Per Unico 2008 appuntamento a fine settembre


         L’agenda delle dichiarazioni annuali Iva, redditi, Irap e modelli 770, semplificato o ordinario è finalmente completa. Considerate le proroghe dell’ultima ora, disposte dall’articolo 3 del decreto legge 3 giugno 2008, n. 97, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 128 dello stesso giorno, la scadenza più importante per la presentazione delle dichiarazioni annuali Iva, Irap e Unico, è stata fissata al 30 settembre 2008.


 


         Sono invece separate le scadenze per la presentazione dei modelli 770/2008, per l’anno 2007: il 770 semplificato, considerata la proroga disposta dal richiamato articolo 3, potrà essere presentato fino al nuovo termine del 10 luglio 2008, mentre il 770 ordinario dovrà essere presentato entro il 31 luglio 2008.


 


Un modello Unico persone fisiche pieno di novità


         Da quest’anno la dichiarazione Unico 2008 dovrà essere presentata esclusivamente in via telematica, direttamente o tramite intermediari, entro il 30 settembre 2008.


         Sono esonerate dall’obbligo di presentazione in via telematica le persone fisiche che: non possono presentare il modello 730/2008 perché privi di datore di lavoro o non titolari di pensione; pur potendo presentare il 730/2008, devono dichiarare alcuni redditi o comunicare dati usando i relativi quadri del modello Unico (RM, RT, RW, AC); devono presentare la dichiarazione per conto di contribuenti deceduti; sono privi di un sostituto d’imposta al momento di presentazione della dichiarazione perché è cessato il rapporto di lavoro.


         Da quest’anno non sarà più possibile presentare alcun modello agli istituti di credito, per mancanza delle convenzioni con le banche.


 


         Laddove è possibile presentare i modelli su carta, si devono presentare esclusivamente tramite un ufficio postale. Le persone fisiche, che sono esonerate dall’obbligo di presentare l’Unico in via telematica, devono presentare, entro il 30 giugno 2008, la dichiarazione Unico 2008 in forma cartacea per il tramite di un ufficio postale. Rimane fermo che questi contribuenti, anche per fruire del più lungo termine del 30 settembre 2008, possono presentare la dichiarazione in via telematica.


  


Le novità di Unico 2008


         Nel modello Unico 2008 persone fisiche debuttano le nuove regole in tema di detrazioni per carichi di famiglia. Scompaiono invece la no tax area, cioè l’imponibile fuori fisco, e le deduzioni per carichi di famiglia, cosiddetta no tax family. Il nuovo modello prevede anche uno specifico quadro “BF richiesta bonus fiscale” che riguarda i contribuenti cosiddetti incapienti, con imposta netta 2006 pari a zero, che hanno diritto al rimborso forfetario di 150 euro, maggiorato di un ulteriore bonus di 150 euro per ciascun familiare a carico nell’anno 2006.


 


         Debuttano altresì gli sconti del 55% per il risparmio energetico. Il modello Unico 2008 “imbarca” le novità Irpef previste dalla legge 24 dicembre 2007, n. 244, Finanziaria 2008. Tra le tante novità, si segnala quella che riguarda il reddito della casa che “scompare” dal reddito complessivo del beneficiario ai fini del calcolo delle detrazioni per carichi familiari. Per calcolare le detrazioni per i familiari a carico, il reddito della casa di abitazione esce quindi dalla determinazione del reddito complessivo.


 


         L’importo si determina senza considerare il reddito dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale e quello delle sue pertinenze. La novità rileva con esclusivo riferimento al reddito complessivo del soggetto che intende avvalersi del beneficio.


 


Le nuove regole sul documento “parlante” da rispettare dal 2008


         In materia di spese sanitarie, da indicare nell’Unico 2008 persone fisiche, per i redditi dell’anno 2007, anche se lo scontrino non “parla” è detraibile e, perciò, spetta il beneficio fiscale della deduzione, come onere deducibile, o dello sconto Irpef del 19%.


