La detassazione degli straordinari e dei premi di rendimento


Via libera agli sgravi fiscali su straordinari e premi di rendimento. La seconda parte della circolare ASSONIME datata 31 luglio 2008, numero 47, illustra le nuove misure fiscali introdotte per favorire l’incremento della produttività del lavoro, dal decreto-legge n. 93 del 2008, convertito, con modificazioni, nella legge n. 126 dello stesso anno.


 


Ambito soggettivo e oggettivo di applicazione


         L’art. 2 del D.L. n. 93 del 2008, prevede l’assoggettamento ad un’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle sue addizionali regionale e comunale, con l’aliquota del 10 per cento, di talune componenti variabili della retribuzione – straordinari e premi legati alla produttività e/o ai risultati dell’impresa – erogate a livello aziendale nel periodo di tempo compreso tra il 1° luglio e il 31 dicembre 2008.


         In relazione al rilevato carattere sperimentale dell’agevolazione, l’art. 2 dispone che trenta giorni prima del termine del periodo di sperimentazione (quindi entro il 1° dicembre 2008), il Ministro del lavoro procederà a verificarne gli effetti, unitamente alle organizzazioni sindacali dei datori e dei prestatori di lavoro più rappresentative sul piano nazionale.


         Alla verifica degli effetti parteciperà anche il Ministro per la funzione pubblica e l’innovazione, al fine di valutare l’eventuale estensione del provvedimento ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche.


 


Somme ammesse alla tassazione con imposizione sostitutiva


         Trattasi di importi sottratti alla progressività del prelievo fiscale che in base al comma 2 dell’art. 2, coincidono con quelle erogate:


– per prestazioni di lavoro straordinario, ai sensi del decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66, effettuate nel periodo agevolato;


– per prestazioni di lavoro supplementare ovvero per prestazioni rese in funzione di clausole elastiche effettuate nel periodo agevolato e con esclusivo riferimento a contratti di lavoro a tempo parziale stipulati (o trasformati) prima della data di entrata in vigore del decreto (cioè prima del 29 maggio 2008);


– in relazione a incrementi di produttività, innovazione ed efficienza organizzativa e altri elementi di competitività e redditività legati all’andamento economico dell’impresa.


 


Lavoratori beneficiari


         Come espressamente previsto dal comma 5 dell’art. 2, l’agevolazione trova applicazione con esclusivo riferimento ai lavoratori assunti con un contratto di lavoro subordinato, indipendentemente dalla tipologia, presso datori di lavoro appartenenti al settore privato 1; ne sono, dunque, esclusi i dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 1652.


         Più precisamente, l’agevolazione riguarda, come disposto dall’art. 2, comma 5, del decreto-legge n. 93, i soli “titolari di reddito di lavoro dipendente”; dunque, come chiarito anche nella circolare n. 49/E dell’11 luglio 2008, emanata congiuntamente dall’Agenzia delle entrate e dal Ministero del lavoro, l’agevolazione non riguarda i titolari di redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente di cui all’art. 50 del TUIR, come i collaboratori coordinati e continuativi, anche a progetto.


  


         Fruiscono, invece, dell’agevolazione alcune prestazioni di lavoro (compreso il lavoro supplementare e le prestazioni rese per clausole elastiche) rese da lavoratori assunti part time, purché si tratti di contratti stipulati prima dell’entrata in vigore del decreto.


 


Profilo oggettivo


         La misura agevolativa si applica solo in presenza di due requisiti:


– un reddito da lavoro dipendente non superiore a 30.000 euro, per l’anno 2007;


– un importo complessivo delle componenti retributive variabili da sottoporre a tassazione sostitutiva non superiore al limite massimo di 3.000 euro.


         L’eventuale parte delle componenti retributive che ecceda il suddetto limite, pertanto, sconterà la tassazione ordinaria.


