Novità fiscali del 9 maggio 2008. In evidenza: estromissione dei beni strumentali dell’imprenditore individuale; IVA: termine di decadenza per l’esercizio del diritto alla detrazione; società non operative

    Indice:   1) Cartelle di pagamento ancora “mute”   2) Principio contabile OIC 5   3) Gestioni lavoratori autonomi: Tariffe relative ai trattamenti previdenziali   4) Cessioni intracomunitarie di beni: Prova dell’avvenuta spedizione dei beni in altro Stato dell’Unione Europea   5) E’ pronto l’Annuario del Contribuente 2008   6) IVA:  Termine di decadenza […]

 






 


Indice:


 


1) Cartelle di pagamento ancora “mute”


 


2) Principio contabile OIC 5


 


3) Gestioni lavoratori autonomi: Tariffe relative ai trattamenti previdenziali


 


4) Cessioni intracomunitarie di beni: Prova dell’avvenuta spedizione dei beni in altro Stato dell’Unione Europea


 


5) E’ pronto l’Annuario del Contribuente 2008


 


6) IVA:  Termine di decadenza per l’esercizio del diritto alla detrazione


 


7) Estromissione dei beni strumentali dell’imprenditore individuale solo quando è soddisfatto il requisito del possesso


 


8) Società non operative – Scioglimento deliberato prima: No aliquote dell’imposta sostitutiva più basse


 


9) Esenzioni IVA: Regime di intermediazione nell’ambito delle operazioni di assicurazione


 


 


1) Cartelle di pagamento ancora “mute”


Cartelle di pagamento: La mancata indicazione tassativa del responsabile del procedimento determina, in concreto, una limitazione al diritto di difesa, perché il contribuente non é nelle condizioni di conoscere il nominativo cui rivolgersi.


Anche il successivo avviso di fermo amministrativo dell’autovettura è nullo se manca l’indicazione del responsabile. Contro tale atto si può ricorrere in maniera autonoma.


La nuova normativa


In base al Decreto Milleproroghe (D.L. n. 248/2007, convertito in legge n. 31/2008) la cartella di pagamento (di cui all’art. 25 del D.P.R. n. 602/73) deve contenere a pena di nullità, l’indicazione del responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo e di quello di emissione e di notificazione della stessa cartella.


Le neo disposizioni si applicano ai ruoli consegnati agli agenti della riscossione a decorrere dal 1° giugno 2008; la mancata indicazione dei responsabili dei procedimenti nelle cartelle di pagamento relative ai ruoli consegnati prima di tale data non è causa di nullità delle stesse.


In particolare, le cartelle di pagamento dovranno contenere, a pena di nullità, anche:


– L’indicazione del responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo;


– l’indicazione del responsabile di emissione e di notificazione delle cartelle stesse.


Tali nuove disposizioni sono applicabili ai ruoli consegnati agli agenti della riscossione a decorrere dal 1°giugno 2008.


In relazione a tale normativa, quindi, la mancata indicazione dei responsabili dei procedimenti non è comunque causa di nullità delle cartelle di pagamento, qualora queste siano relative a ruoli consegnati prima del 1° giugno.


Tale disposizione di legge nel sanare il vizio di nullità delle cartelle mute, emanate in data precedente al 1° giugno 2008, realizza una sanatoria che in teoria (e solo in teoria) porrebbe la parola fine sulla polemica creatasi intorno all’interpretazione dell’art. 7, comma 2, lett. a), dello Statuto cit. e all’ordinanza n. 377 del 2007 della Corte Costituzionale.


In sostanza, la sanatoria riguarda:


– le cartelle già notificate in data anteriore al 1° giugno 2008;


– le cartelle notificate dopo tale data, ma relative a ruoli consegnati all’agente della riscossione prima del 1° giugno 2008.


Il contenuto della nuova cartella di pagamento, perciò, prevede un’informativa piuttosto allargata, estesa oltre che al responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo, anche al responsabile dell’emissione (agente della riscossione) e al responsabile della notificazione.


L’Agenzia delle Entrate ha ignorato (circolare n. 16/2008) che le norme dello Statuto del Contribuente sono disposizioni speciali di rango costituzionale, quindi applicabili anche nei rapporti tributari prima dell’entrata in vigore della Legge n. 212/2000, come opportunamente rilevato dalla Corte di Cassazione – Sezione Tributaria – con la sentenza n. 21513 del 06/10/2006.


