Novità fiscali del 23 maggio 2008. In evidenza: accantonamento indennità di fine mandato amministratori; bonus aggregazioni: l’agevolazione concerne il maggiore valore fiscale iscritto dalla conferitaria a titolo d'avviamento; IRPEF: la rinuncia al diritto di servitù è tassabile

 






Indice:


 


1) IRPEF: Rinuncia di servitù


 


2) Accantonamento indennità di fine mandato amministratori: Deducibilità per cassa


 


3) Fornitura di energia elettrica ai consorzi per uso irriguo: Note di variazione IVA


 


4) Riconoscimento del c.d. bonus aggregazioni:  Irrilevanza dell’avviamento negativo


 


5) Imposta di registro: Valutazione del valore dell’avviamento


 


6) Brevi fiscali


 


 


1) IRPEF: Rinuncia di servitù


Va tassato, mediante plusvalenza (ai sensi dell’art. 67 del Tuir), il compenso percepito per la rinuncia al diritto di servitù consistente nel divieto di costruire ad una certa distanza minore di ottanta metri.


Il fatto


Un contribuente, che ha acquistato nel 1991 la proprietà di una abitazione a favore della quale insiste una servitù “non aedificandi”, gravante su un confinante terreno di proprietà di terzi, consistente nel divieto di costruire a distanza minore di 80 metri lineari, poiché intende rinunciare a tale servitù ha chiesto di conoscere il trattamento fiscale ai fini delle imposte dirette applicabile al corrispettivo da ricevere a fronte di detta rinuncia.


L’Agenzia delle Entrate ha prima ricondotto tale fattispecie nell’ambito art. 67, co. 1, lett. b), e poi si occupata di individuare le modalità di determinazione della plusvalenza.


In linea generale, in base all’art. 68 del T.U.I.R., la plusvalenza è data dalla differenza tra:


1) il “corrispettivo” percepito nel periodo di imposta;


2) il prezzo di acquisto originario.


Nel caso di specie, si applica l’art. 9 comma 5, del TUIR, non sono sorti problemi sulla determinazione del corrispettivo, contrattualmente determinato.


Mentre per il prezzo di acquisto originario, ove non autonomamente individuato al momento di acquisto del diritto con riferimento particolare alla “servitus non edificandi”, va estrapolato dal prezzo complessivo di acquisizione dell’immobile e di costituzione della servitù a suo tempo pagato da colui che, adesso, rinuncia alla servitù.


Al riguardo può essere utilizzato un criterio di tipo proporzionale, fondato sul rapporto tra il valore complessivo attuale dell’immobile e della rinuncia alla servitù ed il corrispettivo percepito per la rinuncia alla servitù.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 22/05/2008 n. 210)


 


 


2) Accantonamento indennità di fine mandato amministratori: Deducibilità per cassa


I costi per le indennità di fine mandato degli amministratori sono deducibili solo nell’anno di effettiva erogazione.


Pertanto, gli accantonamenti per il trattamento di fine mandato degli amministratori non sono deducibili per competenza dal reddito d’impresa.


Per tale fattispecie, l’Agenzia delle Entrate, ha, infatti, precisato che l’art. 105, comma 4, del TUIR consente, riguardo la determinazione del reddito d’impresa, la deduzione degli accantonamenti relativi alle indennità di fine rapporto di cui all’art. 17, comma 1, lettera c), del citato testo unico: Si tratta, in particolare, delle indennità per la cessazione dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di cui all’art.  50, comma 2, lettera c-bis, dello stesso


TUIR, vale a dire le indennità dovute “in relazione agli uffici di amministratore”.


Pertanto, gli accantonamenti a fondi del passivo per le indennità di trattamento di fine mandato (TFM), per effetto del rinvio contenuto nel citato art. 105, comma 4, rientrano nel tassativo novero degli accantonamenti per i quali viene riconosciuta rilevanza fiscale, essendo sostanzialmente equiparati a quelli di quiescenza e previdenza.


