Novità fiscali del 28 agosto 2008: cessione di azienda: clausola di riserva della proprietà; consulenza tributaria: incompatibilità con l’incarico di giudice tributario; il rimborso dell’IVA spetta anche se non indicato in dichiarazione


 






 


Indice:


 


1) Spetta il rimborso dell’IVA anche se non è stato indicato nella dichiarazione annuale


 


2) Simulazione: Il Fisco può riqualificare la natura di un contratto formalmente lecito


 


3) Cessione di azienda: Clausola di riserva della proprietà


 


4) Brevi – In evidenza: Consulenza tributaria: Incompatibilità con l’incarico di giudice tributario


 


 


1) Spetta il rimborso dell’IVA anche se non è stato indicato nella dichiarazione annuale


Anche se il contribuente non ha presentato la dichiarazione annuale IVA dell’anno di competenza e non ha provveduto alla detrazione o compensazione in quello successivo all’anno di competenza, tuttavia ha già acquisito il diritto al rimborso dell’eccedenza versata.
In tema di IVA, infatti, ove il contribuente fruisca di un credito di imposta per un determinato anno e lo esponga nella dichiarazione annuale, se omette di riportarlo nella dichiarazione relativa all’anno successivo non perde il diritto alla detrazione, atteso che la decadenza dallo stesso è comminata (dall’art. 28, comma 4, D.P.R. n. 633/1972, nel testo vigente ratione temporis) soltanto per il caso in cui il credito (o l’eccedenza di imposta versata) non venga indicato nella prima dichiarazione utile, e che caratteristica dell’istituto della decadenza è la salvezza – una volta per tutte – del diritto a seguito del compimento nei termini dell’attività richiesta da parte dell’interessato.


In un sistema come quello dell’IVA, caratterizzato dalla neutralità dell’imposta (e cioè dall’obbligo di riversarla per l’operatore che l’incassa, e dalla possibilità di recuperarla per l’operatore che la paga), la perdita di quest’ultima facoltà costituisce un’eccezione alla regola generale. Pertanto, il mancato computo dell’imposta nelle dichiarazioni periodiche e nella dichiarazione annuale comporta la perdita del diritto alla detrazione, ai sensi dell’art. 28 citato (che prevede l’unica decadenza in tal senso) ma non la perdita del diritto al rimborso, comunque dovuto in assenza di una norma sanzionatoria al riguardo.
Al contribuente è pertanto sufficiente indicare il credito IVA nella dichiarazione dell’anno di competenza, perché ciò costituisca valido presupposto per ottenere il rimborso di quanto versato in eccedenza, senza che esso possa essere portato a conguaglio nell’anno successivo a quello suindicato.


(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 08/08/2008, n. 21202, in Ipsoa del 27/08/2008)


 


 


2) Simulazione: Il Fisco può riqualificare la natura di un contratto formalmente lecito


Non é precluso – all’Amministrazione finanziaria che si faccia carico di giustificare coerentemente il proprio assunto sulla scorta delle risultanze acquisite – procedere alla riqualificazione (prima in sede di accertamento fiscale e poi in sede contenziosa) dei contratti sottoscritti dal contribuente, per farne valere la simulazione ed assoggettarli ad un trattamento fiscale meno favorevole di quello altrimenti applicabile.


Lease-Back e simulazione: Negozi simulati, la validità civilistica non escude i poteri di annullamento da parte del Fisco


Il negozio simulato tra due o più società, pur valido sul piano civilistico, consente comunque alle autorità tributarie per il tramite delle indagini condotte dalla G.d.F. di annullare il negozio in quanto finalizzato ad escludere o a ridurre l’imposizione fiscale effettiva.


Non è precluso all’amministrazione finanziaria che si faccia carico di giustificare il proprio assunto sulla scorta delle risultanze acquisite, procedere alla riqualificazione (prima in sede di accertamento fiscale e poi in sede contenziosa) dei contratti sottoscritti dal contribuente, per farne valere la simulazione ed assoggettarli ad un trattamento fiscale meno favorevole di quello altrimenti applicabile.


Il presupposto dell’accertamento è costituito dal carattere simulatorio del contratto di lease-back, mentre l’elusione fiscale presuppone un contratto effettivamente voluto dalle parti nei termini in cui alla stipulazione ed eminentemente finalizzato allo scopo “elusivo” di conseguire attraverso di esso un indebito vantaggio fiscale.


La Cassazione rileva che, diversamente da quanto prospettato dalla società contribuente l’evoluzione giurisprudenziale è nel senso del riconoscimento di una clausola antielusione di matrice comunitaria di valenza generale, immanente nell’ordinamento.


(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 06/08/2008, n. 21170, in Ipsoa del 27/08/2008)


 


 


3) Cessione di azienda: Clausola di riserva della proprietà


Secondo la disciplina disposta dal Codice civile agli artt. da 1523 a 1526, la vendita con riserva di proprietà è il negozio giuridico in base al quale un soggetto vende un bene (mobile od immobile) differendo il trasferimento del diritto di proprietà al momento in cui viene interamente versato il corrispettivo pattuito.


