Novità fiscali del 28 luglio 2008: reinvestimenti sulle plusvalenze: convenienza fiscale; nuovo regime fiscale previsto per gli straordinari: applicazione dell’imposta sostitutiva; invio delle comunicazioni per anomalie da studi di settore


 






Indice:


 


1) Nuovo regime fiscale previsto per straordinari: Applicazione dell’imposta sostitutiva


 


2) Rateazioni somme iscritte a ruolo: Ampliati i soggetti abilitati a firmare le relazioni economico-patrimoniali


 


3) Antiriciclaggio: Abilitazione dei cambiavalute


 


4) Software di compilazione e invio delle comunicazioni per anomalie da studi di settore


 


5) Reinvestimenti sulle plusvalenze: Convenienza maggiore per la cessione dal 1/1/2009


 


6) Brevi fiscali


 


 


1) Nuovo regime fiscale previsto per straordinari: Applicazione dell’imposta sostitutiva


Ai sensi dell’art. 2, comma 3, del D.L. n. 93/2008, l’imposta sostitutiva viene applicata dal datore di lavoro in qualità di sostituto d’imposta.


L’operatività del nuovo regime fiscale previsto per straordinari e premi di produttività ha determinato, quindi, l’insorgere di nuovi adempimenti a carico dei sostituti.


Inoltre, atteso che tale agevolazione fiscale può essere riconosciuta solo in presenza di determinati requisiti reddituali, ai fini della corretta applicazione della nuova disciplina, sono previsti, in alcuni casi, determinati obblighi di comunicazione a carico dei dipendenti.


L’imposta sostitutiva del 10% è applicabile agli emolumenti in questione “entro il limite di importo complessivo di 3.000,00 euro lordi”.


Sul punto, la circolare n. 49/2008 ha affermato, innanzitutto, che “il limite reddituale suddetto deve intendersi al lordo della ritenuta fiscale del 10%”.


Pur in assenza di una conferma espressa, è stato ritenuto che, in tal modo, l’Agenzia delle Entrate e il Ministero del Lavoro abbiano inteso avvallare l’interpretazione prospettata dalla dottrina maggioritaria, secondo cui l’importo di 3.000,00 euro deve essere considerato al lordo dell’imposta sostitutiva, ma al netto del contributi previdenziali posti a carico dei lavoratori.


Secondo il suddetto orientamento dottrinale, tale impostazione troverebbe conferma nel comma 2 dell’art. 2 del D.L. n. 93/2008, che attribuisce alle somme di cui al comma 1 del medesimo articolo la natura di “redditi”, vale a dire di importi alla cui formazione non concorrono i contributi previdenziali e assistenziali versati in ottemperanza di previsioni di legge (in tal senso la circolare Fondazione Studi Consulenti del Lavoro n. 6/2008).


Con riferimento all’importo massimo di 3.000,00 euro assoggettabile ad imposta sostitutiva, la circolare n. 49/2008 ha precisato, inoltre, che tale importo:


– E’ da intendersi come limite complessivo alla cui formazione concorrono sia le somme erogate a titolo di retribuzione per le prestazioni di lavoro straordinario, supplementare o “elastico” effettuate, sia i premi di produttività.


In virtù di quanto affermato in ordine alla generale applicabilità del c.d. principio di cassa allargato, è stato evidenziato che, nel riscontro del limite di 3.000,00 euro, occorre considerare le somme oggetto dell’agevolazione erogate nel periodo compreso tra l’1 luglio 2008 e il 12 gennaio 2009;


– non può essere superato neanche in presenza di più rapporti di lavoro nel periodo agevolato;


– costituisce una “franchigia”, il cui superamento comporta l’applicazione del regime ordinario di tassazione sulla parte delle predette somme che supera il limite stabilito (circolare Fondazione Studi Consulenti del Lavoro n. 6/2008).