In particolare, il citato comma 1, lettera c), dell’art. 17 del TUIR prevede, ai fini della tassazione di tali indennità in capo al soggetto percipiente, l’applicazione del beneficio della tassazione separata solo “se il diritto all’indennità risulta da atto di data certa anteriore all’inizio del rapporto”.


Peraltro, il rinvio a tale disposizione va rigorosamente ed esclusivamente intenso quale specifico riferimento ai rapporti risultanti da data certa con la conseguenza che, per i rapporti che non soddisfano tale condizione, viene meno la deducibilità del relativo accantonamento per indennità di fine mandato.


La deduzione del relativo costo, pertanto, va effettuata nell’anno di effettiva erogazione dell’indennità medesima.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 22/05/2008 n. 211)


 


 


3) Fornitura di energia elettrica ai consorzi per uso irriguo: Note di variazione IVA


Per le forniture di energia ai consorzi per lo scolo acque  l’Iva in eccesso si recupera con la nota di variazione.


Peraltro, tale fattispecie può essere effettuata anche dopo un anno dalla fatturazione  purché la stessa sia avvenuta tra il primo gennaio 2006 e il 24 luglio 2007.


La legge  n. 266/2005, con una modifica al punto 103), della Tabella A, parte III, allegata al D.P.R. n. 633/72, ha previsto espressamente l’applicazione dell’IVA con l’aliquota ridotta del 10% alle forniture di energia elettrica rese ai consorzi di bonifica ed irrigazione, a condizione che dette forniture siano utilizzate per impianti irrigui, di sollevamento e scolo delle acque.


In tale contesto, se i consorzi ritengono di avere titolo all’applicazione dell’aliquota ridotta devono presentare alle imprese erogatrici, apposita dichiarazione di responsabilità in merito all’uso dell’energia elettrica; ciò in analogia a quanto previsto per la fruizione di altre aliquote


ridotte.


E’ stato precisato che l’aliquota ridotta si può applicare a decorrere dall’entrata in vigore della citata legge n. 266/. Pertanto, anche per le forniture fatturate dal primo gennaio 2006 al 24 luglio 2007, spetta l’applicazione dell’IVA con l’aliquota ridotta del 10%, purchè venga dichiarata, “ora per allora”, la sussistenza dei richiesti presupposti normativi.


Per quanto riguarda all’ulteriore profilo relativo al recupero della maggiore imposta corrisposta in relazione alle fatture emesse nel periodo 1 gennaio 2006 – 24 luglio 2007 il fornitore può emettere note di variazioni in diminuzione con aliquota ridotta del 10%, ex art. 26, secondo comma, D.P.R. n. 633/1972.


Al riguardo, non opera il limite temporale di un anno dalla effettuazione dell’operazione, previsto dal terzo comma del citato art. 26, trattandosi di ipotesi diverse dalle correzioni di errori di fatturazione o dalle variazioni per effetto di “sopravvenuto accordo tra le parti”. Invero, al momento dell’emissione della fattura l’imposta è stata correttamente applicata nella misura del 20% (risoluzione 18 aprile 2007, n. 72).


Al contrario, per le forniture effettuate successivamente all’emanazione della citata risoluzione n. 183/E del 2007, l’eventuale applicazione della maggiore aliquota del 20% può essere rettificata non oltre il limite dell’anno dall’effettuazione dell’operazione.


Infine, da tenere presente che la procedura di rimborso di cui all’art. 21, 2 comma del D.Lgs. n. 546/1992 può essere attivata esclusivamente dal cedente o prestatore che é parte del rapporto corrente con l’Erario.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 22/05/2008 n. 212)


 


 


4) Riconoscimento del c.d. bonus aggregazioni:  Irrilevanza dell’avviamento negativo


Bonus aggregazioni: L’agevolazione concerne esclusivamente il maggiore valore fiscale iscritto dalla conferitaria a titolo d’avviamento imputabile ai rami d’azienda conferiti dalle società, mentre nessun rilievo assumono ai fini dell’agevolazione i minori valori imputati a titolo di avviamento negativo alle aziende conferite.