Nel periodo intercorrente tra la stipulazione del contratto ed il pagamento dell’intero prezzo, l’acquirente, che non può ancora considerarsi proprietario, ha il godimento del bene oggetto del negozio e, per quest’ultima ragione, sopporta oltre che le spese di manutenzione e riparazione anche il rischio del perimento della cosa.


Al contrario, dal punto di vista delle imposte dirette (D.P.R. 22.12.1986, n. 917) e indirette


(D.P.R. 26.10.1972, n. 633 e D.P.R. 26.4.1986, n. 131) gli effetti traslativi si verificano al momento della stipula del contratto (o della consegna del bene) e non al momento del verificarsi del passaggio di proprietà della cosa.


Alla cessione d’azienda si può anche applicare la clausola di vendita con riserva di proprietà. Il motivo che spinge ad introdurre tale clausola è dato dalla possibilità consentita al compratore di godere immediatamente del bene senza l’immediato e totale esborso del prezzo e dalla garanzia concessa al venditore di vedersi restituire il bene nel caso non sia pagato l’intero prezzo.


L’effetto traslativo non si verifica comunque prima del pagamento dell’ultima rata (si vedano le Sentenze della Cassazione n. 6813/1998 e n. 3415/1999).


Aspetti fiscali


Ai fini delle imposte sui redditi, nel caso di cessione di azienda, ai sensi dell’art. 86, co. 2, del TUIR, la differenza – tra il corrispettivo del negozio di compravendita ed il costo non ammortizzato dei beni costituenti il patrimonio aziendale – concorre alla formazione del reddito d’impresa alla data di consegna del complesso dei beni, a nulla rilevando il differimento degli effetti civilistici disposto dall’art. 1523 c.c. (per quanto concerne le modalità di tassazione della plusvalenza, sono consentite tassazione separata o rateizzata


nel rispetto di specifiche condizioni).


In merito all’IVA, per la cessione di azienda, il problema non si pone, poiché la fattispecie risulta esclusa dal campo di applicazione del tributo ai sensi dell’art. 2, co. 3, D.P.R. 633/1972.


Imposta di registro


Per quanto concerne, infine, l’imposta di registro, l’art. 27, co. 3, D.P.R. 131/1986 afferma che non si applica alle vendite con riserva di proprietà il regime fiscale proprio delle vendite sottoposte a condizione sospensiva.


In tali circostanze è dovuto il versamento dell’imposta in misura fissa al momento della registrazione, mentre successivamente al verificarsi della condizione è dovuta la differenza tra l’imposta effettivamente dovuta e quella già versata in misura fissa.


Ne consegue che, ai fini dell’applicazione dell’imposta di registro, l’atto di vendita con riserva di proprietà fa sì che l’imposta di registro risulti immediatamente ed integralmente dovuta, dal momento che l’operazione effettuata produce un immediato effetto traslativo (si veda anche la R.M. 2.10.2001, n. 144/E).


Nel caso di operazione di cessione di azienda, considerata fuori dal campo di applicazione


Iva, l’imposta, in misura proporzionale, risulta pertanto integralmente dovuta al momento della registrazione dell’atto presso l’Ufficio del registro.


(di Fabio Balestra, in La Settimana Fiscale, de Il Sole 24 Ore – n. 32 del 4 settembre 2008)


 


 


4) Brevi






 


– Soci, collaboratori e artigiani: Cambia la denuncia nominativa Inail


L’Inail ha fornito le prime indicazioni sull’articolo 39 del dl 112/2008 convertito, con modificazioni, nella legge 133/2008.


In particolare ha comunicato che i datori di lavoro, anche artigiani, che intendono impiegare collaboratori e coadiuvanti delle imprese familiari, coadiuvanti delle imprese commerciali o soci lavoratori di attività commerciale e di imprese in forma societaria – dal 18 agosto 2008 – sono tenuti, prima dell’inizio del rapporto di lavoro, alla denuncia nominativa all’Istituto, qualora gli stessi rapporti non siano soggetti all’obbligo della comunicazione preventiva di cui all’articolo 9-bis, comma 2, del dl 510/1996.


La denuncia può essere presentata via fax al numero verde 800.657.657 utilizzando il modello disponibile sul sito dell’Istituto, prossimamente potrà essere trasmessa per via telematica.


(Notizia in Ipsoa del 27/08/2008)


 


– IRPEF – Trasferimento del dipendente ad altra sede: Tassabili il contributo differenza canone d’affitto e la diaria


Le somme corrisposte dal datore di lavoro al proprio dipendente in occasione del trasferimento ad altra sede a titolo di differenza per il maggior canone di locazione sono componenti del reddito tassabile e vanno pertanto assoggettate ad IRPEF per l’intero ammontare, se percepite in periodi di imposta anteriori al 1° gennaio 1998.


