Novità fiscali dell’8 luglio 2008: estromissione degli immobili strumentali: nuovi chiarimenti dell’Agenzia Entrate; la motivazione “per relationem” può risultare nulla; detrazione del 55% per spese relative ad interventi di risparmio energetico; assegnazione di box pertinenziali; imposta di registro: potere di rettifica del valore degli immobili

 






Indice:


 


1) Estromissione degli immobili strumentali: Nuovi chiarimenti dell’Agenzia Entrate


 


2) La motivazione “per relationem” può risultare nulla


 


3) Tabaccai: Deduzione dal reddito d’impresa del costo dei valori bollati cartacei


 


4) Mancano due giorni alla scadenza di presentazione del modello 770 Semplificato


 


5) Assegnazione di box pertinenziali: Detrazione 36% per gli acconti dei soci di coop edili


 


6) Detrazione del 55% per spese relative ad interventi di risparmio energetico: Nuovi chiarimenti


 


7) Istituto Nazionale di Fisica Nucleare: Trattamento fiscale delle indennità assegnate per trasferte


 


8) Imposta di registro: Potere di rettifica del valore degli immobili


 


 


1) Estromissione degli immobili strumentali posseduti da imprenditori individuali


il regime di estromissione agevolata degli immobili non si può applicare per quella parte dell’immobile che, a seguito di avvenuta trasformazione, risulta accatastata tra gli immobili di tipo abitativo.


La procedura di estromissione agevolata, invece, si può applicare per i locali  – che risultano alla data del 30/11/2007 accatastati nella categoria C/3 – e che sono, quindi, strumentali per natura.


Se l’acquisto di tali beni è avvenuto a corpo, senza cioé prevedere un corrispettivo distinto per ciascuna particella catastale, ai fini della determinazione del valore fiscalmente rilevante dei singoli beni occorre suddividere per ciascuna particella il corrispettivo complessivamente corrisposto in misura proporzionale alle rendite catastali attribuite a ciascuna particella; dal valore risultante da tale proporzione devono essere scomputate le relative quote di ammortamento già dedotte fino al periodo d’imposta 2007.


L’imposta sostitutiva pari al 10 % deve essere calcolata sulla base della differenza tra il valore normale dei beni ed il relativo valore fiscalmente riconosciuto determinato sulla base delle indicazioni sopra fornite; tale imposta deve essere aumentata di un importo pari al 30% dell’IVA applicabile al valore normale del bene.








Esempio:


Corrispettivo complessivo corrisposto € 80.000


 


Rendita catastale particella A    500


Rendita catastale particella B     100


Rendita catastale particella C  € 2000


 


80.000:2600=x:500     =  15.385 (valore fiscalmente riconosciuto)


 


80.000:2600=x:100     =    3.077 (valore fiscalmente riconosciuto)


 


80.000:2600=x:2000   =  61.538 (valore fiscalmente riconosciuto)


Facoltà per gli imprenditori individuali di escludere dal patrimonio dell’impresa gli immobili strumentali


L’art. 1, comma 37, della legge n. 244 del 2007 (Legge Finanziaria 2008), ha introdotto la facoltà per gli imprenditori individuali di escludere dal patrimonio dell’impresa gli immobili strumentali di cui all’art. 43, comma 2, del Tuir, posseduti dall’imprenditore individuale alla data del 30/11/2007.


In merito, l’Agenzia delle Entrate ha in precedenza fornito chiarimenti con la circolare n. 39/E del 15/04/2008.


Secondo tale documento di prassi, l’esclusione dal patrimonio dell’impresa concerne i beni immobili:


– strumentali per destinazione, e cioè quei beni che sono utilizzati esclusivamente per l’esercizio dell’impresa indipendentemente dalle caratteristiche specifiche;


– strumentali per natura, cioè immobili che per le loro caratteristiche non sono suscettibili di diversa utilizzazione senza radicali trasformazioni e che si considerano strumentali anche se non utilizzati direttamente dall’imprenditore o anche se dati in locazione o comodato.


La strumentalità per natura ha carattere oggettivo giacché risultano tali gli immobili rientranti nei gruppi catastali B, C, D, E, ed, inoltre, nella categoria A/10 qualora la destinazione ad ufficio sia prevista nella licenza o concessione edilizia, anche in sanatoria.