         Le nuove disposizioni sullo scontrino “parlante”, che dovevano entrare in vigore dal 1° luglio 2007, dovranno comunque essere applicate a partire dal 1° gennaio 2008. Diversamente, salta il beneficio fiscale. Per i contribuenti che, nel periodo dal 1° luglio al 31 dicembre 2007, non sono in possesso degli scontrini “parlanti” che attestano la qualità e la quantità dei medicinali comprati, è possibile dedurre o detrarre ugualmente le spese sostenute. Ai fini della deduzione, come onere deducibile, o della detrazione Irpef del 19%, le spese sanitarie potranno essere certificate anche con lo scontrino fiscale non “parlante” o incompleto, a condizione che lo stesso venga integrato, per iniziativa del contribuente che ha diritto al beneficio fiscale, mediante l’indicazione, pure su un foglio separato, del codice fiscale dell’acquirente, nonché della natura, qualità e quantità dei farmaci acquistati. Sono queste le indicazioni fornite dall’agenzia delle Entrate con la circolare 30/E del 28 marzo 2008, che, considerate le difficoltà incontrate dagli operatori nel periodo dal 1° luglio 2007 al 31 dicembre 2007, fa salvi i benefici fiscali sugli scontrini “muti”.


 


Valido lo scontrino che non “parla” per il periodo luglio-dicembre 2007


         Nella circolare 30/E, le Entrate affermano che l’articolo 1, comma 28, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, Finanziaria 2007, ha modificato l’articolo  10,  comma  1,  lettera  b),  e  l’articolo 15,  comma 1, lettera c), del Testo unico delle imposte sui redditi, Dpr 917/86, concernenti, rispettivamente, la deducibilità come onere deducibile, e la detraibilità, ai fini Irpef, nella misura del 19%, delle spese mediche.


         In seguito alle modifiche apportate, la deducibilità o la detraibilità delle spese sanitarie relative all’acquisto di medicinali è subordinata alla certificazione  delle  stesse  con la relativa fattura o lo scontrino fiscale in cui devono essere riportati e specificati la natura, la qualità e la quantità dei prodotti acquistati, nonché il codice fiscale del destinatario, o della persona che dedurrà o detrarrà la relativa spesa o di altro componente del nucleo familiare che sia a carico dello stesso soggetto. Le nuove disposizioni in materia di “scontrino fiscale parlante” sono entrate in vigore a partire dal 1° luglio 2007.


         Tuttavia, in base a quanto disposto dal comma 29 dell’articolo 1 della legge 296/2006, nonché dall’articolo 39, comma 3, del decreto legge 1° ottobre 2007, n. 159, convertito dalla legge 29 novembre 2007, n. 222, limitatamente al periodo compreso tra il 1° luglio 2007 e il 31 dicembre 2007, ai fini della deduzione/detrazione delle spese sanitarie sostenute per l’acquisto di medicinali, dovevano considerarsi validi gli scontrini fiscali recanti l’indicazione del codice fiscale del destinatario del farmaco riportata a mano e privi delle indicazioni relative al farmaco acquistato, purché integrati da un documento rilasciato dal farmacista contestualmente allo scontrino e allo stesso riferito, con la specificazione della natura (“farmaco” o “medicinale”), della qualità (denominazione del farmaco) e della quantità del farmaco venduto.


 


Benefici fiscali “salvi” nel 730/2008 o nell’Unico 2008


         Per le Entrate, l’applicazione nel corso del 2007 della nuova procedura ha comportato delle difficoltà per gli operatori del settore e i contribuenti interessati, con riferimento sia all’adeguamento della strumentazione necessaria per il rilascio del documento di spesa con le caratteristiche prescritte sia all’acquisizione dell’apposita documentazione, alternativa allo scontrino “parlante”, rilasciata dal farmacista.


         E’ per questo motivo, affermano le Entrate, che per consentire ai contribuenti che hanno diritto al beneficio fiscale della deduzione o dello sconto Irpef del 19%, che le spese sanitarie sostenute nel periodo dal 1° luglio   al   31   dicembre  2007,  potranno  essere  certificate  anche  tramite scontrino fiscale non “parlante” o incompleto, integrando lo scontrino con l’indicazione, anche su un foglio aggiunto, del codice fiscale dell’acquirente nonché della natura, qualità e quantità dei farmaci acquistati.