L’indicazione del responsabile è un elemento essenziale a pena di nullità, e tale deve essere considerato anche per il passato, altrimenti é un puro elemento di semplice irregolarità, che come tale deve valere anche per il futuro.


Pertanto, non si comprende perché tale indicazione sia da intendersi a pena di nullità per il futuro e non per il passato.


In ogni caso, in occasione dell’entrata in vigore della suddetta norma è auspicabile che le Commissioni tributarie, anche d’ufficio, rimettano gli atti alla Corte Costituzionale, la quale nell’interpretare la propria ordinanza, chiarisca se l’indicazione del responsabile è a pena di nullità e, come tale, necessariamente dichiarare incostituzionale l’art. 36 cit.


Gli evidenti profili di incostituzionalità della nuova normativa.


Anche dopo la modifica legislativa, di cui all’art. 36, comma 4 ter, del D.L. n. 248 del 31/12/2007, convertito in legge n. 31 del 28/02/2008, la querelle per certi versi continua.


Dopo avere illustrato la parte che nega l’esistenza di una sanatoria delle cartelle mute per il passato, posto che l’indicazione del responsabile del procedimento disciplinata dalla nuova normativa non può che essere la medesima prescritta dall’art. 7 dello Statuto, tale sanatoria di fatto si verificherà.


È il caso, quindi, di soffermarsi sui gravissimi profili di illegittimità costituzionale dell’art. 36, comma 4 – ter diritti costituzionali (articoli 3, 24 e 97 della Cost.), che in quanto tali sono insopprimibili per definizione, siano volti ad apprestare una tutela piena al contribuente, tutela che non può e non deve essere limitata e condizionata ad ambiti temporali predeterminati, ma che deve poter essere invocata sempre e comunque dai soggetti cui è destinata.


In relazione a tali rilievi critici, pertanto, non rimane che osservare come la norma di cui all’art. 36 comma 4 – ter cit., realizzando un’iniqua sanatoria pro – fisco, si ponga completamente al di fuori dell’ordinamento costituzionale – tributario cogente attuato per mezzo dello Statuto dei diritti del contribuente.


Anche le ganasce anonime sono nulle


Si deve ritenere che l’ingiusta sanatoria posta in essere con il Decreto Milleproroghe (D.L. n. 248/2007, convertito in L. n. 31 del 2008) sia esclusivamente rivolta alle cartelle esattoriali, non toccando gli altri atti emessi dal concessionario quali, appunto, i provvedimenti cautelari come il fermo amministrativo e l’iscrizione di ipoteca, che necessitano anch’essi dell’indicazione del responsabile del procedimento, pena la loro nullità.


Questi principi sono stati ampiamente condivisi da una recente pronuncia della Commissione Tributaria Provinciale di Torino, che con sentenza n. 2742/2007 depositata il 03/03/2008, ha accolto l’eccezione del contribuente annullando il fermo amministrativo senza l’indicazione del responsabile del procedimento.


(di Maurizio Villani, Cartelle mute: In attesa del pronunciamento della corte costituzionale, Analisi normativa del 07/05/2008)


 


 


2) Principio contabile OIC 5


Bilanci di liquidazione sulla base della normativa civilistica anche per le società che adottano i principi contabili internazionali


Il 6 maggio 2008 il Consiglio di Gestione dell’OIC ha approvato il Principio contabile OIC 5 Bilanci di liquidazione.


Tale principio dovrà essere applicato anche dalle società italiane che redigono i bilanci con i principi contabili internazionali.


Il Principio è stato inviato alle Autorità (Banca d’Italia, Consob, Isvap, Ministero dell’Economia e Ministero della Giustizia) in maniera tale che possano esprimere il loro parere in linea con quanto previsto dallo Statuto.


Il documento è disponibile in sola lettura, nel sito della Fondazione OIC, in:


I documenti – Bilancio e contabilità – Principi contabili aggiornati alla riforma.


Le finalità di tale documento sono quelle di individuare il tipo e le caratteristiche dei bilanci ed altri documenti contabili previsti.


Il documento riguarda particolarmente la liquidazione volontaria delle società di capitali e, quindi, la disciplina contenuta negli artt. da 2484 a 2496 del Codice civile.


