Novità fiscali del 23 luglio 2008: manovra 2009; sospensione estiva dei termini processuali; scontrini: sospensione della licenza di esercizio; deducibilità spese per servizi telefonici nel mandato; cessione beni mobili strumentali acquistati dal professionista; giornalisti e regime dei minimi; prenotazioni alberghi esteri on line; trasferimento partecipazioni; rappresentante giudiziale; studi di settore: codici per versare la maggiore imposta


 






Indice:


 


1) Processo tributario: Sospensione dei termini processuali


 


2) Violazione delle norme sul rilascio di scontrini o ricevute fiscali: Presupposto per la sospensione della licenza di esercizio


 


3) Manovra 2009 – Disposizioni per lo sviluppo economico


 


4) Transazioni commerciali: Nuovo tasso interesse per ritardato pagamento


 


5) Deducibilità spese per servizi telefonici: Mandato senza rappresentanza


 


6) Cessione beni mobili strumentali acquistati dal professionista


 


7) Giornalisti: Requisiti di accesso al regime dei contribuenti minimi


 


8) Soggetto non residente: Territorialità operazioni di intermediazione


 


9) Trasferimento partecipazioni: La tassazione si ha al momento dell’accettazione della proposta


 


10) Rappresentante giudiziale: Detrazione per le spese di ristrutturazione edilizia


 


11) Domande per rendere più chiari gli adempimenti fiscali


 


12) Adeguamento agli studi di settore: Tolti i codici per versare la maggiore imposta


 


13) Privacy – In G.U. le autorizzazioni del Garante per il trattamento dei dati


 


14) Brevi


 


 


1) Processo tributario: Sospensione dei termini processuali


Secondo la Commissione Tributaria regionale Piemonte (sentenza, Sez. XXV, 08/07/2008, n. 19/25/08, in Ipsoa Editore del 22/07/2008) anche nel processo tributario si applica il contenuto della legge n. 742/1969 in materia di sospensione dei termini processuali:


– La sospensione dal 1° agosto al 15 settembre di ogni anno si applica non tenendo conto nel computo dei giorni compresi tra il 1° agosto ed il 15 settembre dell’anno della pubblicazione della sentenza impugnata, a meno che la data di deposito cada durante lo stesso periodo feriale, nel qual caso esso decorre dal 16 settembre.


Pertanto, a parere di tale Commissione Tributaria anche nel processo tributario si deve applicare il principio sulla sospensione feriale dei termini in caso di termine lungo di impugnazione di un anno.


La sospensione dei termini processuali, infatti, prevista dal 1° agosto al 15 settembre di ogni anno, si applica non tenendo conto dei giorni compresi tra il 1° agosto e il 15 settembre dell’anno di pubblicazione della sentenza impugnata, a meno che la data di deposito cada durante lo stesso periodo feriale nel qual caso, esso decorre dal 16 settembre.


Si applica l’ulteriore sospensione di diritto per il nuovo periodo feriale ove il termine, così calcolato, non scada prima dell’inizio del periodo feriale dell’anno successivo.


La sospensione feriale dei termini processuali


Come rilevato da A. Zappi, in Notiziario Telematico dell’Agenzia delle Entrate del 03/06/2005, tale forma di sospensione scaturisce dalla necessità di garantire l’esercizio dei diritti delle parti processuali, senza che il decorso dei termini in un periodo feriale renda più difficoltoso l’esercizio dei suddetti diritti.


Ne consegue, quindi, che in applicazione della legge n. 742/1969, tutti i termini processuali subiscono una sospensione di diritto nel periodo feriale dal 1° agosto al 15 settembre di ciascun anno.


Peraltro, esiste una vera e propria sorta di “cumulo materiale” delle due sospensive.


Ne consegue che il periodo di sospensione feriale è applicabile sia qualora il termine iniziale o quello finale della sospensiva tributaria cada in un giorno compreso tra il 1° agosto e il 15 settembre, sia nell’ipotesi in cui il periodo feriale sia ricompreso nei novanta giorni della sospensiva tributaria.


In altri termini, le due sospensive operano su piani distinti e i giorni compresi nel periodo feriale, ai fini processuali, non intaccano l’autonomo periodo di sospensione stabilito ai fini strettamente tributari.