         Le prestazioni di lavoro straordinario agevolate sono solo quelle rese a partire dal 1° luglio e fino al 31 dicembre 2008 ed effettivamente retribuite nello stesso periodo o, al più, in base al criterio di cassa allargato, entro il 12 gennaio 2009.


            Per i premi di produttività, la detassazione spetta per gli incentivi erogati nel semestre agevolato e fino al 12 gennaio 2009, anche se riferiti a tutto il 2008.


 


Nozione di lavoro straordinario


         La norma fiscale, precisa la circolare ASSONIME, richiama la definizione desumibile dal decreto legislativo n. 66 del 2003 4, il cui art. 1, comma 2, lett. c) definisce straordinario “il lavoro prestato oltre l’orario normale di lavoro così come definito all’articolo 3”.


         Il citato articolo 3, a sua volta, fissa l’orario normale di lavoro in 40 ore settimanali, ma prevede che i contratti collettivi – non solo quelli nazionali, ma anche quelli territoriali e aziendali, purché stipulati da organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative – possono stabilire “ai fini contrattuali” una durata minore e riferire l’orario normale alla durata media delle prestazioni lavorative in un periodo non superiore all’anno.


         La precisazione “ai fini contrattuali”, contenuta nel citato art. 3 del decreto legislativo n. 66 del 2003, è stata successivamente ripresa dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali nella circolare 3 marzo 2005, n. 8, nella quale si è sostenuto che “i contratti collettivi possono stabilire che la durata dell’orario normale sia ridotta rispetto al limite legale delle 40 ore” e che, pertanto, qualora il contratto collettivo preveda una durata minore dell’orario normale, è evidente che le prestazioni lavorative svolte oltre l’orario indicato dai contratti come “normale” rientrano, ai fini del calcolo della retribuzione, nella definizione di straordinario.


 


         Nella stessa circolare si è ribadito che la possibilità di ridurre il limite normale dell’attività lavorativa settimanale non spetta ai soli contratti collettivi nazionali, ma anche ai contratti territoriali e aziendali, purché stipulati da organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative.


         Seguendo questa stessa impostazione, la circolare n. 49 del 2008 ha opportunamente chiarito che beneficiano della detassazione tanto gli straordinari di definizione legale, cioè le prestazioni eccedenti le 40 ore settimanali, ai sensi dell’art. 1 del decreto legislativo n. 66 del 2003, quanto gli straordinari di definizione contrattuale, cioè le prestazioni che eccedono l’orario normale previsto dai contratti collettivi, anche di secondo livello o aziendali.


         Con un’interpretazione estensiva, l’Agenzia ha inoltre ammesso alla tassazione agevolata con imposta sostitutiva del 10 per cento anche le somme definite straordinario da un punto di vista meramente retributivo (ad esempio, lo straordinario giornaliero, come quello previsto nel contratto collettivo nazionale dei metalmeccanici), nonché gli straordinari forfetizzati (compresi quelli contrattualmente previsti per il personale direttivo non soggetto all’orario normale; cfr.: art. 17, comma 5, del decreto legislativo n. 66 del 2003).


 


         Come già accennato, fruiscono dell’agevolazione anche le prestazioni di lavoro supplementare e le prestazioni rese per clausole elastiche da lavoratori assunti part time, purché si tratti di contratti stipulati prima dell’entrata in vigore del decreto.


         L’esclusione dei contratti stipulati successivamente all’entrata in vigore del decreto risponde, evidentemente, all’esigenza di evitare che datore di lavoro e lavoratore stipulino contratti individuali con orario base ridotto, al fine di incrementare il numero di ore supplementari che avrebbero accesso alla tassazione sostitutiva.


         Per lavoro supplementare deve intendersi quello corrispondente alle prestazioni lavorative svolte oltre il normale orario di lavoro (ridotto, perché a part time) concordato tra le parti – datore di lavoro e lavoratore – comunque nel limite del tempo pieno.


