Novità fiscali del 18 giugno 2008, in evidenza: conto corrente del professionista: prova dettagliata per ogni operazione; carta fiscale del viaggiatore; fisco: in arrivo le prime semplificazioni fiscali


 






Indice:


 


1) Liquidazione di TFR superiore a 10.000 euro: Necessita la verifica di Equitalia


 


2) Onere della prova per il contribuente in caso di operazioni inesistenti


 


3) Fisco: In arrivo le prime semplificazioni fiscali


 


4) Conto corrente del professionista: Prova dettagliata per ogni operazione


 


5) Come ristrutturare casa sfruttando i vantaggi fiscali


 


6) Carta fiscale del viaggiatore


 


7) Condono: Restituzione ritenute non versate ai lavoratori dipendenti


 


8) Erogazioni liberali alla Fondazione


 


9) Prova del valore normale nei trasferimenti immobiliari soggetti ad Iva


 


10) Assoggettabilità a IVA della tariffa di igiene ambientale (TIA)


 


 


 


1) Liquidazione di TFR superiore a 10.000 euro: Necessita la verifica di Equitalia


L’INPS, con il messaggio n. 13543/2008, ha comunicato che, in attuazione della Legge n. 222/2007 e del Decreto n. 40/2008, i pagamenti di TFR superiori a 10.000 euro a carico del Fondo di garanzia e del Fondo esattoriali, saranno effettuati previa richiesta di verifica a Equitalia che non sussistano debiti o pignoramenti in atto a carico del lavoratore beneficiario.


In particolare, se avviene il pignoramento, l’INPS trattiene un quinto della liquidazione dovuta al lavoratore e versa l’importo ad Equitalia.


Invece, se non vi è il pignoramento l’INPS trattiene un quinto della liquidazione dovuta al lavoratore per 30 giorni, in attesa di comunicazioni da Equitalia.


Trascorso tale termine, infine, liquida il quinto al lavoratore.


(INPS, messaggio n. 13543/2008)


 


 


2) Onere della prova per il contribuente in caso di operazioni inesistenti


La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15395 del 11 giugno 2008, nell’accogliere il ricorso, ha stabilito che è sufficiente che l’Amministrazione finanziaria fornisca qualche indizio circa l’inesistenza delle operazioni per le quali sono state emesse delle fatture, in materia di IVA, per invertire l’onere della prova a carico del contribuente.


Nel caso in cui, invece, l’Amministrazione finanziaria non sia in possesso di alcun elemento presuntivo di colpevolezza, l’onere di provare l’inesistenza delle operazioni grava sul fisco.


(Corte di Cassazione, sentenza n. 15395 del 11 giugno 2008, in Seac del 17/06/2008)


 


 


3) Fisco: In arrivo le prime semplificazioni fiscali


In arrivo l’accertamento con adesione semplificato se le imposte accertate non superano 20.000 euro.


Sarà presto eliminata la fideiussione bancaria o assicurativa per ottenere la rateizzazione di debiti fiscali e contributivi superiori a 50.000 euro.


Viene previsto anche l’aumento del tetto da 10mila a 50mila euro del limite per il blocco dei pagamenti della Pa.


Si tratta delle anticipazioni sul pacchetto delle misure fiscali che il Governo dovrebbe varare il 18/06/2008 (oggi) .


Controlli e semplificazioni


I soggetti sottoposti a controllo e per i quali la maggiore imposta accertata sia di importo minimo (la soglia potrebbe essere sui 20.000 euro), in base alle anticipazioni fornite, à avranno la possibilità di utilizzare la procedura più rapida del concordato a regime.


Sempre sul fronte delle semplificazioni fiscali, viene presumibilmente prevista l’ipotesi di una nuova abrogazione dell’elenco clienti fornitori così come quella dell’invio dei corrispettivi.


Riscossione


Per il settore della riscossione l’amministrazione finanziaria, per migliorare le possibilità di accesso alla rateizzazione dei debiti fiscali e contributivi iscritti a ruolo, pare voglia fare prevedere l’abolizione dell’obbligo della fideiussione bancaria e assicurativa per debiti di importo superiori ai 50.000 euro.