Da quanto detto emerge, quindi, che se l’ultimo giorno utile per proporre il ricorso (60° giorno) cade nel periodo feriale (1° agosto – 15 settembre), ai fini del computo dei 60 giorni si somma il periodo utilmente decorso prima dell’1.8 con quello successivo al 15.9.
1° Esempio (di A. Zappi):


Avviso di accertamento notificato al contribuente in data 18/06/2004.


In questo caso, l’ultimo giorno utile per proporre ricorso è il giorno 2 ottobre 2004.
Il computo va effettuato come segue:


dal 19.06 al 31.07, 43 gg.


dal 01.08 al 15.09, periodo feriale


dal 16.09 al 02.10, 17 gg.


Totale, 60 gg.


Nell’ipotesi, invece, che il primo giorno utile per proporre il ricorso (cioè il primo giorno successivo alla notifica dell’atto impugnato) cada nel periodo feriale (1.8 – 15.9), il computo dei 60 giorni utili per la proposizione del ricorso inizierà con il 16 settembre compreso.
2 ° Esempio (di A. Zappi):


Avviso di accertamento notificato al contribuente in data 20/08/2005.


In questo caso, l’ultimo giorno utile per proporre ricorso è il 14/11/2005.


Il computo va effettuato come segue:


dal 23.08 al 15.09, periodo feriale


dal 16.09 al 14.11, 60 gg.


3 ° Esempio (di A. Zappi):


Avviso di accertamento notificato al contribuente in data 10/05/2005. Istanza di accertamento con adesione in data 11/05/2005. In questo caso, l’ultimo giorno utile per proporre ricorso è il 22/11/2005.


Il computo va effettuato come segue:


dal 11.05 al 31.07, 82 gg.


dal 01.08 al 15.09, periodo feriale


dal 16.09 al 22.11, 68 gg.


Totale, 150 gg.


Normativa civilistica


Quindi, per il computo dei termini nel processo tributario valgono le regole dettate dalle norme civilistiche (art. 2963 c.c. e art. 155 c.p.c.), fatta salva la sospensione feriale (dal 1° agosto al 15 settembre di ciascun anno) prevista dall’art. 1 della legge 7.10.1969, n. 742.


In particolare, per il computo a giorni non si tiene conto del giorno iniziale mentre viene conteggiato nel calcolo numerico dei giorni utili quello finale.


Nel caso in cui il giorno di scadenza sia un giorno festivo, la scadenza del termine è prorogata di diritto al primo giorno seguente non festivo, considerando, infine, che il sabato non viene considerato giorno festivo.


 


 


2) Violazione delle norme sul rilascio di scontrini o ricevute fiscali: Presupposto per la sospensione della licenza di esercizio


La sanzione amministrativa accessoria della sospensione della licenza di esercizio è legittimamente applicata anche quando, delle tre violazioni infraquinquennali alle norme sull’emissione di scontrini o ricevute fiscali (presupposto per l’irrogazione della sanzione, ai sensi dell’art. 12, comma 2, D.Lgs. n. 471/1997), due sono state accertate prima dell’entrata in vigore della norma sanzionatoria.


Nessuna disposizione di legge, infatti, prevede l’effetto impeditivo della sanzione accessoria che, a parere del contribuente, deriverebbe dal fatto che la successione fra norme sanzionatorie (peraltro identiche quanto alla definizione del presupposto) si verifichi nel corso del quinquennio di osservazione.


L’art. 12, comma 2, D.Lgs. n. 471/1997, fa dipendere l’irrogazione della sanzione dal definitivo accertamento di tre distinte violazioni «compiute in giorni diversi nel corso di un quinquennio», senza pretendere che questo sia iniziato nell’arco della sua vigenza temporale. Se ne deve desumere che la norma applicabile, in teoria, è quella in vigore al momento della terza violazione e che il quinquennio di osservazione, in mancanza di altre specificazioni, può essere iniziato anche prima della vigenza di tale norma (che, per ciò solo, non acquista valenza retroattiva).


D’altra parte, prosegue la Corte di Cassazione, la nuova norma sanzionatoria definisce un presupposto identico (tre distinte violazioni commesse in giorni diversi, nel corso di un quinquennio) a quello recato dalla legge precedentemente in vigore, distinguendosi da questa per la maggior gravità edittale della stessa tipologia di sanzione.


Cosicchè può fondatamente parlarsi di continuità tra norme sanzionatorie succedutesi nel tempo, tale da escludere – con riferimento all’applicazione di sanzione in base alla legge successiva – la violazione del principio di legalità , inteso come divieto d’irrogare sanzioni se non in forza di una legge entrata in vigore prima della commissione della violazione.


