Aspetti fiscali sulla previdenza complementare


LA PREVIDENZA COMPLEMENTARE: ASPETTI FISCALI


Come è noto, la riforma, attuata con il Decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, in vigore dal 1° gennaio 2007, ha riguardato le forme di previdenza per l’erogazione di trattamenti pensionistici complementari del sistema obbligatorio.


Ciò al fine è quello di garantire ai diretti interessati la conservazione di un tenore di vita adeguato anche dopo il pensionamento.


L’attuale sistema della previdenza complementare, che si articola in tre fasi (dei contributi, dei rendimenti, delle prestazioni, ha introdotto interessanti incentivi tributari sia per la contribuzione sia la per la tassazione delle prestazioni erogate.


In particolare, la nuova disciplina fiscale è intervenuta, tra l’altro, riguardo:


– alla deducibilità dal reddito dei contributi versati ai fondi (entro determinati limiti);


– al regime fiscale per le prestazioni erogate, a prescindere dal tipo di prestazione (rendita o capitale);


– al finanziamento della prestazione che può essere attuato mediante il versamento di contributi a carico del lavoratore, del datore di lavoro, del committente o mediante conferimento del TFR (Trattamento di Fine Rapporto).


La guida dell’Agenzia delle Entrate, n. 4/2008 del 19 luglio 2008, ha chiarito tali aspetti e qui di seguito evidenziati:


Forme pensionistiche complementari


Le forme pensionistiche complementari sono, quindi, forme di previdenza finalizzate ad erogare una pensione aggiuntiva a quella concessa dagli Istituti di previdenza obbligatoria.


In particolare, sono forme pensionistiche complementari:


– fondi pensione negoziali;


– fondi pensione aperti;


– piani individuali pensionistici;


– fondi pensione preesistenti, istituiti anteriormente al novembre 1992.


I fondi pensione sono autorizzati e sottoposti alla vigilanza di un’Autorità pubblica: la Commissione di vigilanza sui fondi pensione (COVIP).


In base alle modalità istitutive, le forme pensionistiche complementari si distinguono anche in collettive e individuali.


Nelle forme collettive l’adesione viene contrattata a livello collettivo e riguarda un gruppo di lavoratori individuati in base all’appartenenza ad una determinata azienda, gruppo di aziende, comparto o settore produttivo.


Esse sono attuate mediante:


– fondi pensione di natura negoziale istituiti per effetto di un contratto o accordo collettivo di lavoro anche aziendale (c.d. “fondi chiusi”);


– fondi aperti che ricevono adesioni collettive;


– fondi preesistenti.


Esistono poi ulteriori forme pensionistiche complementari collettive quali i fondi istituiti o promossi dalle regioni.


Nelle forme individuali, invece, l’adesione avviene su base individuale, a prescindere dal tipo di attività prestata e dall’esercizio o meno di attività lavorativa.


Le forme individuali sono attuate mediante adesione individuale a fondi pensione aperti o mediante piani pensionistici individuali.


Con deliberazione del 29/5/2008 la Commissione di vigilanza sui fondi pensione (COVIP) ha emanato un regolamento riguardante le modalità di adesione alle forme pensionistiche complementari


Destinatari della previdenza complementare


Possono aderire alle forme pensionistiche complementari:


– lavoratori dipendenti, sia del settore privato che del settore pubblico;


– lavoratori assunti in base alle tipologie contrattuali previste dal Decreto legislativo n. 276/2003 (legge Biagi), vale a dire, contratto di lavoro in somministrazione, intermittente, ripartito, a tempo parziale, apprendistato, inserimento, a progetto, occasionale;


– lavoratori autonomi (compresi i titolari di reddito d’impresa) e i liberi professionisti;


– soci lavoratori di cooperative di produzione e lavoro;


– persone che svolgono lavori di cura non retribuiti derivanti da responsabilità familiari, nonché coloro che svolgono, senza vincolo di subordinazione, lavori non retribuiti, in relazione a responsabilità familiari e che non prestano attività lavorativa autonoma o alle dipendenze di terzi e non sono titolari di pensione diretta.


Inoltre, possono aderire alle forme pensionistiche complementari di carattere individuale anche persone diverse da quelle sopra elencate, come, ad esempio, chi non ha reddito da lavoro o coloro che risultano fiscalmente a carico di altri.


Affinché le persone fiscalmente a carico possano effettivamente iscriversi ad un fondo pensione di natura negoziale è necessario che tale facoltà sia espressamente prevista dallo statuto del fondo pensione.


In atto sono esclusi dal campo di applicazione della riforma apportata dal decreto legislativo n. 252/2005 i dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni che si iscrivono a forme pensionistiche di carattere negoziale a loro destinati.


