Novità fiscali del 23 giugno 2008: società non operative; unico 2008 società di persone e società di capitali: immobiliari di gestione e detrazione interessi passivi; costi black list; reverse-charge edilizia: fornitura di beni con posa in opera; i cellulari obsoleti donati ad ONLUS usufruiscono dell’agevolazione fiscale


 







Indice:


 


1) Società non operative


 


2) Unico 2008 – società di persone e società di capitali


 


3) I cellulari obsoleti, ma funzionanti, donati ad ONLUS usufruiscono dell’agevolazione fiscale


 


4) Reverse-charge nel comparto dell’edilizia: Fornitura di beni con posa in opera


 


5) Niente Detrazione Irpef per acquisto di integratori alimentari


 


6) Aliquota IVA applicabile alle esecuzioni musicali dal vivo e ai concerti vocali e strumentali


 


7) Brevi fiscali:


 


 


1) Società non operative


L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 47 del 18/06/2008, ha fornito anche i seguenti chiarimenti in merito alle società di comodo.


Motivi oggettivi a supporto delle istanze di disapplicazione


E’ un requisito utile ai fini dell’accoglimento dell’istanza di disapplicazione il fatto che la società partecipata, pur disponendo di utili e riserve di utili teoricamente sufficienti – in ipotesi di integrale distribuzione – a consentire il superamento del test di operatività da parte della holding partecipante, non abbia proceduto alla relativa distribuzione in attuazione di un piano di autofinanziamento finalizzato al concreto rafforzamento della attività produttiva, sempreché venga dimostrato che l’utile sia stato (o sarà) effettivamente investito.


Nel caso di specie la disapplicazione richiesta opera solo a condizione che sia dimostrato l’effettivo investimento dell’utile non distribuito dalla società partecipata.


Non può, dunque, essere accolta l’istanza disapplicativa, sulla base del semplice “timore” della società partecipata di vedersi esposta (qualora procedesse a distribuire utili che presumibilmente consentirebbero alla holding di superare il test) alla disciplina ordinariamente applicabile ai soggetti IRES in materia di deducibilità degli interessi passivi.


Scioglimento agevolato delle società di persone


Il comma 129 dell’art. 1 della legge finanziaria 2008 ha riproposto la disciplina della fuoriuscita agevolata dal regime delle società non operative (prevista all’art. 1, commi da 111 a 117, della legge finanziaria 2007).


Tale disciplina si riflette sia sulla tassazione della società che delibera lo scioglimento, sia su quella dei soci.


In particolare il comma 113 della legge finanziaria 2007 stabilisce, ai fini della tassazione in capo ai soci, che l’applicazione dell’art. 47, comma 7 del TUIR – che qualifica come utile da partecipazione l’eccedenza, rispetto al costo fiscale riconosciuto delle partecipazioni detenute, delle somme e del valore normale dei beni ricevuti dai soci in caso di recesso, di esclusione, di riscatto, di riduzione del capitale esuberante e di liquidazione (volontaria o concorsuale) – deve avvenire diminuendo le somme o il valore normale dei beni assegnati a questi ultimi degli importi assoggettati all’imposta sostitutiva dalla società, al netto dell’imposta


sostitutiva stessa.


In sostanza, quindi, il socio assegnatario consegue un reddito di capitale pari alla differenza tra:


– il valore normale o catastale dei beni assegnati, diminuito dell’importo assoggettato ad imposta sostitutiva al netto dell’imposta sostitutiva stessa, e


– il costo fiscalmente riconosciuto della partecipazione.


Il meccanismo di determinazione del di tale reddito é applicabile anche nell’ipotesi in cui la società che delibera la messa in liquidazione sia una società di persone.


Quindi, il comma 7 dell’art. 47 del TUIR si applica, in virtù del rinvio contenuto nell’art. 20-bis del TUIR, anche nei confronti dei soci della società di persone in scioglimento agevolato.


Questi ultimi conseguono, pertanto, un reddito da partecipazione pari alla differenza tra il valore normale o catastale dei beni assegnati, diminuito dell’importo assoggettato ad imposta sostitutiva al netto dell’imposta sostitutiva stessa, e il costo fiscalmente riconosciuto della partecipazione.