(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 06/08/2008, n. 21228, in Ipsoa del 27/08/2008)


 


– Attività professionale: Necessario accertarne l’effettiva natura ed entità per qualificarla attività d’impresa


Affinché i redditi derivanti dall’esercizio dell’attività del libero professionista possano essere qualificati redditi di impresa, e come tali assoggettati ad ILOR, non è sufficiente la mera iscrizione a ruolo del tributo, ma è necessario accertare in concreto la natura e l’entità dell’attività medesima.


(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 06/08/2008, n. 21176, in Ipsoa del 27/08/2008)


 


– Redditometro: Legittima l’applicazione retroattiva dei coefficienti presuntivi di reddito


In tema di imposte sui redditi, il potere dell’Ufficio impositore di determinare sinteticamente il reddito (ai sensi dell’art. 38, comma 4, D.P.R. n. 600/1973) sulla base dei coefficienti presuntivi – c.d. redditometro – consente il riferimento anche ad indici contenuti in decreti ministeriali emanati successivamente al periodo di imposta da verificare, senza che si pongano problemi di retroattività.


Lo strumento di accertamento sintetico tende a individuare la capacità di spesa del contribuente in base a determinati indici di “ricchezza” e a valutarne lo scostamento con quanto evidenziato in dichiarazione dei redditi.
In particolare, gli indicatori presi in considerazione per verificare se una determinata condotta di vita è compatibile con quanto dichiarato consistono nel possesso di aeromobili, navi e imbarcazioni da diporto, autoveicoli, altri mezzi di trasporto a motore, roulotte, residenze principali e secondarie, collaboratori familiari, cavalli da corsa o da equitazione e assicurazioni.


Tutti beni e servizi spia di capacità contributiva.


Per procedere con l’accertamento sintetico è necessario verificare la sussistenza delle condizioni previste dall’art. 38, comma 4 del D.P.R. n. 600/1973, secondo cui il reddito complessivo netto sinteticamente accertabile si deve discostare per almeno un quarto dal reddito imponibile dichiarato e questo scostamento deve verificarsi per due anni consecutivi.


Con la manovra di estate 2008, peraltro, il redditometro dovrebbe aumentare il suo utilizzo a causa del coinvolgimento, ancor di più, dei Comuni e della Guardia di Finanza.


Nel piano straordinario di accertamenti da attuare fino al 2011,emerge la crescente partecipazione alla lotta all’evasione da parte di tali organismi.


L’art. 83 del D.L. n. 112/2008, ai commi 10 e 11 illustra le caratteristiche di questa sinergia, tratteggiando le mosse della “partita a tre”  (Ag. Entrate, Comuni e G.D.F.) nella lotta all’evasione.


(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 06/08/2008, n. 21171, in Ipsoa del 27/08/2008)


 


– Consulenza tributaria: Incompatibilità con l’incarico di giudice tributario


Il provvedimento di decadenza dall’incarico pronunciato nei confronti di un giudice tributario che svolga anche attività di redazione di dichiarazioni tributarie e di assistenza a imprese nella tenuta delle scritture contabili è legittimo anche laddove il professionista non si occupi affatto degli aspetti strettamente fiscali delle scritture contabili che registra.


(TAR Lombardia, Sentenza, Sez. III, 24/07/2008, n. 2978, in Ipsoa del 27/08/2008)


 


– Scheda carburante: La mancata indicazione del numero di targa del veicolo comporta la non detrazione dell’IVA, poiché si mette in dubbio l’inerenza della spesa all’attività imprenditoriale


In caso di omissione dell’indicazione del numero di targa del veicolo nella “scheda carburante”, i soggetti Iva, che acquistano carburante non possono esercitare il diritto alla detrazione, in quanto verrebbe a mancare ogni garanzia circa l’identità del veicolo effettivamente rifornito e l’effettiva riferibilità del relativo costo all’attività d’impresa. È quanto affermato dalla Cassazione con la sentenza n. 19820 del 18 luglio 2008.


Secondo la Suprema Corte, il possesso di un automezzo aziendale non è da solo sufficiente a provare le spese sostenute per l’acquisto di carburante, essendo necessaria l’indicazione nella scheda carburante anche del numero di targa, al fine di poter riconoscere l’inerenza, la deducibilità del costo e il diritto alla detrazione dell’Iva relativa.


(Cassazione Sentenza, Sez. Trib., 18/07/2008, n. 19820, in Notiziario Telematico dell’Agenzia delle Entrate  del 27/08/2008)


 


Semplificazione degli adempimenti: Per le nuove imprese la Comunicazione è Unica (Rettifica)


Nell’articolo “Per le nuove imprese la Comunicazione è Unica” pubblicato nell’edizione del 26 agosto 2008 del giornale telematico dell’Agenzia Delle Entrate (www.fiscooggi.it), era stato erroneamente indicato il 20 agosto 2008 come data a partire dalla quale diveniva obbligatoria la presentazione della “Comunicazione Unica”.


In realtà, in attesa dell’emanazione del previsto Dpcm atto a definirne contenuti e regole tecniche la fase transitoria è tuttora in corso.


(Nota di rettifica del 27 agosto 2008 pubblicata nel notiziario telematico dell’Agenzia delle Entrate del 27/08/2008)


 


 


 


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