(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 20/06/2008, n. 16840, in Ipsoa Editore del 22/07/2008)


 


 


3) Manovra 2009 – Disposizioni per lo sviluppo economico: la Camera vota la fiducia sul maxiemendamento


Con 323 voti a favore e 253 contrari, la Camera dei Deputati ha votato la fiducia posta dal Governo sull’approvazione dell’emendamento interamente sostitutivo dell’articolo unico del disegno di legge di conversione del D.L. n. 112/2008.


Si prevede la detraibilità totale dell’Iva su alberghi e ristoranti in cambio di una limitazione della deduzione delle componenti di costo ai fini delle imposte dirette.


La modifica inserita con il maxiemendamento all’art. 83, commi da 26 a 28, del D.L., al fine di evitare nuove censure comunitarie per l’Italia, si ricorda, infatti, la vicenda dell’Iva sulle auto.


In base a tale previsione, dal 01/09/2008 tantissimi contribuenti, dai dipendenti in trasferta al popolo delle partite Iva, con tutta probabilità, rifiuteranno la ricevuta fiscale pretendendo la fattura da ristoranti, bar e alberghi.


Sarà questo, probabilmente, l’effetto più concreto della nuova operazione Iva varata dallo Stato italiano.


L’idea non è nuova.


Quando l’Iva è in odore di infrazione con Bruxelles, il legislatore agisce secondo una formula collaudata: Con una mano rende piena la detraibilità dell’imposta sul valore aggiunto, con l’altra compensa riducendo le deduzioni.


In passato è avvenuto con le auto aziendali e la telefonia.


Adesso è arrivato il momento per le spese per alberghi e ristoranti.


Reddito d’impresa


In particolare, la manovra ai fine delle imposte dirette modifica la modalità di determinazione del reddito di impresa e professionale.


In merito al reddito professionale, viene modificato l’art. 109 del Tuir, ove viene inserita la limitazione al 75% della deduzione, misura che tuttavia non coinvolge tutte le categorie di costo:


Restano fuori le spese dell’art. 95, comma 3 del Testo unico, ossia quelle sostenute (nei limiti contemplati) per il vitto e l’alloggio dei lavoratori dipendenti e titolari di collaborazioni coordinate e continuative in relazione a trasferte fuori dal territorio comunale.


Reddito professionale


Per i professionisti l’indeducibilità avviene con la modifica dell’art. 54 del Tuir, che nella nuova versione, pur mantenendo il limite globale del 2% dei compensi percepiti nel periodo d’imposta quale tetto al riconoscimento dei costi, ne riduce a monte la deducibilità al 75% dell’ammontare.


Riguardo l’entrata in vigore delle modifiche al regime Irpef/Ires si prevedono tempi diversi rispetto a quelli dell’Iva.


In tale ambito, la novità introdotta dal D.L. 112/08 andrebbe a decorrere da settembre 2008, mentre nel settore delle imposte dirette la novità dovrebbe decorrere dal 2009.


(Comunicato stampa Camera dei deputati 21/07/2008)


 


 


4) Transazioni commerciali: Nuovo tasso interesse per ritardato pagamento


E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale 21 luglio 2008, n. 169, il Comunicato stampa con cui il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha reso noto che, per il periodo 1° luglio – 31 dicembre 2008, il saggio degli interessi è pari a 4,10%.


Nei casi di ritardo nei pagamenti delle transazioni commerciali, il tasso per gli interessi di mora con la maggiorazione del 7% subisce pertanto una diminuzione dello 0,10% rispetto al primo semestre 2008, che passa dall’11,20% al 11,10%.


Infine, nell’ipotesi della vendita di prodotti alimentari deteriorabili, sui ritardati pagamenti si applichano gli interessi del 13,10%.


(In Seac del 22/07/200)


 


 


5) Deducibilità spese per servizi telefonici: Mandato senza rappresentanza


La società mandataria, non essendo gravata dal costo relativo alle spese telefoniche sostenute nell’interesse delle altre società del proprio gruppo, non subisce limiti alla deducibilità prevista dall’art. 102, ultimo comma, del Tuir (cioè non subisce la deduzione del 80%) che, invece, si applica in capo alle società mandanti.


Nel caso di specie, la Società opera in qualità di mandatario senza rappresentanza al fine di acquistare servizi di telefonia in nome proprio e per conto delle società del gruppo a cui appartiene.