A tale riguardo, ai sensi del comma 113 l’importo assoggettato ad imposta sostitutiva non costituisce reddito per i soci e quindi tale importo non incrementa il costo fiscalmente riconosciuto della partecipazione così come previsto dall’articolo 68, comma 6 del TUIR.


Scioglimento agevolato


Per incentivare gli scioglimenti agevolati è stata ridotta dal 25% al 10% l’aliquota dell’imposta sostitutiva applicabile al reddito relativo al periodo di liquidazione.


Tuttavia, l’aliquota ridotta si applica solo con riferimento alle procedure di scioglimento agevolato previste dalla Finanziaria 2008 ossia a quelle con decorrenza dal 1 gennaio 2008. Nel modello RQ Sezione II, pertanto, va indicata l’aliquota del 25%.


Ed ancora, un ulteriore chiarimento, fornito dall’Agenzia delle Entrate, è quello che la società che ha deliberato la liquidazione in data 10 giugno 2007 (dopo la scadenza del termine stabilito per avvalersi della procedura di scioglimento agevolato prevista dalla Finanziaria 2007, ma risulta ancora in stato di liquidazione alla data di entrata in vigore della Finanziaria 2008) non può accedere ad alcuna procedura agevolata poichè la  data della delibera é successiva al termine del 31 maggio 2007 che doveva essere rispettato per poter usufruire dello scioglimento agevolato previsto dalla Finanziaria 2007 ed altresì precedente al 1 gennaio 2008 che é il termine da rispettare previsto dalla Finanziaria 2008 per usufruire del regime agevolato.


(Agenzia delle Entrate, circolare n. 47 del 18/06/2008)


 


 


2) Unico 2008 – società di persone e società di capitali


L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 47 del 18/06/2008, ha fornito delle risposte, in occasione di un incontro con gli esperti della stampa specializzata, anche su quesiti concernenti relativi al modello Unico 2008 SP e SC.


Immobiliare di gestione


Il comma 2 dell’art. 90 del TUIR stabilisce che – per le unità immobiliari possedute in regime d’impresa che non costituiscono beni strumentali all’attività d’impresa, né beni merci (cd. “immobili-patrimonio”) – le spese e gli altri componenti negativi relativi non sono ammessi in deduzione.


Tuttavia, l’art. 1, comma 35, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria per il 2008) contiene una norma di interpretazione autentica secondo cui tra le spese e gli altri componenti negativi indeducibili di cui al comma 2 dell’art. 90 del  TUIR non si comprendono gli interessi passivi relativi a finanziamenti contratti per l’acquisizione degli immobili indicati al comma 1 dello stesso art. 90.


Tale comma 35 contiene, dunque, un preciso riferimento agli interessi passivi relativi a finanziamenti contratti per l'”acquisizione” degli immobili (cd. immobili-patrimonio).


Con il termine “acquisizione” il legislatore si è voluto riferire non solo agli interessi passivi sostenuti in relazione ai finanziamenti accesi per l'”acquisto” in senso stretto di detti immobili (interessi sostenuti sui mutui contratti per l'”acquisto” degli immobili-patrimonio), ma anche agli interessi passivi relativi a finanziamenti stipulati per la “costruzione” degli stessi (interessi sostenuti in dipendenza di mutui accesi per la “costruzione” degli immobili patrimonio).


In altri termini, il citato comma 35 va interpretato nel senso che gli interessi passivi relativi a finanziamenti contratti per la costruzione o per l’acquisto degli immobili di cui all’art. 90, comma 1, del TUIR non rientrano tra le spese e gli altri componenti negativi per cui vale la previsione di indeducibilità assoluta di cui al comma 2 della medesima disposizione.


Tali interessi passivi, pertanto, sono deducibili, per i soggetti IRES, nei limiti ed alle condizioni previste dall’art. 96 del TUIR.


Nel caso di specie, tale ultima disciplina é, dunque, applicabile tanto agli interessi passivi sostenuti riguardo al finanziamento contratto per la costruzione dell’immobile-patrimonio, quanto a quelli generatisi in relazione allo scoperto di conto corrente purché anche quest’ultimi riferiti alla costruzione dell’immobile patrimonio.


