L’errore revocatorio deve concretarsi nella falsa percezione di un fatto incontrovertibile

Revocazione: cenni            La revocazione, disciplinata dagli articoli 64-67 del Dlgs. 546/92, è un mezzo d’impugnazione a carattere eccezionale ossia a critica vincolata ed a carattere sostitutivo; essa è, infatti, un mezzo limitato d’impugnazione.          E’ inammissibile ogni censura non compresa nella tassativa elencazione di cui all’articolo 395 del c.p.c.            I motivi […]

Revocazione: cenni


 


         La revocazione, disciplinata dagli articoli 64-67 del Dlgs. 546/92, è un mezzo d’impugnazione a carattere eccezionale ossia a critica vincolata ed a carattere sostitutivo; essa è, infatti, un mezzo limitato d’impugnazione.


         E’ inammissibile ogni censura non compresa nella tassativa elencazione di cui all’articolo 395 del c.p.c.


 


         I motivi di revocazione di cui all’art. 395 c.p.c. sono:


1)     Il dolo di una parte a danno dell’altra (art. 395 n.1 c.p.c.): il raggiro o l’artificio devono essere tali da menomare la difesa della controparte e da impedire al giudice di accertare la verità dei fatti; non integra il dolo revocatorio, la semplice violazione dell’obbligo di lealtà e probità, che incombe sulle parti e sui loro difensori.


2)     Le prove dichiarate false (art. 395 n. 2 c.p.c.): l’accertamento della falsità delle prove che hanno concorso alla formazione del convincimento del giudice deve essere contenuto in una sentenza passata in giudicato prima della domanda di revocazione.


3)     Il ritrovamento, dopo la sentenza, di uno o più documenti decisivi che la parte interessata non aveva potuto produrre in giudizio per causa di forza maggiore o per fatto dell’avversario (art. 395 n. 3 c.p.c.); occorre il concorso dei seguenti requisiti: a) esistenza di documenti decisivi preesistenti alla pronuncia revocanda; b) impossibilità di produrre tale documentazione nel corso del precedente giudizio di merito per causa di forza maggiore o per fatto dell’avversario; c)decisività del documento che il giudice non ha potuto a suo tempo esaminare.


4)     L’errore di fatto (art. 395 n. 4 c.p.c.) ossia la falsa percezione della realtà, intesa come svista materiale immediatamente rilevabile: la sentenza è l’effetto di un errore di fatto risultante dagli atti o dai documenti della causa (1); l’errore deve essere decisivo e non deve cadere su di un punto controverso sul quale il giudice si sia pronunciato. Il rimedio della revocazione concerne l’errore di fatto non già una valutazione sbagliata del giudice.


5)     La contrarietà ad un precedente giudicato intervenuto tra le parti, avente autorità di cosa giudicata, purché non abbia pronunciato sulla relativa eccezione (art. 395 n. 5 c.p.c.).




Qualora il contrasto con il giudicato sia discusso e valutato è configurabile l’errore di giudizio denunciabile con il ricorso per cassazione.


6)     Il dolo del giudice, accertato con sentenza passata in giudicato (art. 395 n. 6 c.p.c.).


Essa può essere straordinaria o ordinaria; la distinzione risiede nel tipo di vizio che è posto a base dell’esperibilità dell’impugnazione:


a) revocazione straordinaria: si fonda su vizi cd. occulti nn. 1), 2),3), e 6) dell’art. 395 del c.p.c. , non rilevabili   immediatamente dalla sentenza; tali vizi possono, pertanto, essere fatti valere senza termine o in un termine che decorre soltanto dalla scoperta; la revocazione straordinaria potrà essere proposta anche dopo la formazione del giudicato;


b) revocazione ordinaria: i vizi ,di cui ai n. 4 e 5 dell’art. 395 c.p.c., possono essere conosciuti e rilevati sulla base della sola sentenza. La proposizione della revocazione ordinaria impedisce il passaggio in giudicato della sentenza; la sentenza passa in giudicato solo se non è più soggetta a revocazione ordinaria.


La revocazione ordinaria non è più consentita una volta che il giudicato sia intervenuto.


 


         Contro le sentenze di secondo grado, l’esperibilità della revocazione si giustifica in base al fatto che essa, in quanto fondata su motivi diversi da quelli che legittimano il ricorso per cassazione, concorre con questo, come espressamente previsto dall’art. 398, comma. 4°,del c.p.c. 


         Sono revocabili, per tutti i motivi di cui all’articolo 395 c.p.c. ,le sentenze delle Commissioni Tributarie Regionali che , in quanto tali, non possono essere impugnate per questioni di merito con ricorso per cassazione; le sentenze della CT Regionale possono essere assoggettate sia alla revocazione ordinaria sia a quella straordinaria.


  


         Il giudice competente per la revocazione è la stessa Commissione Tributaria che ha pronunciato la sentenza impugnata; non è necessario che sia trattata dalla stessa sezione potendo la questione essere affidata ad un’altra sezione. La richiesta di revocazione di una sentenza della CT Regionale, non interrompe i termini processuali, per cui anche in pendenza del giudizio di revocazione, la stessa sentenza non impugnata innanzi alla Corte di Cassazione diventa definitiva. La sentenza di revoca, di una pronuncia della CT Regionale, basata su motivi che si pongono fuori dai limiti di cui all’articolo 395 del Codice di procedura civile deve considerarsi illegittima e tale revoca, deve essere cassata dalla Corte di Cassazione con l’effetto di ritenere, in quanto non opposta, definitiva la sentenza revocata illegittimamente(sentenza n. 18027 del 9 settembre 2005 della sez. v della Corte di cassazione).


