benefici organizzativi notoriamente conseguibili per effetto dell’esercizio della professione in forma collettiva che possono giustificare il quid pluris di capacità contribuiva oggetto del prelievo a titolo di IRAP.


(Cassazione n. 19138/08)


 


 


Le motivazioni dell’Ufficio devono essere adeguatamente motivate


Costituisce principio consolidato, che consente l’accoglimento in camera di consiglio ex art. 375 c.p.c. del ricorso della Amministrazione, l’affermazione secondo cui l’IRAP è dovuta quando il professionista utilizzi una struttura organizzata di una certa consistenza; deve perciò essere cassata con rinvio la sentenza di merito che, senza adeguata motivazione, qualifichi come “mezzi e strumenti di scarsa rilevanza” beni strumentali del valore di 87 milioni di lire.


(Cassazione n. 11393/08)


 


 


Nessun problema per chi svolge la attività in assenza di dipendenti e collaboratori e con beni di scarso valore


Costituisce principio consolidato, che consente il rigetto in camera di consiglio ex art. 375 c.p.c. del ricorso dell’Amministrazione, l’affermazione secondo cui l’assoggettamento ad imposizione IRAP dei soggetti esercenti arti o professioni richiede la prova dell’esistenza di un’ “autonoma organizzazione” di natura oggettiva; quindi, è correttamente motivata la sentenza che escluda l’applicazione dell’imposta nei confronti di contribuente che svolga la sua attività senza alcuna organizzazione, in assenza di dipendenti e collaboratori e con beni di scarso valore.


(Cassazione n. 6732/08)


 


 


No alle motivazioni teoriche


Costituisce principio consolidato, che consente l’accoglimento in camera di consiglio ex art. 375 c.p.c. del ricorso del contribuente, l’affermazione secondo cui l’assoggettamento ad imposizione IRAP dei soggetti esercenti arti o professioni richiede la prova dell’ esistenza di un’ “autonoma organizzazione” di natura oggettiva; quindi, non è correttamente motivata la sentenza che ritenga sufficienti per l’applicazione della imposta la circostanza che “il contribuente abbia saputo organizzare in modo del tutto autonomo il proprio studio, investendo sufficienti capitali per svolgere con continuità ed in piena autonomia l’attività professionale”.


(Cassazione n. 6726/08)


 


 


Ordinanze “ad hoc” per il consulente informatico, il geometra,  il medico, l’avvocato, il consulente enologico e lo studio associato di commercialisti


Costituisce principio consolidato, applicabile anche agli studi associati e che consente il rigetto in camera di consiglio con ordinanza  ex art. 375 e 380 bis c.p.c. del ricorso della Amministrazione, l’affermazione secondo cui l‘IRAP è imposta reale e non personale che coinvolge una capacità produttiva “impersonale ed aggiuntiva” rispetto a quella propria del professionista (determinata dalla sua cultura e preparazione professionale) e colpisce un reddito che contenga una parte aggiuntiva  di profitto derivante da una struttura  organizzativa “esterna”, cioè di un complesso di fattori che per numero, importanza e valore economico siano suscettibili di creare un valore aggiunto rispetto alla mera attività intellettuale supportata dagli strumenti indispensabili e di corredo al know how del professionista (lavoro dei collaboratori e dipendenti, dal numero e grado di sofisticazione dei supporti tecnici e logistici, dalle prestazioni di terzi, da forme di finanziamento diretto ed indiretto etc.); ne deriva che è il surplus di attività agevolata dalla struttura organizzativa che coadiuva ed integra il professionista nelle incombenze ordinarie ad essere interessato dall’imposizione che colpisce l’incremento potenziale, o quid pluris, realizzabile rispetto alla produttività autoorganizzata del solo lavoro personale. Conseguentemente, l’imposta non è applicabile quando il risultato economico trovi ragione esclusivamente nella  auto-organizzazione del professionista o comunque l’organizzazione da lui predisposta  abbia incidenza marginale e non richieda necessità di coordinamento: in genere pochi mobili d’ufficio, fotocopiatrice, fax, computer, cellulare, materiale di cancelleria, vettura.


(Cassazione, Ordinanze n. 2709, 2710, 2711, 2712, 2713, 2714 e 2715/08)


 


 


Altre sentenze e ordinanze per professionisti e agenti di commercio


Costituisce principio consolidato, che consente il rigetto in camera di consiglio con ordinanza ex art. 375 e 380 bis c.p.c.  del  ricorso dell’Amministrazione, l’affermazione secondo cui l’assoggettamento ad imposizione IRAP dei soggetti esercenti arti o professioni richiede la prova dell’ esistenza di un’ “autonoma organizzazione” che sussiste solo ove il contribuente impieghi beni strumentali eccedenti, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui.


(Cassazione, sentenze n. 2578, 2579, 2582, 2698, e ordinanze n. 2702, 2704 e 2707/08)


 


 


Escluso da Irap il commercialista con un solo collaboratore.


Costituisce principio consolidato, che consente l’accoglimento in camera di consiglio ex art. 375 c.p.c. del ricorso del contribuente, l’affermazione secondo cui la prova dell’“autonoma organizzazione”, necessaria per l’assoggettamento ad imposizione dei soggetti esercenti arti o professioni, non discende automaticamente dalla presenza di un collaboratore del professionista e richiede una motivata valutazione in ordine all’entità dei beni strumentali impiegati dal contribuente.


(Cassazione, sentenza n. 1868/08)


 


 


Ancora sul limite tra struttura organizzata e lavoratore autonomo


Costituisce principio consolidato, che consente il rigetto in camera di consiglio ex art. 375 c. p. c. del ricorso della Amministrazione, l’affermazione secondo cui l’assoggettamento ad imposizione Irap dei soggetti esercenti arti o professioni richiede la prova dell’ esistenza di un’ “autonoma organizzazione” di natura oggettiva che non sussiste per il solo fatto che l’attività del contribuente sia organizzata


(Cassazione, sentenze n. 1843 e 1859/08)


 


 


I collaboratori occasionali e la struttura organizzativa


Costituisce principio consolidato, che consente l’accoglimento in camera di consiglio ex art. 375 c.p.c. del ricorso del contribuente, l’affermazione secondo cui la prova dell’“autonoma organizzazione”, necessaria per l’assoggettamento ad imposizione dei soggetti esercenti arti o professioni, non discende automaticamente dalla presenza di collaboratori occasionali del professionista e richiede una motivata valutazione in ordine all’entità dei beni strumentali impiegati dal contribuente.


(Cassazione, sentenza n. 1840/08)


 


 


Fondamentale il principio valutativo dell’ id quod plerumque accidit


Costituisce principio consolidato, che consente il rigetto in camera di consiglio con ordinanza ex art. 375 e 380 bis c.p.c. del ricorso dell’Amministrazione, l’affermazione secondo cui l’assoggettamento ad imposizione IRAP dei soggetti esercenti arti o professioni richiede la prova dell’esistenza di una autonoma organizzazione che sussiste solo ove il contribuente impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui.

(Cassazione, ordinanza n. 1392/08)


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