La definizione agevolata non preclude la sospensione dell’esercizio dell’attività

Prassi: La definizione agevolata non interferisce con la chiusura dell’attività


 


         La R.M. n. 150/E del 4 luglio 2007 ha escluso la possibilità di estendere alla sanzione accessoria della chiusura temporanea dell’esercizio commerciale ex articolo 12 del dlgs 471/1997  gli effetti della definizione in via agevolata della sanzione principale, disciplinata dall’art. 16, comma 3, del D.lg. n. 472 del 1997.


         In forza di quest’ultima disposizione di favore il trasgressore può, infatti, definire la violazione con il pagamento di un importo pari ad un quarto della sanzione indicata e tale definizione “impedisce l’irrogazione delle sanzioni accessorie”.


         L’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 150/E del 4 luglio 2007, ha  confermato  la scelta interpretativa della circolare n. 23 del 25 gennaio 1999 secondo cui, la sospensione va essenzialmente applicata quand’anche il soggetto interessato abbia definito in via agevolata la sanzione principale e, di conseguenza, non sia stato possibile in precedenza irrogare alcuna pena accessoria.


 


         Secondo l’Agenzia delle entrate alla luce dell’interpretazione letterale dell’articolo 12, comma 2, del Dlgs n. 471 del 1997, rimasto sostanzialmente immutato nonostante le modifiche apportate alla disciplina nel 2006, la sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività, ovvero dell’esercizio dell’attività medesima, è disposta a prescindere dalla circostanza che siano state, o meno, irrogate le sanzioni accessorie previste dal Dlgs n. 472 del 1997. La definizione agevolata della sanzione principale non può, in altri termini, impedire l’irrogazione della sanzione in questione, in quanto quest’ultima gode di una disciplina speciale. L’effetto di impedire l’irrogazione delle sanzioni accessorie a seguito dell’intervenuta definizione agevolata di cui all’art. 16 del D. Lgs. n. 472 del 1997 non può operare per la sanzione in argomento, in quanto quest’ultima gode di una disciplina speciale.


 


Interventi del giudice di legittimità


 


         Il medesimo criterio della specialità è stato, peraltro invocato dalla Corte di cassazione (sentenza n. 2439 del 5 febbraio 2007) secondo la quale il coordinamento dell’art. 12, comma 2, del D. Lgs. n. 471 del 1997 con l’art. 16, comma 3, del D. Lgs. n. 472 del 1997 deve essere risolto mediante il criterio della specialità. Più esattamente, “la disposizione speciale è proprio quella contenuta nella prima norma, come emerge dalla sua collocazione sistematica. Pertanto, l’irrogazione di tale sanzione non è impedita dalla definizione agevolata”. Anche per la recente Sentenza  n. 22459 del 25 giugno 2008 (dep. il 5 settembre 2008) della Corte di Cass., Sez. tributaria in merito alle violazioni contestate al contribuente in ordine agli  adempimenti  di  carattere  fiscale,  l’irrogazione   della   sanzione accessoria  della  sospensione  dell’esercizio  dell’attività  per   mancata emissione dello scontrino fiscale – ex art. 12, D.Lgs.  n.  471/1997    non trova preclusione  nell’applicazione  della  definizione  agevolata  di  cui all’art. 16, D.Lgs. n. 472/1997.


 


         Il concorso fra le richiamate  disposizioni deve infatti risolversi con prevalenza della prima in virtù del criterio  di specialità. La fattispecie su cui è stata chiamata a pronunciarsi la sezione tributaria della Corte di Cassazione riguarda l’accertamento, per tre distinte volte in un quinquennio, in ordine alla mancata emissione dello scontrino fiscale. La Corte ha confermato la decisione del giudice di primo grado di sospendere, per un periodo di quindici giorni, l’esercizio dell’attività commerciale anche se il contribuente, pagando un quarto della sanzione irrogata, si era avvalso della definizione agevolata ex. art. 16, c. 3, D.P.R. 472/1997. Il principio di diritto affermato dalla Corte, nella sentenza n. 22459, dispone che laddove la mancata emissione della ricevuta o dello scontrino fiscale sia stata accertata per tre volte distinte nel giro di un quinquennio, la pena che prevede la sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio o dell’esercizio dell’attività diviene speciale e prevalente rispetto a quella generale della definizione agevolata.


 


Giurisprudenza di merito


 


         Giova ricordare che, viceversa, secondo altra ricostruzione ermeneutica è illegittimo il provvedimento di sospensione di esercizio commerciale emesso dall’Amministrazione Finanziaria, successivamente all’accertamento di n. 3 distinte violazioni riferite all’obbligo di emissione di scontrini fiscali nel corso di un quinquennio – ex art. 12, 2 comma D. lgs n. 471 del 1997 – nell’ipotesi in cui il contribuente ha definito i suddetti illeciti in maniera agevolata, ex art. 16 comma 3, D. lgs n. 472 del 1997. La definizione agevolata implica inapplicabilità della suddetta sanzione accessoria e la conseguente estinzione del fatto (Sentenza n. 102 del 10/06/2004 della Comm. Trib. Prov. Genova); infatti, il disposto dell’art. 12, comma 2, D. Lgs. n. 471/97 in tema di sanzioni accessorie deve essere coordinato con quanto disposto dall’art. 16, comma 3, D. Lgs. n. 472/97 (definizione agevolata).


