Manovra d’estate: il divieto di cumulo tra redditi di pensione e redditi di lavoro


Dal 1° gennaio 2009 viene abolito il divieto di cumulo tra pensione di anzianità e redditi di lavoro. Le pensioni dirette di anzianità a carico dell’assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive ed esclusive della stessa assicurazione generale (Inpdap, Enpals, ecc.) diventano totalmente cumulabili con i redditi derivanti da lavoro dipendente ed autonomo. Il DL 112/08 (in via di conversione) interviene sulla materia per contrastare il fenomeno del lavoro nero.


Entrando nello specifico, le pensioni contributive interamente cumulabili con altri redditi di lavoro sono:


·       pensioni di vecchiaia liquidate a favore di soggetti con età pari a 65 anni se uomini e 60 se donne;


·       pensioni di vecchiaia anticipate liquidate con anzianità contributiva di almeno 40 anni;


·       pensioni dirette ottenute nel regime contributivo in via anticipata rispetto ai 65 anni per gli uomini e 60 per le donne a carico dell’assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive ed esclusive della stessa assicurazione generale e della gestione separata (legge n. 335/1995).


 


Non viene, invece, eliminato sia nel settore pubblico che privato il divieto di cumulo nei seguenti casi:


 


settore pubblico


 


·       riammissione in servizio di personale civile;


·       richiamo di ufficiale, sottufficiale o militare di truppa titolare di pensione per il precedente servizio militare;


·       immissione nell’impiego civile di sottufficiale o graduato, in applicazione delle particolari disposizioni concernenti riserva di posti in favore di queste categorie di militari;


·       nomina conseguita mediante concorso riservato esclusivamente a soggetti che hanno già prestato servizio ovvero a tali soggetti insieme con appartenenti a particolari categorie di professionisti;


·       conferimento di incarichi di insegnamento in scuole o istituti dello stesso grado di quelli presso cui è stato svolto il servizio precedente da incaricato;


·       nomina senza concorso nello Stato o negli enti, ottenuta in derivazione o in continuazione o, comunque, in costanza di un precedente rapporto di impiego, rispettivamente, con lo Stato o con gli enti medesimi.


 


Settore privato


Le pensioni di invalidità e le pensioni ai superstiti continuano ad essere regolamentate dalla legge 335/1995 che stabilisce riduzioni degli importi pensionistici in relazione al possesso di redditi da parte dei beneficiari.


 


·       L’articolo 1, comma 42, della legge n. 335/1995, alla tabella G allegata alla legge stessa, stabilisce riduzioni dell’assegno di invalidità nei casi di cumulo della pensione con i redditi di lavoro dipendente, autonomo o di impresa. L’assegno di invalidità non è cumulabile, inoltre, con la rendita vitalizia Inail, liquidata per lo stesso evento invalidante, fino a concorrenza della rendita stessa.


·       L’articolo 1, comma 41, della legge n. 335/1995 stabilisce che gli importi dei trattamenti pensionistici ai superstiti sono cumulabili con i redditi del beneficiario, nei limiti indicati nella tabella F), allegata alla legge stessa. La riduzione della pensione, però, non si verifica quando il beneficiario faccia parte di un nucleo familiare con figli di minore età, studenti ovvero inabili.


 


La disamina si completa con il cumulo tra pensione di vecchiaia contributiva e redditi. In merito trova applicazione il sistema di calcolo esclusivamente contributivo introdotto dalla riforma Dini. In tale riforma viene previsto un regime specifico di cumulo tra pensione e redditi (articolo 1, commi 21 e 22, legge n. 335/1995 abrogato dal decreto legge n. 112/2008 con effetto dal 1° gennaio 2009).


 


·       Per i pensionati di età inferiore ai 63 anni la pensione di vecchiaia contributiva non è cumulabile totalmente con i redditi da lavoro dipendente, e nella misura del 50% della parte eccedente il trattamento minimo dell’assicurazione generale obbligatoria con i redditi da lavoro autonomo, fino a concorrenza con i redditi stessi.


·       Per i pensionati di età pari o superiore ai 63 anni la pensione di vecchiaia non è cumulabile con i redditi da lavoro dipendente e autonomo nella misura del 50% della parte eccedente il trattamento minimo pensionistico, fino a concorrenza con i redditi stessi.


 


29 luglio 2008


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