Sempre sul fronte della riscossione sembra prendere corpo l’ipotesi di elevare a 50.000 euro il limite, ora fissato a 10.000 euro, oltre il quale scatta il blocco dei pagamenti da parte della Pa nei confronti di creditori dello Stato ma con iscrizioni a ruolo per mancati pagamenti fiscali o contributivi.


Per semplificare ulteriormente la procedura, poi, non è stata esclusa la possibilità di eliminare l’obbligo del blocco dei pagamenti nei confronti della stessa pubblica amministrazione.


Inoltre, il Governo sta valutando la possibilità di introdurre una cedolare secca sugli affitti, anche se appare improbabile che la misura possa confluire nel pacchetto fiscale che dovrebbe essere approvato il 18/06/2008.


 



4) Conto corrente del professionista: Prova dettagliata per ogni operazione


Tutte le somme che transitano sul conto bancario, anche se cointestato, vanno imputate all’attività di lavoro autonomo, compresi i passaggi di denaro prima versato e poi prelevato che il contribuente attribuisce a somme “affidategli in amministrazione”.


Per non fare emettere l’accertamento deve dimostrare che quelle somme non sono frutto della sua attività e, sul fronte del passaggio di soldi, deve dare la prova analitica della inerenza alla sua professione di maneggio di denaro altrui di ogni singola movimentazione bancaria.


L’Amministrazione finanziaria è legittimata ad accertare il reddito presumendo che tutte le somme siano frutto dell’attività, e può, quindi, pretendere le maggiori imposte.


La prova contraria è a carico del contribuente che deve dettagliare ogni operazione, sulla provenienza e sull’inerenza con la sua attività.


Non è sufficiente dimostrare genericamente di avere fatto affluire su un proprio conto corrente bancario, nell’esercizio della propria professione, somme affidategli da terzi in amministrazione, ma è necessario fornire la prova per ogni singola movimentazione del conto.


Linea dura, pertanto, della Suprema Corte, assai favorevole all’Amministrazione finanziaria.


(Corte di Cassazione sentenza n. 14847 del 05/06/2008, e nota del 16/06/2008 del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro)


 


 


5) Come ristrutturare casa sfruttando i vantaggi fiscali


Sono oltre 3 milioni i cittadini italiani che, dal 1998, hanno ristrutturato un immobile usufruendo della detrazione Irpef, attualmente del 36% delle spese sostenute.


E proprio per consentire ai contribuenti di continuare ad utilizzare al meglio tutte le agevolazioni fiscali previste dalle norme per i lavori di recupero del patrimonio edilizio, l’Agenzia delle Entrate ha aggiornato la guida: “Ristrutturazioni edilizie: le agevolazioni fiscali”,  scaricabile, in formato pdf, dal sito dell’Agenzia, www.agenziaentrate.gov.it e in distribuzione gratuita presso gli uffici locali della stessa Agenzia.


Il manuale, pubblicato già nel 2004 e costantemente aggiornato on-line, presenta tutte le novità introdotte negli ultimi anni e in particolare quelle della Finanziaria 2008, che ha prorogato la detrazione fiscale del 36% a tutto il 2010, mantenendo alla stessa data anche l’aliquota Iva agevolata del 10%.


Chi può godere dei vantaggi fiscali e come fare, quali interventi sono ammessi alla detrazione, in che misura e per quali immobili, sono i quesiti ai quali la guida risponde.


E ancora, il tetto massimo della detrazione e le rate che si possono portare in diminuzione dall’Irpef indicandole nella dichiarazione dei redditi, nonché la comunicazione di inizio lavori da inviare al Centro operativo di Pescara, sono trattati diffusamente nell’opuscolo.


Un capitolo è anche dedicato all’aliquota Iva del 10% e, tra gli altri argomenti, anche la detrazione del 19% degli interessi passivi sui mutui.


In particolare, la detrazione Irpef riguarda le spese sostenute per eseguire gli interventi di manutenzione straordinaria, le opere di restauro e risanamento conservativo e i lavori di ristrutturazione edilizia per i singoli appartamenti e per gli immobili condominiali.


Gli interventi di manutenzione ordinaria sono ammessi all’agevolazione Irpef solo se riguardano determinate parti comuni di edifici residenziali.