 


Studi di settore con possibile adeguamento al minimo


         Una novità riguarda i circa quattro milioni di contribuenti esercenti impresa, arte o professione, soggetti agli studi di settore. In verità, è una novità relativa perché arriva con qualche anno di ritardo, ma meglio tardi che mai. Ci sono infatti voluti quasi dieci anni, ma, per fortuna, il ravvedimento ufficiale del Fisco è arrivato.


  


         Per l’agenzia delle Entrate, i contribuenti soggetti agli studi di settore sono in linea con gli stessi studi quando dichiarano ricavi o compensi di importo pari o superiore al “minimo ammissibile”.


         Non è cioè necessario che dichiarino l’importo più elevato, indicato come ricavo o compenso “puntuale di riferimento”. Perciò, chi dichiara ricavi o compensi che sono all’interno del cosiddetto “intervallo di confidenza”, cioè tra il ricavo o compenso “puntuale di riferimento” e il ricavo o compenso “minimo ammissibile” è, di norma, escluso dall’accertamento in base agli studi di settore. E’ questa l’indicazione espressa dall’agenzia delle Entrate nella circolare 5/E del 23 gennaio 2008.


 


Contribuenti in linea se all’interno dell’intervallo di confidenza


         Il fatto che i contribuenti si devono considerare in “linea” con gli studi se dichiarano entrate all’interno dell’intervallo di confidenza, è una conferma dell’illuminato parere del grande esperto fiscale Silvio Moroni, deceduto nel 1999, che in un articolo pubblicato sul Sole 24-Ore del 26 ottobre 1998, circa dieci anni fa, aveva indicato il corretto comportamento dei contribuenti per essere in linea con i ricavi presunti dallo studio di settore. In questo articolo, Silvio Moroni affermò che “in caso di ricavi dichiarati inferiori a quelli presunti dallo studio di settore, il contribuente che intende adeguarsi può scegliere il minore tra ricavo puntale e ricavo minimo.


 


         Ciò per la ragione che, prima di accertare i contribuenti che si sono adeguati   allo   studio   di   settore,   l’amministrazione finanziaria  dovrebbe controllare i contribuenti che, avendo dichiarato ricavi o compensi inferiori a quelli dello studio di settore, non hanno effettuato alcun adeguamento”. E’ questo quello che ha confermato l’agenzia delle Entrate, nel paragrafo 4 “Il posizionamento dei contribuenti soggetti agli studi settore che si collocano all’interno dell’intervallo di confidenza”, della predetta circolare 5/E. In questo paragrafo, si legge che in più occasioni è stato posto il problema di come occorra considerare la posizione del contribuente “non congruo”, che dichiara ricavi o compensi compresi all’interno del cosiddetto “intervallo di confidenza” segnalato dal software GERICO (gestione dei ricavi e compensi).


 


         Al riguardo, le Entrate avvertono che, come specificato nella circolare n. 110/E del 21 maggio 1999, l’intervallo di confidenza viene “ottenuto come media degli intervalli di confidenza al livello del 99,99% per ogni gruppo omogeneo ponderata con le relative probabilità di appartenenza”. Di conseguenza, come indicato sia nella richiamata circolare n. 110/E, sia nella circolare n. 148/E del 5 luglio 1999, l’adeguamento del ricavo all’interno dell’intervallo di confidenza, è comunque da considerare un ricavo o compenso “possibile”, ferma restando la facoltà dell’Ufficio di chiedere al contribuente di giustificare per quali motivi ha ritenuto di adeguarsi ad un livello di ricavi o compenso inferiore a quello di riferimento puntuale.




 


Il compenso o ricavo minimo esclude il controllo del Fisco


         I contribuenti che si collocano “naturalmente” all’interno del cosiddetto intervallo di confidenza, devono, tenuto conto delle predette probabilità, considerarsi in linea con le risultanze degli studi di settore, in quanto i valori rientranti all’interno del predetto “intervallo” hanno un’elevata probabilità statistica di costituire il ricavo/compenso fondatamente attribuibile ad un soggetto esercente un’attività avente le caratteristiche previste dallo studio di settore.


