Manovra estiva 2008: l’interesse del ricorrente ufficio alla definizione nel merito dei processi pendenti innanzi alla Commissione tributaria centrale


Novella : D.L. 25 giugno 2008  n. 112


 


         L’articolo 55  del decreto legge 25 Giugno  2008 N. 112 così  recita in tema di accelerazione del contenzioso tributario: “Relativamente ai soli processi pendenti, su ricorso degli uffici dell’Amministrazione finanziaria, innanzi alla Commissione tributaria centrale  alla  data di entrata in vigore dell’articolo 1, comma 351, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (1), per i quali non e’ stata ancora fissata  l’udienza di trattazione alla data di entrata in vigore del presente  articolo, i predetti uffici depositano presso la competente segreteria, entro  sei  mesi dalla data di entrata in vigore del presente articolo, apposita  dichiarazione di persistenza del loro interesse alla definizione del  giudizio. In  assenza  di  tale dichiarazione i relativi processi si estinguono di diritto e le spese del giudizio restano a carico della parte che le ha sopportate. 2. A decorrere dalla  data  di  entrata  in  vigore del presente articolo  non  si  fa  luogo  alla  nomina  di  nuovi  giudici della Commissione tributaria centrale e le  sezioni della  stessa, ove occorrente, sono integrate esclusivamente con i componenti delle commissioni  tributarie regionali presso le quali le predette sezioni hanno sede”.


 


         Orbene, trattasi di una norma di accelerazione dei processi di natura tributaria. Infatti è previsto che per i processi pendenti (2) per i quali non è stata ancora fissata l’udienza di trattazione alla data di entrata in vigore della presente norma, gli uffici depositano presso la competente segreteria apposita dichiarazione di persistenza del loro interesse alla definizione del giudizio. Nel caso in cui manca tale dichiarazione i relativi processi si estinguono di diritto e le spese del giudizio restano a carico della parte che le ha sopportate.  


 


 


Apposita dichiarazione dell’ufficio di persistenza dell’interesse alla   definizione  del  giudizio


 


         La forma dell’apposita dichiarazione dell’ufficio di persistenza dell’ interesse   alla definizione del giudizio è quella scritta. La dichiarazione de qua non può essere sottoposta a condizioni o riserve; essa non è efficace se contiene riserve o condizioni.


         Presupposto logico della dichiarazione de qua è che  il  processo  non sia ancora cessato ovvero che non sia  stata ancora fissata  l’udienza  di trattazione.


          Oggetto della apposita dichiarazione dell’ufficio di persistenza dell’interesse alla   definizione del giudizio è l’intero ricorso mentre la rinuncia ad uno o più motivi di “gravame” implica solo il mutamento di quest’ultimo e non l’estinzione del processo.



 


         La mancata dichiarazione dell’ufficio di persistenza dell’interesse alla definizione del giudizio impedisce che il processo tributario innanzi alla CTC pervenga  alla   sua conclusione naturale che è la sentenza di merito finale.


         Soggetto legittimato alla presentazione della citata dichiarazione è l’ufficio ricorrente (principale); è giusto investire il ricorrente  del  potere di estinguere il processo poiché il processo innanzi alla CTC si instaurava mediante la  proposizione  del ricorso: l’utilizzazione del mezzo di impugnazione non incide sul diritto al non proseguimento del processo.


         Il ricorrente ufficio è stato  inciso negativamente in virtù della totale o  parziale  soccombenza disposta dalla  sentenza  di  secondo grado.


 


         Giova, peraltro, precisare che, poiché la pronuncia  impugnata  è favorevole al contribuente, quest’ultimo non ha alcun interesse ad opporsi alla estinzione di diritto del processo; infatti, con la prosecuzione del giudizio ossia con la pronuncia di merito il contribuente non potrà ottenere nulla più di quanto ottiene  con l’estinzione di diritto; manca, in tal caso, un’utilità giuridicamente apprezzabile alla prosecuzione del processo atteso che a nulla rileva una qualsiasi utilità di fatto. L’effetto   principale dell’estinzione di diritto, che è  dichiarata  dal giudice tributario con un atto, avente valenza meramente processuale, è che la  sentenza  impugnata  resta efficace  poiché  l’estinzione ai sensi dell’art. 338 del  codice di procedura civile (3) fa sopravvivere e fa passare in giudicato la sentenza  della Commissione tributaria di secondo grado.


         Altro  effetto  è che il rinunciante ufficio non deve sopportare le spese del giudizio del contribuente (esempio: carta bollata, diritti di segreteria); le spese del giudizio  vanno poste  a  carico  della  parte che le ha sopportate.


         Non è superfluo sottolineare che la Commissione tributaria Centrale, per il rispetto della parità di trattamento tra le parti, non  può stimolare l’ufficio a porre in essere l’atto di  persistenza dell’ interesse alla definizione del  giudizio.


