Novità fiscali del 25 giugno 2008: trasformazione di società; scadenza del modello unico 2008 presentato alle Poste; rimborso IVA: possibile anche in assenza di operazioni attive; chiarimenti sulla Tabella ATECO 2007


 

Indice:

 

1) Trasformazione di società da s.r.l. in S.a.s.: Riflessi nel modello unico 2008

 

2) Scadenza del modello unico 2008, presentato in forma cartacea, alla posta

 

3) Tabella ATECO 2007: Risposte ai quesiti sulla corretta indicazione dei codici di attività

 

4) Rimborso IVA: Possibile anche in assenza di operazioni attive

 

5) Brevi fiscali

 

 

1) Trasformazione di società da s.r.l. in S.a.s.: Riflessi nel modello unico 2008

L’art. 2500-sexies c.c. contiene la disciplina della trasformazione di società di capitali in società di persone.

L’art. 1, co. 218, L. 24.12.2007, n. 244 (Finanziaria 2008), dispone che dall’1.1.2008, le società di persone devono presentare all’Agenzia delle Entrate le dichiarazioni in materia  di imposta sui redditi e di Irap esclusivamente in via telematica entro il 31 luglio dell’anno successivo a quello di chiusura del periodo d’imposta.

Adesso, il D.L. 3.6.2008, n. 97 ne ha prorogato la trasmissione telematica al 30.9.2008.

Adempimenti contabili:

Occorre fare l’ultimo bilancio (conto economico della S.r.l.) dall’1.1 fino alla data in cui è avvenuta la trasformazione.

Si tratta del bilancio, di cui non vi è l’obbligo di deposito presso il Registro delle imprese, poiché al momento della sua presentazione, a seguito della trasformazione (da S.r.l. in S.a.s.) non esiste più l’organo assembleare prima, invece, presente nella società di capitali.

Obbligo dichiarativo della S.R.L.:

Dal canto suo la ex S.r.l. deve presentare entro 7 mesi, dal giorno in cui decorre la trasformazione (che chiude il periodo d’imposta della S.r.l.) il Modello Unico (solo redditi e Irap), procedendo a versare le eventuali imposte dovute entro 6 mesi, sempre, dal giorno in cui decorre la trasformazione.

Modalità e termini di presentazione della dichiarazione:

A seguito della novità introdotta dall’art. 1, co. 218, L. 24.12.2007, n. 244 (Finanziaria 2008), dall’1.1.2008, le società di persone devono presentare all’Agenzia delle Entrate le dichiarazioni in materia di imposta sui redditi e di Irap in via telematica entro il 31 luglio dell’anno successivo a quello di chiusura del periodo d’imposta. Infine, il D.L. 3.6.2008, n. 97 (G.U. n. 128/2008), ha prorogato la suddetta tramissione del Modello Unico 2008 al 30.9.2008.

Il Mod. Unico 2008 SP deve essere utilizzato per dichiarare i redditi prodotti nell’anno 2007, al fine di determinare la quota di reddito (o perdita) imputabile a ciascun socio o associato agli effetti delle imposte personali (Irpef o Ires dovute dai singoli soci).

(Di Vincenzo D’Andò, in La Settimana Fiscale, De Il Sole 24 Ore, n. 25 del 26/06/2008)

 

 

2) Scadenza del modello unico 2008, presentato in forma cartacea, alla posta

Non ha subito proroghe il termine di presentazione, fissato al 30 giugno 2008, del modello Unico 2008 in forma cartacea.

Per tale modello mancano, quindi, pochi giorni per la presentazione.