         Pertanto, tenendo conto che lo strumento presuntivo degli studi di settore deve essere sempre utilizzato verificando in concreto la possibilità degli  stessi  di  rappresentare  correttamente  la  capacità del contribuente di produrre ricavi o compensi, al fine del raggiungimento di tale primario obiettivo, l’attività di accertamento sulla base degli studi deve essere prioritariamente rivolta nei confronti di quei contribuenti “non congrui” che, sulla base delle risultanze della contabilità, hanno dichiarato un ammontare di ricavi o compensi inferiori al ricavo o compenso minimo di riferimento derivante dall’applicazione delle risultanze degli studi di settore.


 


Nell’Unico 2008 adeguamento agli studi tra minimo ammissibile e puntuale


         Nella dichiarazione dei redditi, modello Unico 2008, i contribuenti soggetti agli studi di settore, che hanno ricavi o compensi inferiori a quelli presunti dagli studi, se intendono adeguarsi ai risultati degli studi di settore, potranno perciò scegliere di adeguarsi al ricavo o compenso “minimo ammissibile”, in luogo del più elevato ricavo o compenso “puntuale di riferimento”.


 


Il Fisco deve rinunciare al contenzioso in corso


         Tenuto conto che l’agenzia delle Entrate, anche se con dieci anni di ritardo, ha confermato che il ricavo o compenso minimo ammissibile è da considerare in linea con gli studi di settore, è sperabile che gli uffici che hanno aperto la lite con il contribuente, chiedendo l’adeguamento dei ricavi o compensi dichiarati al più alto livello del ricavo o compenso “puntuale di riferimento”, rinuncino al contenzioso. La rinuncia è opportuna per gli stessi uffici, allo scopo di evitare di pagare le spese di giudizio che potrebbero essere addebitati dai giudici tributari che, in ossequio alle indicazioni della stessa agenzia delle Entrate, accolgono i ricorsi dei contribuenti.


 


Saldo e minimi di versamento


         Per i pagamenti a saldo dell’anno 2007 e a titolo di primo acconto per il 2008, la scadenza è fissata al 16 giugno 2008. E’ anche possibile differire il pagamento dal 17 giugno al 16 luglio 2008, con lo 0,40% in più.


 


         Gli importi a saldo dovuti per l’Irpef e le relative addizionali, se versati in unica soluzione, sono arrotondati all’unità di euro. Considerato che nell’Unico gli importi sono indicati con arrotondamento all’unità di euro, i versamenti si eseguono a partire da 13 euro. Il “minimo” di esonero, fissato a 12 euro, è previsto sia per il pagamento sia per il rimborso.


 


         Questo significa che il “minimo”, come esonera dal pagamento, esclude che possa essere rimborsato. Gli importi che superano il “minimo” sono dovuti o sono rimborsabili per intero. Da quest’anno, il minimo di 12 euro vale anche per i crediti indicati in dichiarazione. E’ infatti stabilito che sono esclusi dalla compensazione gli importi a credito risultanti dalle dichiarazioni dei redditi (Irpef, addizionali comunali e regionali all’Irpef e Ires) che non superano i dodici euro.


 


         La nuova norma, che ha effetto a partire dalle dichiarazioni da presentare nel 2008, vale sia per le dichiarazioni presentate con il modello Unico, sia per le dichiarazioni dei redditi presentate con il modello 730 (articolo 1, comma 223, legge 24 dicembre 2007, n. 244, pubblicata sul supplemento ordinario n. 285/L alla Gazzetta ufficiale n. 300 del 28 dicembre 2007).