Il carattere strumentale dell’immobile deve essere verificato alla data del 30/11/2007.


Tali principi di carattere generale vanno ricollegati con le specificità del settore di attività in cui opera il contribuente (nel caso di specie, il settore immobiliare).


Ad es. – per chi opera nel settore immobiliare -, secondo le consolidate sentenze della Corte di Cassazione, l’immobile locato da una società immobiliare non può essere considerato strumentale all’attività imprenditoriale, costituendo piuttosto l’oggetto della medesima attività (Cassazione, Sezioni Unite, 13 ottobre 1983, n. 1367; Cassazione 27 febbraio 1984, n. 1366; Cass. 3 aprile 1992, n. 4086; Cass. 13 maggio 2003, n. 7307).


A tal fine, la risoluzione n. 56/2004, ha precisato che per le imprese che svolgono attività immobiliare, rientrano tra gli immobili strumentali solo quegli immobili che sono tali per natura a prescindere dall’effettivo utilizzo da parte del possessore o dalla sua eventuale locazione a terzi.


Il carattere di strumentalità può essere, quindi, riconosciuto per le imprese immobiliari solo per gli immobili la cui strumentalità ha carattere oggettivo e prescinde dall’effettiva destinazione del bene stesso.


Sulla base ciò, pertanto, il regime di estromissione agevolata degli immobili non si può applicare per quella parte dell’immobile che, a seguito di avvenuta trasformazione, risulta accatastata tra gli immobili di tipo abitativo.


Nel caso di specie, per detti locali poiché sono stati trasformati nel 2005, il requisito della strumentalità per natura non si è avuto alla predetta data del 30/11/2007.


Peraltro, in relazione agli immobili di tipo abitativo, ai sensi dell’art. 90, comma 2, del TUIR, nessuna quota di ammortamento e nessun altro componente negativo relativo al bene immobile locato, fatta eccezione per gli interessi passivi di finanziamento (art. 1, comma 35, della legge 24 novembre 2007, n. 244) possono essere dedotti dal soggetto che esercita attività immobiliare.


L’immobile, infatti, deve concorrere alla formazione del reddito d’impresa secondo le disposizioni previste per i redditi fondiari dal capo II del titolo I del TUIR.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 04/07/208, n. 280)


 


 


2) La motivazione “per relationem” può risultare nulla


La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, con la sentenza n. 14814/2008, ha stabilito che nel procedimento tributario, allorchè il medesimo organo giudicante si trovi a pronunciare contestualmente più decisioni in rapporto di consequenzialità necessaria, ed in particolare di pregiudizialità reciproca – come nel caso della controversia concernente l’obbligazione tributaria per reddito da capitale derivante da fondi all’estero non dichiarati e della controversia concernente le sanzioni previste per la violazione dell’obbligo di dichiarazione, in relazione ai suddetti fondi – la motivazione utilizzata può essere redatta “per relationem” rispetto ad altra sentenza assunta simultaneamente, purchè la motivazione stessa non si limiti alla mera indicazione della fonte di riferimento, ma riproduca i contenuti mutuati, così che questi diventino oggetto di autonoma valutazione critica nel contesto della diversa – anche se connessa – causa “sub iudice”.


Tale motivazione è, tuttavia, nulla allorchè dissimuli un vizio procedurale più radicale, come nel caso in cui sia richiamata una decisione che avrebbe potuto essere pronunciata in un processo unico (ipotesi di litisconsorzio necessario), ovvero nel caso in cui il processo avrebbe potuto essere sospeso in attesa della decisione connessa (in ipotesi di pregiudiziale obbligatoria); in questi casi, infatti, la motivazione “per relationem” risulta nulla, perché utilizzata al solo scopo di porre rimedio artificiosamente alla antecedente violazione dell’art. 14 D.Lgs. 546/1992 o dell’art. 295 c.p.c..


(Corte di Cassazione, sentenza n. 14814 del 4 giugno 2008)


 


 


3) Tabaccai: Deduzione dal reddito d’impresa del costo dei valori bollati cartacei


I tabaccai possono dedurre dal reddito d’impresa il costo dei valori bollati cartacei invenduti, dichiarati fuori corso, mediante la svalutazione dei beni costituenti rimanenze o tramite l’estromissione degli stessi dal regime d’impresa.


Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate, a seguito di una istanza di interpello presentata dalla Federazione dei Tabaccai che chiedeva di conoscere le modalità di recupero dei costi sostenuti dai tabaccai per l’acquisto di marche da bollo, concessioni governative, marche per atti giudiziari, non più vendibili a seguito delle modifiche apportate dalla Finanziaria 2007 alle modalità di pagamento dell’imposta di bollo.


Con la modifica (art. 3 del DPR n. 642 del 1972, riformulato dalla legge n. 296/2006), infatti, è venuta meno la possibilità di corrispondere l’imposta attraverso l’acquisto dell’apposita carta filigranata e bollata e, a decorrere dal 01/09/2007, i talloncini sono stati aboliti, per essere sostituiti dalle emissioni telematiche.


In particolare, l’Agenzia parte dalla considerazione che dalla data in cui i valori non sono più in commercio il loro valore normale è da considerarsi pari a zero e, pertanto, i tabaccai hanno a disposizione due modalità per recuperare i costi sostenuti.


Se il contribuente sceglie di mantenere i valori bollati in regime d’impresa ha la possibilità, come previsto dall’art. 92 del Tuir, di svalutare i beni in rimanenza se il relativo valore normale, che in questo caso è uguale a zero, è inferiore al costo unitario medio, cioè al costo d’acquisto dei valori bollati.


Se invece il contribuente ritiene di escludere i valori bollati dal reddito d’impresa, questi seguono le regole dell’estromissione previste dall’art.85, comma 2 del Tuir, e pertanto valutati ai fini dei ricavi d’impresa al valore normale, che anche in questo caso è pari a zero.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 04/07/208, n. 281)


 


 


4) Mancano due giorni alla scadenza di presentazione del modello 770 Semplificato


Giovedì, 10/07/2008 è l’ultimo giorno utile per la presentazione del modello 770 Semplificato da parte dei sostituti d’imposta che, nell’anno 2007, hanno erogato ai lavoratori dipendenti, parasubordinati e autonomi, somme e valori soggetti a ritenuta d’acconto.


Il modello 770 Semplificato, analogamente a quello ordinario, può essere inviato solo on-line dal sostituto d’imposta oppure tramite un intermediario.


Il modello si può presentare diviso in due parti: Una parte con frontespizio e certificazioni di lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi e prospetti connessi; l’altra, oltre che con il frontespizio, con le comunicazioni dati di lavoro dipendente e assimilati e i relativi prospetti.


Si deve riportare il codice fiscale di colui che presenterà la restante parte della dichiarazione: Nel caso sia lo stesso sostituto d’imposta, egli dovrà indicare il proprio codice fiscale in entrambi gli invii.


Per trasmettere separatamente i prospetti ST e SX è necessario che non siano state effettuate compensazioni “interne” tra i redditi di lavoro dipendente e quelli di lavoro autonomo.


Le comunicazioni dei dati relativi al lavoro dipendente e redditi assimilati sono suddivise in quattro sezioni (Parte A,B,C,D). I dati di queste comunicazioni sono riepilogati nel prospetto SS, di nuova istituzione, suddiviso in tre sezioni: la prima, riporta il codice fiscale del soggetto che effettua l’invio; la seconda, i dati riassuntivi dei redditi di lavoro dipendente; la terza, le ritenute relative ai redditi di lavoro autonomo, provvigioni e diversi.


Peraltro, la nuova scadenza per la trasmissione della dichiarazione dei sostituti di imposta è stata rinviata al 10 luglio 2008 a seguito dell’entrata in vigore del D.L. n. 93/2008.


Col rinvio dei termini di trasmissione del modello 770 semplificato 2008, sono slittati anche quelli per poter procedere al ravvedimento operoso relativo alle violazioni commesse durante il periodo 2007.