Ma detto documento concerne anche i bilanci di liquidazione redatti dalle società lucrative di persone e dalle società cooperative.


Infine, anche le società italiane che redigono i bilanci con i principi contabili internazionali sono obbligate, al verificarsi di una delle cause di scioglimento ad applicare le disposizioni sulla liquidazione previste dal codice civile, anche perché non esistono documenti (IAS/IFRS) sui bilanci nella fase di liquidazione.


(Fondazione OIC, nota del 07/05/2008)


 


 


3) Gestione lavoratori autonomi: Tariffe relative ai trattamenti previdenziali


Dal 6 maggio 2008, per i trattamenti previdenziali degli iscritti alle gestioni speciali per i lavoratori autonomi, le tariffe per il calcolo della riserva matematica ai fini dell’applicazione dell’art. 13 della legge 1338/1962 sono state adeguate con decreto pubblicato in G.U..


Per le domande presentate prima del 6 maggio 2008, e non ancora definite, si continuano ad applicare le tariffe approvate con dm 29 febbraio 1988.


(D.M. Ministero del lavoro e della previdenza sociale 22/04/2008, G.U. 06/05/2008, n. 105)


 


 


4) Cessioni intracomunitarie di beni: Prova dell’avvenuta spedizione dei beni in altro Stato dell’Unione Europea


Nell’ambito delle cessioni intracomunitarie di beni, l’applicazione del regime di non imponibilità viene subordinato alla sussistenza di determinati requisiti tra cui, quello del trasferimento dei beni da un Paese membro dell’Unione Europea ad un altro (cd. requisito territoriale).


A tale riguardo, la risoluzione n. 345/E del 28/11/2007, ha fornito chiarimenti su quali siano i documenti che possano comprovare l’effettiva destinazione e movimentazione dei beni ceduti in altro Stato membro dell’Unione Europea.


Cessioni intracomunitarie di beni


Le cessioni intracomunitarie di beni costituiscono, ai fini IVA, operazioni “non imponibili”; ciò determina, che:


– il cedente, soggetto passivo d’imposta identificato ai fini IVA in Italia emette fattura senza applicazione dell’IVA con l’indicazione della relativa norma di non imponibilità (art. 41 del D.L. n. 331/1993);


– l’acquirente, soggetto passivo d’imposta identificato in un altro Paese dell’Unione Europea, assolve l’IVA nel Paese di destinazione (integra la fattura inviatagli dal cedente ed annota la stessa sia nel registro degli acquisti sia delle vendite).


Tuttavia, affinché la cessione di beni possa essere qualificata come operazione intracomunitaria occorre che sussistano i seguenti requisiti:


a) status di operatore economico del cedente nazionale e del cessionario comunitario (requisito soggettivo);


b) onerosità dell’operazione avente ad oggetto l’acquisizione della proprietà o di altro diritto reale su beni mobili materiali (requisito oggettivo);


c) effettiva movimentazione dei beni, con partenza dall’Italia ed arrivo in altro Stato membro (requisito territoriale).


A differenza delle cessioni all’esportazione, per le quali il Legislatore ha specificatamente previsto quale sia il mezzo di prova per dimostrare l’uscita dal territorio comunitario (1), per le cessioni intracomunitarie, la Direttiva Comunitaria in materia di IVA e la normativa interna, non prevedono precisi elementi di prova; tale “mancanza” si giustifica in ragione del fatto che la realizzazione del Mercato comune europeo prevedeva tra i principi ispiratori quello dell’abbattimento delle frontiere fiscali.


Pertanto, sul caso è dovuta intervenire l’Agenzia delle Entrate, che con la risoluzione n. 345/2007, ha, per la prima volta, elencato i seguenti mezzi di prova che il cedente può validamente esibire ai fini di provare che i beni siano stati effettivamente spediti in altro Stato membro dell’Unione Europea:  


– Fattura di vendita all’acquirente comunitario, emessa ai sensi del citato art. 41 del D.L. n. 331/1993;


– elenchi intrastat relativi alle cessioni intracomunitarie effettuate;


– documento di trasporto “CMR” firmato dal trasportatore per presa in carico della merce e dal destinatario per ricevuta. A tal fine, il CMR (“Convention des Merchandise par Route”) ovvero la lettera di vettura, che costituisce la lettera di spedizione;


– rimessa bancaria dell’acquirente relativa al pagamento della merce.