 


         La Commissione tributaria provinciale di Pisa, con Sentenza n. 103/1/04, depositata il 27 ottobre 2004, ha stabilito che il provvedimento con cui viene irrogata la sanzione accessoria di sospensione temporanea della licenza commerciale per violazioni relative all’obbligo di emissione dello scontrino fiscale, deve essere annullato se il contribuente si avvale della definizione agevolata.


 

NOTE 

1) La sospensione della  licenza o dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività ovvero dell’esercizio dell’attività medesima per un periodo da tre giorni ad un mese prevista quale sanzione accessoria  alla contestazione di quattro violazioni per omesso rilascio  della  ricevuta  o scontrino  fiscale  non  è  suscettibile di contestazione da parte del contribuente in merito all’apposizione del sigillo con il quale viene data visibilità al provvedimento sanzionatorio. Sotto il profilo della proporzionalità della sanzione e dell’offensività della condotta tenuta dal contribuente, il dettato  normativo è  rivolto alla   prevenzione di comportamenti elusivi e dunque non può esserne censurata la necessaria applicazione in dipendenza della contestazione e dei rilievi  sollevati  nei confronti del trasgressore (Sent. n. 48 dell’11 febbraio 2008 dep. il 3 marzo 2008 della Comm. trib. prov. di Milano, Sez. XL).

Angelo Buscema 
18 Settembre 2008
___________________________________
ALLEGATO

Sent. n. 22459 del 25 giugno 2008 (dep. il 5 settembre 2008) della Corte di Cass., Sez. tributaria.


 


    Fatto e Diritto – Premesso – che la società contribuente propose ricorso avverso  il  provvedimento  di  sospensione   dell’esercizio   dell’attività commerciale per la durata di 15 giorni (corrispondente al minimo  di  legge) nei suoi confronti adottato, ai sensi del D.Lgs. n. 471 del 1997,  art.  12, comma 2, per essere incorsa  in  tre  violazioni  dell’obbligo  di  emettere


scontrino fiscale;


    – che, a fondamento del ricorso, la  società  contribuente  esponeva  di essersi avvalsa della facoltà di definizione agevolata  D.P.R.  n.  472  del 1997, ex art. 16, comma 3, (mediante pagamento di un quarto  della  sanzione irrogata), sicchè l’applicazione della sanzione accessoria doveva  ritenersi impedita,  in  forza  di  quanto  esplicitamente  sancito  dalla  menzionata decisione;


    – che l’adita commissione provinciale accolse il ricorso sul presupposto che la sanzione fosse stata applicata illegittimamente, essendo  intervenuta la definizione agevolata;


    – che l’appello,  successivamente  proposto  dall’Ufficio,  fu  respinto dalla commissione regionale;


    rilevato:


    – che, avverso la decisione di appello, l’Amministrazione finanziaria ha proposto ricorso per cassazione deducendo “errata applicazione e  violazione di norme di legge (D. Lgs. n. 471 del 1997, art. 12, comma 2, e D. Lgs. n. 472 del 1997, art. 16, comma 3, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3″;


    – che la società contribuente non si è costituita;


    osservato:


    – che questa Corte ha già convincentemente precisato  che,  in  tema  di sanzioni amministrative per violazione di norme tributarie, il D.Lgs. n. 471 del 1997, art. 12, comma 2 – il quale prevede la sospensione della licenza o dell’autorizzazione  all’esercizio   ovvero   dell’esercizio   dell’attività medesima nel caso in cui siano state accertate nel corso di  un  quinquennio tre distinte violazioni dell’obbligo di emettere la ricevuta o lo  scontrino fiscale – ha carattere speciale rispetto alla norma generale  contenuta  nel D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 16, comma 3, cosicché  l’irrogazione  di  detta sanzione non è impedita dalla definizione agevolata prevista da quest’ultima


disposizione (v. Cass. n. 2439/07);


    considerato:


    – che la sentenza  impugnata  non  appare  in  linea  con  i  richiamati principi;


    – che, pertanto, il ricorso dell’Amministrazione finanziaria  si  rivela manifestamente fondato, e  ha, conseguentemente, accolto nelle forme  di  cui all’art. 375 c.p.c., secondo le richieste del P.G.;


    – che la sentenza impugnata  va,  dunque,  cassata,  e,  non  risultando necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa, ai sensi dell’art.  384 c.p.c., comma 1, ultima parte, va decisa nel  merito,  con  il  rigetto  del ricorso introduttivo del contribuente;


    – che per la natura della controversia si ravvisano  le  condizioni  per disporre la compensazione delle spese dell’intero giudizio.


 


    P.Q.M. – La Corte, accoglie il ricorso, cassa la sentenza  impugnata  e, decidendo  nel  merito,  rigetta  il  ricorso  introduttivo  della   società contribuente; compensa le spese dell’intero giudizio.

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