Al riguardo, nel “mandato all’acquisto” si applica la regola in base alla quale il mandante è il soggetto che rimane effettivamente inciso dal costo di acquisto “provvisoriamente” sostenuto dal mandatario.


Solo per il mandante, quindi, tale costo costituisce un componente negativo che può essere portato in deduzione dal reddito di impresa nei limiti e alle condizioni stabilite dal Tuir.


In sostanza, dunque, gli esborsi sostenuti dalla Società in qualità di mandataria, nell’espletamento dei propri obblighi a contrarre con il gestore di telefonia per conto delle società del gruppo, non rappresentano dal punto di vista economico costi propri, ma mere movimentazioni finanziarie; allo stesso modo i successivi rimborsi da parte delle singole società del gruppo non rappresentano ricavi.


Questi ultimi, più precisamente, sono costituiti dalle provvigioni pattuite che costituiscono i componenti positivi rilevanti nella determinazione del reddito imponibile del mandatario senza rappresentanza.


La Società, infatti, si limita a ribaltare sui soggetti per conto dei quali ha agito il risultato economico delle operazioni concluse, maggiorato dell’importo spettante a titolo di compenso per l’attività prestata (risoluzione n. 377/E del 2 dicembre 2002).


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 21/07/2008, n. 309)


 


 


6) Cessione beni mobili strumentali acquistati dal professionista (art. 54 del D.P.R. n. 917/1986)


L’estromissione di beni mobili strumentali dal regime di lavoro autonomo genera plusvalenza tassabile o minusvalenza deducibile solo se riferita a beni mobili acquistati dal professionista dopo l’entrata in vigore del D.L. 223/2006 e, quindi, dopo il 4 luglio 2006.


Cò tiene conto del fatto che le modifiche introdotte dal D.L. 223/2006 stabiliscono, di fatto, un nuovo regime che, in aderenza ai principi di tutela dell’affidamento dei contribuenti e di certezza dei rapporti giuridici, è corretto riservare solo ai beni acquistati dopo l’introduzione delle nuove norme.


Infatti, come è noto, l’art. 36, comma 29, del D.L. 223/2006, convertito con modificazioni dalla Legge 4 agosto 2006, n. 248, ha previsto, anche nell’ambito dell’attività di lavoro autonomo, la rilevanza reddituale delle plusvalenze e minusvalenze realizzate attraverso la cessione, a titolo oneroso, di beni strumentali.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 21/07/2008, n. 310)


 


 


7) Giornalisti: Requisiti di accesso al regime dei contribuenti minimi


Il giornalista che intende optare per il regime dei “contribuenti minimi” deve conteggiare i compensi percepiti per le cessioni dei diritti d’autore nella quota limite dei 30mila euro.


I compensi percepiti in base ad un contratto di cessione di diritti d’autore si devono sommare ai compensi percepiti nell’esercizio dell’attività professionale giornalistica, ai fini della verifica del limite dei 30.000 euro di compensi.


Qualora la cessione di diritto d’autore avvenga durante la permanenza nel regime agevolato, l’operazione soggiace all’obbligo di certificazione (fatturazione) dei compensi prevista per tale regime agevolato (dall’art. 1, comma 96, della legge n. 244/2007) ed è soggetta alla prevista imposta sostitutiva.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 21/07/2008, n. 311)


 


 


8) Soggetto non residente: Territorialità operazioni di intermediazione


In merito alle prenotazioni alberghiere avvenute tramite internet, se l’azienda estera non si è identificata in Italia, i relativi obblighi  sono a carico delle stesse agenzie di viaggio che fruiscono del servizio.


Nel caso di specie l’hotel non svolge una mera attività di intermediazione ma, di fatto, acquista e rivende (in proprio nome e conto) servizi alberghieri, per la cui commercializzazione si serve della rete internet.


Nello svolgimento di tale attività, la circostanza che le “prenotazioni alberghiere” effettuate dalle agenzie di viaggio avvengono esclusivamente attraverso un sistema ad esse riservato sulla rete internet non comporta automaticamente che il servizio possa essere qualificato come “commercio elettronico”.


Infatti, il mezzo elettronico costituisce un mero strumento di raccolta delle prenotazioni e viene utilizzato come un mezzo di comunicazione equiparabile, per ciò che qui interessa, ad un telefono o ad un fax.


