Il concetto di conformità tra copia e originale del ricorso di primo grado o dell’appello secondo il giudice di legittimità


         La diatriba processuale sul concetto di conformità tra copia e originale del ricorso di primo grado o dell’atto di appello trova una precisa, esauriente ed inconfutabile soluzione giuridica da parte del giudice di legittimità.


 


         Infatti, secondo la suprema Corte di Cassazione la questione deve essere risolta  sulla base delle seguenti articolate argomentazioni:


 


a) La Consulta (sentenza n. 98/2004) ha sancito che l’inammissibilità deve essere limitata solo a quelle cause che costituiscano una ragionevole sanzione per la parte processuale, che si deve mirare a contrastare la realizzazione della giustizia solo per ragioni di seria importanza, che i profili di forma devono essere valutati criteri di equa razionalità, che si deve assicurare l’armonia sistematica del regime dell’istituto controverso con lo specifico sistema processuale cui esso appartiene; il canone ermeneutico (adottato dal giudice delle leggi, ad es., nelle sentenze C. Cost. nn. 520/2002 e 98/2004) è quello secondo cui è necessario dare alle norme processuali in genere, ed a quelle sul processo tributario in particolare, una lettura che, nell’interesse generale, faccia bensì salva la funzione di garanzia istituzionalmente propria del processo, ma consenta altresì, per quanto possibile, di limitare al massimo l’operatività d’irragionevoli sanzioni d’inammissibilità in danno delle parti che di quella garanzia dovrebbero giovarsi.


 


b) L’omissione della dichiarazione del ricorrente o dell’appellante, attestativi della conformità tra copia e originale, assurge a fatto che stimola la CT ad esercitare il potere di rilevare d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio l’inammissibilità del ricorso o dell’appello, al di là ed indipendentemente dall’eccezione della controparte, ma a maggior ragione, in caso di sollevazione di eccezione da parte del notificato


 


c) L’attestazione di conformità tra il documento notificato e il documento depositato non è una dichiarazione cui la legge riconosca la stessa efficacia creativa di certezza legale della conformità che è riconosciuta alla relazione di notificazione dell’ufficiale giudiziario: la mancanza di tale attestazione non può essere considerata un fatto determinativo, in via autonoma, dell’inammissibilità del ricorso o dell’appello.


 


d) L’attestazione di conformità è una dichiarazione di scienza del ricorrente o dell’appellante che, priva di   certezza legale, svolge la funzione di consentire al giudice, in mancanza di contestazione da parte dell’intimato, di ritenere per vera l’affermazione della parte promotrice del giudizio e di considerare inutile l’esercizio del potere di rilevare d’ufficio la conformità tra documento notificato e documento depositato. Se invece la parte appellante omette di attestare la conformità tra documento notificato e documento depositato il giudice deve accertarla d’ufficio.


 


e) Se “il ricorso o l’appello sono notificati direttamente o indirettamente tramite ufficiale postale, è causa d’inammissibilità non la mancanza di attestazione, da parte del ricorrente della conformità tra il documento incorporante l’atto di impugnazione depositato nella segreteria della CT e il documento incorporante l’atto di impugnazione notificato alla controparte ma solo la loro difformità effettiva (Cassazione sezione tributaria sentenza n. 13958 del 28 maggio 2008).   L’attestazione di conformità fra tali atti, formulata dal ricorrente solo in caso di trasmissione “diretta” dell’atto, ossia “in caso di consegna o spedizione a mezzo di servizio postale” (Cass. n. 7033/2002) – forme speciali previste dall’articolo 16, co. 3, stesso D.L.vo, alternative alla notificazione eseguita tramite ufficiale giudiziario, ai sensi degli articoli 137 e ss., c.p.c., allorché la conformità tra copia e originale è attestata dallo stesso ufficiale giudiziario – non è ritenuta, in quanto tale, necessaria a pena d’inammissibilità, essendo comminata tale sanzione non per la formale assenza dell’attestazione suddetta, ma solo per l’effettiva difformità, accertata dal giudice, fra documento depositato e documento spedito o consegnato (Cass. n. 17180/2004). L’inammissibilità sancita da tale norma non consegue alla mera omissione dell’attestazione di conformità, bensì alla sussistenza “effettiva” di una difformità, che questa debba essere significativa (non limitata ad aspetti meramente formali, irrilevanti per una piena difesa e per il giudizio) e che, sotto questo profilo ed a tale fine, debba essere valutata dal giudice tributario di merito (in tal senso, infatti, Cass. n. 17180/2004, cit.).


OSSERVAZIONI


 


         Il concetto di conformità deve richiedere non un’identità tra l’atto depositato nella segreteria e quello consegnato o spedito a mezzo di servizio postale; in altri termini è plausibile ritenere che la conformità presupponga solo una corrispondenza sostanziale di un atto all’altro; lievi, insignificanti e marginali differenze non possono comportare il divieto del principio del contraddittorio e la sanzione d’inammissibilità del ricorso.


 


         La declaratoria d’inammissibilità presuppone che la parte e la C.T. non siano stati messi in condizione di avere la piena ed integrale conoscenza del  contenuto effettivo del ricorso ossia dell’ambito oggettivo dell’impugnativa.


         La funzione della conformità de qua è, infatti, quella di eliminare in astratto una limitazione della difesa della parte resistente.


 



         Il legislatore vuole, mediante la conformità in parola, attuare non un formalismo inutile o vessatorio, nella fase della costituzione in giudizio del ricorrente, ma un effettivo contraddittorio tra il ricorrente e la parte resistente


         Sotto il profilo processuale, l’eccezione d’inammissibilità  de qua assurge ad eccezione in senso lato rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio.


         L’attestazione di conformità  deve essere effettuata dal difensore tecnico e solo nei casi consentiti dalla parte interessata (es. articolo 12, quinto comma, del D.lg. 546/92); peraltro, l’omessa attestazione è priva di sanzione in mancanza di difformità sostanziale.


 


Dott. Angelo Buscema


8 Agosto 2008


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