Tuttavia, in alcuni casi il citato “CMR” non é facile reperirlo, come nel caso delle cd. spedizioni di beni complesse.


Per tale problematica autorevole dottrina (A. Antonelli in circolare n. 16/2008) ritiene che, comunque, la normativa non impedisce al contribuente, al quale sia contestata la natura intracomunitaria delle cessioni operate, di fornire la prova sull’effettività dell’operazione producendo, ad es. soltanto le fatture dell’autotrasportatore, recanti le tratte percorse, i documenti di trasporto emessi dal cedente, con l’indicazione del luogo di destinazione dei beni.


In definitiva si tratta di un mera interpretazione della normativa comunitaria e che, come tale, deve pur sempre essere ancorata ai criteri interpretativi fissati dalla stessa giurisprudenza comunitaria.


 


Nota (1)


vidimazione apposta dalla dogana di uscita sul DAU, ovvero, per le operazioni soggette alla nuova procedura doganale in vigore dal 1/7/2007 che prevede la rilevazione elettronica dei transiti mediante il sistema ECS dal messaggio “risultati di uscita” inviato dalla dogana di uscita dalla dogana di esportazione, registrato nel sistema informativo doganale nazionale)


 


 


5) E’ pronto l’Annuario del Contribuente 2008


E’ già disponibile sul sito Internet dell’Agenzia www.agenziaentrate.gov.it.


La guida al mondo del Fisco, ricca di informazioni utili sia per far valere i propri diritti che per adempiere al meglio ai propri doveri, sarà disponibile gratuitamente presso gli uffici dell’Agenzia a partire dai prossimi giorni.


L’Annuario rappresenta la pubblicazione più completa dell’Agenzia delle Entrate: aggiornato con le novità della manovra finanziaria 2008.


(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 08/05/2008)


 


 


 


6) IVA:  Termine di decadenza per l’esercizio del diritto alla detrazione


Non contrasta con la VI direttiva IVA la normativa italiana che prevede un termine di decadenza per l’esercizio del diritto a detrazione: Ciò a condizione che siano rispettati i principi di equivalenza e di effettività .


Con particolare riferimento al principio di effettività, non può ritenersi violato per il solo fatto che all’amministrazione fiscale sia riconosciuto – ai fini dell’accertamento dell’IVA non assolta – un termine che eccede quello concesso ai soggetti passivi per l’esercizio del loro diritto a detrazione.


Tuttavia, non è ammissibile una prassi di rettifica delle dichiarazioni e di accertamento dell’imposta che sanzioni l’inosservanza degli obblighi contabili e di dichiarazione, con il diniego del diritto a detrazione in caso d’applicazione del regime del reverse charge.


Termine di decadenza 


Gli Stati membri possono pretendere che il diritto a detrazione sia esercitato nel corso del periodo in cui il diritto stesso è sorto, ovvero nel corso di un periodo più lungo, fatta salva l’osservanza di talune condizioni e modalità fissate dalle rispettive normative nazionali.
La possibilità di esercitare il diritto a detrazione senza alcuna limitazione temporale contrasta, peraltro, col principio della certezza del diritto .


Alla luce di ciò la Corte di Giustizia CE non ha accolto la tesi secondo cui il diritto a detrazione non vada assoggettato ad alcun termine di decadenza.


Inoltre, un termine di decadenza la cui scadenza porti a sanzionare il contribuente non sufficientemente diligente – che abbia omesso di richiedere la detrazione dell’IVA a monte – privandolo del diritto a detrazione, non può essere considerato incompatibile col regime instaurato dalla VI direttiva, a condizione che ciò:


Si applichi allo stesso modo ai diritti analoghi in materia fiscale fondati sul diritto interno e a quelli fondati sul diritto comunitario (principio di equivalenza);


– non renda praticamente impossibile o eccessivamente difficile l’esercizio del diritto a detrazione (principio di effettività ).