Invero, le prestazioni di commercio elettronico, come precisato dall’articolo 11 del regolamento CE n. 1777/2005, vanno individuate nei “servizi forniti attraverso Internet o una rete elettronica e la cui natura rende la prestazione essenzialmente automatizzata, corredata di un intervento umano minimo e, in assenza della tecnologia dell’informazione, impossibile da garantire”.


Nel caso di specie, invece, si tratta di fornitura di servizi alberghieri, cioè di prestazioni di servizi aventi ad oggetto beni immobili, che, sotto il profilo della territorialità, sono disciplinate dall’art. 7, quarto comma, lett. a), del D.P.R. n. 633/72 (art. 45 della direttiva 2006/112/CE), per cui sono da considerare soggette ad IVA in Italia, qualora la prenotazione alberghiera si riferisca ad alberghi ubicati nel territorio dello Stato.


Poiché la società spagnola non ha stabili organizzazioni in Italia, non ha nominato un rappresentante fiscale e non si é direttamente identificata in Italia, gli obblighi relativi ai servizi resi alle agenzie di viaggio italiane sono dalle medesime adempiuti in applicazione dei principi contenuti nel terzo comma dell’art. 17 del D.P.R. n. 633/72.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 21/07/2008, n. 312)


 


 


9) Trasferimento partecipazioni: La tassazione si ha al momento dell’accettazione della proposta


Le plusvalenze da cessione di partecipazioni sono realizzate nel momento in cui si perfeziona la vendita delle stesse (nel momento dell’accettazione della proposta), anziché nel momento in cui viene liquidato il corrispettivo della cessione, che può avvenire sia prima che dopo al citato trasferimento (come nel caso, rispettivamente, di acconti o di dilazioni di pagamento).


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 21/07/2008, n. 313)


 


 


10) Rappresentante giudiziale: Detrazione per le spese di ristrutturazione edilizia


Per il rappresentante giudiziale, in qualità di mandatario, i  suoi poteri e i suoi doveri, sono i medesimi di cui gode l’amministratore nominato convenzionalmente dai partecipanti alla comunione.


Per tale motivo, in relazione alle modalità di fruizione della detrazione del 36% prevista per i lavori di ristrutturazione edilizia, all’amministratore giudiziario possa essere riferita la disciplina prevista, in generale, per gli interventi effettuati sulle parti comuni degli edifici, e quindi il predetto soggetto può effettuare gli adempimenti con le stesse modalità seguite dall’amministratore del condominio.


Per conseguenza la comunicazione e gli altri adempimenti relativi alla detrazione del 36% possono essere posti in essere dall’amministratore giudiziale.


Quest’ultimo quindi, nella comunicazione di inizio lavori deve barrare la casella predisposta per l’amministratore di condominio, indicando nell’apposito spazio il codice fiscale dell’amministrazione giudiziale, da riportare anche nelle fatture e nei bonifici di pagamento.


Successivamente, l’amministratore giudiziale deve rilasciare ai singoli proprietari una certificazione (relativa agli interventi effettuati e ai pagamenti eseguiti) che attesti di avere adempiuto a tutti gli obblighi previsti ai fini del 36% e che indichi la somma di cui il partecipante alla comunione può tenere conto ai fini della detrazione, determinata in funzione della quota di comunione posseduta.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 21/07/2008, n. 314)


 


 


11) Domande per rendere più chiari gli adempimenti fiscali


Le cento domande sono state formulate dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro nel Libro bianco 2008 sul rapporto contribuenti/fisco.


In primo piano una serie di interrogativi sugli studi di settore.


Ma la lista è lunga e un ampio spazio è riservato alle detrazioni di imposta, delizia e tormento per ogni tornata di dichiarazioni fiscali. Sotto osservazione, però, anche le norme antielusive in materia di acquisti immobiliari.


Sugli studi di settore alcuni quesiti riguardano la retroattività, problema che in parte viene superato dalle disposizioni della manovra d’estate che limitano l’utilizzabilità per gli anni passati dello studio. Importante è anche la segnalazione delle conseguenze, negli studi evoluti, della sostituzione degli indicatori riferiti alla produttività per addetto e all’incidenza dei beni strumentali mobili. I consulenti osservano che nella circolare 44/E/2008 «non è stata presa alcuna posizione in ordine alla possibilità di usare, nell’ambito del contraddittorio, il nuovo indicatore degli studi evoluti in luogo dei due indicatori» sostituiti.