Mentre nel caso opposto, tali ultimi interessi (scoperto di c/c) sono integralmente indeducibili ai sensi dell’art. 90, comma 2, del TUIR.


Redditi prodotti da società residente in un Paese black list


E’ stato posto un quesito all’Agenzia delle Entrate su come deve essere predisposto il quadro RM nel caso in cui una società (Alfa) controlla con una quota del 60% la società Beta residente in un Paese black list. Ù


Il reddito prodotto da Beta nel 2007 è pari a € 5.000 e le imposte pagate all’estero (aliquota 10%) sono pari a € 500.


In particolare, su come deve essere imputato per trasparenza il reddito della CFC in capo alla società residente Alfa.


Su tale problematica, la citata Agenzia ha risposto che per determinare le imposte dovute dal soggetto controllante residente in relazione all’ utile di una controllata black list occorre:


necessario svolgere le seguenti operazioni.


– Rideterminare il reddito imponibile nei confronti del soggetto residente in base alla normativa italiana sul reddito d’impresa, con le eccezioni previste dall’art. 167, co. 6, TUIR. – (rideterminato il reddito della controllata estera, è poi possibile) individuare la quota degli utili della CFC che deve essere imputata al soggetto controllante residente, in proporzione della partecipazione detenuta (art 167 co. 1 TUIR).


Se ad es., il reddito prodotto dalla controllata estera ed assoggettato a tassazione nel suo Paese di residenza é pari a € 5.000. Ipotizzando che, in seguito all’applicazione delle regole italiane, il reddito complessivo della CFC é pari a € 6.000, l’ammontare di tale reddito assoggettato a tassazione separata (art. 167, co. 6) in capo al soggetto residente è di € 3.600 (6.000 X 60%).


Se il soggetto residente non beneficia di aliquote agevolate ai fini IRES, l’imposta lorda gravante sui redditi della CFC va calcolata applicando l’aliquota IRES del 33%, in luogo di quella del 27%.


L’imposta lorda, pertanto, é pari a 1.188 euro. Al riguardo, il reddito della CFC imputato per trasparenza al soggetto residente va assoggettato a tassazione separata con aliquota del 33% anche nel caso in cui la società residente non beneficia di alcun reddito da assoggettare ad aliquota agevolata o consegue una perdita di esercizio.


L’imposta netta va calcolata secondo le regole stabilite dall’art. 165 del TUIR.


Nell’ipotesi che le imposte pagate all’estero sono interamente detraibili, l’imposta dovuta é pari a 888, ossia alla differenza tra l’imposta lorda (1.188) e quota di imposta estera di pertinenza di Alfa, 300 = (500X60%).


Il quadro RM va compilato con riferimento a ogni CFC.


Nel caso di specie, il soggetto residente deve indicare:


– il codice fiscale del soggetto che ha dichiarato il reddito della CFC nel quadro FC, sezione IIA, che può anche coincidere con il dichiarante;


– reddito imputato al dichiarante = 3.600;


– aliquota media applicata = 33% (per le società che beneficiano di aliquote agevolate, è il risultato del rapporto tra l’imposta di cui al rigo RN8 ed il reddito risultante dalla somma degli importi dei righi da RN6 a RN7, colonna 1, e comunque non é inferiore al 27%);


– imposta = 1.188


– imposte pagate all’estero = 300


– imposta dovuta = 888


Costi black list


Nel corso del 2007 la società Alfa ha commissionato una perizia ad professionista residente in Liechtenstein.


Il costo imputato a bilancio ammonta a € 130.000:


A tal fine è stato chiesto all’Agenzia delle Entrate, come occorre comportarsi, nel modello Unico 2008,  la società per poter essere certa che il costo venga riconosciuto fiscalmente.


L’Agenzia delle Entrate ha precisato che l’art. 110, comma 10, del TUIR, – nel testo vigente fino al periodo d’imposta successivo alla data di pubblicazione nella G.U. del decreto di cui all’art. 168-bis del TUIR –, prevede l’indeducibilità delle spese e degli altri componenti negativi derivanti da operazioni intercorse tra le imprese residenti e quelle domiciliate fiscalmente in Stati o territori non appartenenti all’Unione Europea aventi regimi fiscali privilegiati (D.M. 23 gennaio 2002).