Tra le spese per le quali compete la detrazione, oltre a quelle per l’esecuzione dei lavori, sono comprese:


– le spese per la progettazione e le altre prestazioni professionali connesse;


– le spese per prestazioni professionali comunque richieste dal tipo di intervento;


– le spese per la messa in regola degli edifici ai sensi della legge 46/90 (impianti elettrici) e delle norme UNICIG per gli impianti a metano (legge 1083/71);


– le spese per l’acquisto dei materiali;


– il compenso corrisposto per la relazione di conformità dei lavori alle leggi vigenti;


– le spese per l’effettuazione di perizie e sopralluoghi;


– l’IVA, l’imposta di bollo e i diritti pagati per le concessioni, le autorizzazioni e le denunzie di inizio lavori;


– gli oneri di urbanizzazione;


– gli altri eventuali costi strettamente collegati alla realizzazione degli interventi nonché agli adempimenti stabiliti dal regolamento di attuazione degli interventi agevolati.


Non vengono, invece, consentite, tra quelle oggetto della detrazione, le spese di trasloco e custodia dei mobili per il periodo necessario all’effettuazione degli interventi di recupero edilizio.


Trasferimento dell’inquilino o del comodatario


La cessazione dello stato di locazione o comodato non fa venire meno il diritto alla detrazione in capo all’inquilino o al comodatario che hanno eseguito gli interventi oggetto della detrazione, i quali continueranno quindi a fruirne fino alla conclusione del periodo di godimento.


Cumulabilità con la detrazione Irpef per il risparmio energetico


La legge finanziaria 2008 ha prorogato anche la detrazione Irpef del 55% a favore dei contribuenti che effettuano interventi di riqualificazione energetica negli edifici entro il 31 dicembre 2010.


La detrazione d’imposta del 36% per gli interventi di recupero edilizio non è cumulabile con le agevolazioni fiscali previste per i medesimi interventi dalle disposizioni finalizzate al risparmio energetico.


Aliquota IVA agevolata


Per effetto della proroga disposta dalla legge Finanziaria per il 2008, sugli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria per il recupero del patrimonio edilizio a prevalente destinazione abitativa, effettuati fino al 31 dicembre 2010, si applica l’aliquota Iva agevolata del 10%.


L’aliquota agevolata è applicabile sia alle prestazioni di lavoro che alla fornitura di materiali e di beni, purché, questi ultimi, non costituiscano una parte significativa del valore complessivo della prestazione.


La detrazione Irpef del 19% degli interessi passivi sui mutui


La guida poi ricorda che i contribuenti, che intraprendono la ristrutturazione e/o la costruzione della loro casa di abitazione principale, possono detrarre dall’Irpef, nella misura del 19%, gli interessi passivi e i relativi oneri accessori pagati sui mutui ipotecari, per costruzione e ristrutturazione dell’unità immobiliare, stipulati con soggetti residenti nel territorio dello Stato o di uno Stato membro dell’Unione europea, ovvero con stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di soggetti non residenti.


L’importo massimo sul quale va calcolata la detrazione del 19% è pari a 2.582,28 euro complessivi per ciascun anno d’imposta.


Per costruzione e ristrutturazione si intendono tutti gli interventi realizzati in conformità al provvedimento comunale che autorizzi una nuova costruzione, compresi gli interventi di ristrutturazione edilizia di cui all’art. 31, comma 1, lett. d), della legge 5 agosto 1978, n. 457 (ora trasfuso nell’articolo 3 del Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, approvato con D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380).


Per abitazione principale si intende quella nella quale il contribuente e/o i suoi familiari dimorano abitualmente.


A tal fine rilevano le risultanze dei registri anagrafici o l’autocertificazione, con la quale il contribuente può attestare anche che dimora abitualmente in luogo diverso da quello indicato nei registri anagrafici.


Per usufruire della detrazione in questione è necessario che siano rispettate le seguenti condizioni:


– il mutuo deve essere stipulato nei sei mesi antecedenti la data di inizio dei lavori di costruzione o nei diciotto mesi successivi; tale ultimo termine di diciotto mesi è stato elevato a partire dal 1° dicembre 2007 (fino al 30 novembre era di sei mesi);


– l’immobile deve essere adibito ad abitazione principale entro sei mesi dal termine dei lavori di costruzione;


– il contratto di mutuo deve essere stipulato dal soggetto che avrà il possesso dell’unità immobiliare a titolo di proprietà o di altro diritto reale.