 


         Alla contrattazione collettiva è rimesso di fissare il numero massimo di ore di lavoro supplementare effettuabili, nonché le relative causali di praticabilità e le conseguenze del superamento delle ore consentite. In presenza di una disciplina collettiva, il datore di lavoro può chiedere prestazioni di lavoro supplementare anche senza il consenso del lavoratore. In assenza di previsioni collettive, le prestazioni di lavoro supplementare possono invece essere effettuate solo con il consenso del lavoratore interessato; l’eventuale rifiuto del lavoratore non integra gli estremi del giustificato motivo di licenziamento.


         Le clausole elastiche sono quelle che consentono al datore di lavoro di variare in aumento la durata della prestazione del lavoratore in regime di tempo parziale.


         Quanto, infine, ai premi connessi ad incrementi di produttività, efficienza, competitività, si tratta di somme legate, ai sensi della lett. c) del comma 1 dell’art. 2 del provvedimento in commento, “all’andamento economico dell’impresa”. Tale legame strutturale con i risultati economici raggiunti dall’impresa sembrerebbe escludere dall’ambito dell’agevolazione i premi concessi discrezionalmente dal datore di lavoro o sulla base di pattuizioni individuali legate al rendimento del singolo lavoratore o al raggiungimento, da parte dello stesso, di obiettivi predeterminati 6.


 


         La circolare n. 49 fornisce, peraltro, della nozione di premi connessi ad incrementi di produttività, efficienza e competitività, un’interpretazione estensiva, ritenendo che vi rientrino sia i premi previsti dai contratti collettivi, sia quelli unilateralmente concessi dal datore di lavoro per premiare la buona performance del lavoratore, della quale l’impresa ha beneficiato. Tali previsioni unilaterali devono, però, essere documentabili e, dunque, potersi giustificare attraverso una previsione scritta – che per i premi aventi natura collettiva è costituita dallo stesso contratto collettivo, mentre per quelli individuali può essere rappresentata da una comunicazione scritta nella quale il datore di lavoro spiega la ragione dell’erogazione, e cioè l’incremento di produttività, efficienza, competitività conseguito dall’azienda. Certo, per tali comunicazioni potrebbe porsi – rileviamo – un problema di data certa.


         La circolare precisa, inoltre, che “per rientrare nel regime di tassazione agevolata gli incrementi di produttività, innovazione ed efficienza, ovvero il conseguimento di elementi di competitività e redditività legati all’andamento economico dell’impresa non devono dunque essere necessariamente nuovi e innovativi rispetto al passato, né devono necessariamente consistere in risultati che, dal punto di vista meramente quantitativo, siano superiori a quelli ottenuti in precedenti gestioni, purchè dunque costituiscano un risultato ritenuto positivo per l’impresa”.


         Tra le somme agevolabili la circolare n. 49 riconduce espressamente, a titolo esemplificativo, “forme di flessibilità oraria, maggiorazioni retributive corrisposte in funzione di orari a ciclo continuo o sistemi di “banca delle ore”, indennità di reperibilità o di turno, premi e somme corrisposte una tantum, ecc.” Tutte queste voci sono comunque detassabili a condizione che “comportino un incremento di produttività ed efficienza organizzativa”, ovvero “che siano legati alla competitività e redditività dell’impresa”, cioè in pratica “che costituiscano un risultato ritenuto positivo per l’impresa”.


 


         Dal novero delle somme agevolate devono essere, invece, esclusi, ad avviso della circolare, “quegli importi stabilmente riconosciuti in misura fissa che sono entrati nel patrimonio del lavoratore (come, ad esempio, il superminimo individuale).”



 


Verifica del limite quantitativo di reddito


         Ai fini della verifica della soglia dei 30.000 euro di reddito di lavoro dipendente – soglia cui la norma subordina l’accesso al regime agevolativo – occorre avere riguardo al solo reddito di lavoro dipendente di cui all’art. 49 del TUIR relativo al 2007 7, comprese le pensioni e gli assegni ad esse equiparati di cui al comma 2 dello stesso articolo, soggetto a tassazione ordinaria 8 anche in relazione a più rapporti di lavoro.