In particolare, tenuto conto dell’art. 3 del D.L. n. 97/2008, questi di seguito sono i nuovi termini di presentazione delle dichiarazioni (1) dei redditi ed IRAP, compresa quella unificata, per l’anno 2007 utilizzando i modelli approvati nel 2008:

 

 

MODELLO DI DICHIARAZIONE

 

PRESENTAZIONE IN  FORMA CARTACEA

TRASMISSIONE TELEMATICA

 

UNICO 2008 PERSONE FISICHE

 

ENTRO IL 30 GIUGNO 2008

ENTRO IL 30 SETTEMBRE 2008

UNICO 2008 PERSONE FISICHE

TITOLARI DI REDDITI D’IMPRESA, DI LAVORO AUTONOMO E DI

PARTECIPAZIONE

 

NON PREVISTA

 

ENTRO IL 30 SETTEMBRE 2008

 

UNICO 2008 SOCIETÀ DI PERSONE ED EQUIPARATE

 

NON PREVISTA

 

ENTRO IL 30 SETTEMBRE DELL’ANNO SUCCESSIVO A QUELLO DI CHIUSURA DEL PERIODO D’IMPOSTA ( 30 SETTEMBRE 2008 SE IL PERIODO D’IMPOSTA SI CHIUDE AL 31 DICEMBRE 2007)

 

UNICO 2008 SOCIETÀ DI CAPITALI

ENTI COMMERCIALI ED EQUIPARATI

 

NON PREVISTA

 

ENTRO IL 30 SETTEMBRE 2008 PER I SOGGETTI PER I QUALI IL TERMINE ORDINARIO (L’ULTIMO GIORNO DEL SETTIMO MESE DALLA CHIUSURA DEL PERIODO D’IMPOSTA) SCADE NELL’ARCO TEMPORALE TRA IL 1° MAGGIO 2008 ED IL 29 SETTEMBRE 2008.

 

UNICO 2008 SOCIETÀ ED ENTI NON RESIDENTI, ENTI NON COMMERCIALI ED EQUIPARATI – IRAP 2008 DEI SOGGETTI CHE NON PRESENTANO LA DICHIARAZIONE DEI REDDITI

 

NON PREVISTA

 

ENTRO IL 30 SETTEMBRE 2008 PER I SOGGETTI PER I QUALI IL TERMINE ORDINARIO (L’ULTIMO GIORNO DEL SETTIMO MESE DALLA CHIUSURA DEL PERIODO D’IMPOSTA) SCADE NELL’ARCO TEMPORALE TRA IL 1° MAGGIO 2008 ED IL 29 SETTEMBRE 2008.

 

(1) In tal senso si è espresso Alessandro Antonelli (noto Esperto del quotidiano Il Sole 24 Ore)

 

 

3) Risposte ai quesiti sulla corretta indicazione dei codici di classificazione delle attività economiche (Tabella ATECO 2007)

Come è noto, l’Agenzia delle Entrate, con il provvedimento del 16.11.2007, ha introdotto la Tabella di classificazione delle attività economiche ATECO 2007.

A tal fine sono stati richiesti dei chiarimenti, da parte di alcune associazioni di categoria, sulla corretta indicazione dei codici attività.

Peraltro, l’adozione della nuova tabella ATECO 2007 non ha comportato l’obbligo di presentare una apposita dichiarazione di variazione dati, con l’utilizzo dei modelli AA7, AA9 o ANR.

Tuttavia, il contribuente, in occasione della presentazione della prima dichiarazione di variazione dati, deve comunicare i codici delle attività esercitate, coerentemente con la nuova tabella ATECO 2007.

Uso errato del codice di attività e poi sanato: Niente sanzione

L’attività esercitata dal contribuente, in base alla tabella Ateco 2007, si é differenziata in più codici distinti tra loro; tra questi il contribuente non é riuscito ad individuare quello dell’attività prevalente da indicare nella Comunicazione dati annuale IVA ed ha indicato uno dei codici differenziati.

In seguito, lo stesso contribuente ha individuato il corretto codice dell’attività prevalente che verrà indicato nella dichiarazione annuale Unico 2008.

In tale eventualità, l’errore commesso é sanzionabile.

In particolare, secondo l’Agenzia delle Entrare, nel caso in cui dalla riclassificazione di un’attività, già svolta al 31/12/2007, derivino più codici Ateco 2007, l’erronea indicazione del codice dell’attività prevalente nella Comunicazione dati annuale IVA non è punibile se nella dichiarazione annuale Unico 2008, o nella dichiarazione annuale IVA 2008 presentata in via autonoma od anche nella dichiarazione di variazione dati, di cui agli artt. 35 e 35-ter del D.P.R. n. 633/1972, se presentata nel frattempo, viene correttamente indicato il codice dell’attività prevalente.