In tali casi le sanzioni previste sono le seguenti:
















Violazione


Sanzione prevista


Sanzione ridotta con ravvedimento entro il 10 luglio 2008


Omesso o ritardato versamento


30% dell’importo da versare oltre interessi da calcolarsi dalla data di scadenza fino alla data di versamento


6% dell’importo da versare oltre interessi da calcolarsi dalla data di scadenza fino alla data di versamento


Omessa o insufficiente ritenuta


20%  dell’importo da trattenere oltre interessi da calcolarsi dalla data di scadenza fino alla data di versamento


4% dell’importo da versare oltre interessi da calcolarsi dalla data di scadenza fino alla data di versamento


Coloro che hanno presentato già la dichiarazione e che si fossero accorti che è necessario procedere a correzioni anche non formali, potranno presentare entro il 10 luglio una nuova dichiarazione senza alcuna sanzione in quanto il modello è da intendersi correttivo nei termini.


Peraltro, l’istituto del ravvedimento entro i termini del 10 luglio potrà essere effettuato a prescindere dalla data di effettivo invio della dichiarazione.


Per conseguenza, il contribuente che ha già trasmesso la dichiarazione a maggio, potrà procedere comunque al ravvedimento entro i nuovi termini di scadenza della trasmissione.


Nel caso di errori ed omissioni nelle dichiarazioni incidenti sulla determinazione  e sul pagamento del tributo è possibile procedere alla presentazione di una dichiarazione integrativa (quindi a condizione che ne sia stata presentata una entro 90 giorni dal termine di scadenza) ed al versamento delle maggiori imposte dovute, nonché alle sanzioni ridotte ad un quinto ed agli interessi legali anche successivamente ai novanta giorni  entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo: 


Per quanto concerne, infine, l’errata compilazione del modello di versamento F24, è possibile effettuare la correzione, dei modelli presentati per il versamento, senza l’applicazione di alcuna sanzione ,mediante una istanza da presentare ad un ufficio locale dell’Agenzia delle Entrate.


(Nota del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro del 03/07/2008)


 


 


5) Assegnazione di box pertinenziali: Detrazione 36% per gli acconti dei soci di coop edili


I soci delle cooperative edilizie possano essere ammessi a beneficiare della detrazione d’imposta del 36% per gli acconti pagati con bonifico, in relazione al costo di costruzione del box pertinenziale, già dal momento di accettazione della domanda di assegnazione da parte del Consiglio di amministrazione anche se questo non é sottoposto a registrazione.


Ciò anche nell’ipotesi in cui il rogito avvenga in un periodo d’imposta successivo


Nel caso di specie (assegnazione di alloggi e di box auto pertinenziali da parte di cooperative edilizie di abitazione), infatti, il procedimento che porta all’assegnazione degli immobili ai soci avviene nel seguente modo:


– La richiesta di assegnazione dell’abitazione e del box pertinenziale deve essere accettata dal Consiglio di Amministrazione;


– il verbale di accettazione, viene quindi trascritto nel libro verbali del Consiglio di Amministrazione che rientra tra i libri sociali obbligatori elle cooperative (artt. 2516 e 2421 del c.c.) e che deve essere sottoposto a vidimazione.


Pertanto, la sussistenza del vincolo pertinenziale tra l’alloggio abitativo e il box risulta, formalizzata già prima dell’assegnazione degli immobili nel verbale della deliberazione del consiglio di amministrazione che accetta le domande dei soci.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 07/07/2008, n. 282)


 


 


6) Detrazione del 55% per spese relative ad interventi di risparmio energetico: Nuovi chiarimenti


Per la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione o con impianti dotati di pompe di calore ad alta efficienza o con impianti geotermici a bassa entalpia, il beneficiario deve:


– acquisire l’asseverazione di un tecnico abilitato che attesti la rispondenza dell’intervento ai requisiti richiesti dalla legge;


– acquisire e trasmettere all’ENEA, entro 90 giorni dalla fine dei lavori, i dati previsti.


In tale ambito, non sono agevolabili l’installazione di sistemi di climatizzazione invernale in edifici che ne erano sprovvisti, così come pure la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con generatori di calore che, sia pure ad alto rendimento, siano diversi da quelli espressamente individuati dalla norma.


Mentre, invece, l’agevolazione può riguardare, lo smontaggio e la dismissione dell’impianto di climatizzazione invernale esistente, parziale o totale, la fornitura e posa in opera di tutte le apparecchiature termiche, meccaniche, elettriche ed elettroniche, delle opere idrauliche e murarie necessarie per la sostituzione, a regola d’arte, di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione, nonché con impianti dotati di pompe di calore ad alta efficienza e con impianti geotermici a bassa entalpia.