 


         Occorrerà, peraltro, di volta in volta, per ogni singola fattispecie, da parte dell’ufficio valutare l’opportunità e l’interesse alla presentazione dell’apposita  dichiarazione  di persistenza dell’ interesse alla definizione  del  giudizio (si pensi a quei filoni di controversie in cui sussiste una prassi amministrativa o delle  istruzioni operative di abbandono secondo le modalità di rito  delle controversie ovvero sussiste una sfavorevole e consolidata giurisprudenza ).


         Tale norma non è arbitraria e non lede, altresì valori o principi costituzionali quali la solidarietà, l’eguaglianza, il diritto alla difesa,  l’autonomia della funzione giurisdizionale, l’affidamento o certezza dei rapporti tributari, l’effettività della tutela giurisdizionale, la capacità contributiva.


 


         I limiti al legislatore ordinario  sono stati individuati dalla Consulta (vd. sentenza n. 525 del 2000) nella salvaguardia di norme costituzionali (sentenze n. 311/95 e n. 397/94); tra questi, i principi generali di ragionevolezza, razionalità e di uguaglianza, nella tutela dell’affidamento legittimamente posto sulla certezza dell’ordinamento giuridico e nel rispetto delle funzioni costituzionalmente riservate al potere giudiziario.




 



         Non è stato frustrato l’affidamento dei soggetti nella possibilità di operare sulla base delle condizioni normative presenti nell’ordinamento in un dato periodo storico, senza che vi fosse una ragionevole necessità di sacrificare tale affidamento nel bilanciamento con altri interessi costituzionali.


         La scelta operata appare, inoltre, coerente con l’esigenza della ragionevole durata del processo (art. 111 Cost.).


         La scelta operata dalla citata norma risponde ad esigenze di razionalità ed economia processuale, poiché la durata del processo non si deve risolvere in un sacrificio sostanziale del contribuente vittorioso.


 


         E’ tollerabile, alla luce di quanto sopra esposto, che  ai sensi dell’articolo 111 della Costituzione al contribuente, in presenza dell’estinzione di diritto, in virtù dell’assenza della dichiarazione di “riassunzione” dell’ufficio, non sia  riconosciuta la possibilità  di esporre le proprie ragioni al giudice, così da poter influire sulla formazione del suo convincimento e, pertanto, sul provvedimento decisorio.


 


Dott. Angelo Buscema


19 Luglio 2008


 



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NOTE


1) L. 24 dicembre 2007, n. 244. (S.O. n. 285/L alla Gazz. Uff. n. 300 del 28 dicembre 2007) – Art. 1


351. Allo scopo di ridurre le spese a carico del bilancio dello Stato  e di giungere ad una rapida definizione delle controversie pendenti presso  la Commissione tributaria centrale, a decorrere dal 1º maggio 2008,  il  numero delle sezioni della predetta Commissione è ridotto a 21; le predette sezioni hanno sede presso ciascuna commissione tributaria regionale avente sede  nel capoluogo di ogni regione e presso  le  commissioni  tributarie  di  secondo grado di Trento e di Bolzano. A tali sezioni sono applicati come componenti, su  domanda  da  presentare  al  Consiglio  di  presidenza  della  giustizia tributaria entro il 31  gennaio  2008,  i  presidenti  di  sezione,  i  vice presidenti di sezione e i componenti delle commissioni tributarie  regionali istituite nelle  stesse  sedi.  In  difetto  di  domande,  il  Consiglio  di presidenza della giustizia tributaria provvede d’ufficio entro il  31  marzo 2008. Qualora  un  componente  della  Commissione  tributaria  centrale  sia assegnato ad una delle sezioni  di  cui  al  primo  periodo,  ne  assume  la presidenza.  Le  funzioni  di  segreteria  sono  svolte  dal  personale   di segreteria delle commissioni tributarie regionali  e  delle  commissioni  di secondo grado di  Trento  e  di  Bolzano.  I  presidenti  di  sezione  ed  i componenti della Commissione tributaria centrale,  nonché  il  personale  di Segreteria, sono assegnati, anche in soprannumero rispetto a quanto previsto dall’articolo 8 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.  636,  su  domanda  da  presentare,  rispettivamente,  al  Consiglio   di presidenza della giustizia tributaria ed al Dipartimento  per  le  politiche fiscali entro il 31 gennaio 2008, a  una  delle  sezioni  di  cui  al  primo periodo.  Ai  presidenti  di  sezione,  ai  componenti  e  al  personale  di segreteria della Commissione tributaria centrale trasferiti di sede ai sensi del periodo precedente non spetta il trattamento di missione.


    352. I processi pendenti innanzi alla  Commissione  tributaria  centrale alla data di insediamento delle sezioni di cui al comma 351, ad eccezione di quelli per i quali è stato già depositato il  dispositivo,  sono  attribuiti alla sezione regionale nella cui circoscrizione aveva  sede  la  commissione che ha emesso la decisione impugnata.