Tale regime, ai sensi del successivo comma 12-bis del menzionato art. 110 del TUIR, si applica anche alle prestazioni di servizi rese da professionisti domiciliati in Stati o territori non appartenenti all’Unione Europea aventi regimi fiscali privilegiati.


Tali disposizioni possono essere disapplicate, come previsto dal comma 11 dello stesso art. 110, nel caso in cui l’impresa residente provi che:


1) le imprese o i professionisti esteri svolgono prevalentemente un’attività commerciale/professionale effettiva; ovvero


2) che le operazioni poste in essere rispondono ad un effettivo interesse economico e che le stesse hanno avuto concreta esecuzione.


Si tratta di esimenti tra loro alternative, che possono essere dimostrate dal contribuente in sede di controllo o, in via preventiva, cioè prima di porre in essere l’operazione, inoltrando all’Amministrazione finanziaria apposita istanza di interpello antielusivo ai sensi dell’art. 21


della legge, n. 413/1991.


In caso di accoglimento dell’istanza, la società viene sollevata dall’onere di fornire successivamente – in sede di accertamento – la prova richiesta dall’art. 110, comma 11, del TUIR, ai fini della deducibilità delle spese derivanti dall’operazione prospettata.


Resta impregiudicato, in entrambi i casi (mancata presentazione dell’interpello e accoglimento dell’istanza), l’onere del contribuente di dimostrare la concreta esecuzione dell’operazione.


Nel caso di specie, per ottenere il riconoscimento del costo della consulenza resa dal professionista black list, il contribuente deve dimostrare, mediante idonea documentazione, che:


– (effettività dell’attività professionale), la prestazione é effettiva e connessa ad un’attività, non estemporanea, ma radicata nello Stato a fiscalità privilegiata attraverso, ad esempio, una base fissa;


– (effettivo interesse economico dell’operazione e concreta esecuzione della stessa), i motivi economici reali a fronte della decisione di avvalersi di prestazioni professionali rese da un soggetto domiciliato nel Paese a fiscalità privilegiata.


La valutazione dell’effettivo interesse dell’impresa deve avere riguardo all’apprezzabilità economico-imprenditoriale complessiva delle prestazioni, desunta – a mero titolo esemplificativo – dalla specificità o unicità della prestazione professionale in riferimento a particolari esigenze dell’impresa più che dalla entità del compenso.


Pertanto, nel caso di una perizia, la prova deve avere ad oggetto principalmente la dimostrazione della specificità o unicità della prestazione professionale commissionata, anche in considerazione dell’oggetto specifico della perizia.


Sono, altresì, ritenuti utili altri elementi quali, ad esempio, l’entità del compenso richiesto per la citata prestazione.


Sotto il profilo dichiarativo, l’Agenzia delle Entrate ha confermato la necessità di indicare il costo della perizia in questione nel rigo RF33 del Modello di dichiarazione dei redditi Unico 2008 (società di capitali).


Lo stesso costo deve essere riportato anche nel rigo RF55, nel caso in cui non operi l’indeducibilità (art. 110, comma 11, del TUIR).


La mancata indicazione dello stesso non ne preclude la deducibilità, ma comporta l’irrogazione di una sanzione pari al 10% dell’importo, ai sensi dell’art. 8 del D.Lgs. n. 471/1997.


Società di fatto: Rideterminazione del valore delle partecipazioni


E’ stato anche posto il caso in cui il titolare di un’azienda individuale é deceduto nel corso del 2007 e gli eredi hanno proseguito l’esercizio dell’attività aziendale, determinando la formazione, alla data del decesso, di una società di fatto tra gli eredi, se questi possono procedere alla rideterminazione del valore delle quote di partecipazione detenute al 1 gennaio 2008 nella predetta società di fatto.


L’art.  5 della legge 28 dicembre 2001, n. 448 prevede la rideterminazione del valore dei titoli, delle quote o dei diritti non negoziati nei mercati regolamentati agli effetti della determinazione delle plusvalenze e minusvalenze di cui all’art. 67 comma 1, lettere c) e c-bis), del TUIR.


La rideterminazione, per effetto della proroga di tale disposizione contenuta nell’art. 1, comma 91, della legge finanziaria 2008, può avere ad oggetto titoli, quote o diritti posseduti alla data del 1 gennaio 2008.