Tale agevolazione, infatti, ai sensi dell’art. 1, comma 243, della legge n. 296/2006, riguarda solo i maggiori valori (dei quali viene consentito il riconoscimento ai fini fiscali) iscritti dal soggetto conferitario a titolo di avviamento o beni strumentali materiali e immateriali.


Come è noto la normativa di cui all’art. 1, commi da 242 a 249, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (c.d. legge finanziaria 2007), consente, al ricorrere di particolari condizioni e limitatamente alle operazioni di conferimento (oltre che di scissione e fusione) effettuate nel biennio 2007-2008, il riconoscimento fiscale gratuito del maggiore valore iscritto in contabilità dalla società conferitaria in ipotesi di conferimento di azienda effettuato ai sensi dell’art. 176 del TUIR.


La ratio (in presenza di determinati requisiti oggettivi e soggettivi) é riconducibile alla volontà del legislatore di incentivare le operazioni di aggregazione aziendale effettuate tra soggetti indipendenti.


L’ambito soggettivo di applicazione della norma viene ricondotto ai soli soggetti conferitari che assumano la forma giuridica di società per azioni, società in accomandita per azioni, società a responsabilità limitata, società cooperative e società di mutua assicurazione, nonché le società europee di cui al regolamento CE n. 2157/2001 e le società cooperative di cui al regolamento CE n. 1435/2003, residenti nel territorio dello Stato.


In merito ai requisiti oggettivi, come chiarito nella circolare n. 16/E del 21 marzo 2007, le imprese che partecipano all’operazione di conferimento:


– devono essere operative da almeno due anni, ossia devono aver svolto una effettiva attività commerciale nel biennio precedente l’effettuazione dell’operazione;


– devono essere tra loro “indipendenti” e, in particolare, non devono fare parte dello stesso gruppo societario ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile;


– non devono essere legate tra loro da un rapporto di partecipazione, in qualsiasi misura;


– non devono essere controllate, anche indirettamente, dal medesimo soggetto ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile, inclusa la circostanza che il controllo indiretto sia assicurato dalla medesima persona fisica o da persone fisiche legate tra loro da rapporti di coniugio, parentela entro il terzo grado e affinità entro il secondo grado ai sensi dell’art. 5, comma 5 del TUIR.


Inoltre, l’agevolazione si applica a condizione che le imprese partecipanti all’operazione di aggregazione aziendale “si trovino o si siano trovate ininterrottamente, nei due anni precedenti l’operazione, nelle condizioni che consentono il riconoscimento fiscale.


In merito, la citata circolare n. 16/E del 2007 ha chiarito che il beneficio può essere concesso solo a condizione che le imprese partecipanti alle descritte operazioni di aggregazione aziendale possiedano i requisiti soggettivi ed oggettivi (richiesti ai fini del riconoscimento fiscale) non solo al momento in cui viene posta in essere l’operazione di fusione, scissione o conferimento ma che li abbiano posseduti ininterrottamente anche nel corso dei due anni precedenti l’operazione stessa.


Nel caso di specie, il requisito soggettivo richiesto dalla norma è stato rispettato, giacché la  società conferitaria è costituita sotto forma di società a responsabilità limitata, rientrante, pertanto, tra quelle previste dall’art. 73, comma 1, lettera a), del TUIR.


Quanto al requisito oggettivo, l’operazione di aggregazione si realizza tramite il conferimento di più rami d’azienda. La composizione degli stessi è risultata dalle relazioni giurate predisposte a norma dell’art. 2465 del codice civile.


Tutte le perizie di stima asseverate qualificano ciascuno dei complessi di beni conferiti come “ramo d’azienda” già esistente.


La circostanza, inoltre, che il processo di aggregazione aziendale si realizzi mediante un’operazione di conferimento di azienda ai sensi dell’art. 176 del TUIR, da effettuarsi nel corso dell’anno 2007, ovvero 2008, ha, inoltre, comportato il rispetto dei requisiti oggettivo e temporale.


Circa il requisito d’indipendenza, le società conferenti hanno dichiarato che tra loro non intercorre alcun vincolo di partecipazione e che non appartengono al medesimo gruppo societario ex art. 2359 del codice civile.