La detrazione è limitata all’ammontare degli interessi passivi riguardanti l’importo del mutuo effettivamente utilizzato in ciascun anno per la costruzione dell’immobile.


(Agenzia delle Entrate, comunicato Stampa del 17/06/2008)


 


 


6) Carta fiscale del viaggiatore


E’ stata pubblicata, nel mese di giugno 2008, la nuova carta doganale del viaggiatore.


Sono costanti i controlli sui viaggiatori in provenienza/partenza da/per l’Estero.


Per tali soggetti è stata dedicata la nuova “Carta doganale del viaggiatore”, che riassume le principali disposizioni vigenti e le procedure applicate.


L’obiettivo è quello di munire tutti coloro che attraversano gli spazi doganali di uno strumento di facile e immediata consultazione.


Divisa in due parti – viaggi da/verso Paesi extracomunitari e viaggi nell’ambito dell’Unione Europea – la Carta riporta tutte le informazioni necessarie per lo sdoganamento dei beni che più frequentemente i viaggiatori portano al seguito.


Importazione


Sono esenti dai diritti doganali i beni importati di valore complessivo non superiore a 175 €, contenuti nel bagaglio personale del viaggiatore in arrivo da un Paese non facente parte dell’Unione Europea, purché tali importazioni abbiano carattere occasionale ed i beni siano destinati all’uso personale o familiare del viaggiatore.


Se il valore del bene supera 175 €, il viaggiatore è tenuto al pagamento dei diritti doganali afferenti l’intero valore del bene acquistato.


Il limite si riduce da 175 € a 90 € per i minori di 15 anni.


Nel valore complessivo di 175 € non deve essere considerato il valore di:


– Sigarette fino a 200 pezzi;


– sigaretti fino a 100 pezzi


– sigari fino a 50 pezzi


– tabacco da fumo fino a 250 grammi.


Esportazione


Non sono previsti limiti di valore o quantitativi per le esportazioni di beni a seguito del viaggiatore in partenza per un Paese non facente parte dell’Unione Europea.


I viaggiatori residenti o domiciliati fuori dell’Unione Europea possono ottenere lo sgravio o il rimborso dell’IVA inclusa nel prezzo di vendita dei beni acquistati in Italia.


Tale beneficio può essere concesso a condizione che:


– il valore complessivo dell’acquisto sia superiore a 154,94 € (IVA inclusa);


– la merce sia destinata all’uso personale o familiare e sia trasportata nei bagagli personali;


– l’acquisto risulti da una fattura con la descrizione della merce, i dati anagrafici del viaggiatore stesso e gli estremi del suo passaporto o di un altro documento dello stesso valore;


– la merce venga trasportata fuori dal territorio dell’Unione Europea entro i tre mesi successivi al mese di acquisto;


– la merce acquistata e la relativa fattura vengano esibite all’Ufficio doganale di uscita dal territorio dell’U.E. che deve apporre sulla documentazione commerciale il VISTO DOGANALE a riprova dell’avvenuta uscita delle merci dal territorio comunitario;


– la fattura così convalidata venga restituita al venditore italiano entro i quattro mesi successivi al mese di acquisto.


Per ottenere il beneficio dello sgravio o del rimborso dell’IVA inclusa nel prezzo di vendita dei beni acquistati, la merce deve essere sempre esibita all’ufficio doganale.


Possono, tuttavia, usufruire del beneficio anche i beni che non vengano trasportati fuori dal territorio doganale comunitario direttamente nel bagaglio a seguito del passeggero, ma che siano inoltrati al domicilio estero del proprietario come bagaglio “non accompagnato”.


In questo caso i beni vengono, infatti, affidati alla compagnia aerea per la spedizione a destinazione e sono oggetto di un contratto di trasporto aereo che si perfeziona con l’emissione, da parte del vettore, della cosiddetta Lettera di Trasporto Aereo (LTA).