Il termine di decadenza biennale per l’esercizio del diritto a detrazione dell’IVA, posto dall’art. 19, comma 1, D.P.R. n. 633/1972, non viola tali principi, in particolare non può di per sé stesso rendere praticamente impossibile o difficile l’esercizio del diritto a detrazione.
Tale conclusione non contrasta con la circostanza che all’amministrazione fiscale viene riconosciuto – ai fini dell’accertamento dell’IVA dovuta – un termine più ampio rispetto a quello concesso ai soggetti passivi per chiedere la detrazione d’imposta.


Quindi, il termine di decadenza biennale non rende impossibile o eccessivamente difficile l’esercizio del diritto a detrazione per il semplice fatto che l’amministrazione fiscale dispone, ai fini dell’accertamento dell’IVA non assolta, di un termine (quadriennale) che eccede quello concesso al soggetto passivo per l’esercizio di un tale diritto.


Ciò anche nel caso in cui trovi applicazione il regime del reverse charge.


Pertanto, ha concluso la Corte di Giustizia CE, la VI direttiva IVA non impedisce alla normativa italiana la previsione di un termine di decadenza per l’esercizio del diritto a detrazione, a condizione che siano osservati i principi di equivalenza e di effettività.


Rettifica e accertamento 


Un’irregolarità contabile e di dichiarazione – consistente, nel caso di specie, nell’erronea iscrizione delle operazioni nel solo registro degli acquisti in esenzione IVA (irregolarità che ha viziato anche le dichiarazioni fiscali compilate dal contribuente) – non può essere validamente sanzionata con il diniego del diritto a detrazione in caso d’applicazione del regime dell’inversione contabile.


(Corte Giust. CE Sentenza, Sez. III, 08/05/2008, n. C-95/07 e C-96/07, in Ipsoa del 08/05/2008)


 


 


7) Estromissione dei beni strumentali dell’imprenditore individuale solo quando è soddisfatto il requisito del possesso


Estromissione dei beni dal patrimonio dell’imprenditore individuale: L’immobile acquisito in leasing, non avendo soddisfatto il requisito del possesso del bene alla data del 30/11/2007, non può usufruire della disciplina agevolata (imposta sostitutiva per l’esclusione dei beni strumentali dal patrimonio dell’imprenditore individuale).


Quindi, poiché per l’immobile acquisito con un contratto di locazione finanziaria, non risulta soddisfatto il requisito del possesso del bene alla data del 30 novembre 2007, richiesto per l’estromissione dei beni dal patrimonio dell’imprenditore individuale, viene preclusa la possibilità di beneficiare della disciplina agevolata prevista dalla legge Finanziaria 2008.


Il tutto è scaturito da una istanza di interpello presentato dal titolare di una ditta individuale, che utilizza nella propria attività d’impresa un immobile acquisito con un contratto di locazione finanziaria sottoscritto nel 2000.


L’immobile è stato contabilizzato con il cd. metodo patrimoniale e non risulta iscritto, quindi, tra le immobilizzazioni materiali della ditta individuale.


Ha, pertanto, chiesto se sia possibile escludere dal patrimonio dell’impresa individuale tale immobile, beneficiando della possibilità di estromettere il bene dal regime d’impresa in via agevolata, ai sensi dell’art. 1, comma 37 della legge finanziaria 2008.


Peraltro, tale contribuente riteneva, invece, che l’immobile, ancorché detenuto in leasing, potesse usufruire della disciplina agevolata di estromissione.


A tal fine, aveva proposto di riscattare il bene immobile detenuto in leasing entro il termine del 30 aprile 2008 previsto dal citato comma 37.


Dal canto suo, l’Agenzia delle Entrate, ha precisato che il contratto di locazione finanziaria, invece, sotto il medesimo profilo, non determina il possesso del bene oggetto del contratto, ma la sua mera detenzione.


Ne consegue che, nel caso di specie, non è risultato soddisfatto il requisito del possesso del bene alla data del 30 novembre 2007, richiesto dall’art. 1, comma 37 della legge finanziaria 2008 per l’estromissione dei beni dal patrimonio dell’imprenditore individuale, poiché a tale data l’immobile é detenuto in forza di un contratto di locazione finanziaria.


In conclusione, il contribuente, per tale fattispecie, non ha diritto a potere beneficiare della disciplina agevolata prevista, per l’estromissione dei beni dal patrimonio dell’imprenditore individuale, dall’art. 1, comma 37 della legge finanziaria 2008.