 


Compensazioni in campo per azzerare o ridurre i versamenti


         Per ridurre o “azzerare” i versamenti dovuti dell’Iva, dell’Irap, dell’Irpef, dell’Ires, o degli altri tributi, contributi e premi che si devono pagare con il modello F24, i contribuenti possono usare in compensazione i crediti d’imposta indicati nelle dichiarazioni annuali, se non chiesti a rimborso.          Possono anche compensare i crediti previdenziali risultanti dalle denunce contributive o dalle dichiarazioni annuali, nonché i crediti spettanti per nuove assunzioni, per incentivi o altro. Le denominazioni usate per distinguere la compensazione tra i debiti e i crediti sono diverse.


 


La compensazione vecchia e nuova


         La più ricorrente denominazione distingue la compensazione tra vecchia e nuova.


         La compensazione vecchia, denominata anche “interna”, “semplice” o “verticale”, è quella tradizionale ed era la sola che si poteva fare fino a qualche anno fa; è quando si usa il credito per compensare i debiti della stessa natura (Iva da Iva, Irpef da Irpef, Irap da Irap, eccetera).


 


         Chi esegue la vecchia compensazione non è obbligato a presentare il modello F24. La nuova compensazione, introdotta dal maggio del 1998 dal decreto legislativo 241/97, è chiamata anche compensazione “esterna”, “mista” o “orizzontale”; essa consente lo scambio tra debiti e crediti di diversi tributi, contributi e premi; così, ad esempio, il credito Iva può essere usato per compensare i versamenti di tributi, contributi o premi, da effettuare con il modello F24, cioè con gli importi a debito di qualsiasi sezione dello stesso modello F24, Iva compresa.


 


         Chi si vale della compensazione introdotta dal decreto legislativo 241/97 deve presentare il modello F24, anche nel caso in cui il saldo è uguale a zero, perché i crediti sono di importo pari o superiore ai debiti. I crediti possono essere usati indifferentemente per le vecchie e per le nuove compensazioni. Durante l’anno il contribuente può fare l’una o l’altra compensazione, ma questo non lo vincola in alcun modo.



 


         Ad esempio, il contribuente che ha 100mila euro di credito Iva 2007 può usare come vuole questo importo sia per compensare i versamenti dell’Iva relativa alle liquidazioni mensili o trimestrali, sia per compensare i versamenti di altri tributi, contributi o premi.


 


         Per compensare l’Iva, se il credito supera il debito, non occorre che presenti il modello F24, che è invece obbligatorio, in caso di compensazione con altri tributi, contributi o premi, anche se il saldo è uguale a zero.


         Il contribuente trimestrale che compensa il debito Iva con crediti di altri tributi, contributi o premi, deve aggiungere al debito Iva gli interessi dell’1%, anche se presenta il modello F24 con saldo zero.


 


I crediti possono azzerare il saldo e lo 0,40%


         In caso di compensazione di debiti con crediti dell’Unico 2008, se i crediti superano i debiti, la maggiorazione dello 0,40% non è dovuta. Nel caso in cui i debiti dell’Unico 2008 sono superiori ai crediti, lo 0,40% si applica sulla differenza. Ad esempio, per il contribuente che differisce il saldo Iva 2007 di 50 mila euro, ma che ha un credito Irpef di 20mila euro da Unico 2008, la doppia maggiorazione, dell’1,20% per lo spostamento dal 16 marzo al 16 giugno 2008, e dello 0,40% per l’ulteriore differimento dal 17 giugno al 16 luglio 2008, deve essere calcolata solo sulla differenza di 30mila euro.


         In questo caso, il contribuente, sulla differenza a debito Iva 2007 di 30mila euro, deve aggiungere la maggiorazione dell’1,20 per cento dovuta per il differimento dal 16 marzo al 16 giugno 2008. Sull’importo di 30.360 euro, cioè sui 30mila euro aumentati dell’1,20%, calcola un altro 0,40% dovuto per l’ulteriore spostamento dal 17 giugno al 16 luglio 2008. Lo 0,40 per cento su 30.360 euro è uguale a 121,44 euro.


