Novità fiscali del 18 luglio 2008: trattamento fiscale delle prestazioni pubblicitarie; TFR: registrazioni contabili; studi di settore: spetta all’Ufficio la prova dello scostamento; trasferimento gratuito della licenza: niente plusvalenza; ricorso tributario: legittimazione processuale


 






Indice:


 


1) Prestazioni pubblicitarie: Trattamento fiscale


 


2) Trasformare la veranda è un intervento ex–novo: Spetta la detrazione del 36%


 


3) TFR: Come registrare in partita doppia accantonamenti e anticipazioni


 


4) Consulenza finanziaria esente ai fini IVA se inquadrabile come intermediazione


 


5) La Corte di giustizia Ue boccia il condono fiscale


 


6) Studi di settore: Spetta all’Ufficio la prova dello scostamento


 


7) Abolizione ICI sulla prima casa: OK definitivo del Senato


 


8) Trasferimento gratuito della licenza taxi a familiare: Non costituisce plusvalenza


 


9) Attività dell’agente della riscossione: Legittimazione processuale


 


 


1) Prestazioni pubblicitarie: Trattamento fiscale


Ai fini IVA le prestazioni pubblicitarie rientrano nella categoria delle “prestazioni di servizi”.


Pertanto, il momento impositivo, o il momento in cui deve essere emessa la fattura, sorge all’atto del pagamento del corrispettivo.


In particolare, le prestazioni pubblicitarie sono riconducibili alla fattispecie delle “prestazioni di servizi immateriali”, caratterizzate dalla difficoltà di individuazione del luogo (territorialità) di consumo finale del servizio stesso.


Spetta al contribuente la verifica, caso per caso, dell’effettivo luogo di utilizzo della prestazione pubblicitaria.


Vengono considerati prestazioni pubblicitarie non solo i servizi offerti e fatturati direttamente dal prestatore ad un utente pubblicitario, ma anche i servizi forniti indirettamente all’utente pubblicitario e fatturati ad un terzo che, a sua volta, li fattura all’utente stesso.


Luogo di utilizzo della prestazione


In merito al luogo di utilizzo, inteso come l’ambito geografico dove il messaggio viene diffuso, sussiste una oggettiva difficoltà di individuazione connessa anche alle diverse modalità (veicoli) utilizzati per la diffusione del messaggio pubblicitario; si pensi, ad esempio, alla pubblicazione su riviste diffuse contemporaneamente in differenti Paesi (comunitari e/o extracomunitari) o alla pubblicità televisiva trasmessa in eventi di rilevanza internazionale.


Se il messaggio pubblicitario è diffuso in Italia o nel territorio comunitario, la prestazione si considera effettuata in Italia se committente è un soggetto passivo domiciliato nel nostro Paese; se, invece, la diffusione avviene al di fuori del territorio comunitario, la prestazione non rileva ai fini IVA.


Ecco quali sono i criteri da adottare nella determinazione della territorialità della prestazione e della conseguente imponibilità IVA:












































 


Prestatore


Committente


cliente


 


Luogo di


utilizzo


della


prestazione


 


Assoggettabilità


IVA in Italia


 


Italiano/Estero


Soggetto


passivo IVA


italiano


 


Nel territorio


della


Comunità


Europea


 



 


Italiano


Residente UE


privato


 


Non rileva



 


Italiano


Soggetto


passivo IVA


UE


 


Non rileva


No


 


Italiano


Residente


Extra-UE


 


Italia



 


Italiano


Residente


Extra-UE


 


Fuori


dall’Italia


No


 


Estero


Italiano


Nella UE


Sì (con emissione


di autofattura,


art. 17, Decreto


IVA)


 


Estero


Italiano


Fuori dalla


UE


 


No


 


Casi particolari


Le prestazioni pubblicitarie diffuse da soggetti non residenti nel territorio a favore di soggetti residenti in Italia, su riviste aventi divulgazione in tutta Europa sono assoggettate ad IVA solo per la quota di corrispettivo imputabile alle copie diffuse nei Paesi UE, mentre è esclusa dall’imponibilità la quota riferibile alle copie diffuse nei Paesi Extra-UE; nel caso in cui non sia possibile determinare la ripartizione territoriale della diffusione, risulta imponibile ai fini IVA l’intero corrispettivo.


Le prestazioni pubblicitarie diffuse via radio da società italiane e commissionate da soggetti residenti in Paesi Extra-UE sono da assoggettare ad IVA per l’intero importo, poiché, sebbene la prestazione risulti rivolta sia a soggetti nazionali sia a soggetti esteri, non risulta possibile distinguere con criteri oggettivi la quota parte di diffusione e utilizzazione nel territorio dello Stato.


Trattamento contabile


Contabilmente, le spese di pubblicità e propaganda vengono generalmente rilevate a Conto Economico.