A tal fine, la circolare n. 36/2007 ha precisato che tra le spese ammesse alla detrazione del 55% sono comprese anche quelle sostenute per le opere edilizie funzionali alla realizzazione dell’intervento di risparmio energetico.


Pertanto, possono usufruire della detrazione solo quelle strettamente connesse alla realizzazione dell’intervento che assicura il risparmio energetico.


Peraltro, l’individuazione delle spese connesse deve essere effettuata da un tecnico abilitato. Ad es., nel caso di specie, la detrazione del 55% non spetta per le spese di rifacimento di tutti i pavimenti né per quelle sostenute per la dismissione del vecchio pavimento o per lo smaltimento del materiale relativo al vecchio pavimento.


Per quanto concerne le modalità di fruizione della detrazione, relativamente ai lavori per i quali il contribuente non é ancora in possesso della documentazione in quanto si tratta di interventi in corso di realizzazione – come nel caso in cui i lavori siano eseguiti a cavallo fra il periodo di imposta 2008 e 2009 – la norma di attuazione stabilisce che la detrazione spetta comunque nel periodo di imposta in cui la spesa è sostenuta, a condizione che il contribuente attesti che i lavori non sono ancora ultimati.


Ricorrendo tale ipotesi, nell’anno 2008 la detrazione può riguardare unicamente le spese effettivamente sostenute in tale annualità.


Infine, se il contribuente sostiene le spese pagando a rate, tale modalità di pagamento non ostacola il riconoscimento dell’agevolazione a condizione che i pagamenti rateali siano effettuati mediante bonifico bancario o postale, negli anni di vigenza della disposizione agevolativa (entro il 2010).


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 07/07/2008, n. 283)


 


 


7) Istituto Nazionale di Fisica Nucleare: Trattamento fiscale delle indennità assegnate per trasferte


Le somme percepite dai tirocinanti per i rapporti intrattenuti con i soggetti ospitanti sono fiscalmente qualificabili come redditi assimilati ai quelli di lavoro dipendente.


Nel caso di specie, esaminato dall’Agenzia delle Entrate, i destinatari delle indennità di trasferta versate sono suddivisi in quattro categorie:


– Dipendenti di università o di altri enti o amministrazioni;


– titolari di assegni di ricerca erogati anche da enti diversi dall’INFN;


– assegnatari di borse di studio erogate dall’INFN;


– studenti o laureandi senza reddito o beneficiari di borse di studio assegnate da enti diversi dall’INFN.


In particolare, le somme percepite dagli associati si qualificano, nei seguenti casi, come redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente:


Anche se l‘assegno di ricerca viene conferito da un ente diverso dall’I.N.F.N., le somme pagate da quest’ultimo a titolo di rimborso per le trasferte autorizzate concorrono a tassazione come redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, ai sensi dell’art. 50 comma 1, lettera c-bis) del TUIR..


Altresì, riguardo le borse di studio erogate dall’INFN agli associati, come è noto l’art. 50, comma 1, lett. c), del Tuir, ricomprende tra i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente “le somme da chiunque corrisposte a titolo di borsa di studio di assegno, premio o sussidio per fini di studio o di addestramento professionale, se il beneficiario non é legato da rapporti di lavoro dipendente nei confronti del soggetto erogante”.


Tali somme sono erogate dall’I.N.F.N., al fine di offrire la possibilità, agli associati, di svolgere attività di studio nei settori istituzionali dell’I.N.F.N. stesso.


In merito all’ultima categoria di associati, costituita dagli studenti e dai laureandi privi di reddito o titolari di borse di studio erogate da Enti diversi dall’I.N.F.N., le somme agli stessi erogate in occasione delle trasferte, proprio perché finalizzate a favorire l’effettiva attività di formazione e di ricerca vanno considerarate assegnate a titolo di borsa di studio, e, come tali essere equiparate ai redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente di cui all’art. 50, comma 1, lett. c), del Tuir.


Tutto ciò é coerente, tra l’altro, con la risoluzione n. 95/2002, che concerne il trattamento tributario delle somme percepite dai tirocinanti.