(di Francesca Tosco, in Pratica fiscale, Ipsoa Editore, n. 31 del 04/08/2008)


 


 






Redditi di lavoro dipendente – straordinari e premi – applicazione dell’imposta sostitutiva


L’Agenzia delle Entrate, con la circolare Ministero Lavoro e Agenzia Entrate 11.7.2008, n. 49,  ha fornito chiarimenti in merito all’applicazione dell’imposta sostitutiva (di Irpef e relative addizionali) del 10% sulle somme erogate per prestazioni di lavoro straordinario e per premi di produttività disposta dall’art. 2, D.L. 27.5.2008, n. 93 in corso di conversione.
Soggetti beneficiari ed esclusi:


l’agevolazione è riservata ai soli titolari di reddito di lavoro dipendente operanti nel settore privato con qualsiasi tipo di contratto (compreso il part time). Rimangono, pertanto, esclusi i dipendenti della Pubblica amministrazione e i titolari di reddito assimilato a quello di lavoro dipendente (compresi i co.co.co. anche nella a progetto).


Limite di reddito:


il limite massimo di € 30.000 di reddito di lavoro dipendente conseguito nel 2007, che deve sussistere al fine di poter beneficiare dell’agevolazione, deve intendersi come ammontare complessivo riferito a tutti i redditi di lavoro dipendente percepiti nel 2007 anche in relazione a più rapporti di lavoro.


Principio di cassa:


l’imposta sostitutiva del 10% (da applicarsi su un importo massimo complessivo, anche in presenza di più rapporti di lavoro, di € 3.000 al lordo dell’imposta stessa e al netto dei contributi a carico del lavoratore) si applica sulle somme a titolo di premio e sui compensi relativi a prestazioni effettuate nel periodo compreso tra l’1.7 e il 31.12.2008, a condizione che in tale periodo vengano effettivamente erogati dal datore di lavoro.


Trova comunque applicazione il principio di cassa allargata (rientrano nell’agevolazione anche le somme corrisposte entro il 12.1.2009).


Applicazione dell’imposta:


l’imposta sostitutiva (che può essere oggetto di compensazione), se non trattenuta direttamente dal sostituto d’imposta, può essere applicata dal lavoratore in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi, ove ne ricorrano i presupposti.
Rinuncia all’applicazione del regime sostitutivo:


anche nei casi in cui il sostituto d’imposta sia direttamente tenuto ad applicare l’imposta sostitutiva, il lavoratore può rinunciare alla stessa facendone richiesta scritta al proprio datore di lavoro. Tale ipotesi si presenta nel caso in cui l’imposta sostitutiva si presenti meno conveniente di quella ordinaria in presenza di oneri deducibili o detraibili.
Irrilevanza ai fini dell’ISEE:


il reddito assoggettato ad imposta sostitutiva non rileva (sempre nel limite di € 3.000) ai fini del calcolo dell’ISEE (situazione economica equivalente) del percipiente e del suo nucleo familiare, mentre concorre alla verifica delle condizioni per l’accesso alle prestazioni previdenziali e assistenziali cui non si riferisce l’ISEE.


(Di Roberta Coser, in La Settimana Fiscale n. 30 del 31/07/2008)


 


 


2) Rateazioni somme iscritte a ruolo: Ampliati i soggetti abilitati a firmare le relazioni economico-patrimoniali


Con Direttiva 24 luglio 2008, Equitalia ha precisato che tra i soggetti abilitati a sottoscrivere le relazioni economico-patrimoniali che le società di persone e le ditte individuali in contabilità ordinaria sono tenute a presentare al fine di ottenere la rateazione di somme iscritte a ruolo di importo superiore a 15.000 euro, sono annoverati anche i consulenti del lavoro e i revisori contabili.


La nuova Direttiva ha ampliato la categoria dei soggetti abilitati a firmare la relazione economico-patrimoniale che, adesso, include:


– Avvocati, dottori commercialisti, ragionieri e ragionieri commercialisti, iscritti nel registro dei revisori contabili;


– studi associati e società tra professionisti, purché i soci presentino i requisiti di cui sopra;


– consulenti del lavoro;


– revisori contabili.


Cessione di quote di S.r.l. anche senza atto notarile


Il maxiemendamento al D.L. n. 112/2008, in via di approvazione al Senato, ha confermato la procedura di semplificazione per l’operazione di cessione delle quote di S.r.l. che potrà, quindi, essere effettuata senza obbligo di atto notarile.