(Risoluzione Agenzia delle Entrate 08/05/2008, n. 188/E)


 


 


 


8) Società non operative – Scioglimento deliberato prima: No aliquote dell’imposta sostitutiva più basse


Le società non operative al 2007, ma ancora esistenti, per le quali è stata già deliberato lo scioglimento prima del 1/1/2008, non si possono avvalere del regime più favorevole, costituito dalle aliquote delle imposte sostitutive fissate nella misura del 10% e del 5% (in luogo del 25% e del 10%) previsto dalla legge Finanziaria 2008 (art. 1, comma 129, legge n. 244/2007).


In particolare, le società non operative che hanno deliberato lo scioglimento agevolato entro il 1/5/2007, con le disposizioni della legge finanziaria 2007, e hanno chiuso la procedura di liquidazione nel 2008, non possono usufruire delle più basse aliquote dell’imposta sostitutiva di cui alla legge finanziaria per il 2008.


Viceversa, la società che ha presentato istanza di interpello aveva ritenuto che nel caso di specie fossero applicabili le più favorevoli aliquote di tassazione previste dall’art. 1, comma 129, della legge n. 244/2007.


Ciò poiché lo scioglimento deliberato prima del 1/1/2008 non avrebbe ostacolato l’applicazione della nuova e più favorevole disciplina sulle società non operative, mediante la revoca della delibera già adottata e procedendo ad una nuova procedura di scioglimento ex novo.


Niente di tutto questo, si è trattato di una soluzione interpretativa fornita dal contribuente che si è poi rilevata come irrealizzabile.


Infatti, non beneficiano delle più vantaggiose aliquote le società non operative che hanno adottato la delibera nel vigore della legge finanziaria per il 2007


(Risoluzione Agenzia delle Entrate 08/05/2008, n. 189/E)


 


 


9) Esenzioni IVA: Regime di intermediazione nell’ambito delle operazioni di assicurazione


Si applica l’Iva con aliquota ordinaria per le prestazioni di gestione dei sinistri per conto di compagnie assicurative estere.


Il chiarimento è scaturito a seguito di una istanza di interpello presentata da un’azienda che rappresenta la stabile organizzazione in Italia dell’omonimo gruppo assicurativo con sede in Germania.


In particolare, la società si occupa della gestione dei sinistri nel ramo della responsabilità civile auto (Rca) su mandato di altre compagnie assicurative che ne costituiscono clientela.
Di fronte a una procedura di risarcimento del danno provocato da un incidente stradale che coinvolge veicoli nazionali e veicoli immatricolati e assicurati all’estero, l’interpellante interviene sulla base di due diversi meccanismi: Il certificato internazionale di assicurazione, più comunemente noto come Sistema carta verde e, in secondo luogo, in qualità di mandataria ai sensi della IV direttiva auto.


Sulla base delle indicazioni fornite dal contribuente (ALFA) nell’istanza, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che le prestazioni descritte dall’istante sono generiche prestazioni di servizi da assoggettare ad IVA non essendo riconducibili tra le prestazioni proprie del mediatore o intermediario assicurativo.


La società istante (ALFA), infatti, non interviene nell’attività di promozione o stipula dei contratti di assicurazione per conto delle compagnie estere interessate, ma nelle richieste di risarcimento in caso di sinistro.


Nel sistema “Carta Verde”, infatti, l’istante riceve le richieste di risarcimento e procede alla loro trattazione relativamente ai sinistri verificatisi in Italia tra un veicolo assicurato in Italia (danneggiato) ed un veicolo assicurato all’estero.


Nel sistema IV Direttiva Auto l’istante riceve le richieste di risarcimento e procede allo loro trattazione, relativamente ai sinistri verificatisi in altri Stati membri dell’Unione europea tra un veicolo assicurato in Italia (danneggiato) ed un veicolo assicurato all’estero.


Le operazioni effettuate da ALFA non rappresentano quindi “operazioni di assicurazione” svolte da “intermediari assicurativi” in linea con quanto espresso nelle pronunce della giurisprudenza comunitaria e il contenuto della normativa nazionale sopra riportati e pertanto le stesse devono subire l’imposizione IVA ad aliquota ordinaria.


(Risoluzione Agenzia delle Entrate 08/05/2008, n. 189/E)


 


  


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A cura di Vincenzo D’Andò


 


 

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