Per quanto concerne le quote di partecipazione, le citate lettere c) e c-bis) dell’art. 67, comma 1, del TUIR, fanno riferimento, tra l’altro, alle partecipazioni nelle società di cui all’art. 5 del TUIR, escluse le associazioni di cui al comma 3, lettera c).


Le società di fatto sono disciplinate dal comma 3, lettera b), del citato art. 5 del TUIR che ne dispone l’equiparazione, sotto il profilo fiscale, alle società in nome collettivo o alle società semplici secondo che abbiano o meno per oggetto l’esercizio di attività commerciali.


Ne consegue che le quote di partecipazione in società di fatto possedute al 1 gennaio 2008 rientrano nel campo di applicazione della disciplina dell’articolo 5 della legge n. 448/2001 e possono essere oggetto di rivalutazione sulla base della perizia di stima del patrimonio della società alla predetta data da redigere ed asseverare entro il 30 giugno 2008.


Società di persone: Modalità di dichiarazione delle somme ottenute in occasione del recesso del socio


Come già precisato nella risoluzione n. 64/E del 25 febbraio 2008, in mancanza dei requisiti per potere accedere alla tassazione separata (quadro RM, secondo fascicolo, modello Unico PF), il socio persona fisica non imprenditore dichiara l’eccedenza da recesso nel quadro RH del modello Unico PF, tra i redditi di partecipazione in società di persone, indicando quale percentuale la quota di partecipazione al reddito della società al momento


del recesso.


Il codice fiscale del soggetto che ha erogato l’indennità va riportato nella sezione prima, rigo RH1 (o seguente), colonna 1.


(Agenzia delle Entrate, circolare n. 47 del 18/06/2008)


 


 


3) I cellulari obsoleti, ma funzionanti, donati ad ONLUS usufruiscono dell’agevolazione fiscale


Agevolazioni fiscali per gli imprenditori che effettuano donazioni ad ONLUS: I prodotti di telefonia mobile, ancora idonei all’uso, ma che non sono più commercializzabili poiché ormai obsoleti, possono, nei limiti previsti, essere ceduti gratuitamente alle Onlus senza che il valore normale degli stessi venga considerato quale ricavo di impresa.


Mentre, ai fini IVA, tali sono considerati  come distrutti.


L’art. 13, comma 3, del D.Lgs. 4 dicembre 1997, n. 460, come modificato dal comma 130 dell’art. 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 244 stabilisce che i  beni non di lusso alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività d’impresa (diversi dalle derrate alimentari e dai prodotti farmaceutici) che presentino imperfezioni, alterazioni, danni o vizi che pur non modificandone l’idoneità di utilizzo non ne consentono la commercializzazione o la vendita, rendendone necessaria l’esclusione dal mercato o la distruzione, qualora siano ceduti gratuitamente alle ONLUS, per un importo corrispondente al costo specifico sostenuto per la produzione o l’acquisto complessivamente non superiore al 5% del reddito d’impresa dichiarato, non si considerano destinati a finalità estranee all’esercizio dell’impresa, mentre tali beni si considerano distrutti agli effetti dell’IVA.


L’agevolazione, in sostanza neutralizza, ai fini delle imposte sui redditi, agli effetti dell’art. 85, comma 2, del TUIR (ricavi) il valore normale dei beni alla cui produzione o scambio è diretta l’attività dell’impresa, destinati a finalità estranee all’esercizio dell’impresa stessa.


Viene, pertanto, consentito alle imprese cedere gratuitamente alle ONLUS beni alla cui produzione o al cui scambio é diretta l’attività dell’impresa, diversi dalle derrate alimentari e dai prodotti farmaceutici, senza che il valore normale dei beni ceduti venga considerato tra i ricavi dell’impresa stessa, a condizione che vengano rispettati i requisiti e i limiti stabiliti dalla norma stessa.


Ai fini dell’IVA i beni oggetto delle suddette cessioni si considerano distrutti.


Chiarimenti in merito alle cessioni gratuite di beni diversi dalle derrate alimentari e dai prodotti farmaceutici alle ONLUS sono stati forniti con circolare n. 26/E del 26 marzo 2008.