Ai fini del rimborso o dello sgravio dell’IVA, l’ufficio doganale di uscita apporrà il prescritto visto soltanto a condizione che:


– vi sia identità tra la merce descritta sulla Lettera di Trasporto Aereo (LTA) e quella indicata sulla fattura rilasciata dal venditore;


– il nominativo del mittente e quello del destinatario dei beni spediti coincidano;


– sulla Lettera di Trasporto Aereo (LTA) siano riportati gli estremi del medesimo documento di riconoscimento del viaggiatore straniero (passaporto o altro documento dello stesso valore) che risultano indicati sulla fattura di vendita emessa dal venditore italiano.


I viaggiatori muniti di un unico biglietto aereo ed in possesso di doppia carta d’imbarco, una per il primo volo nazionale o comunitario e l’altra per la successiva destinazione finale extracomunitaria (es. Bari – Roma – New York oppure Milano – Francoforte – Tokio), possono ottenere il visto doganale, necessario allo sgravio o al rimborso dell’IVA, presso


l’ufficio doganale nazionale sito nell’aeroporto di partenza (nell’esempio descritto Bari o Milano).


Esistono attualmente alcune società TAX FREE autorizzate ad effettuare il rimborso immediato dell’IVA, già al momento dell’uscita della merce dal territorio italiano (o comunitario), senza cioè che il viaggiatore debba restituire la fattura al venditore.


Il servizio comporta il pagamento di un corrispettivo che dette società detraggono direttamente dall’ammontare dell’IVA rimborsata al viaggiatore straniero.


In ogni caso, il rimborso dell’IVA non viene mai effettuato dagli Uffici doganali.


Valuta


L’importazione e/o l’esportazione di valuta o altri titoli e valori mobiliari è libera per importi complessivi inferiori a 10.000 €.


Oltre questo importo è necessario compilare un apposito formulario da depositare presso gli uffici doganali al momento dell’entrata o dell’uscita dal territorio doganale.


La mancata dichiarazione costituisce violazione della normativa valutaria.


Tale violazione comporta il sequestro amministrativo, nel limite del 40%, dell’importo in eccedenza il valore di 10.000 € ed una sanzione amministrativa fino al 40% della stessa somma eccedente.


L’importo sequestrato sarà restituito solo al pagamento della sanzione, fissata dalla Banca d’Italia.


(Carta fiscale del viaggiatore, giugno 2008)


 


 


7) Condono sisma Sicilia 1990: Restituzione ritenute non versate ai lavoratori dipendenti


Le ritenute Irpef non versate all’Erario per effetto del condono relativo al sisma del dicembre 1990 in Sicilia, se si intende restituirle ai dipendenti, costituiscono delle liberalità


Tali somme rilevano fiscalmente sia per l’impresa – per la quale rappresentano un costo indeducibile che, se annotato nel conto economico, va recuperato a tassazione – sia per i dipendenti, per i quali costituiscono reddito.


La somma che il sostituto intende restituire ai propri dipendenti, non va considerata come restituzione di imposta in precedenza trattenuta e, come tale, non tassabile.


Ciò considerata la definitività dei rapporti tributari sia per il dipendente, il quale ha assolto il suo debito d’imposta nel momento in cui ha subito le ritenute, sia per il sostituto che ha regolato il suo rapporto con il fisco tramite la definizione da condono.


Infatti, considerare le somme che il sostituto intende restituire come parte delle ritenute effettuate e quindi come imposta, significherebbe estendere gli effetti del condono anche al sostituito.


Nè, peraltro, rileva ai fini della qualificazione della natura delle somme in questione, il fatto che il sostituto le abbia contabilizzate come sopravvenienze attive non soggette a tassazione per effetto della procedura di definizione agevolata che le ha generate.


Invece, la somma che si intende restituire non è più ricollegabile, almeno sotto il profilo fiscale, ai rapporti antecedenti e definitivamente chiusi.


Detta somma costituisce, piuttosto, una liberalità riconducibile, comunque, al rapporto di lavoro dipendente e rappresenta per l’impresa un costo indeducibile che, se annotato nel conto economico, deve essere recuperato a tassazione in sede di dichiarazione dei redditi.


Nei confronti dei lavoratori dipendenti, invece, le somme corrisposte hanno natura reddituale e, pertanto, devono essere assoggettate a tassazione.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 17/06/2008, n. 247)


 


 


8) Erogazioni liberali alla Fondazione


Le erogazioni in favore di fondazioni impegnate nell’organizzazione di mostre sono fiscalmente deducibili solo se tali enti non commerciali, dotati di personalità giuridica, espongono beni di rilevante interesse culturale e se la loro finalità non lucrativa è provata da apposite clausole statutarie e dalla loro effettiva osservanza.