Ciò per effetto dell’art. 6 del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472 (comma 5-bis).

Codice attività prevalente variato

Il codice dell’attività prevalente é cambiato in seguito all’adozione della tabella Ateco 2007.

Per comunicare il codice dell’attività prevalente secondo la tabella Ateco 2007 é sufficiente che il contribuente indichi detto codice nel Quadro B del modello AA7/9 o AA9/9. Automaticamente, il precedente codice dell’attività prevalente viene cessato e storicizzato tra le attività esercitate dal soggetto.

Riclassificazione di un’attività

L’attività esercitata dal contribuente, in base alla tabella Ateco 2007, si é differenziata in più codici distinti tra loro; tra questi il contribuente, oltre ad individuare il codice dell’attività prevalente da indicare nel modello AA7/9 o AA9/9, ha chiesto come deve indicare gli ulteriori codici differenziati che vengono tutte ricomprese nel precedente codice di attività.

L’Agenzia delle Entrate ha precisato che, nell’ipotesi in cui dalla riclassificazione di un’attività, già svolta al 31/12/2007, derivino più codici Ateco 2007, nel Quadro G del modello AA7/9 o AA9/9 vanno indicati i codici delle altre attività, barrando la casella “A”, anche se non si é in presenza di un effettivo inizio di ulteriori attività.

La tabella di raccordo tra i codici delle diverse classificazioni consente di ricondurre l’indicazione delle altre attività esercitate all’adozione della tabella Ateco 2007.

Codici di attività cambiati

Se, infine, i codici delle altre attività esercitate sono cambiati in seguito all’adozione della tabella Ateco 2007, si possono verificare i seguenti due casi:

Se (a seguito di consultazione del cassetto fiscale, che contiene i dati fiscali del contribuente) risultano registrate le altre attività esercitate, classificate con il precedente codice, per ciascuna di queste occorre indicare, nel Quadro G del modello AA7/9 o AA9/9, tale codice e barrare in corrispondenza la casella “C”.

Se dalla consultazione del cassetto fiscale non risultano registrate altre attività esercitate, giacché comunicate in precedenza e gestite dagli uffici in modalità manuale, il contribuente può indicarle – pur non essendo tenuto ad effettuare tale nuova comunicazione – ai soli fini dell’acquisizione dei dati in Anagrafe tributaria.

Nella predisposizione della dichiarazione telematica può quindi impostare il precedente codice attività, barrando la casella “C” ed indicando la data pregressa di inizio validità, nella sezione relativa al Quadro G del modello AA7/9 o AA9/9.

Per comunicare poi le altre attività esercitate sulla base della tabella Ateco 2007, il contribuente deve barrare la casella “A” del Quadro G del modello AA7/9 o AA9/9 indicando a fianco il relativo codice Ateco 2007.

(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 24/06/2008, n. 262)

 

 

4) Rimborso IVA: Possibile anche in assenza di operazioni attive

È illegittimo il provvedimento che ha negato il rimborso IVA richiesto da un contribuente (nel caso di specie, una S.n.c.) per le spese sostenute per la ristrutturazione di immobili, motivata sull’assunto della non operatività della società (e, quindi, dell’assenza del presupposto richiesto dall’art. 30, D.P.R. n. 633/1972) dedotta dalla mancanza di incassi, ovvero di operazioni attive, laddove nell’oggetto sociale di tale soggetto (società) rientri anche l’attività di ristrutturazione.

(Commissione tributaria provinciale Torino, Sentenza, Sez. XV, 10/06/2008, n. 36, in Ipsoa del 24/06/2008)

Riscossione: Ammesso il ricorso proposto prima dello spirare del termine per la concessione dello sgravio

Con un’altra interessante decisione la C.T.P. di Torino ha stabilito che é legittimo e, quindi, ammissibile il ricorso del contribuente avverso la cartella di pagamento, anche quando sia presentato prima dello scadere del termine previsto per la concessione dello sgravio.