Tale circolare ha precisato, tra l’altro, che i beni ceduti gratuitamente alle ONLUS, al fine dell’applicabilità delle disposizioni recate dal richiamato art. 13, comma 3, del decreto legislativo n. 460 del 1997, devono avere i seguenti requisiti:


1) deve trattarsi di beni “non di lusso”;


2) detti beni devono presentare particolari anomalie consistenti in imperfezioni, alterazioni, danni o vizi;


3) dette anomalie devono essere tali da non modificare l’idoneità di utilizzo degli stessi beni;


4) le imperfezioni, le alterazioni, i danni o vizi devono essere tali, tuttavia, da non consentire la commercializzazione o la vendita dei beni, rendendone necessaria l’esclusione dal mercato o la distruzione.


Il legislatore ha circoscritto l’agevolazione alle cessioni gratuite, in favore delle ONLUS, di beni non di lusso, alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività dell’impresa, che, sebbene ancora idonei all’uso, presentino difetti originari o sopravvenuti che ne rendano necessaria l’eliminazione dal circuito commerciale.


Nel caso di specie, i beni che l’interpellante intende cedere gratuitamente a favore delle ONLUS sono prodotti di telefonia mobile (quali telefoni cellulari e relativi accessori, connect card, internet box e palmari) che, sebbene ancora idonei all’uso, sono esclusi dal mercato in quanto obsoleti.


L’obsolescenza comporta in sostanza, nel caso di specie, una rilevante alterazione del valore economico del prodotto tanto da costituire per il bene stesso una anomalia sopravvenuta che ne impedisce la commercializzazione o la vendita.


Pertanto, alle cessioni gratuite alle ONLUS di beni di telefonia mobile, i quali, ancorché idonei all’uso, a causa della obsolescenza, non sono più commercializzabili o oggetto di vendita, possano essere applicate le disposizioni agevolative nel rispetto dei limiti e delle condizioni espressamente previsti.


Adempimenti da osservare


Gli adempimenti gravanti complessivamente sul cedente e sulla ONLUS beneficiaria sono i seguenti:


1) l’impresa cedente deve effettuare una preventiva comunicazione scritta delle singole cessioni di beni al competente ufficio dell’Agenzia delle entrate, mediante raccomandata con avviso di ricevimento.


Detta comunicazione può essere resa unitariamente a quella prevista dall’art. 2, comma 2, del DPR n. 441/1997, inviandola anche ai comandi della Guardia di finanza di competenza, completa dell’indicazione della data, ora e luogo di inizio del trasporto, della destinazione finale dei beni, nonchè dell’ammontare complessivo, sulla base del prezzo di acquisto, dei beni gratuitamente ceduti.


La comunicazione deve, quindi, pervenire ai suddetti uffici almeno cinque giorni prima della consegna.


Tale comunicazione può non essere inviata qualora le cessioni abbiano per oggetto beni facilmente deperibili e di modico valore unitario e qualora il costo complessivo di ciascuna cessione non sia superiore a euro 5.164,57;


2) l’impresa cedente deve predisporre il documento (D.D.T.), progressivamente numerato, previsto dall’art. 1, comma 3, del DPR 14 agosto 1996, n. 472, contenente l’indicazione della data, della generalità del cedente, del cessionario e dell’eventuale incaricato del trasporto, nonchè la descrizione della natura, della qualità e della quantità dei beni ceduti;


3) l’impresa cedente deve annotare, entro il quindicesimo giorno del mese successivo alla cessione, nei registri previsti ai fini IVA o in apposito prospetto, che tiene luogo degli stessi, della quantità e qualità dei beni ceduti gratuitamente in ciascun mese;


4) la ONLUS cessionaria deve predisporre una dichiarazione sostitutiva di atto notorio ai sensi della legge 4 gennaio 1968, n. 15, con la quale deve attestare natura, qualità e quantità dei beni ricevuti corrispondenti ai dati contenuti nel citato D.D.T.;


5) la ONLUS cessionaria deve attestare, in apposita dichiarazione da conservare agli atti dell’impresa cedente, l’impegno ad utilizzare direttamente i beni ricevuti in conformità alle finalità istituzionali


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 20/06/2008, n. 254)


 


 


4) Reverse-charge nel comparto dell’edilizia: Fornitura di beni con posa in opera


L’Agenzia delle Entrare, con una nuova circolare ha fornito una ampia panoramica su tre casi relativi all’inversione contabile nel settore edile.