Rientra, inoltre, nel concetto di “valorizzazione” del patrimonio culturale la fruizione pubblica di un immobile dichiarato meritevole di tutela, attraverso l’organizzazione stabile di risorse per la sua costituzione come spazio promotore di cultura.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 17/06/2008, n. 249)


 


 


 


9) Prova del valore normale nei trasferimenti immobiliari soggetti ad Iva finanziati mediante mutui fondiari o finanziamenti bancari erogati per importi superiori al costo di acquisto


Se il cessionario stipula un contratto di mutuo bancario per un importo superiore al corrispettivo dichiarato nell’atto di compravendita al fine di sostenere anche altre spese relative all’acquisto dell’immobile, vigendo la presunzione legale, in sede di accertamento, il contribuente può sempre fornire la prova che l’ammontare del finanziamento rilevante per la determinazione del valore normale è solo parte di quello risultante dall’operazione di credito.


Peraltro, nel contratto di mutuo va specificato che parte della somma mutuata non è destinata a sostenere l’acquisto dell’immobile, e, per vincere la presunzione va, inoltre, fornita la prova documentale della diversa destinazione del predetto ammontare, con conseguente onere delle parti di conservare adeguata documentazione.


In definitiva, il cedente deve indicare nell’atto di compravendita dell’immobile il corrispettivo effettivamente pattuito con il cessionario e ad assolvere l’Iva sulla base dell’ammontare complessivo degli stessi corrispettivi, secondo le condizioni contrattuali.


Ai fini delle imposte dirette, invece, il ricavo della cessione va determinato, ai sensi dell’art. 85 del Tuir, sulla base del corrispettivo della cessione del bene alla cui produzione o al cui scambio é diretta l’attività dell’impresa che coincide con l’importo indicato in fattura.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 17/06/2008, n. 248)


 


 


10) Assoggettabilità a IVA della tariffa di igiene ambientale (TIA)


La tariffa di igiene ambientale (Tia) deve essere assoggettata all’Iva, con applicazione dell’aliquota agevolata del 10%, poiché costituisce il corrispettivo per il servizio di gestione dei rifiuti solidi urbani.


Mentre l’utente non può chiedere il rimborso dell’Iva riferita alle annualità pregresse, giacché, per il meccanismo applicativo dell’imposta, rimane estraneo al rapporto concernente il pagamento della stessa.


In particolare, è in ogni caso, preclusa all’utente finale del servizio la possibilità di presentare all’Amministrazione finanziaria istanza di rimborso dell’IVA applicata sulla TIA per le annualità pregresse.


Secondo la consolidata giurisprudenza della Corte di Cassazione, infatti, la disciplina in materia di IVA delinea la sussistenza di tre distinti rapporti giuridici “collegati, ma che non interferiscono fra di loro”, intercorrenti tra cedente (o prestatore) ed Amministrazione finanziaria – relativamente al pagamento dell’imposta – tra cedente (o prestatore) e cessionario (o committente) – in ordine all’esercizio della rivalsa – e fra cessionario (o committente) ed Amministrazione finanziaria – relativamente alla detrazione dell’IVA assolta in via di rivalsa.


Ne deriva che solo il cedente o prestatore ha titolo ad agire per il rimborso dell’imposta nei confronti dell’Amministrazione finanziaria la quale, essendo estranea al rapporto tra cedente (o prestatore) e cessionario (o committente), non può essere tenuta a rimborsare direttamente a quest’ultimo quanto dallo stesso versato in via di rivalsa (Cass. 6419 del 22 aprile 2003).


Pertanto, con riferimento al caso di specie, l’utente finale del servizio, giacché estraneo al rapporto concernente il pagamento dell’imposta, é privo della legittimazione attiva a chiedere l’eventuale rimborso dell’IVA all’Agenzia delle Entrate e ad instaurare – in caso di rifiuto espresso o tacito da parte dell’Amministrazione finanziaria – il giudizio relativo alla debenza del tributo innanzi al giudice tributario.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 17/06/2008, n. 250)


 


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Di Vincenzo D’Andò


 


 


 


 


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