         Sembrerebbe, a parere di ASSONIME, quindi doversi fare riferimento al dato inserito nella casella 1 del modello CUD 2008, ponendo attenzione alle indicazioni contenute nelle note del modello stesso, qualora siano stati percepiti anche redditi assimilati ai sensi dell’art. 50 del TUIR.


         Non rileva l’eventuale superamento del limite dei 30.000 euro per effetto di redditi diversi da quelli di lavoro dipendente; è dunque possibile che il bonus sia fruito anche da un lavoratore dipendente il cui reddito complessivo per il 2007 abbia superato la detta soglia, per effetto del conseguimento di redditi di altre categorie. Non rileva, del pari, l’eventuale circostanza che nel 2008 il reddito di lavoro dipendente sia superiore al predetto limite di 30.000 euro.


         Dalla lettura della circolare sembra che possano usufruire dell’agevolazione anche i lavoratori che, nel 2007, non abbiano percepito redditi di lavoro dipendente. Si pensi ai soggetti che hanno cominciato un rapporto di lavoro subordinato solo nel 2008; ovvero a coloro che, nel 2007, avevano percepito solo redditi di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto, e che, nel 2008, hanno in essere un rapporto di lavoro subordinato.


 


         Non sembrano sussistere elementi in grado di escludere dall’accesso al beneficio fiscale i lavoratori che acquistino la residenza fiscale in Italia nel corso del presente anno, essendo stati fiscalmente residenti in uno Stato estero nel 2007.


         Quanto al limite di 3.000 euro di importo complessivo, la circolare n. 49 precisa che lo stesso deve intendersi al lordo della ritenuta fiscale del 10 per cento (in pratica, quindi, tale importo concorrerà a formare l’imponibile fiscale su cui applicare l’imposta sostitutiva del 10 per cento, in conformità al principio secondo cui l’imposta non va portata ad abbattimento della sua base imponibile).


         Quanto, invece alle contribuzioni obbligatorie a carico del dipendente sulle somme ammesse al regime fiscale agevolato, nel silenzio della norma ragioni di ordine sistematico inducono a ritenere che l’importo dei 3.000 euro debba essere assunto al netto di tali contribuzioni; contribuzioni che andrebbero individuate, parrebbe logico, avendo riguardo alle componenti (straordinari e premi di produzione) ammesse all’applicazione dell’agevolazione.


         La circolare precisa anche che:


– il riferimento operato dalla norma alle somme erogate induce a ritenere esclusi dall’ambito di applicazione dell’agevolazione i compensi in natura (c.d. fringe benefit) erogati a titolo di corrispettivo del lavoro straordinario o supplementare effettuato dal lavoratore, ovvero erogati in relazione ad incrementi di produttività;


– nel limite di 3.000 euro (che costituisce una franchigia) occorre considerare le somme, oggetto dell’agevolazione, erogate nel periodo compreso tra il 1° luglio e il 12 gennaio 2009, tenendo conto del principio di cassa allargato;


– l’importo di 3.000 euro è da intendersi come limite complessivo alla cui determinazione concorrono sia le somme erogate a titolo di retribuzione delle prestazioni di lavoro straordinario o supplementare effettuate, sia i premi di produttività e non potrà essere superato neanche in presenza di più rapporti di lavoro.


 



Somme oggetto di agevolazione e loro rilevanza temporale


         Come già rilevato, per le prestazioni di lavoro straordinario (lett. a) dell’art. 2), nonché per le prestazioni di lavoro supplementare o rese in funzione di clausole elastiche (lett. b) del medesimo art. 2), l’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali regionale e comunale, con l’aliquota del 10 per cento, si applica sui compensi relativi alle prestazioni effettuate dal dipendente nel periodo compreso tra il 1° luglio e il 31 dicembre 2008, a condizione che nel medesimo periodo detti compensi vengano effettivamente erogati dal sostituto d’imposta.