La riforma interessa, invece, i dipendenti pubblici che aderiscono a fondi aperti o ad altre forme pensionistiche individuali.


Ai dipendenti esclusi continua si ad applicare la disciplina del Decreto legislativo n. 124/1993.


Fondi pensione


La legge prevede due tipologie di fondi pensione:


Fondi pensione chiusi (o negoziali)


Sono quelli che scaturiscono da contratti o accordi collettivi anche aziendali che individuano l’area dei destinatari, cioè i lavoratori ai quali il fondo si rivolge sulla base dell’appartenenza ad un determinato comparto, impresa o gruppo di imprese o ad un determinato territorio (es. regione o provincia autonoma).


Il fondo pensione negoziale è un soggetto giuridico autonomo dotato di organi propri (assemblea, organi di amministrazione e controllo e responsabile del fondo, ecc.).


L’attività del fondo consiste essenzialmente nella raccolta delle adesioni e dei contributi, nell’individuazione della politica di investimento delle risorse, nella gestione finanziaria e nella erogazione delle prestazioni;


Fondi pensione aperti


Sono quelli istituiti direttamente da:


– banche;


– società di intermediazione mobiliare;


– compagnie di assicurazione;


– società di gestione del risparmio.


Nell’ambito del patrimonio della società che li istituisce, i fondi pensione aperti costituiscono un patrimonio separato ed autonomo finalizzato esclusivamente all’erogazione delle prestazioni previdenziali.


L’adesione ai fondi aperti può avvenire in forma collettiva o individuale.


La gestione finanziaria del fondo aperto è svolta generalmente dalla stessa società che lo ha istituito.


La banca depositaria, come per i fondi negoziali, deve essere un soggetto esterno.


Il responsabile del fondo aperto svolge la propria attività in modo autonomo rispetto alla società che ha istituito il fondo e ha il compito di verificare che la gestione avvenga nell’esclusivo interesse degli aderenti e nel rispetto di norme, regolamenti e contratti.


L’interesse degli aderenti è tutelato anche dall’organismo di sorveglianza.


Fondi pensione preesistenti


I fondi pensione preesistenti sono forme pensionistiche complementari già istituite alla data del 15/11/1992 che presentano caratteristiche particolari rispetto ai fondi istituiti successivamente (come, ad esempio, la possibilità di gestire direttamente le risorse senza ricorrere a intermediari specializzati).


Il D.Lgs. n. 252/2005 ha disposto che l’adeguamento di tali forme alle norme dello stesso decreto deve avvenire secondo criteri, modalità e tempi stabiliti dal Ministero dell’Economia di concerto con quello del Lavoro, sentita la COVIP.


L’adesione a questa tipologia di fondo avviene su base collettiva e l’ambito dei destinatari è individuato dagli accordi o contratti aziendali o interaziendali.


 


                                            FONDI PENSIONE  
























TIPOLOGIA DI FONDO


 


 


A CHI SONO DESTINATI


COME NASCONO


 


 


 


Fondi “CHIUSI”


lavoratori dipendenti (pubblici e privati)


accordi interaziendali e aziendali tra lavoratori ed imprese contratti ed accordi collettivi regolamenti aziendali


lavoratori autonomi


liberi professionisti


 


 


 


Fondi “APERTI”


lavoratori dipendenti (pubblici e privati)


istituiti direttamente da:


– banche


– SIM (società di intermediazione mobiliare)


– compagnie di assicurazione


– società di gestione del risparmio


lavoratori autonomi e professionisti


persone che non hanno reddito da lavoro


 


Forme individuali pensionistiche attuate mediante contratti di assicurazione


Alle forme pensionistiche individuali (introdotte con Decreto legislativo n. 47 del 18 febbraio 2000) è possibile accedere attraverso la sottoscrizione di specifici contratti di assicurazione sulla vita con finalità previdenziale.


Le regole che disciplinano il rapporto con l’iscritto sono contenute, oltre che nella polizza assicurativa, in un apposito regolamento, redatto in base alle direttive della COVIP, e dalla stessa autorizzato, al fine di garantire all’aderente stessi diritti e prerogative delle altre forme pensionistiche complementari.


Così come stabilito per le altre forme pensionistiche, le risorse finanziarie accumulate mediante tali contratti costituiscono patrimonio autonomo e separato.


Analogamente ai fondi pensione aperti, inoltre, è prevista la figura del responsabile della forma pensionistica che ha il compito di verificare che la gestione avvenga nell’esclusivo interesse degli aderenti e nel rispetto di norme, regolamenti e contratti.


