Il giudicato societario vincola il reddito del socio


         La Corte di Cassazione, con sentenza n. 14012 del 7 maggio 2007, depositata il 15 giugno 2007 ha affermato che la regula iuris risultante dal giudicato, che ha escluso il maggior reddito contestato alla società, comporta, di riflesso, per il  principio  di  trasparenza,  anche  il  venir  meno  della legittimità dell’accertamento del reddito di partecipazione del socio in quanto, tra il reddito Irpef del socio e quello della società sussiste un rapporto di consequenzialità necessaria, in considerazione del fatto che  l’accertamento del volume di reddito della società costituisce il presupposto del  maggiore accertamento del reddito (di partecipazione) dei soci (art.5 del Tuir).


         Il suo accertamento, per la Corte di Cassazione, pertanto, “non costituisce patrimonio esclusivo delle parti ma, mirando ad evitare la formazione di giudicati contrastanti, conformemente al principio del ne bis in idem,  corrisponde ad un  preciso interesse  pubblico,  sotteso  alla  funzione  primaria  del processo, e consistente nell’eliminazione dell’incertezza delle situazioni  giuridiche, attraverso la  stabilità  della  decisione,  collegata  all’attuazione  dei principi costituzionali del giusto processo e della ragionevole durata, i quali escludono la legittimità di soluzioni interpretative volte a conferire rilievo a formalismi non  giustificati  da  effettive  e  concrete  garanzie difensive”.


 


         E il giudice ha  il dovere di conformarsi  alla  regula  iuris  già formatasi sulla res iudicanda, quand’anche essa risulti da diverso  giudizio intercorso tra le stesse parti o tra parti parzialmente diverse, purché risulti certo o presumibile in misura assimilabile al certo la conoscenza del diverso giudizio avente carattere pregiudicante  rispetto  a  quello  in atto”.


         Per la Corte, “l’esistenza di un giudicato sulla  stessa  res  litigiosa,  ove  non rilevato, comporterebbe la violazione del principio  giuridico riconosciuto sia in sede internazionale sia da  previsioni codicistiche nazionali, del tipo di quella contenuta nell’art. 395, comma 1, n. 5), del codice di rito civile italiano, le quali affermano la necessità di mezzi straordinari di impugnazione, proprio per eliminare le situazioni caratterizzate dall’esistenza di una doppia regula iuris in  ordine  allo  stesso rapporto sostanziale controverso; che, insomma, il principio generale della prevenzione del contrasto  tra giudicati, e del divieto del ne bis in idem,  impone  anche  al  Giudice  di legittimità di verificarne, anche d’ufficio, il possibile  errore, evitando che si formino due regole giuridiche ex iudicato  sulla  stessa  materia controversa”.


  


         Nel caso di specie, “tra il reddito Irpef del socio e quello della società sussiste un rapporto di consequenzialità necessaria, in considerazione del fatto che l’accertamento del volume di reddito della società costituisce il presupposto del maggiore accertamento del reddito (di partecipazione) dei soci (art. 5 del Tuir)”.


   


Riflessioni


 


         L’interessante questione (cfr. Buscema Il Fisco n. 33/2005, pag. 12942) va oggi letta alla luce della recente sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite – Sent. n. 14815 del 19 febbraio 2008 (dep. il 4 giugno 2008).


         La Corte di Cassazione ha affrontato il tema processuale del c.d. nesso di consequenzialità tra l’accertamento della società di persone e quello dei singoli soci in termini di litisconsorzio necessario ovvero dell’obbligatoria partecipazione del singolo socio al giudizio societario.


 


         Le Sezioni Unite hanno ritenuto che tra società di persone e singoli soci “ricorra una ipotesi di litisconsorzio tributario necessario ed originario, la cui violazione comporta la nullità ab imis del  rapporto processuale, che assorbe ogni possibile questione relativa alla successiva applicazione di altre norme che disciplinano i rapporti tra procedimenti connessi (sospensione ex art. 295 c.p.c.), salvo quella sulla  riunione  dei ricorsi D.Lgs. n. 546 del 1992, ex art. 29. In altri termini, se  tutti  gli interessati, litisconsorti necessari (società e soci), impugnano gli  avvisi di accertamento loro notificati, i relativi ricorsi, se  pendenti  dinanzi allo stesso giudice, vanno riuniti ai sensi del citato  D.Lgs.  n.  546 del 1992, art. 29, oppure, come si dirà, dinanzi al giudice  preventivamente adito. Altrimenti, soccorre  l’obbligo della integrazione del contraddittorio, ai sensi del D. Lgs. n. 546 del 1992, art. 14. Sulla base di queste regole, il ricorso va accolto.”