         Trova, in ogni caso, applicazione il cosiddetto principio di cassa allargato, in virtù del quale tutte le retribuzioni e i compensi erogati entro il 12 gennaio dell’anno successivo si considerano corrisposti nell’anno precedente.


         Sulla base di questi criteri, rientrano nel regime agevolato, a titolo esemplificativo, gli straordinari e il lavoro supplementare effettuati a dicembre 2008 e retribuiti entro il 12 gennaio 2009 (per il principio di cassa allargata), mentre devono esserne esclusi gli straordinari e il lavoro supplementare effettuati nel mese di giugno 2008 e pagati a luglio 2008, così come quelli effettuati a dicembre 2008 ma pagati dopo il 12 gennaio 2009.


 


         Per quanto concerne i premi di produttività, ai fini dell’applicazione dell’imposta sostitutiva rileva invece esclusivamente il momento di erogazione delle somme, che deve collocarsi tra il 1° luglio ed il 31 dicembre 2008 (ovvero 12 gennaio 2009, per il principio di cassa allargato), anche ove si tratti di somme riferibili ad attività prestate in periodi precedenti.


         Proprio l’esclusivo riguardo al momento di erogazione delle somme indurrebbe a ritenere non agevolabili i premi già pagati precedentemente al 1° luglio 2008, pur se riferibili ad una produttività suscettibile di manifestarsi nel semestre successivo. Il punto potrebbe sollevare perplessità sotto un profilo equitativo.


 


Applicazione “automatica” dell’agevolazione


         L’agevolazione fiscale opera in via automatica; dunque, l’imposta sostitutiva – cioè il prelievo fiscale del 10 per cento sulle quote retributive agevolate, in luogo della tassazione ordinaria – è applicata in via automatica dal sostituto d’imposta, cioè dal datore di lavoro, se questo è lo stesso soggetto che ha rilasciato la certificazione unica dei redditi (c.d. modello CUD) relativamente al rapporto di lavoro intercorso per l’anno 2007.


         Nel diverso caso in cui il sostituto che eroga le componenti retributive variabili ed applica l’imposta sostitutiva non coincida con il soggetto che ha rilasciato la certificazione unica dei redditi per il 2007 ovvero abbia rilasciato un CUD per un periodo inferiore all’anno – e dunque non sia in grado di conoscere direttamente se nel 2007 il lavoratore ha percepito più o meno di 30.000 euro a titolo di reddito di lavoro dipendente – ai fini dell’applicazione dell’imposta sostitutiva “è necessario che il lavoratore comunichi in forma scritta l’importo del reddito di lavoro dipendente conseguito nel 2007. Analoga comunicazione deve essere fatta dal lavoratore che nel 2007 non abbia percepito alcun reddito di lavoro dipendente.” (così Circolare n. 49, par. 1.5).


 


         Il dipendente è in ogni caso tenuto a comunicare al sostituto d’imposta l’insussistenza del diritto ad avvalersi del regime sostitutivo se:


– nel corso del 2007, oltre al rapporto di lavoro con il sostituto d’imposta che eroga i compensi assoggettabili ad imposta sostitutiva, ha intrattenuto un altro rapporto di lavoro dipendente, superando così il limite di 30.000 euro di redditi da lavoro dipendente;


– nel corso del 2008 ha intrattenuto altri rapporti di lavoro dipendente percependo somme già assoggettate a imposta sostitutiva, fino a concorrenza del limite di 3.000 euro fissato dalla norma.


         Nonostante l’automatica operatività dell’agevolazione fiscale, il dipendente può rinunciare al regime sostitutivo, facendone richiesta scritta al proprio datore di lavoro.