 


         In totale, il contribuente, che paga dal 17 giugno al 16 luglio 2008, dovrà perciò versare 30.481,44 euro, che indica nella sezione erario del modello F24 con il codice 6099, anno di riferimento 2007. Per la compensazione eseguita del credito Irpef di 20 mila euro con l’Iva, presenta anche un altro modello F24 a saldo zero, indicando lo stesso importo di 20mila euro nella sezione erario, sia nella colonna “importi a debito versati”, codice 6099 Iva, anno 2007, sia nella colonna “importi a credito compensati”, codice 4001 Irpef, anno 2007.


         La maggiorazione dello 0,40% “scompare” invece nel caso in cui il contribuente, che differisce il pagamento del saldo Iva 2007, ha crediti da Unico 2008 superiori al debito Iva. Può essere il caso del contribuente che ha un saldo Iva 2007 a debito di 35mila euro e un credito Irpef da Unico 2008 di 70mila euro: egli non deve alcuna maggiorazione sul debito Iva di 35mila euro.    Presenta il modello F24 a saldo zero, entro il 16 giugno 2008 o dal 17 giugno al 16 luglio 2008, indicando lo stesso importo di 35mila euro nella sezione erario, sia nella  colonna “importi a debito versati”, codice 6099 Iva, anno 2007, sia nella colonna “importi a credito compensati”, codice 4001 Irpef, anno 2007.


 


Pagamenti a rate di Unico 2008


         I contribuenti che pagano a rate le somme dell’Unico 2008 devono fare calcoli complicati, con la misura degli interessi che varia in base alla data del primo pagamento, se eseguito entro il 16 giugno o dal 17 giugno al 16 luglio 2008. Nel fare i calcoli, va tenuto conto che il Fisco chiede ancora, in modo sbagliato, il tasso del 6% annuo. Sulle somme rateate, a partire dalla seconda rata, il contribuente deve gli interessi che decorrono dal 1° giorno successivo alla scadenza della prima rata.


 


         Le rate successive alla prima devono essere pagate entro il 16 di ciascun mese di scadenza per i titolari di partita Iva ed entro la fine di ciascun mese per gli altri contribuenti. Gli interessi sono dovuti in misura forfetaria, a prescindere dal giorno di pagamento e sono calcolati con la seguente formula “C” per “i” per “t” diviso 36.000, in cui “C” è l’importo, “i” è l’interesse, 6 per cento annuo, e  “t” è uguale al numero di giorni che, calcolati secondo il “metodo commerciale”, intercorrono tra la scadenza della prima rata e quella della seconda rata. Al riguardo, si ricorda che, applicando il “metodo commerciale”, si considerano i giorni dell’anno 360, e, per coerenza, tutti i mesi di 30 giorni. A partire dalla terza rata, gli interessi dovuti sono aumentati dello 0,50 per cento mensile fisso, a prescindere dalla data di pagamento della rata.


 


Gli obbligati all’F24 “online”


         Dal 1° gennaio 2007, tutti i contribuenti titolari di partita Iva devono eseguire i versamenti con il modello F24 con modalità esclusivamente telematiche. I contribuenti, che devono eseguire il versamento con il modello F24 “online”, possono farlo:


a) direttamente,


1. mediante lo stesso servizio (Entratel o Fisconline) seguendo gli stessi criteri e modalità usati per la presentazione telematica delle dichiarazioni;


2. ricorrendo ai servizi di remote/home banking (CBI) offerti dagli istituti di credito, se non intendono avvalersi dei servizi telematici dell’agenzia delle Entrate;


b) tramite gli intermediari abilitati a Entratel;


1. che aderiscono alla specifica convenzione con l’agenzia delle Entrate e che usano il software F24 cumulativo disponibile nella sezione servizi del sito Web di Entratel;


2. che si avvalgono dei predetti servizi di remote/home banking.


E’ anche possibile eseguire i versamenti con modalità telematiche tramite terzi, anche se non intermediari abilitati, che si avvalgono dei servizi telematici di banche o posta.


 


Versamenti con i soldi all’intermediario e tracciabilità dei compensi


         Gli intermediari abilitati possono anche presentare in via telematica tramite il servizio Entratel, in nome e per conto dei loro assistiti, i versamenti dei contribuenti con il modello F24 con addebito unico sul conto corrente bancario o postale dell’intermediario.