Premessa


L’art. 17, sesto comma, lett. a), del D.P.R. n. 633 del 1972, come sostituito dall’art. 1 comma 44, della legge finanziaria per il 2007, ha esteso il regime IVA dell’inversione contabile anche a talune prestazioni di servizi rese nel settore edile.


In particolare, detto regime “si applica alle prestazioni di servizi, compresa la prestazione di manodopera, rese nel settore edile da soggetti subappaltatori nei confronti delle imprese che svolgono l’attivita’ di costruzione o ristrutturazione di immobili ovvero nei confronti dell’appaltatore principale o di un altro subappaltatore”.


Affinché tale regime si possa applicare devono ricorrere i seguenti presupposti:


1) esistenza di un rapporto di subappalto. Il regime si applica alle prestazioni rese da un soggetto subappaltatore nei confronti di un altro soggetto che a sua volta si pone quale appaltatore principale o subappaltatore;


2) appartenenza di entrambi i soggetti del rapporto al comparto dell’edilizia. Detto requisito sussiste qualora le attività svolte dai soggetti del rapporto siano riconducibili alle categorie di attività elencate nella sezione F (“Costruzioni”) della tabella di classificazione delle attività economiche ATECOFIN 2004.


Al ricorrere dei requisiti oggettivi e soggettivi richiesti dalla norma, per le prestazioni di servizi rese nel settore edile dal subappaltatore, il committente è tenuto ad integrare, con l’indicazione dell’aliquota e della relativa imposta, la fattura emessa nei sui confronti senza addebito d’imposta dal subappaltatore medesimo, ai sensi del citato art. 17, comma 6, del D.P.R. n. 633/1972.


Stipula da parte della società di un contratto di fornitura con posa in opera e successivo affidamento a terzi dei lavori per la posa in opera mediante contratto di subappalto


In tale caso, in cui la società stipula un contratto di fornitura con posa in opera avente ad oggetto i pannelli prodotti dalla stessa società e, poi, affida a terzi i lavori per la posa in opera mediante contratto di subappalto, il meccanismo dell’inversione contabile si applica nel solo caso in cui i soggetti subappaltatori rendano prestazioni di servizi, compresa la manodopera, a imprese del comparto dell’edilizia che si pongono quali appaltatori o, a loro volta, subappaltatori, in relazione alla realizzazione dell’intervento edilizio.


Restano, invece, escluse dal predetto meccanismo le forniture di beni con posa in opera, in quanto la posa in opera assume una funzione accessoria rispetto alla cessione del bene.


Pertanto, in tale caso il meccanismo dell’inversione contabile non si applica, giacché la società non si può qualificare appaltatore posto che la stessa stipula con il committente un contratto di fornitura con posa in opera, le cui prestazioni sono espressamente escluse dal sistema del reverse charge, stante la loro equiparazione alle cessioni di beni.


Pertanto, per le prestazioni effettuate direttamente nei confronti del committente, la società  deve emettere fattura con IVA esposta secondo le regole ordinarie ed anche l’impresa cui è stata affidata la posa in opera dei pannelli prodotti dalla società, emette fattura nei confronti di quest’ultima secondo le regole ordinarie.


Stipula di un contratto di appalto direttamente con il committente e successivo conferimento in subappalto ad altra impresa dei lavori di posa in opera dei pannelli


Per le stesse motivazioni viene escluso il meccanismo del reverse charge anche nel caso in cui la società stipula con il committente un contratto di appalto ed affida l’esecuzione dei lavori di posa in opera a terzi sulla base di contratti di subappalto.


Infatti, anche in tal caso, a prescindere dalla qualificazione giuridica data al contratto dalle parti, lo stesso si sostanzia in un contratto di fornitura con posa in opera se e nei limiti in cui le prestazioni, relative alla posa in opera dei pannelli, assumono una funzione accessoria rispetto alla cessione dei pannelli medesimi prodotti dalla società istante.