 


         La rinuncia al regime sostitutivo, evidentemente, avverrà nelle ipotesi in cui l’imposta sostitutiva si presenti, per il dipendente, meno conveniente dell’imposizione ordinaria, ad esempio per la presenza di oneri rilevanti, la cui deduzione o detrazione sarebbe impedita dal meccanismo di imposizione sostitutiva 11 o per l’esiguità del reddito percepito dal lavoratore, come tale già esentato dall’Irpef. Ai fini della valutazione della convenienza, peraltro, occorre anche considerare che l’importo di 3.000 euro, in caso di applicazione del regime agevolato, non concorre alla determinazione della situazione economica equivalente alla formazione del reddito complessivo del percipiente o del suo nucleo familiare. L’importo agevolato è, infatti, irrilevante


–      sia ai fini dell’ISE (indicatore della situazione economica)


–      sia ai fini dell’ISEE (indicatore della situazione economica equivalente), cioè degli indicatori economici che misurano l’accesso ad alcune prestazioni di carattere sociale rese da ospedali pubblici, Asl, scuole università, etc.


 


         In ogni caso, a seguito dell’espressa rinuncia del lavoratore alla fruizione dell’agevolazione, l’intero ammontare delle somme in questione concorrerà alla formazione del reddito complessivo e sarà assoggettato a tassazione ordinaria.


         La tassazione definitiva delle somme in commento potrà essere effettuata in sede di dichiarazione dei redditi:


– obbligatoriamente in cumulo con gli altri redditi, quando, per qualsiasi motivo, i redditi siano stati erroneamente assoggettati a imposta sostitutiva, pur in assenza dei presupposti richiesti dalla legge;


– facoltativamente, sempre in cumulo con gli altri redditi, quando la tassazione ordinaria risulti più conveniente per il lavoratore;


 


         Per garantire la corretta tassazione delle somme in questione, la circolare n. 49 prevede comunque che lo stesso sostituto d’imposta dovrà applicare la tassazione ordinaria (portandone a conoscenza il dipendente), ove riscontri che la tassazione sostitutiva risulta meno favorevole per il lavoratore.


         Sotto il profilo procedimentale, la circolare precisa anche che qualora sussistano i presupposti richiesti dalla norma e in assenza di rinuncia espressa da parte del dipendente, il datore di lavoro deve applicare l’imposta sostitutiva sin dalla prima erogazione effettuata successivamente al 1° luglio 2008. Sono comunque ammessi aggiustamenti e correzioni in sede di conguaglio di fine anno, ovvero in caso di cessazione del rapporto di lavoro, se tale cessazione dovesse intervenire prima della fine dell’anno.


         E’ stato infine chiarito che l’imposta sostitutiva può essere oggetto di compensazione “orizzontale” sul modello F24 ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241 e che ne è comunque ammessa la compensazione “verticale” con eventuali crediti emergenti da ritenute versate in eccesso, ai sensi del D.P.R. 10 novembre 1997, n. 445.


         La circolare n. 49 precisa che il sostituto d’imposta dovrà indicare separatamente nel CUD:


– la parte di reddito assoggettata ad imposta sostitutiva e l’importo di quest’ultima trattenuto sulle somme spettanti al dipendente;


– la parte di reddito, teoricamente assoggettabile ad imposizione sostitutiva, per la quale l’agevolazione non sia stata applicata in ragione della rinuncia espressa del contribuente o per altre cause; ciò al fine di consentire i necessari controlli sulla corretta fruizione del beneficio.


         Con risoluzione ministeriale n. 287/E dell’8 luglio 2008 sono stati istituiti cinque nuovi codici tributo per versare, tramite F24, l’imposta sostitutiva del 10 per cento prevista dall’art. 2 del decreto-legge n. 93 del 2008. 


 


Erogazioni liberali e sussidi: l’abrogazione dell’art. 51, secondo comma, lett. b) del TUIR.