L’atto di trasferimento, pertanto, potrà essere depositato entro 30 giorni presso il registro delle imprese, anche da commercialisti, ragionieri e periti commerciali muniti della firma digitale


(In Seac del 25/07/2008)


 


 


3) Antiriciclaggio: Abilitazione dei cambiavalute


Il Dipartimento del Tesoro ha fornito chiarimenti in merito all’abilitazione dei cambiavalute, in seguito all’entrata in vigore del D.Lgs. n. 231/2007, che ha profondamente modificato la normativa antiriciclaggio, comprese le disposizioni relative all’uso del contante e dei titoli al portatore.
In particolare, ha chiarito che:


– L’art. 49 (come modificato dall’art. 32, D.L. n. 112/2008) vieta espressamente il trasferimento a qualsiasi titolo, tra soggetti diversi, di danaro contante o di libretti di deposito bancari o postali o di titoli al portatore in euro o valuta estera, quando il valore dell’operazione, anche frazionata, è complessivamente pari o superiori a 12.500,00 euro;


– l’art. 64 ha abrogato il D.Lgs. n. 56/2004 e il capo I (ad eccezione dell’art. 5, commi 14 e 15) del D.L. n. 143/1991, che prevedevano – per i cambiavalute – la possibilità di ottenere dal Ministero dell’Economia e delle finanze l’abilitazione ad effettuare operazioni di trasferimento per importi pari o superiori a 12.500 euro.


Alla luce di tali disposizioni, quindi, i predetti trasferimenti possono essere eseguiti per il tramite di:


– Banche;


– Poste Italiane S.p.A.;


– istituti di moneta elettronica,


– mentre non viene operato alcun riferimento ad ulteriori intermediari abilitati, così come invece previsto dalla precedente normativa antiriciclaggio.


Considerate, quindi, le puntuali indicazioni fornite dal legislatore circa gli intermediari che possono eseguire trasferimenti di danaro contante tra soggetti diversi per importi pari o superiori a 12.500 euro, devono essere rigettate le istanze volte ad ottenere l’abilitazione dei cambiavalute; le abilitazioni già concesse, inoltre, non possono estendere la capacità operativa dei soggetti abilitati oltre il limite fissato dalla vigente normativa (secondo cui, come detto, sono vietate le operazioni di trasferimento, anche frazionate, di importi complessivamente pari o superiori a 12.500 euro).


(Comunicato Ministero economia e finanze 17/07/2008, n. prot. 76843, in Ipsoa del 25/07/2008)


 


 


4) Software di compilazione e invio delle comunicazioni per anomalie da studi di settore (triennio 2004-2006)


Dal 25/07/2008, sul sito dell’Agenzia delle Entrate, è disponibile la versione software: 1.0.0 del 23/07/2008.


Il software è destinato ai soggetti, contribuenti ed intermediari, che nel mese di giugno 2008 hanno ricevuto una comunicazione relativa ad anomalie riscontrate nel triennio 2004-2006, sulla base dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore.


Il software consente di predisporre ed inviare telematicamente una comunicazione finalizzata a:


– Segnalare imprecisioni ed errori riscontrati nei dati riportati nella comunicazione di anomalia;


– indicare le motivazioni che hanno determinato l’anomalia riscontrata, nel caso in cui tali anomalie non dipendano da omessa o non corretta indicazione di dati determinanti per l’applicazione degli studi di settore.


La pubblicazione del software fa seguito all’invio da parte dell’Agenzia di 81mila lettere ai contribuenti e 135mila ai professionisti per segnalare anomalie e incoerenze.


Destinatari delle comunicazioni sono gli intermediari che, per l’anno di imposta 2006, hanno trasmesso all’Amministrazione Finanziaria le dichiarazioni dei propri assistiti per i quali sono state riscontrate incoerenze relative alla gestione del magazzino, ai beni strumentali, alla mancata corrispondenza tra i dati indicati negli studi di settore e nel modello Unico, alla mancata indicazione di dati fondamentali e all’indicazione di cause di esclusione dall’applicazione degli studi per tre periodi d’imposta consecutivi.


Un invito, quindi, indirizzato direttamente ai contribuenti “anomali”.


Comune denominatore dell’iniziativa è l’invito a valutare attentamente i dati da riportare nella prossima dichiarazione dei redditi con l’obiettivo di scoraggiare eventuali comportamenti fiscali non corretti, con un’azione preventiva.