Tra le indicazioni che vengono dai consulenti, rilevante quella sulla cosiddetta Ires dei poveri, la disposizione della Finanziaria 2008 per la quale gli utili non distribuiti delle imprese individuali e delle società di persone scontano un’imposta sostitutiva del 27,5% (in pratica parificata all’aliquota Ires). I consulenti, per quanto ritengano la disposizione condivisibile, osservano che «in via di fatto è concretamente impossibile attuarla talché è da ritenersi che il previsto decreto attuativo non sia stato ad oggi emanato a causa delle sostanziali difficoltà di gestione della disposizione».


La conclusione è che «in definitiva occorre riscrivere la norma».


Un altro punto problematico – per ogni area vengono elencate le criticità riscontrate – riguarda la documentazione per le spese di trasferta dei professionisti, dove si fa notare che le imprese, che pure in molti casi prestano consulenze, non sono soggette a una procedura che riguarda solo i professionisti, finendo per penalizzarli. E per i professionisti finiscono sotto osservazione anche tutte le questioni critiche relative alle regole sugli immobili.


Esame anche per la questione Irap.


La circolare 45/E/2008 delle Entrate ha riconosciuto che i “piccoli” non devono pagare l’imposta, ma non ci sono – osservano i consulenti – le indicazioni sulle modalità per l’omissione del prospetto Irap, soprattutto quando il professionista vanta anche crediti d’imposta. Inoltre si sottolinea, con riferimento alla stessa circolare 45/E, come «prevedere un limite  connesso ai ricavi non ha nulla a che vedere con l’organizzazione del professionista».


(Il Sole 24 Ore, quotidiano, del 22/07/2008)


 


 


12) Adeguamento agli studi di settore: Tolti i codici per versare la maggiore imposta


Non saranno più utilizzabili dal quinto giorno lavorativo successivo alla data della risoluzione.


I codici sono stati soppressi perché sono scaduti i termini per un eventuale ravvedimento e perché dall’anno d’imposta 2006 l’adeguamento viene versato con lo stesso codice dell’imposta a saldo.


In particolare:


I codici tributo utilizzati per versare, tramite il modello F24, la maggiore imposta Irpef, Ires, Irap, e le relative addizionali regionali e comunali all’Irpef, derivante dall’adeguamento agli studi di settore, in base a quanto previsto dal Dl 223/2006, non sono più utilizzabili.
Sono, infatti, stati soppressi con la risoluzione n. 315/E del 22 luglio 2008.
I codici, istituiti dall’agenzia delle Entrate con le risoluzioni n. 104/E del 19 settembre 2006 e n. 108/E del 28 settembre 2006 per applicare quanto disposto dal Dl 223/2006, sono:


“4727” denominato “Irpef – Adeguamento studi di settore – articolo 37, comma 3, decreto legge 4 luglio 2006, n. 223”


“2119” denominato “Ires – Adeguamento studi di settore – articolo 37, comma 3, decreto legge 4 luglio 2006, n. 223”


“3811” denominato “Irap – Adeguamento studi di settore – articolo 37, comma 3, decreto legge 4 luglio 2006, n. 223”


“3824” denominato “Irpef – Addizionale regionale – Adeguamento studi di settore – articolo 37, comma 3, decreto legge 4 luglio 2006, n. 223”


“3842” denominato “Addizionale comunale all’Irpef – Adeguamento studi di settore – art. 37, comma 3, DL. 04/07/2006, n. 223” (sostituito con il codice 3856 dalla risoluzione n. 368/E del 12 dicembre 2007).


Istituiti per gestire esclusivamente gli adeguamenti previsti in seguito alle modifiche del decreto 223/2006, i codici sono stati soppressi perché sono scaduti i termini per un eventuale ravvedimento e perché dall’anno d’imposta 2006 l’adeguamento viene versato con lo stesso codice dell’imposta a saldo.


La soppressione sarà efficace dal quinto giorno lavorativo successivo alla data della risoluzione.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 22/07/2008, n. 315)


 


 


13) Privacy – In G.U. le autorizzazioni del Garante per il trattamento dei dati










Nella “Gazzetta Ufficiale” del 21/07/2008, il Garante per la protezione dei dati personali ha reso note le autorizzazioni al trattamento dei dati sensibili per il periodo dal 1° luglio 2008 al 31 dicembre 2009.






GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI








 

PRODOTTI CONSIGLIATI


Partecipa alla discussione sul forum.