Finanziamento della previdenza complementare


A partire dal primo versamento effettuato, il fondo pensione apre, per ciascun lavoratore iscritto, una posizione individuale che viene alimentata dai successivi contributi versati e dai rendimenti che maturano attraverso la gestione finanziaria delle risorse.


Per i lavoratori dipendenti e per i titolari di rapporti di collaborazione il finanziamento della forma di previdenza complementare può essere attuato mediante il versamento di contributi a carico del lavoratore, del datore di lavoro o del committente.


Inoltre, i lavoratori dipendenti possono alimentare la propria posizione previdenziale attraverso il conferimento del TFR “maturando”.


Per i lavoratori autonomi e i liberi professionisti, il finanziamento delle forme di previdenza complementare si realizza mediante contribuzione a carico degli stessi.


È prevista la possibilità di finanziare, mediante versamento di contributi, non solo la propria posizione previdenziale ma anche quella di persone fiscalmente a carico.


Misura dei contributi


La legge concede a tutti i lavoratori la libertà di determinare l’entità della contribuzione, lasciando ai contratti e agli accordi collettivi il compito di stabilire le modalità e le misure minime di versamento dei contributi.


In generale, la misura minima dei contributi da destinare alle forme pensionistiche può essere


fissa o variare a seconda dei lavoratori che effettuano i versamenti.


Finanziamento attraverso il conferimento del TFR


La specifica disciplina sul conferimento del Trattamento di fine rapporto (TFR) alle forme pensionistiche complementari si applica solo per i lavoratori dipendenti.


La scelta sulla destinazione del TFR


Dal 1° gennaio 2007 ciascun lavoratore dipendente, cui si applicano le nuove disposizioni, può scegliere, con riferimento al proprio TFR “maturando”:


a) di destinarlo alle forme pensionistiche complementari;


b) di mantenerlo presso il datore di lavoro.


Per i lavoratori già assunti alla data del 31 dicembre 2006 il termine per effettuare la scelta è scaduta il 30 giugno 2007; per i lavoratori assunti in data successiva, il termine scade dopo sei mesi dall’assunzione.


Non è tenuto ad effettuare alcuna scelta il lavoratore che già in data antecedente al 1° gennaio 2007 ha aderito a un fondo pensione versando integralmente il TFR.


La scelta sulla destinazione del TFR deve essere effettuata dal lavoratore mediante la com-pilazione di appositi moduli (TFR1 e TFR2), allegati al decreto del Ministero del lavoro del 30 gennaio 2007, che devono essere consegnati al datore di lavoro.


Se entro il termine previsto (30 giugno 2007, o entro sei mesi dalla data di assunzione) il lavoratore non consegna il modulo al datore di lavoro, si realizza un’adesione automatica ai fondi pensione tramite il meccanismo del tacito conferimento del TFR (c.d. “silenzio assenso”).


Il lavoratore che ha deciso di mantenere il TFR presso il proprio datore di lavoro, può, comunque, modificare in seguito la scelta e destinare il TFR ad una forma pensionistica da lui stesso individuata.


Agevolazione per il versamento dei contributi


I contributi versati alle forme di previdenza complementare dal lavoratore e dal datore di lavoro (o committente) sono deducibili dal reddito complessivo dichiarato ai fini Irpef per un importo non superiore a 5.164,57 euro.


Non si deve più tenere conto dei limiti previsti dalla precedente normativa, tra cui quello del 12% del reddito complessivo e quelli appositamente stabiliti per i lavoratori dipendenti.


La deduzione è ammessa a prescindere da chi effettua il versamento o dalla tipologia di reddito da egli prodotta e sia che si tratti di contributi volontari che di contributi dovuti in base a contratti o accordi collettivi, anche aziendali.


L’agevolazione determina un risparmio in termini di minori imposte pagate pari all’aliquota fiscale più elevata applicata al reddito complessivo del lavoratore.


Ad esempio, per un lavoratore che versa alla previdenza complementare contributi pari a 1.000 euro ed è tassato con aliquota marginale Irpef del 23%, il costo effettivamente sostenuto dal lavoratore sarà pari a 770 euro, con un risparmio fiscale pari a 230 euro.


Ai fini del computo del limite di 5.164,57 euro si deve tenere conto di tutti i versamenti che affluiscono alle forme pensionistiche, collettive e individuali.


Occorre considerare, pertanto:


– le quote accantonate dal datore di lavoro ai fondi per TFR e ai fondi di previdenza del personale dipendente istituiti ai sensi dell’articolo 2117 del codice civile;


– i contributi versati a favore dei familiari fiscalmente a carico.


