La tracciabilità del denaro e il codice civile


         Come è ormai a tutti noto, il D.L. n. 223/06, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 248/06, ha previsto – per la prima volta – l’obbligo di riscossione dei  compensi  mediante strumenti finanziari tracciabili  e  non  in  contanti,  fatta  eccezione  per  somme unitarie inferiori a 100 euro.


         In ordine al limite dei 100 euro, il  comma  12-bis, dell’art. 35,  ha disposto che detto limite si applichi solo a partire  dal  1° luglio 2008.


         Dall’entrata in vigore della legge di conversione del D.L. n. 223/06 – 12 agosto 2006 – e fino al 30 giugno 2007 il limite al di sotto del quale i  compensi  possono  essere incassati in contanti è stato fissato in 1.000 euro. 


 


         Per il periodo compreso tra il 1° luglio 2007  e  il  30  giugno  2008, infine, il limite è stabilito in 500 euro.


         Tale norma è stata riscritta dal comma 69 dell’art. 1 della Finanziaria 2007 (legge n. 296/2006). Infatti, all’art. 35 del D.L. 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, il comma 12-bis è stato adesso previsto che:


– il limite di 100 euro di cui al quarto comma dell’articolo 19 del D.P.R. n. 600/73, si applica a decorrere dal 1º luglio 2009;


– dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del D.L. citato – 1° gennaio 2007 – e sino al 30 giugno 2008 il limite è stabilito in 1.000 euro;


– dal 1º luglio 2008 al 30 giugno 2009 il limite è stabilito in 500 euro.


 


         Tale norma – che ha suscitato malumori da più parti – va comunque letta oggi alla luce della sentenza della Corte di Cassazione Civile a Sezioni Unite, n. 26617 del 18 dicembre 2007.


         Per la Cassazione, la questione investe se nelle obbligazioni pecuniarie abbia efficacia estintiva solo il pagamento in moneta contante, oppure anche mediante consegna di assegni circolari. La questione si risolve in quella se il creditore possa rifiutare senza giustificato motivo il pagamento che il debitore intenda effettuare con assegni circolari e pretendere che avvenga con la corresponsione di denaro contante, pena l’inadempimento e gli effetti conseguenti di “mora debendi”.


 


         Il tema dell’indagine è quindi il carattere obbligatorio della modalità del pagamento con dazione di moneta avente corso legale e correlativamente la rifiutabilità di mezzi alternativi di pagamento.


         La disciplina del sistema codicistico di pagamento delle obbligazioni pecuniarie è contenuta negli artt. 1277, 1182, 1197 c.c.


         Per la Cassazione, “considerato che nell’ambiente socio-economico l’assegno circolare e quello bancario costituiscono mezzi normali di pagamento; che la circolazione del denaro tende a realizzarsi con strumenti sempre più sofisticati affrancati dalla consegna materiale di numerario per ragioni di sicurezza e velocizzazione  dei  rapporti;  che collateralmente alla disciplina codicistica è cresciuta una legislazione che ha introdotto sistemi alternativi di pagamento, rendendoli spesso obbligatori, si impone un’interpretazione evolutiva, costituzionalmente orientata, dell’art. 1277 che superi il dato letterale e, cogliendone l’autentico senso, lo adegui alla mutata realtà”.


         Pertanto, l’espressione “moneta avente corso legale nello Stato al momento del pagamento sta a significare “che i mezzi monetari impiegati si debbono riferire al sistema valutario nazionale, senza che se ne possa indurre alcuna definizione della fattispecie del pagamento solutorio”.


         In altri termini la moneta avente corso legale non è l’oggetto del pagamento, che è rappresentato dal valore monetario o quantità di denaro, così che con questa interpretazione dell’art. 1277 “risultano ammissibili altri sistemi di pagamento, purché garantiscano al creditore il medesimo effetto del pagamento per contanti e, cioè, forniscano la disponibilità della somma di denaro dovuta”.


Meditate gente, meditate….




9 giugno 2008  


commercialista telematico


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