(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 11/06/2008 e del 25/07/2008)


 


 


5) Reinvestimenti sulle plusvalenze: Convenienza maggiore per la cessione dal 1/1/2009


Una detassazione del capital gain a condizione che venga effettuato il reinvestimento della plusvalenza: Ciò a seguito di quanto introdotto dall’art. 3 D.L. n. 112 del 25 giugno scorso e che è stata “identificata” come norma finalizzata allo start up.


Che, peraltro, dovrà tenere conto nella sua concreta applicazione di altre disposizioni che riguardano le plusvalenze derivanti dalla cessione delle partecipazioni da parte di persone fisiche, vale a dire la rideterminazione del costo delle stesse (che in ogni caso riguarda i titoli non quotati) nonché la nuova percentuale di concorrenza al reddito della plusvalenza derivante dalla cessione di partecipazioni qualificate che, per effetto di quanto previsto dal Decreto del 2/4/2008, concorreranno ma soltanto dal 1 gennaio 2009, nella misura del 49,72% alla formazione del reddito ferma restando la concorrenza in misura del 40% per gli atti di realizzo effettuati entro il 2008 e con percezione delle relative somme successivamente.


Si è in presenza, dunque, di un quadro estremamente complesso nel quale, in primo luogo, deve essere ricordato il meccanismo di funzionamento dell’agevolazione introdotta dal decreto legge che consiste, in concreto, nell’esame di una serie di passaggi previsti dalla disposizione di riferimento.


La norma prevede, in estrema sintesi:


– L’esenzione della plusvalenza di cessione delle partecipazioni qualificate e non, detenute da almeno tre anni in società di capitali e di persone commerciali che sono costituite da non più di sette anni;


– condizione per fruire della esenzione in questione è quella di procedere, entro il biennio successivo dal conseguimento della plusvalenza, al reinvestimento della stessa in società di capitali o di persone commerciali, che svolgano la medesima attività della società le cui partecipazioni sono state cedute ed a condizione che l’apporto riguardi società costituite da non più di tre anni;


– la norma pone un limite massimo all’ammontare della esenzione che consiste nel quintuplo del costo sostenuto dalla società le cui partecipazioni sono oggetto di cessione, per l’acquisizione o la realizzazione di beni materiali ammortizzabili, diversi dagli immobili, e di beni immateriali ammortizzabili nonché per spese di ricerca e sviluppo nei cinque anni antecedenti alla cessione.


Inoltre, analoga agevolazione è prevista in relazione alla cessione di strumenti finanziari e di contratti indicati nelle lettere c) e c-bis) dell’art. 67, comma 1, del Tuir (per esempio i contratti di associazione in partecipazione).


Riguardo l’aspetto relativo all’entrata in vigore dal 1 gennaio 2009 delle nuove misure di concorrenza al reddito della plusvalenza derivante dalla cessione di partecipazione qualificata, è evidente come la convenienza sarà maggiore in ragione del fatto che al reddito concorrerà il 49,72% della plusvalenza stessa.


Nulla cambia, invece, in relazione alle partecipazioni non qualificate per le quali la tassazione sulla plusvalenza è comunque fissata al 12,5%.


La normativa prevede, in pratica, una scansione temporale precisa entro la quale il contribuente che ha conseguito una plusvalenza derivante dalla cessione di una partecipazione, deve reinvestire la plusvalenza stessa per non assoggettarla a tassazione.


Il biennio previsto dalla norma è dunque un periodo di “sospensione” decorso il quale la plusvalenza non sarà definitivamente tassata ovvero dovrà scontare la tassazione ordinaria. Nella norma, peraltro, non viene previsto alcun meccanismo di salvaguardia in relazione all’ipotesi di un rapido smobilizzo della partecipazione acquisita nella nuova società mediante reinvestimento della plusvalenza derivante dalla prima cessione.


A tale proposito, peraltro, è opportuno ricordare come le disposizioni di cui all’art. 37 bis del DPR n. 600/73 si rendono applicabili con riferimento alle partecipazioni a qualunque tipologia di contribuente e dunque anche alle persone fisiche.


Tale sospensione del momento della tassazione della plusvalenza derivante dalla cessione, potrebbe peraltro generare qualche problematica in capo ai soggetti diversi dal contribuente che operano sulle partecipazioni (esclusivamente non qualificate) e sono chiamati ad applicare l’imposta sostitutiva del 12,5%.


