Atti della riscossione: è necessaria l'indicazione del responsabile del procedimento

         Con Ord. 5 novembre 2007 n. 377, la Corte Costituzionale, nel rigettare la questione di legittimità costituzionale dell’art. 7, comma 2, della Legge 27 luglio 2000, n. 212 (Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente), sollevata in riferimento agli artt. 3, primo comma, e 97 della Costituzione, ha testualmente affermato: «L’indicazione del responsabile del procedimento non costituisce un adempimento di scarsa utilità posto a carico dei concessionari della riscossione bensì ha lo scopo di assicurare la piena informazione del cittadino/contribuente e garantire il diritto di difesa, altrettanti aspetti del principio di buon andamento ed imparzialità della Pubblica Amministrazione».


         Detta affermazione ha comportato l’immediata presa di attenzione di numerosi giudici tributari che, accogliendo le specifiche eccezioni di nullità, hanno affermato, annullandola, la illegittimità della cartella dei pagamenti priva del requisito voluto dall’art. 7 citato.


         E’ giustamente corso al riparo il legislatore con l’art. 36, comma 4-ter, del d.l. 31 dicembre 2007 n. 248, convertito con modificazioni nella legge n. 31 del 28 febbraio 2008, disponendo testualmente:


«4-ter. La cartella di pagamento di cui all’articolo 25 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, e successive modificazioni, contiene, altresì, a pena di nullità, l’indicazione del responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo e di quello di emissione e di notificazione della stessa cartella.        Le disposizioni di cui al periodo precedente si applicano ai ruoli consegnati agli agenti della riscossione a decorrere dal 1° giugno 2008;” e quindi chiosando : «la mancata indicazione dei responsabili dei procedimenti nelle cartelle di pagamento relative a ruoli consegnati prima di tale data non è causa di nullità delle stesse».


         Una forma di sanatoria, questa, tendente ad impedire, per numerosi crediti iscritti a ruolo, la relativa estinzione per prescrizione o decadenza che sarebbe derivata laddove, dichiarando la illegittimità della cartella, fosse mancato l’elemento interruttivo di interruzione del termine.


         Non voglio al momento entrare nel merito della legittimità della disposizione legislativa né del dubbio che la stessa, retroagendo nel tempo, abbia di fatto comportato la reviviscenza di rapporti già prima esauriti per effetto della mancata notificazione della cartella, violando uno dei principi fondamentali del nostro ordinamento tributario.


         Quel che invece preme sottolineare è la stigmatizzazione, da parte dei giudici della legittimità, dell’art. 7 Statuto del Contribuente, non applicabile alla sola cartella dei pagamenti, ma – come espressamente previsto al comma secondo – agli «atti dell’amministrazione finanziaria e dei concessionari della riscossione», da interpretarsi chiaramente, in riferimento all’art. 17 stessa legge, a tutti gli atti del concessionario (oggi, agente della riscossione).


         Occorre rifarsi a Cassazione Sezioni Unite che con Sent. n. 16428 del 12 giugno 2007 ha affermato : «Ai fini dell’accesso alla giurisdizione tributaria debbono essere qualificati come avvisi di accertamento o di liquidazione di un tributo tutti quegli atti con cui l’Amministrazione comunica al contribuente una pretesa tributaria ormai definita compiuta e non condizionata e ciò ancorché tale comunicazione si concluda non con una formale intimazione al pagamento sorretta dalla prospettazione in termini brevi dell’attività esecutiva, bensì con un invito “bonario” a versare quanto dovuto. Non sono invece immediatamente impugnabili le comunicazioni che contengano un “invito” a fornire “eventuali dati o elementi non considerati o valutati erroneamente nella liquidazione dei tributi” e che quindi manifestano una volontà impositiva ancora in itinere e non formalizzata in un atto definitivo, cancellabile solo in via di autotutela o attraverso l’intervento del giudice».


         Deriva la impugnabilità autonoma degli Avvisi di pagamento, bonari o meno, delle Intimazioni di pagamento e del Preavviso di fermo, così come anche che detti atti devono riportare la indicazione del responsabile del procedimento in quanto, al pari della cartella, detto requisito persegue, come recita l’ordinanza della Consulta, «lo scopo di assicurare la trasparenza dell’attività amministrativa, la piena informazione del cittadino (anche ai fini di eventuali azioni nei confronti del responsabile) e la garanzia del diritto di difesa, che sono altrettanti aspetti del buon andamento e dell’imparzialità della pubblica amministrazione predicati dall’art. 97, primo comma, della Costituzione».


         Né potrebbe sostenersi che il d.l. 31 dicembre 2007 n. 248 abbia sanato tutti gli atti dell’agente della riscossione, è ciò si ricava dall’unico riferimento alle cartelle dei pagamenti!


         La logica conclusione a quanto sopra evidenziato è la evidente nullità, se non giuridica inesistenza, degli atti dell’agente della riscossione diversi dalla cartella, nonché dei successivi atti che sul precedente traggono fondamento.


         Mi riferisco alla numerosità dei fermi trascritti in danno dei contribuenti, posto che la illegittimità delle Intimazione di pagamento che va previamente notificata a mente del combinato disposto degli artt. 86, primo comma, 50 e 26 d.p.r. 602/1973, nonché del Preavviso di fermo propedeutico ne comporta la inefficacia e inidoneità ad assolvere gli effetti giuridici voluti dalla disciplina sulla riscossione.


         Così i fermi, ma anche le ipoteche, disposti dall’agente della riscossione, difettano dei presupposti essenziali e risultano viziati di pari nullità.


         Né peraltro potrebbe dubitarsi che detta eccezione non sarebbe più sollevabile davanti il giudice tributario (o diverso giudice a seconda del tributo sotteso), poiché l’insistenza del legislatore nel mantenere priva la disciplina sulla riscossione di una regolamentazione sull’obbligo di notificazione delle misure di cui agli artt. 86 e 77 d.p.r. 602/1973, comporta che detti atti siano impugnabili in ogni momento, non essendo mai decorso il termine iniziale di decadenza ai fini della impugnazione (legislativamente legato ad una formale notificazione).


 


Rag. Claudio Cutrano


10 Luglio 2008

Condividi:


Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it