Ciò poiché il contribuente, impugnando la cartella, legittimamente esercita il suo fondamentale diritto di difesa, che incontra un’unica limitazione, cioè che la sua attivazione intervenga in un preciso lasso di tempo, posto dal legislatore a pena di decadenza.

In questo ambito temporale, il contribuente è legittimato a proporne ricorso in un qualsiasi momento, senza che nulla possa essere validamente eccepito sotto questo profilo.

(Commissione tributaria provinciale Torino, Sentenza, Sez. V, 09/06/2008, n. 38, in Ipsoa del 24/06/2008)

 

 

5) Brevi:

 

Liquidazione del TFR: Le precisazioni INPS

Con il messaggio n. 14259/2008, l’INPS ha reso noto che, in numerosi casi, le aziende hanno conguagliato anticipazioni o liquidazioni di TFR di competenza del Fondo Tesoreria, per un importo superiore a quello del mese cui si riferisce la denuncia contributiva DM10/2.

A tale proposito, poiché tale comportamento è difforme rispetto alle disposizioni  legislative, l’INPS ha fatto sapere che in caso di incapienza mensile,  i datori di lavoro devono richiedere l’intervento diretto del Fondo di Tesoreria, che liquiderà la prestazione per la parte di sua competenza.

Inoltre, l’INPS ha fornito i codici per la restituzione di importi erroneamente conguagliati:

– MPF1 per la restituzione al Fondo di Tesoreria di eventuali importi erroneamente conguagliati in eccesso a titolo di liquidazione di TFR;

– CF30 per la restituzione al Fondo di Tesoreria di eventuali importi erroneamente conguagliati in eccesso relativi all’imposta sostitutiva calcolata sulla rivalutazione del TFR.

(INPS, messaggio, n. 14259/2008, in Seac del 24/06/2008)

 

Fermo amministrativo – Beni mobili registrati, quando sussiste la giurisdizione del giudice tributario

La giurisdizione sulle controversie relative al fermo di beni mobili registrati di cui all’art. 86, D.P.R. n. 602/1973 appartiene al giudice tributario solo quando il provvedimento impugnato concerna la riscossione dei tributi.

Investite di un ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione da parte di un contribuente, le Sezioni Unite, alla luce delle pronunce della Corte Costituzionale n. 64 e 130 del 2008, hanno avuto modo di chiarire la reale portata della necessaria lettura integrata degli artt. 2 e 19, D. Lgs. n. 546/1992. Infatti, l’art. 35, comma 26-quinquies, D.L. n. 248/2006, convertito con modificazioni con la L. n. 296/2006, ha aggiunto all’art. 19 D.Lgs. n. 546/1992 la lettera e-ter), che recita: «Il ricorso può essere proposto avverso … il fermo di beni mobili registrati di cui all’art. 86 del D.P.R. n. 602/1973».

La modifica, collocando il fermo tra gli atti impugnabili innanzi alle Commissioni Tributarie, ne ha di riflesso determinato un’altra, nella parte in cui esclude dalla giurisdizione tributaria le controversie riguardanti gli atti di esecuzione forzata successivi alla notifica della cartella di pagamento.

Per cui le controversie relative al fermo di beni mobili registrati che possono essere conosciute dal giudice tributario sono solo quelle nascenti da tributi. E’ questa, infatti, l’unica lettura della norma che sia costituzionalmente legittimata, alla luce delle due recenti sentenze della Corte Costituzionale n. 64 e 130 del 2008, secondo le quali «la giurisdizione del giudice tributario, in base all’art. 102, 2° comma, Cost., deve ritenersi imprescindibilmente collegata alla natura tributaria del rapporto: pertanto, l’attribuzione alla giurisdizione tributaria di controversie non aventi natura tributaria comporta la violazione del divieto costituzionale di istituire giudici speciali».