Dal 2007 la deducibilità è stata estesa anche ai contributi versati a forme pensionistiche complementari istituite presso gli Stati membri dell’Unione Europea e presso gli Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo che consentono un effettivo scambio di informazione.


In sostanza, dal punto di vista fiscale, i contributi versati a forme pensionistiche di Paesi sopra indicati sono stati equiparati a quelli italiani.


Relativamente ai fondi dichiarati in “situazione di squilibrio finanziario” (situazione accertata dal Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali), si continua ad applicare la precedente disciplina che consente la piena deducibilità dei contributi versati senza il rispetto del limite di 5.164,57 euro.


In caso di contemporanea iscrizione ad un fondo in situazione di squilibrio finanziario e ad altre forme di previdenza complementare, la deducibilità dal reddito complessivo dei contributi versati a questi ultimi fondi è possibile nel limite della differenza, se positiva, tra 5.164,57 euro e i contributi versati ai citati fondi in squilibrio finanziario.


Prosecuzione volontaria della contribuzione


Si continua a beneficiare ugualmente del vantaggio della deducibilità fiscale, anche nei casi di prosecuzione volontaria, oltre il raggiungimento dell’età pensionabile, dei versamenti dei contributi alle forme pensionistiche complementari.


Agevolazione per i lavoratori di prima occupazione


Una maggiore deduzione è stata prevista in favore dei lavoratori con prima occupazione successiva al 1° gennaio 2007, cioè per quei lavoratori che alla data di entrata in vigore del D.Lgs. n. 252/2005 non erano titolari di una posizione contributiva aperta presso un qualsiasi ente di previdenza obbligatoria.


In particolare, limitatamente ai primi 5 anni di partecipazione alle forme pensionistiche complementari, è consentito, nei 20 anni successivi al quinto anno di partecipazione a tali forme, di dedurre dal reddito complessivo dichiarato ai fini Irpef contributi eccedenti il limite di 5.164,57 euro, fino a un ammontare pari alla differenza positiva tra l’importo di 25.822,85 euro e i contributi effettivamente versati nei primi cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche, e comunque per un importo non superiore a 2.582,29 euro l’anno.


In sostanza, l’importo massimo annuale complessivamente deducibile (a partire dal 6° anno successivo a quello di iscrizione) sale per questi lavoratori a 7.746,86 euro.


Contributi versati per i familiari a carico


L’agevolazione fiscale spetta anche quando si versano contributi nell’interesse dei familiari a carico.


In tal caso, però, la deduzione in favore del contribuente nei confronti del quale dette persone sono a carico spetta per l’ammontare non dedotto dalle persone stesse, fermo restando l’importo complessivo di 5.164,57 euro.


Agevolazioni per il datore di lavoro


Per rimediare alla perdita di disponibilità del TFR, a favore del datore di lavoro sono previste le seguenti misure compensative:


a) deducibilità, dal reddito d’impresa, di un importo pari al 4% dell’ammontare di TFR annualmente destinato a forme pensionistiche complementari e al Fondo per l’erogazione ai lavoratori dipendenti del settore privato, dei trattamenti di fine rapporto di cui all’articolo 2120 del C.c..


Per le imprese con meno di 50 addetti tale importo è elevato al 6%;


b) esonero dal versamento del contributo al Fondo di garanzia nella stessa percentuale di TFR “maturando” conferito alle forme pensionistiche complementari e al Fondo per l’erogazione ai lavoratori dipendenti del settore privato, dei trattamenti di fine rapporto;


c) riduzione del costo del lavoro, attraverso una riduzione degli oneri impropri correlata al flusso del TFR “maturando” conferito. Tale riduzione riguarda i contributi sociali a carico del datore di lavoro, quali assegni familiari, maternità, disoccupazione.


Imposte sui rendimenti dei fondi pensione


I rendimenti, vale a dire gli incrementi positivi conseguiti a seguito della gestione finanziaria delle risorse, sono soggetti ad imposta sostitutiva delle imposte sui redditi.


A tal fine, occorre distinguere le varie tipologie di fondi a seconda che si tratti di:


– fondi pensione in regime di contribuzione definita;


– fondi pensione in regime di prestazioni definite;


– fondi pensione che detengono immobili;


– “vecchi” fondi pensione.


Fondi in regime di contribuzione definita


I fondi pensione in regime di contribuzione definita, gestiti in via prevalente secondo il sistema tecnico-finanziario della capitalizzazione, sono soggetti all’imposta sostitutiva dell’11%, a titolo definitivo.


L’imposta si applica sul risultato netto maturato della gestione in ciascun periodo d’imposta.