    353. Con uno o più decreti  di natura non regolamentare del Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare entro  il  31  marzo  2008,  sono determinati il numero delle sezioni e gli organici di  ciascuna  commissione tributaria  provinciale  e  regionale,  tenuto   conto   delle   rilevazioni statistiche del flusso medio dei processi relativi agli anni  2006  e  2007, effettuate ai sensi dell’articolo 1, comma 4,  del  decreto  legislativo  31 dicembre 1992, n. 545, e sono stabilite le altre modalità  per  l’attuazione dei commi 351 e 352; con uno dei predetti decreti sono  inoltre  indette  le elezioni  per  il  rinnovo  del  Consiglio  di  presidenza  della  giustizia tributaria. I  componenti  eletti  a  seguito  delle  predette  elezioni  si insediano il 30 novembre 2008; in pari data decadono i componenti in  carica alla data di entrata in vigore della presente legge. A decorrere dalla  data di insediamento dei nuovi  componenti,  il  Consiglio  di  presidenza  della giustizia  tributaria  stabilisce,  con  propria  delibera,  i  criteri   di valutazione  della  professionalità  dei  giudici  tributari  nei   concorsi interni; a  decorrere  dalla  data  di  efficacia  della  predetta  delibera cessano, nei concorsi interni, di avere effetto le tabelle E e F allegate al citato decreto legislativo n. 545 del 1992.


    354.  Per  l’attuazione  dei  commi  351,  352   e   353,   inclusa   la rideterminazione dei compensi dei componenti delle commissioni tributarie, è autorizzata, a valere sulle maggiori entrate  derivanti  dalle  disposizioni dei commi da 345 a 357 nonché della presente legge, la spesa di 3 milioni di euro per l’anno 2008 e di 10 milioni di euro  annui  a  decorrere  dall’anno 2009. A decorrere dal 1º maggio 2008 i compensi dei presidenti di sezione  e dei  componenti  della  Commissione  tributaria  centrale  sono  determinati esclusivamente a norma dell’articolo 13 del decreto legislativo 31  dicembre 1992, n. 545, facendo riferimento ai compensi  spettanti  ai  presidenti  di sezione ed ai componenti delle commissioni tributarie regionali.


(2) Le  controversie pendenti in centrale per lo riguardano il diritto al rimborso del contribuente (es. indennità concesse per illegittimo licenziamento  anteriormente all’entrata in vigore del Tuir; la retroattività della nuova normativa del tuir; agevolazioni tributarie per le iniziative industriali nel Mezzogiorno, rimborso per redditi tassati all’estero ; Indennità di trasferimento, di sistemazione e diarie giornaliere – Disciplina ante 1998 – Tassabilità; Imposta di registro – Esenzioni ed agevolazioni – Prima casa;  Tassabilità del premio di fedeltà; tassabilità delle somme da alienazione di immobili reinvestite in titoli di Stato negli ultimi sei mesi del de cuius ; agevolazioni fiscali previste ai sensi dell’art. 26 del D.P.R. n. 601 del 1973; legittimità dell’’accertamento condotto con metodo induttivo, ai sensi dell’art. 39, comma 2, lett. c) e d), del D.P.R. n. 600 del 1973, qualora le scritture contabili non siano state sottoposte alle vidimazioni annualmente previste; utili non contabilizzati per le società a ristretta base sociale ;; contratti di locazione di immobili urbani, stipulati da una società,tassabili con l’imposta proporzionale di registro, ; in tema di Iva  la presunzione di cessione posta dall’art. 53, primo comma, del D.P.R. n. 633 del 1972; Decreto ingiuntivo emesso nei confronti di fidejussore per la restituzione di somme accordate al debitore principale a titolo di finanziamento – Tassazione proporzionale – Inapplicabilità)


(3) L’art. 338 del codice di procedura civile precisa che l’estinzione del  procedimento fa passare in giudicato la sentenza impugnata, aggiungendo, peraltro, che questo effetto si produce “salvo che ne siano stati modificati gli effetti con provvedimenti pronunciati nel procedimento estinto”. La disposizione è dettata propriamente per il giudizio di appello (e per alcune ipotesi di revocazione), ma esprime un principio  di  carattere generale – da estendere alle impugnazioni in  genere, nel senso del consolidamento e del passaggio in giudicato delle pronunzie non riformate o annullate nei gradi successivi del giudizio (Sent. n.2534 del 19 giugno 2002 dep. il 20 febbraio 2003 della Corte Cass., Sez. tributaria).


L’estinzione del processo in  appello  a  seguito  di  condono comporta il passaggio in giudicato della sentenza  di primo grado per la parte in cui gli effetti non siano modificati per effetto del condono e determina l’accertamento con efficacia di giudicato del valore del bene così come determinato in base alla legge di  condono. Di  conseguenza, tale giudicato ben può costituire il presupposto per la revisione di una sentenza successiva ex art. 395, n. 5), del codice di procedura civile (Sent. n. 24676 del 18 ottobre 2007 dep. il 29 novembre 2007 della Corte Cass., Sez. tributaria).


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