Tuttavia, tali costi possono essere capitalizzati e quindi contabilizzati nello Stato Patrimoniale allorquando assumano utilità pluriennale e vi sia il consenso del Collegio Sindacale; in tal caso dovranno essere ammortizzati entro un periodo massimo di 5 anni.


Per capitalizzare i costi di pubblicità, gli stessi devono rivestire carattere di eccezionalità e non di ricorrenza o assolvere semplicemente alla funzione di “sostegno” alle vendite; pertanto, tali costi dovranno riferirsi ad operazioni pubblicitarie per le quali l’azienda si attende ragionevolmente un rilevante e duraturo ritorno economico.


Infine, riguardo alle spese di pubblicità, si possono verificare le seguenti registrazioni contabili:


1) nel Conto Economico, tra i “Costi della Produzione”:


– nella voce: “Costi per materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci”, relativamente all’acquisto di materiale pubblicitario;


– nella voce: “Costi per servizi”, relativamente ai costi sostenuti per servizi di pubblicità;


– nella voce: “Oneri diversi di gestione”, relativamente ai costi sostenuti per l’assolvimento dell’imposta sulla pubblicità;


2) nello Stato Patrimoniale, tra le “Immobilizzazioni Immateriali”:


– nella voce: “Costi di ricerca, di sviluppo e di pubblicità”, relativamente ai costi di pubblicità capitalizzati.


(Di Fabrizio Ronzini, in Ipsoa Editore, Luglio 2008)


 


 


2) Trasformare la veranda è un intervento ex–novo: Spetta la detrazione del 36%


Nel 2006 ho effettuato una ristrutturazione totale (sostituzione impianti, pavimenti, infissi, caldaia, eccetera) dell’immobile dove risiedo per una spesa complessiva di 48.000 euro circa, e sto fruendo della detrazione in sede di dichiarazione dei redditi.


Quest’anno, sempre sullo stesso immobile, avrei intenzione di trasformare il balcone in veranda.


Ho letto sulla guida dell’agenzia delle Entrate che su questo intervento è riconosciuta la detrazione del 36% della spesa.


Ho letto, altresì, che nel caso vi siano dei lavori che consistano nella prosecuzione di interventi relativi alla stessa unità immobiliare, iniziati dopo il primo gennaio 2002, ai fini del computo del limite massimo delle spese detraibili occorre tenere conto delle spese già sostenute.


Nel mio caso può considerarsi una prosecuzione degli interventi effettuati nel 2006, oppure ritratta di un intervento ex novo che non concorre con il limite di spesa già superato in precedenza, e se così, devo rinviare la comunicazione di inizio intervento al Centro operativo di Pescara ?


La risposta è affermativa.


Nel caso di specie, la detrazione del 36%, ai sensi dell’articolo 1, commi 17–19 della legge 244/2007, si applica autonomamente per la realizzazione della veranda (guida alle agevolazioni fiscali del36% edita dall’agenzia delle Entrate, edizione 2008)


In quanto si tratta di intervento differente, abilitato sotto il profilo urbanistico da una Dia (Denuncia di inizio attività) specifica, rispetto agli interventi eseguiti sullo stesso immobile nel corso del 2006.


Pertanto, la detrazione compete, nella misura del 36% da calcolare fino ad un limite massimo di spesa di 48.000 euro, anche per questo intervento a condizione che prima dell’inizio dei lavori venga inviata la prescritta comunicazione al Centro operativo di Pescara e i pagamenti delle fatture siano eseguiti con bonifico bancario o postale (circolari 121/E e 57/E del 1998).


In questo caso, infatti, non si tratta di prosecuzione di intervento iniziato negli anni precedenti, per il quale il limite massimo di spesa (48.000 euro) deve essere calcolato per l’intero intervento di durata pluriennale, ma di nuovo intervento ancorché eseguito sullo stesso immobile.


(L’esperto Risponde, Il Sole 24 Ore, Numero 55 del 14 luglio 2008)


 


 


3) TFR: Come registrare in partita doppia accantonamenti e anticipazioni


La disciplina del trattamento di fine rapporto (di seguito Tfr), è stata recentemente riformata dal Dlgs 252/2005 e dalle successive modificazioni e integrazioni introdotte con la legge 296/2006, Finanziaria 2007.


Prima della riforma della previdenza complementare, il Tfr era considerato un debito nei confronti dei dipendenti e il fondo nel quale confluivano gli accantonamenti era riclassificato in bilancio nell’apposita voce C del passivo dello stato patrimoniale.


Con la riforma i casi in cui il datore di lavoro può conservare in azienda gli accantonamenti del Tfr spettanti ai dipendenti si sono notevolmente ridotti e, conseguentemente, per le imprese si è ridotta tale forma di autofinanziamento.