I fondi pensione non subiscono la tassazione sui redditi di capitale percepiti ad eccezione delle ipotesi in cui specifiche norme dispongano diversamente prevedendo l’applicazione del prelievo alla fonte.


A tale riguardo, le ritenute operate sui redditi di capitale percepiti dai fondi pensione si considerano a titolo d’imposta.


Inoltre, nei confronti dei fondi pensione non si applicano le seguenti ritenute:


– ritenuta del 27% su interessi e altri proventi dei conti correnti bancari e postali;


– ritenuta del 12,50% su interessi ed altri proventi delle obbligazioni dei grandi emittenti (di cui al D.Lgs. n. 239/1996);


– ritenuta del 12,50% sui proventi delle operazioni di prestito titoli e di pronti contro termine di cui all’articolo 44, comma 1, lettere g-bis) e g-ter), del TUIR;


– ritenuta del 12,50% sui proventi derivanti dalla partecipazione agli organismi d’investimento collettivo in valori mobiliari di diritto estero armonizzati.


I redditi di capitale che non concorrono a formare il risultato della gestione, e sui quali non è stata applicata la ritenuta a titolo d’imposta o l’imposta sostitutiva, sono soggetti ad imposta sostitutiva delle imposte sui redditi con la stessa aliquota della ritenuta o dell’imposta sostitutiva.


Fondi in regime di prestazioni definite


A differenza dei fondi in regime di contribuzione definita, i fondi in regime di prestazioni definite non gestiscono in proprio i contributi versati dai partecipanti, ma stipulano apposite convenzioni con imprese di assicurazione che garantiscono l’erogazione delle prestazioni pensionistiche.


Sul risultato netto si applica l’imposta sostitutiva, in via definitiva, dell’11%.


Versamento dell’imposta e presentazione della dichiarazione


L’imposta sostitutiva va versata:


– dai fondi pensione;


– dai soggetti istitutori di fondi pensione aperti;


– dalle imprese di assicurazione;


– dalle società e dagli enti nell’ambito del cui patrimonio il fondo è costituito entro il 16 febbraio di ciascun anno.


La dichiarazione


La dichiarazione relativa all’imposta sostitutiva è presentata dai fondi pensione con le modalità e negli ordinari termini previsti per la dichiarazione dei redditi.


Nel caso di fondi costituiti nell’ambito del patrimonio di società ed enti, la dichiarazione è presentata contestualmente alla dichiarazione dei redditi propri della società o dell’ente.


Nel caso di fondi pensione aperti e di forme pensionistiche individuali attuate mediante contratti di assicurazione sulla vita, la dichiarazione viene presentata rispettivamente dai soggetti istitutori di fondi pensione aperti e dalle imprese di assicurazione.


Regime fiscale delle prestazioni


Dal 1° gennaio 2007, si ha diritto alla pensione complementare dopo aver maturato i requisiti di accesso stabiliti nel regime obbligatorio di appartenenza, con almeno cinque anni di iscrizione ad una forma di previdenza complementare.


Le prestazioni erogate dal fondo di previdenza possono essere corrisposte:


– in forma di capitale, fino ad un massimo del 50% del montante finale accumulato;


– in forma di rendita (periodica).


Ai fini del prelievo fiscale, le prestazioni erogate dalle forme pensionistiche (sia in forma di capitale che di rendita) sono considerate redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente e assoggettate allo stesso regime di tassazione.


Prestazioni erogate in forma di capitale


Le prestazioni possono essere erogate in forma di capitale, secondo il valore attuale, fino al massimo del 50% del montante finale accumulato.


La prestazione può essere erogata interamente in capitale se la rendita, derivante dalla conversione di almeno il 70% del montante finale, è inferiore al 50% dell’assegno sociale (pari per il 2007 a 5.061,68 euro).


Le prestazioni pensionistiche complementari erogate in forma di capitale sono assoggettate a tassazione per il loro ammontare complessivo, al netto della parte corrispondente ai redditi già assoggettati ad imposta (da assumere al netto dell’imposta).


Sulla parte imponibile della prestazione erogata è operata una ritenuta, a titolo d’imposta, con l’aliquota del 15%.


L’IMPOSTA SULLE PRESTAZIONI




























ANNI DI PARTECIPAZIONE ALLE FORME PENSIONISTICHE


RITENUTA BASE (A TITOLO D’IMPOSTA)


RIDUZIONE


RITENUTA EFFETTIVA APPLICABILE


 


da 1 a 15


15%


0,00%


15,00%


 


16


15%


0,30%


14,70%


 


17


15%


0,60%


14,40%


 


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