Stipula di un contratto di appalto tra committente ed impresa terza che, successivamente stipula un contratto di subappalto con l’associazione temporanea tra imprese (ATI), nell’ambito della quale la società, capogruppo dell’ATI, si limita alla fornitura dei pannelli, mentre altre imprese provvedono alla posa in opera.


In relazione al caso in cui un’Associazione temporanea d’imprese (ATI), priva di rilevanza esterna, stipula un contratto di subappalto in esecuzione del quale la società si limita a fornire i pannelli in acciaio-porcellanato dalla stessa prodotti, mentre la posa in opera degli stessi è affidata ad altra impresa dell’ATI, per individuare il regime IVA applicabile è necessario esaminare distintamente le prestazioni rese dalle singole associate.


In particolare, solo le prestazioni rispetto alle quali si verificano i presupposti oggettivi e  oggettivi richiesti per l’applicazione del nuovo regime dell’inversione contabile, vanno fatturate con le modalità previste dall’art. 17, comma 6, del D.P.R. n. 633/1972.


In altri termini, nell’ambito del contratto di subappalto stipulato dall’ATI, ai fini dell’individuazione del regime IVA applicabile, si deve distinguere tra prestazioni di servizi relative ad attività che si collocano nel comparto dell’edilizia, soggette al meccanismo del reverse charge, e prestazioni rese in esecuzione del medesimo contratto di subappalto, ma consistenti nella mera fornitura di beni, quindi escluse dal meccanismo dell’inversione contabile.


Pertanto, nel caso di specie, i presupposti per l’applicazione del meccanismo del reverse charge ricorrono esclusivamente in relazione all’impresa associata che esegue le prestazioni di posa in opera, mentre le prestazioni rese dalla società, giacché consistenti nella fornitura dei pannelli dalla stessa prodotti, sono sottratte al regime dell’inversione contabile.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 20/06/2008, n. 255)


 


 


5) Niente Detrazione Irpef per acquisto di integratori alimentari


Non spetta la detrazione dall’Irpef per l’acquisto di integratori alimentari, anche se acquistati dietro prescrizione medica.


Ciò poiché si tratta di prodotti alimentari non equiparabili a medicinali.


L’etichettatura, la presentazione e la pubblicità non gli attribuiscono proprietà terapeutiche né capacità di prevenzione o cura delle malattie. La somministrazione degli integratori è finalizzata a ottimizzare gli apporti nutrizionali.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 20/06/2008, n. 256)


 


 


6) Aliquota IVA applicabile alle esecuzioni musicali dal vivo e ai concerti vocali e strumentali


I “concerti vocali e strumentali”, soggetti ad Iva nella misura del 10%, sono manifestazioni musicali in cui i cantanti o i musicisti, singolarmente o in gruppo, eseguono una serie di brani musicali, secondo un programma prestabilito, in un luogo appositamente individuato e strutturalmente idoneo a consentire l’ascolto della musica da parte degli spettatori (ad esempio teatri, sale concerto, impianti sportivi eccetera).


Lo ha precisato l’agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 257/E del 20 giugno, che ha fornito chiarimenti in merito alla differenza fra le “esecuzioni musicali”, assoggettate a Iva con l’aliquota ordinaria, e i “concerti vocali e strumentali”, ai quali si applica l’aliquota Iva ridotta del 10%.


Le prestazioni musicali che non possono qualificarsi come concerti vocali e strumentali devono, invece, essere ricomprese nella disciplina generale delle “esecuzioni musicali di qualsiasi genere” (punto n. 1 della tariffa allegata al Dpr 640/1972, ovvero n. 3) della tabella C allegata al Dpr 633/1972), per le quali l’Iva si applica con l’aliquota ordinaria del 20% sia con riferimento ai corrispettivi dovuti dal pubblico sia ai compensi percepiti da cantanti e musicisti.


Il regime tributario applicabile alle “esecuzioni musicali di qualsiasi genere” è il seguente:


a) quando l’esecuzione musicale è pari o superiore al 50% della durata complessiva delle esecuzioni musicali, l’attività è classificata come “spettacolo” ed è assoggettata al solo regime ordinario sensi dell’art. 74-quater del DPR n. 633/1972, anche se effettuata in discoteche e sale da ballo;


b) quando l’esecuzione


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