Da questo presupposto, le Sezioni Unite hanno quindi fatto discendere il primo principio di diritto contenuto nell’ordinanza oggetto di commento: «La giurisdizione sulle controversie relative al fermo di beni mobili registrati di cui all’art. 86, D.P.R. n. 602/1973, appartiene al giudice tributario ai sensi del combinato disposto di cui agli art. 2, 1° comma, e 19, 1° comma, lettera e-ter), D. Lgs. n. 546/1992, solo quando il provvedimento impugnato concerna la riscossione dei tributi».

Da esso deriva il secondo principio di diritto, ovvero: «Il giudice tributario innanzi al quale sia stato impugnato un provvedimento di fermo di beni mobili registrati ai sensi dell’art. 86, D.P.R. n. 602/1973, deve accertare quale sia la natura – tributaria o non tributaria – dei crediti posti a fondamento del provvedimento in questione, trattenendo, nel primo caso, la causa presso di sé, interamente o parzialmente (se il provvedimento faccia riferimento a crediti in parte di natura tributaria e in parte di natura non tributaria), per la decisione del merito e rimettendo, nel secondo caso, interamente o parzialmente, la causa innanzi al giudice ordinario.

Allo stesso modo deve comportarsi il giudice ordinario eventualmente adito. Il creditore, in caso di provvedimento di fermo che trovi riferimento in una pluralità di crediti di natura diversa, può comunque proporre originariamente separati ricorsi innanzi ai giudici diversamente competenti».

(Cassazione civile Ordinanza, Sez. SS.UU., 05/06/2008, n. 14831, di Manuela Bianchi, Avvocato in Milano, in Ipsoa del 24/06/2008)

 

Controlli sui redditi-zero

Le persone fisiche con redditi risibili, se non addirittura pari a zero, e tenore di vita contrastante con le risultanze in possesso del Fisco a rischio accertamento “sintetico”: E’ quanto prevede il decreto legge sul piano straordinario triennale, 2009/2011, di controllo delle posizioni dei contribuenti persone fisiche per le quali sono disponibili elementi segnaletici di capacità contributiva. Nella selezione dei soggetti da controllare le “attenzioni” del Fisco saranno dunque rivolte a chi, da un lato, non ha evidenziato nella dichiarazione dei redditi alcun debito d’imposta e, dall’altro, risulta comunque avere il possesso o la disponibilità di elementi-indice di capacità contributiva.

La priorità, quindi, potrebbe riguardare una fascia considerevole di contribuenti: stando alle statistiche del ministero dell’Economia per il periodo d’imposta 2005, dei 40,7 milioni di redditi rilevanti ai fini Irpef, circa 11 milioni (il 27%) denotano un’imposta netta pari a zero.

Va precisato che dichiarare un’imposta netta pari a zero oppure non presentare la dichiarazione dei redditi non significa automaticamente evasione: il contribuente potrebbe avere redditi esenti o che hanno già scontato l’imposizione ovvero, per esempio, avere la disponibilità o il possesso di beni e servizi grazie ad un «quoziente familiare reddituale» sufficiente a giustificare le spese sostenute.

La platea potenzialmente interessata dal piano triennale si amplia ulteriormente se solo si pensa che il 54% dei contribuenti persone fisiche dichiara un reddito non superiore a 15.000 euro: importo che, valutato in termini assoluti, contrasta con qualsivoglia possesso o disponibilità di beni o servizi tra quelli previsti per “redditometro” e incrementi patrimoniali.

(Di Carlo Nocera, in Il Sole 24 Ore del 24/06/2008)



Deduzioni: Spese di ristrutturazione dello studio professionale: deduzione in quota annuale di ammortamento

Le spese per la ristrutturazione di immobili adibiti a studi professionali possono essere dedotte nel loro intero ammontare per il periodo di imposta nel quale sono state sostenute, quando si tratti di piccola manutenzione ovvero dipendano non da vetustà o caso fortuito, bensì da deterioramento prodotto dall’utilizzazione del bene. Diversamente, i costi relativi ad opere qualificabili come lavori di ristrutturazione dell’immobile sono deducibili esclusivamente in quota annuale di ammortamento.

(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 17/06/2008, n. 16350, in Ipsoa del 24/06/2008)

 

  

 

A cura di Vincenzo D’Andò

 

 


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