5 domande a Stefano Sirocchi sulle nuove regole relative al trattamento fiscale delle prestazioni alberghiere e di ristorazione


Il Commercialista Telematico, visti i numerosi dubbi in materia di prestazioni alberghiere e di ristorazione, soprattutto in occasione delle trasferte di lavoro dei propri dipendenti, ha incontrato Stefano Sirocchi, esperto in materia e Autore del recente libro pubblicato dal Sole 24 Ore “Auto, trasferte e rimborsi spese”.


 


Dal 1° settembre 2008 diventa pienamente detraibile l’IVA sulle fatture relative ai sevizi alberghieri e di ristorazione. Che cosa cambia ai fini IVA?


Con la nuova formulazione dell’art. 19-bis 1, comma 1, lett. e) del DPR 633/1972 viene eliminata l’indetraibilità oggettiva dell’imposta relativa alle prestazioni alberghiere e di ristorazione. Sicché le operazioni fatturate e pagate dal 1° settembre 2008 sono detraibili al 100%. Ad esempio, si supponga che alcuni dipendenti dell’azienda siano in trasferta presso un cliente per motivi di lavoro. Ebbene, non vi è dubbio che il datore di lavoro possa recuperare l’intera IVA evidenziata in fattura e relativa alla spese di vitto e alloggio.


 


Quali sono i requisiti e gli obblighi formali da rispettare?


La condizione essenziale per poter fruire della detrazione è il rispetto del principio di inerenza, secondo quanto previsto ai fini dei redditi. Ovvero si tratta di poter dimostrare che la spesa sia aziendale e non privata.


Ad esempio, è difficile sostenere l’inerenza di un pranzo consumato in trasferta in una località turistica e nel giorno di ferragosto, se non vi sono valide ragioni di lavoro che possano giustificarne la spesa. Altro requisito, in questo caso formale, è che la prestazione sia comprovata da fattura (e non da ricevuta o da scontrino fiscale), che l’esercente è obbligato a rilasciare su richiesta del cliente.


Attenzione, l’esercente è obbligato a produrre il documento fiscale solo se espressamente richiesto dal cliente al momento dell’effettuazione della prestazione e non successivamente (art 22, co. 1, n.2 DPR 633/1972).


Come chiarito anche dalla recente circolare dell’Agenzia delle Entrate, n. 53 del 5 settembre 2008, se la prestazione è fruita da un soggetto diverso dall’effettivo committente del servizio, ai fini della detrazione è necessario che la fattura rechi anche l’intestazione di tale soggetto. In pratica se il dipendente è in trasferta il datore di lavoro dovrà risultare contestatario del documento fiscale (e dunque dovranno essere riportati anche i dati del datore di lavoro oltre a quelli del dipendente fruitore del servizio).


 



Analogamente sarà necessaria la contestazione della fattura nel caso in cui sia il committente ad anticipare le spese al professionista.


Inoltre non si può neppure sottovalutare l’impatto che la nuova normativa avrà sulle procedure aziendali e sulla necessità di registrare le fatture, che, per fruire della detrazione, dovranno essere annotate anche nel registro degli acquisti.


Si segnala, infine, che le regole fin qui viste, sono valide per i sevizi acquistati direttamente: nessuna detraibilità è ammissibile se gli stessi servizi sono fatturati da tour operator (ad eccezione delle prestazioni offerte in ambito congressuale). La detrazione non spetta neppure alle banche, ai promotori finanziari e agli altri soggetti che effettuano solo operazioni esenti. 


 


Sul Sole 24 Ore del 25 agosto 2008 alcuni responsabili amministrativi di medie e grandi imprese hanno denunciato le difficoltà operative nel mettere in atto le nuove procedure aziendali per il rispetto della tax compliance. Ad esempio, Claudio Baroni task manager di Nestlè Italia ha commentato che, nel loro caso, il recupero dell’IVA è complicato, se non impossibile. Vi sono delle possibilità per semplificare gli adempimenti senza rinunciare al recupero dell’IVA?


Posto che per esercitare il diritto alla detrazione dell’IVA è necessario richiedere e ottenere la fattura, seguendo le accortezze appena citate, si possono sfruttare le previsioni contenute nell’art. 6 del DPR n. 695/1996. In particolare, come confermato anche dalla citata circolare n. 53/2008, le annotazioni delle fatture in questione nel registro degli acquisti può avvenire in modalità semplificata se l’importo delle stesse non è superiore a 154,94 euro. In questi casi, anziché registrare le singole fatture è possibile registrare un documento unico riepilogativo a patto che vengano riportati i numeri attribuiti alle singole fatture dal destinatario, l’ammontare complessivo delle operazioni e l’ammontare dell’imposta.


Da un punto di vista operativo, anche le nuove tecnologie possono aiutare la gestione degli adempimenti e dei rimborsi, sia adottando software gestionali utilizzabili online, che eventualmente provvedendo alla dematerializzazione dei documenti stessi.


 


Qual’è il trattamento fiscale ai fini dell’IVA relativo alle spese di ristorazione sostenute per il cliente?


Il quesito è utile a ricordare che l’IVA sulle spese di rappresentanza, come definite ai fini delle imposte sul reddito e ad eccezione degli omaggi con valore unitario non superiore ai 25,82 euro, è totalmente indetraibile.


Si consideri, inoltre, che in Finanziaria 2008 è stata prevista l’emanazione di un decreto per individuare l’ambito di applicazione delle spese di rappresentanza e fissarne la deducibilità ai fini delle imposte dirette (avuto riguardo all’inerenza e alla congruità delle spese, in relazione alla natura e alla destinazione delle stesse, al volume dei ricavi dell’attività caratteristica dell’impresa e dell’attività internazionale dell’impresa).


 


Allo stato attuale, non essendo ancora stato emanato detto decreto, dunque, le spese di vitto e alloggio offerte ai clienti e fornitori, sono da considerarsi generalmente tra le spese di rappresentanza (e quindi con IVA indetraibile), secondo quanto chiarito dall’Agenzia delle Entrate.


 


Cosa cambia invece per le imprese, ai fini delle imposte dirette, relativamente alle prestazioni alberghiere e di ristorazione?


A compensazione del beneficio dell’IVA, le spese sostenute per le prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande vengono penalizzate sul versante delle imposte dirette. Così a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2008 (e quindi dal 1 gennaio 2009, per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare) e per la determinazione del reddito d’impresa, tali spese sono deducibili nei limiti del 75%, semprechè rispettino il principio di inerenza.


Oltretutto la limitazione opererà anche per le spese relative a prestazioni alberghiere e di ristorazione che si configurano come spese di rappresentanza, qualora ammesse in deduzione alla luce dei criteri stabiliti dall’art. 108, co. 2 del TUIR (previsione che rimanda all’emanazione del decreto di cui si è detto nella risposta precedente).


Nessuna limitazione è prevista, e quindi sono pienamente deducibili dal reddito d’impresa, le spese alberghiere e di ristorazione sostenute da dipendenti e collaboratori in trasferta per motivi di lavoro.

11 settembre 2008


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