Più in particolare, la riforma della previdenza complementare prevede che il datore di lavoro non possa conservare il Tfr qualora, entro il 30 giugno 2007, si sia verificata una delle seguenti opzioni:


– il dipendente abbia deciso di destinarlo ad un fondo pensione, chiuso o aperto, o ad una forma di previdenza individuale;


– il dipendente non abbia effettuato alcuna scelta, ed allora il Tfr viene automaticamente destinato al fondo di previdenza complementare previsto dalla contrattazione collettiva o, in assenza di questo, a Fondinps;


– il dipendente abbia deciso di mantenere il Tfr presso il datore di lavoro, ed allora in tal caso il Tfr viene destinato al Fondo di tesoreria (tale fattispecie vale solo nel caso in cui il datore di lavoro occupi oltre 50 addetti).


I possibili destinatari del fondo Tfr.


a) Fondi pensione: forme pensioni complementari riformate dal Dlgs 252/2005;


b) forma pensionistica complementare gestita a capitalizzazione dall’Inps;


c) fondo di tesoreria gestito a ripartizione dall’Inps avente il compito di erogare il Tfr .
Peraltro:


– i fondi pensione gestiti a capitalizzazione o con le tipiche tecniche assicurative (lettere a e b), al termine del rapporto di lavoro, erogano al lavoratore una rendita vitalizia integrativa della pensione obbligatoria e non il Tfr comunemente definito “liquidazione”;


– il fondo gestito a ripartizione (lettera c) non investe le risorse finanziarie nei mercati finanziari ma le utilizza per l’erogazione del Tfr maturato nell’anno dai dipendenti.


Fondo tesoreria Inps


Il versamento del Tfr al Fondo tesoreria Inps deve essere effettuato dall’impresa mensilmente, con le medesime modalità e termini previsti per il versamento della contribuzione previdenziale obbligatoria e, dunque, entro il 16 del mese successivo a quello di competenza dell’accantonamento Tfr.


La circolare Inps 70/2007, parte seconda, paragrafo 4, nel disciplinare le modalità operative per il versamento del contributo di finanziamento al Fondo di tesoreria, prevede che «il versamento…deve essere effettuato dai datori di lavoro mensilmente con le modalità e i termini previsti per il versamento della contribuzione previdenziale obbligatoria» e inoltre, che tale contribuzione sia «equiparata ai fini dell’accertamento e della riscossione a quella obbligatoria». Alla luce di quanto sopra, pare ragionevole ritenere che si possa compensare il debito per il versamento al Fondo tesoreria, ad esempio, con il credito Iva annuale secondo le stesse regole che operano per la compensazione dei contributi.


Scritture contabili


Queste di seguito sono le scritture contabili necessarie alla rilevazione del Tfr relativo ai dipendenti che, in un impresa con più di 50 occupati, abbiano deciso di mantenere in azienda il proprio Tfr


Scrittura di accantonamento del Tfr maturato nel mese






Accantonamento Tfr                                     a              Debiti verso Inps (Tesoreria)


Rilevazione del debito di pagamento del mese (16 del mese successivo)






Debiti verso istituti previdenziali                   a               Banca


– la voce Accantonamento Tfr dovrà essere riclassificata alla voce B9c) del Conto economico;
– la voce Debiti verso istituti previdenziali (che in occasione della chiusura del bilancio di esercizio risulterà aperta) dovrà essere classificata alla voce D13 dello schema di Stato Patrimoniale.
La liquidazione ed il pagamento del Tfr


Al momento conclusivo del rapporto di lavoro, la liquidazione ed il pagamento del Tfr devono essere effettuate integralmente dal datore di lavoro, anche con riferimento alla quota parte già versata al Fondo di tesoreria Inps. Conseguentemente, la quota Tfr di competenza del Fondo di tesoreria Inps (anticipata al dipendente dal datore di lavoro) potrà essere compensata – nel mese di erogazione del Tfr – con i contributi dovuti all’Inps nello stesso mese, in base al seguente ordine di priorità: 1) contributi dovuti al Fondo di tesoreria; 2) in caso di incapienza, contributi obbligatori dovuti all’Istituto (contributi Ivs e altri minori).


Esempio






Quota di Tfr maturata presso il datore di lavoro……………….80


Quota di Tfr maturata presso il Fondo di Tesoreria Inps…..30


Contributi dovuti al Fondo di Tesoreria…………………………135


Rilevazione della liquidazione del Tfr al dipendente






Diversi                                                          a     Debiti vs dipend. X        110


 


Fondo Tfr                                                                                                    80


 


Crediti vs Inps (Tesoreria)                                                                          30


Rilevazione accantonamento maturato nel mese






Accantonamento Tfr                                     a   Diversi                            110


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