Si pensi, ad esempio, a quanto previsto dagli artt. 6 e 7 del D.Lgs. n. 461/1997 in base al quale i soggetti che operano in regime di risparmio amministrato o risparmio gestito operano in luogo del contribuente per il pagamento della predetta imposta sostitutiva.


Dovrà dunque essere studiato un meccanismo di comunicazioni e di adempimenti che consenta anche ai contribuenti che detengono le partecipazioni in regimi alternativi rispetto al dichiarativo, di poter sfruttare l’agevolazione.


Il nuovo comma 6 ter inserito nell’articolo 68 del Tuir disciplina un limite numerico per l’esenzione.


In pratica l’ammontare dell’esenzione è ancorato al costo sostenuto dalla società la cui partecipazione è stata ceduta in investimenti diversi dagli immobili.


Da un punto di vista matematico, se si ipotizza la plusvalenza di ammontare pari a 100 ed investimenti della società “ceduta” pari a 20, la stessa dovrebbe essere integralmente esente.


Tale aspetto potrebbe generare una immediata rilevanza quantomeno di una parte della plusvalenza conseguita in sede di cessione.


Infatti, al momento della cessione, potrà essere immediatamente determinato (dato conosciuto) l’ammontare degli investimenti effettuati dalla società la cui partecipazione è stata oggetto di cessione e, conseguentemente, il tetto massimo dell’agevolazione prevista.


(Duilio Liburdi, in Italia Oggi, luglio 2008)


 


 












 


6) Brevi fiscali


 


 


IRPEF: Tassabili le somme corrisposte dal datore di lavoro a titolo di differenza per il maggior canone di locazione


E’ legittimo l’avviso di accertamento che contesti al contribuente un maggior reddito di lavoro dipendente in relazione alle somme corrisposte dal proprio datore di lavoro in occasione del trasferimento ad altra sede, a titolo di differenza per il maggior canone di locazione.


(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 08/07/2008, n. 18646, in Ipsoa del 25/07/2008)


 


 


Imposta di registro – Mutamento della qualificazione dei terreni: necessaria l’adozione del P.R.G.


Ai fini dell’imposta di registro, è inibito – ai sensi dell’art. 52, comma 4°, del D.P.R. 131/1986 – il potere degli uffici di sottoporre a rettifica il valore di un terreno la cui destinazione agricola al momento della compravendita è destinata a divenire industriale in base all’adozione di una variante al P.R.G. successiva alla stipula del contratto.


(Commissione tributaria provinciale Pisa, Sentenza, Sez. VI, 25/06/2008, n. 66, in Ipsoa del 25/07/2008)


 


Fondi pensione – Decesso dell’iscritto: riscatto della posizione


La Covip ha fornito alcuni chiarimenti relativamente al riscatto della posizione dell’iscritto ai fondi integrativi in caso di decesso dello stesso prima della maturazione del diritto alla prestazione pensionistica (art. 14, comma 3, D.lgs. n. 252/2005).


La posizione sarà riscattata dal soggetto o dai soggetti appositamente designati dall’iscritto.


 Solo in assenza di una diversa volontà dell’aderente la posizione verrà attribuita agli eredi, individuati in base alla disciplina del Codice civile.


L’ordine degli eredi aventi titolo è il seguente:


in presenza di un testamento che riguardi tutto il patrimonio del soggetto o che, comunque, riguardi la posizione maturata presso il fondo pensione: eredi testamentari oppure eredi testamentari + eredi legittimari (qualora questi abbiano fruttuosamente esperito l’azione di rivendica)


in assenza di un testamento che riguardi tutto il patrimonio del soggetto o che, comunque, riguardi la posizione maturata presso il fondo pensione: eredi legittimi.


Il diritto alla posizione previdenziale da parte dei soggetti legittimati deve essere inteso come acquisito a titolo proprio (iure proprio): è pertanto esclusa l’applicazione dell’imposta di successione alle prestazioni percepite dagli eredi. In presenza di più aventi diritto, la posizione deve essere attribuita in conformità alle determinazioni dell’aderente e, solo in mancanza di diverse determinazioni dell’iscritto, ripartita in quote uguali tra gli stessi.


(Documento COVIP 15/07/2008, in Ipsoa del 25/07/2008)


 


 


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A cura di Vincenzo D’Andò


 


 


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