Con tale risoluzione é stato precisato, infatti, che le somme percepite dai tirocinanti per i rapporti intrattenuti con i soggetti ospitanti sono fiscalmente qualificabili ai sensi dell’art. 50, comma 1, lett. c), del Tuir come redditi assimilati ai quelli di lavoro dipendente e che alle eventuali somme percepite da questi per eseguire incarichi ricevuti dal soggetto ospitante fuori del comune in cui si svolge il tirocinio (assimilabile alla sede di lavoro) si applica l’art. 51, comma 5, del Tuir.


Infine, ai rimborsi spesa corrisposti dall’I.N.F.N. per le trasferte autorizzate la disciplina recata dall’art. 51, comma 5, del Tuir. Ciò nel presupposto che il rimborso corrisposto vada effettivamente a compensare le spese sostenute nel quadro di uno spostamento tecnicamente riconducibile al concetto di trasferta.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 07/07/2008, n. 284)


 


 


8) Imposta di registro: Potere di rettifica del valore degli immobili


Come è noto la base imponibile dell’imposta di registro è data dal valore del bene o del diritto che costituisce l’oggetto dell’atto da sottoporre a registrazione, da individuarsi nel valore dichiarato dalle parti in atto o, se superiore, nel corrispettivo pattuito (artt. 43 e 51, comma 1, TUR).


In tale contesto, i limiti all’accertamento di valore previsti dalla suddetta norma  restano validi per gli atti stipulati, senza espressa opzione per l’applicazione del criterio “prezzo-valore”, prima del 12/08/2006, data di entrata in vigore della legge di conversione del D.L. “Visco-Bersani”.
Questo, il chiarimento fatto dall’Agenzia delle Entrate, al Consiglio Notarile, riguardo a taluni atti di cessione di immobili abitativi stipulati tra gennaio e luglio 2006, il cui valore è stato sottoposto a rettifica anche se non inferiore a quello catastale.


In particolare, viene precisato che, sulla base di quanto previsto dall’art.  52, comma 4 del Tur, non è sottoposto a rettifica, tra l’altro, il valore o il corrispettivo dei fabbricati, iscritti in catasto con attribuzione di rendita, dichiarato in misura non inferiore a 100 volte il reddito catastale, aggiornato con i coefficienti stabiliti per le imposte sul reddito.


Prima delle novità introdotte dal D.L. 223/2006, il potere di rettifica del valore degli immobili – come anche dei diritti reali sugli stessi – non poteva essere esercitato se il valore dichiarato fosse almeno pari al valore catastale, moltiplicato per i coefficienti previsti (“valutazione automatica”).

La Finanziaria per il 2006, ha invece individuato, in presenza di determinati requisiti, il criterio della “valutazione automatica” come criterio opzionale – applicabile cioè su richiesta dell’acquirente – per determinare la base imponibile del bene trasferito. Ciò a patto che la cessione avvenga nei confronti di persone fisiche che non agiscono nell’esercizio di attività commerciali, artistiche o professionali e che abbia come oggetto immobili a uso abitativo e relative pertinenze.


In tale eventualità, le imposte sono calcolate sul valore catastale, indipendentemente dal corrispettivo pattuito, che deve comunque obbligatoriamente essere indicato nell’atto.


Con il “Visco-Bersani” sono stati poi rimossi i limiti all’attività di accertamento per gli atti riguardanti le cessioni di immobili in cui l’acquirente non abbia optato per il criterio della “valutazione automatica”.


Limiti (art. 52, commi 4 e 5 del Tur) che, invece, continuano a valere per gli atti pubblici formali, le scritture private autenticate e le scritture private registrate tra il 1° gennaio e l’11 agosto 2006, per i quali non sia stata determinata la base imponibile col sistema del “prezzo-valore” a condizione che ne ricorrano i presupposti di legge.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 07/07/2008, n. 285)


 






Brevi:


 


Priva di fondamento notizia su convocazione coniugi morti 14 anni fa


E’ priva di fondamento la notizia secondo cui l’Agenzia delle Entrate avrebbe convocato due coniugi calabresi deceduti 14 anni fa.


Da una verifica presso gli uffici della regione Calabria non risulta quanto affermato dal leader del Movimento Diritti Civili Franco Corbelli secondo cui le due persone sarebbero state convocate per una vicenda risalente a 33 anni fa.


(Agenzia delle Entrate, Comunicato Stampa del 07/07/2008)


 


 


 


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A cura di Vincenzo D’Andò


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