 


         I contribuenti, titolari e non titolari di partita Iva, possono quindi dare i soldi, un assegno o un altro mezzo di pagamento, all’intermediario, commercialista, ragioniere, perito commerciale, consulente del lavoro o altro intermediario abilitato, che eseguirà i versamenti con addebito sul proprio conto corrente.


         La modalità di pagamento, con il “passaggio” delle somme dal contribuente all’intermediario, presenta dei lati positivi, perché evita ai contribuenti di fornire agli intermediari gli estremi dei propri conti correnti bancari o postali, come attualmente succede quando gli intermediari eseguono il versamento dei contribuenti con il modello F24 cumulativo tramite Entratel.


 


         Allo stesso tempo, però, ci potrebbe essere il pericolo di ripetere i casi di alcuni professionisti che si sono presi i soldi dei contribuenti senza poi versarli all’erario. Inoltre, il professionista, se esegue dei versamenti telematici per conto dei clienti, ricevendo le relative somme, deve tenere conto degli obblighi sulla tracciabilità dei movimenti bancari, per dimostrare, in sede di controllo bancario la correttezza delle sue movimentazioni.


         Dimenticare i “passaggi” delle somme incassate dai clienti per eseguire i versamenti degli stessi clienti con il modello F24 potrebbe fare scattare, in sede di verifica, un doppio rilievo, in quanto i verificatori potrebbero considerare compensi tutti i movimenti non giustificati, sia come versamenti, sia come prelevamenti. Infatti, i soggetti che esercitano arti o professioni devono tenere, a norma dell’articolo 19, comma 3, del Dpr n. 600 del 1973, uno o più conti correnti bancari o postali nei quali far confluire, obbligatoriamente, le somme riscosse nell’esercizio dall’attività e dai quali devono essere prelevate le somme occorrenti per il pagamento delle spese. Si applica la previsione contenuta nell’articolo 19 del Dpr 600/1973, secondo cui “I compensi in denaro per l’esercizio di arti e professioni sono riscossi esclusivamente mediante assegni non trasferibili o bonifici ovvero altre modalità di pagamento bancario o postale nonché mediante sistemi di pagamento elettronico, salvo per importi unitari inferiori a 100 euro”.


 


         Si ricorda che l’importo minimo di 100 euro si applica a decorrere dal 1° luglio 2009. Dal 12 agosto 2006 e fino al 30 giugno 2008 il limite è stabilito in 1.000 euro. Dal 1° luglio 2008 al 30 giugno 2009 il limite è stabilito in 500 euro.


         Naturalmente, al professionista che fa “transitare” nei suoi conti bancari delle somme ricevute dai clienti, che poi versa per gli stessi importi con il modello F24 on line, non potrà essere addebitato nulla come compensi, a condizione che, in sede di controllo, sia in grado di giustificare che si tratta di operazioni “trasparenti” e neutre ai fini della determinazione del reddito di lavoro autonomo.


 


Gli esclusi dall’obbligo telematico


         Possono continuare a fare i versamenti con modello F24 cartaceo presso gli sportelli degli uffici postali, delle banche o degli agenti della riscossione:


– i contribuenti non titolari di partita Iva;



– i contribuenti, già titolari di partita Iva, che cessano l’attività, in relazione agli ultimi versamenti di tributi, contributi e premi, anche se inerenti l’attività cessata;


– gli imprenditori individuali che danno in affitto l’unica azienda posseduta;


– gli eredi di contribuenti titolari di partita Iva, per i versamenti relativi all’attività del de cuius;


– i produttori agricoli esonerati dagli obblighi Iva, a norma dell’articolo 34, comma 6, del decreto Iva, Dpr 26 ottobre 1972, n. 633;


– i contribuenti destinatari di F24 predeterminati che intendono eseguire il versamento senza ulteriori integrazioni;


– i contribuenti beneficiari di crediti agevolati fruibili esclusivamente presso i concessionari della riscossione;


– i contribuenti che effettuano i versamenti con i modelli precompilati Inps;


– i contribuenti


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