In ordine al requisito dell’operatività, dall’esame dei bilanci e delle dichiarazioni dei redditi, le società sono risultate operative anche agli effetti dell’art. 30 della legge n. 724/1994.


Le società hanno fatto presente che tutte le società partecipanti all’operazione di conferimento di azienda ex art 176 del TUIR si sono trovate ininterrottamente, nei due anni precedenti l’operazione di conferimento stesso, nelle condizioni di operatività ed indipendenza che consentono il riconoscimento dell’agevolazione.


Alla luce di tutto ciò, l’Agenzia delle Entrate ha potuto rilevare che sussistano tutte le condizioni prescritte dalla misura agevolativa cd. bonus aggregazioni.


Inoltre, l’agevolazione concerne esclusivamente il maggiore valore fiscale iscritto dalla conferitaria a titolo d’avviamento imputabile ai rami d’azienda conferiti; mentre nessun rilievo assumono ai fini dell’agevolazione i minori valori imputati a titolo di avviamento negativo alle aziende conferite.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 22/05/2008 n. 213)


 


 


5) Imposta di registro: Valutazione del valore dell’avviamento


“Per attività aziendali nelle quali la percentuale dell’utile sui ricavi è modesto (cioè laddove il margine di reddito sconta l’importanza dei relativi costi), determinare il valore dell’avviamento sulla scorta del volume di affari, prescindendo totalmente dai redditi conseguiti, appare di dubbia affidabilità e non regge al vaglio di un esame che miri ad accertare il reale valore dell’azienda ceduta”.


(Commissione tributaria regionale Lazio, Sentenza, Sez. II, 22/04/2008, n. 34, in Ipsoa del 22/05/2008)


 


 


6) Brevi fiscali


 






– IVA Società madri e figlie: attuazione del regime del soggetto passivo unico


“Non è in contrasto con il principio di neutralità fiscale la normativa italiana (si tratta, in particolare, della disciplina recata dal D.M. 13 dicembre 1979) che prevede un trattamento differenziato per i soggetti passivi che intendono optare per un regime di dichiarazione e di versamento semplificati dell’IVA a seconda che l’ente o la società controllante detenga oltre il 50% delle azioni o delle quote dei soggetti giuridicamente dipendenti fin dall’inizio dell’anno solare precedente quello della dichiarazione, ovvero, al contrario, soddisfi tali requisiti solo successivamente a tale data. La stessa normativa non contrasta nemmeno con il principio del divieto dell’abuso del diritto né con il principio di proporzionalità”.


(Corte Giust. CE Sentenza, Sez. III, 22/05/2008, n. C-162/07, in Ipsoa del 22/05/2008)


 


 


– Accertamento – Manca l’autorizzazione gerarchica: inutilizzabili le informazioni ottenute dalle banche


“Non possono essere validamente utilizzati, quali prove a sostegno degli avvisi d’accertamento, i dati e le notizie ottenuti dagli istituti bancari in modo illegittimo, senza aver previamente richiesto ed ottenuto la necessaria autorizzazione gerarchica”.


(Commissione tributaria provinciale Reggio Emilia, Sentenza, Sez. I, 16/05/2008, n. 55, in Ipsoa del 22/05/2008)


 


– Accertamento – Ritenute d’acconto non documentate: legittima la rettifica della dichiarazione


“A norma dell’art. 3, D.P.R. n. 600/1973 (nel testo all’epoca vigente), deve essere allegata alla dichiarazione dei redditi la certificazione relativa alle ritenute alla fonte (costituita unicamente dai certificati rilasciati dal sostituto d’imposta e non anche da equipollenti, quale il c.d. conto individuale tenuto dallo stesso sostituto a norma dell’art. 21, DPR n. 600/1973): deve pertanto ritenersi legittima la rettifica della dichiarazione dei redditi del contribuente, in relazione alle somme costituite da ritenute non documentate da certificati rilasciati dai sostituti d’imposta”.


(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 14/05/2008, n. 12072, in Ipsoa del 22/05/2008)


 


 


 


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A cura di Vincenzo D’Andò


 

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