 


         Il comma 6 dell’art. 2 del decreto-legge n. 93 del 2008 ha previsto la soppressione della lett. b) del comma 2 dell’art. 51 del TUIR: disposizione che stabiliva la “non concorrenza” alla formazione del reddito di lavoro per “le erogazioni liberali concesse in occasione di festività o ricorrenze alla generalità o a categorie di dipendenti non superiori nel periodo d’imposta a euro 258,23, nonché i sussidi occasionali concessi in occasione di rilevanti esigenze personali e familiari del dipendente e quelli corrisposti a dipendenti vittime dell’usura ai sensi della legge 7 marzo 1996, n. 108, o ammessi a fruire delle erogazioni pecuniarie a ristoro dei danni conseguenti a rifiuto opposto a richieste estorsive ai sensi del decreto-legge 31 dicembre 1991, n. 419, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 febbraio 1992, n. 172”.


         Per effetto dell’abrogazione della suddetta previsione, le erogazioni liberali e i sussidi in questione concorrono dunque a formare il reddito di lavoro dipendente 13. In assenza di una previsione specifica di decorrenza, il concorso al reddito di lavoro dipendente riguarda tutte le somme e i valori erogati successivamente alla data di entrata in vigore del decreto, e quindi dal 29 maggio 2008, anche ove il datore di lavoro ne avesse deliberato la concessione prima di tale data.


 


         L’abrogazione della disposizione in questione, osserva ASSONIME, non ha mancato di sollevare rilievi critici, da un lato perché si configura come un’abrogazione permanente e che riguarda tutti i lavoratori dipendenti, inclusi quelli del settore pubblico, laddove invece la detassazione delle componenti variabili della retribuzione è solo temporanea ed opera, sperimentalmente, solo nei confronti dei dipendenti del settore privato.


         Ma soprattutto l’abrogazione della lett. b) del comma 2 dell’art. 51 del TUIR solleva perplessità, in considerazione della rilevanza sociale delle erogazioni e dei sussidi, che ne risultano attratti a tassazione come componenti del reddito di lavoro, rafforzando il principio di omnicomprensività del reddito di lavoro dipendente.


 


           In effetti, la preoccupazione che il mancato concorso al reddito delle erogazioni liberali potesse prestarsi ad un utilizzo scorretto delle previsioni fiscali già in passato aveva condotto il legislatore fiscale a modificare in senso restrittivo il tenore letterale della disposizione di riferimento, per evitarne usi strumentali volti ad escludere dalla ritenuta erogazioni sostanzialmente reddituali di ammontare significativo (si veda, al riguardo, la relazione illustrativa al decreto legislativo 2 settembre 1997, n. 314).


         Proprio a questo fine l’esclusione dal concorso al reddito di lavoro dipendente risultava circoscritta, nella lett. b) del comma 2 dell’art. 51 del TUIR, alle sole erogazioni liberali concesse in occasione di festività o ricorrenze alla generalità o categorie di dipendenti e, comunque, per un importo non superiore a 258,23 euro.


 


         L’eventuale eccedenza rimaneva, dunque, assoggettata a tassazione come reddito di lavoro dipendente; restavano, viceversa, sempre esclusi dal concorso al reddito gli eventuali sussidi occasionali corrisposti al dipendente in relazione ad esigenze personali o familiari di particolare rilievo. Tali sussidi, facendo fronte a particolari stati di bisogno del dipendente non erano soggetti ad un limite massimo imposto per legge, dovendo risultare solo coerenti con l’entità dell’evento e con le condizioni economiche dei soggetti interessati (datore di lavoro e dipendente) 15.


  


         Con l’abrogazione della lett. b) del comma 2 dell’art. 51 del TUIR, tutte le suddette erogazioni e i suddetti sussidi vengono attratti a tassazione come componenti del reddito di lavoro dipendente; resta ferma, peraltro, la deducibilità per competenza dei relativi costi dal reddito d’impresa, quali spese per prestazioni di lavoro dipendente ai sensi dell’art. 95, comma 1, del TUIR (norma cui rinvia, per la determinazione del reddito d’impresa da parte di soggetti non IRES – in primis società di persone ed imprese individuali – l’art. 56 del TUIR).


 


Antonino Romano


11 Settembre 2008


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