 


         Come affermato dalla migliore dottrina (1) sul piano processuale, per le Sezioni Unite le vicende processuali che coinvolgono le società di persone ed i singoli soci debbono necessariamente informarsi al seguente principio: l’impugnazione dell’avviso di accertamento da parte della società (in persona del legale rappresentante) o di un singolo socio postula che il giudizio sia necessariamente collettivo ovverosia che coinvolga tutti i soggetti interessati.          Conseguentemente, qualora dinnanzi allo stesso giudice siano pendenti le controversie instaurate dagli altri soci (aventi ad oggetto il medesimo reddito di partecipazione) il giudice di merito dovrà necessariamente procedere alla riunione dei procedimenti (art. 29 del D.Lgs. n. 546/92).


  


         Diversamente, se un solo socio ha impugnato e gli altri siano rimasti inermi rispetto all’avviso di accertamento loro notificato, il giudice di merito dovrà procedere all’integrazione del contraddittorio con questi ultimi (art. 14 del D.Lgs. n. 546/92);


 


         Oltreché sul piano prettamente processuale, la sentenza affronta il tema di merito ovvero affronta la questione dell’avviso di accertamento unico ai sensi dell’art. 40 del D.P.R. n. 600/1973.


 


         Sul punto i giudici di legittimità hanno affermato il principio secondo cui “l’attività di accertamento svolta nei  confronti  della  società non può essere disgiunta da quella relativa ai soci:


    a) unica è la materia imponibile, seppure soggetta a diversa disciplina, in ragione del carattere reale dell’imposta locale,  rispetto  al  carattere personale dell’imposta statale;


    b) unico è il risultato dell’accertamento, sia che lo si  consideri  nel suo complesso in capo alla società, sia che lo si consideri  come  la  somma dei redditi  imputati  ai  singoli  soci  in  conseguenza  dell’accertamento societario.


         La  norma non impone che all’attività di accertamento segua necessariamente  la  notifica  dei  relativi  avvisi  a  tutti  i   soggetti interessati. Ragioni di buon andamento (inteso come  economia  e  proficuità dell’azione amministrativa) e di imparzialità della pubblica amministrazione e di pari trattamento dei contribuenti (artt. 3 e 97 Cost.), fanno ritenere, però, che sarebbe buona regola ottimizzare gli effetti dell’impegno  profuso nella attività, di accertamento, notificando i conseguenti avvisi a tutti  i destinatari naturali e necessari, società e soci. A parte la considerazione che, come si dirà,  l’eventuale  giudicato  favorevole  all’amministrazione finanziaria, nei confronti del socio chiamato in giudizio come litisconsorte necessario,  potrà  essere  eseguito soltanto se quel socio è stato destinatario del relativo avviso di  accertamento (prodromico a qualsiasi atto di esecuzione). La stessa amministrazione finanziaria, del resto,….rileva che pur non essendo espressamente prescritto un obbligo specifico in tal  senso … l’Amministrazione finanziaria deve notificare l’avviso  di  accertamento unitario anche ai singoli soci o associati, e tale estensione della notifica è nell’interesse della medesima Amministrazione, in quanto  semplifica  il contenzioso e le successive procedure di accertamento. Questa  risoluzione, nel vigore della disciplina del contenzioso tributario abrogata  (D.P.R.  n. 636 del 1972, che, come già è stato rilevato, non conteneva  una  disciplina autonoma della figura del litisconsorzio necessario)  è  stata  intesa  come espressione del principio secondo cui non si possono estendere al socio  gli effetti di un atto relativo alla società, se non coinvolgendolo direttamente nel relativo procedimento, mediante notifica dello  stesso,  confondendo  il piano processuale con quello sostanziale del rapporto tributario. In realtà, osserva il Collegio,  l’obbligo  dell’accertamento  unitario  è  conseguenza della configurazione di un rapporto  tributario  sostanzialmente  unico  con pluralità di soggetti passivi, che trova poi la  sua  corretta  collocazione processuale  nell’ambito   dell’istituto   del   litisconsorzio   necessario originario”.


 


         Di tutto ciò sarebbe ora che l’Amministrazione finanziaria ne prendesse atto, modificando la procedura, per consentire l’emissione di un unico atto (così come peraltro prevede il legislatore dal lontano 1973 – art. 40 del D.P.R. n.600/73 – ), valevole sia per la società che per i soci, con buona pace di trent’anni di contenzioso.


 


Il Commercialista Telematico


2 settembre 2008                                     








NOTE

(1) Cfr. ANTICO-FARINA, Accertamento a soci e società di persone: posta fine alla lunga querelle interpretativa sulla necessità del litisconsorzio, in “ Finanza&Fisco”, n. 26/2008, pag. 2186


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