         In definitiva, qualora una sentenza della CT Regionale venga impugnata con un ricorso per revocazione, nel caso in cui la richiesta di revoca  non fosse consentita, (perché ritenuta inammissibile in seguito al ricorso per cassazione presentato contro la sentenza di revoca) non essendo stato presentato anche il ricorso per cassazione, la sentenza di secondo grado di cui si è chiesta la revoca (ma non opposta in Cassazione) rimane definitiva.



 


         Per consolidato indirizzo giurisprudenziale della Corte di Cassazione (vd. sentenza n. 15222 del 6 novembre 2002) la notificazione della citazione, per la revocazione di una sentenza di secondo grado, integra nei confronti del notificante conoscenza legale della sentenza agli effetti della decorrenza del termine breve per proporre ricorso per cassazione, per cui la tempestività del successivo ricorso per cassazione proposto da detto soggetto deve essere verificata con riguardo non solo al termine di un anno dal deposito della sentenza ma anche a quello di 60 giorni dalla notifica dell’istanza di revocazione, salvo che il giudice della stessa revocazione, a seguito di istanza di parte, abbia sospeso il termine per proporre ricorso per cassazione ex articolo 398 comma quattro del cpc..


         La norma di cui all’articolo 398, quarto comma, del cpc deve ritenersi valevole anche per il processo tributario in virtù del richiamo operato dall’articolo 1, comma 2, del dlgs 546/92.Non è revocabile l’ordinanza motivata di sospensione ossia è da escludere il ripensamento da parte del giudice della revocazione.   


 


         Non è configurabile litispendenza in caso di contestuale pendenza(3), dinanzi al giudice tributario e alla Corte di Cassazione, rispettivamente della causa concernente la revocazione di una sentenza e di quella avente ad oggetto l’impugnazione della medesima in sede di legittimità (Cassazione sez. v sentenza n. 14714 del 21/11/2001).


         Giova precisare che è ammissibile il ricorso per cassazione proposto con un unico atto sia contro la sentenza d’appello che contro quella emessa nel giudizio di revocazione; tuttavia, poiché il nuovo testo dell’art. 398 cod. proc. civ. non prevede che la proposizione del giudizio di revocazione determini la sospensione automatica del termine per ricorrere in cassazione avverso la sentenza revocanda, è in ogni caso necessario, ove la suddetta sospensione non sia stata concessa dal giudice su istanza di parte, che il ricorso per Cassazione sia proposto nei termini previsti dagli art. 325 e 327 cod. proc. Civ..


 


         Le impugnazioni per Cassazione contro la sentenza di merito resa in grado di appello e contro quella pronunciata nel successivo giudizio di revocazione possono essere contemporaneamente proposte con un unico ricorso. In tal caso, infatti, si realizza un’ipotesi di connessione che legittima la riunione dei ricorsi, ove separatamente proposti. Qualora ciò si verifichi, il carattere pregiudiziale delle questioni inerenti alla revocazione impone di pronunziare anzitutto sui motivi del ricorso che si riferiscono alla seconda delle due decisioni considerate.


 


Errore revocatorio 


 


         La revocazione di una sentenza deve avvenire necessariamente per un errore materiale tale da indurre il giudice a supporre l’esistenza o l’inesistenza di un fatto di causa. Tale errore, dotato dei requisiti dell’evidenza e della immediata percettibilità, non può mai essere una nuova valutazione di diritto dei fatti di causa.




 


         L’errore di fatto previsto dall’articolo 395 n. 4 del codice di procedura civile idoneo a determinare la revocabilità delle sentenze consiste in un’errata percezione o in una svista materiale tale da indurre il giudice a supporre l’esistenza o l’inesistenza di un fatto di causa.


         Tale errore di percezione non può consistere in un’attività valutativa compiuta in ordine a situazioni processuali(sentenza n. 18027 del 9 settembre 2005 della sez. v della Corte di cassazione).


  


         Nel  processo  tributario,  ai  sensi dell’art. 64 del D. Lgs. 31 dicembre 1992,  n. 546, che fa proprie le regole dell’art. 395, n. 4, cod. proc. civ., l’errore  revocatorio presuppone il contrasto fra due diverse rappresentazioni  dello stesso oggetto emergenti, una dalla sentenza e l’altra dai documenti  ed atti processuali, con assoluta immediatezza e senza necessità di particolari  indagini  ermeneutiche  o  di argomentazioni induttive. 


 


         Il ricorso per revocazione ai sensi dell’articolo 395 c.p.c. contro una sentenza di secondo grado è diretto contro una sentenza non ulteriormente impugnabile per errore di fatto, tenuto conto che tale vizio ipotizzato non può essere fatto valere nel ricorso per cassazione


         L’errore di fatto revocatorio ex articolo 395 n. 4 c.p.c. non è configurabile rispetto ad atti o documenti che non siano stati prodotti (Cassazione sentenza n. 8974 del 20/06/2002).


 


         Costituisce ius receptum (ex multis Cass. S.U. 561/2000, 3652/2006) il principio secondo il quale l’errore di fatto che può dar luogo a revocazione di una pronuncia ai sensi dell’art. 395, n. 4, del  codice  di rito, consiste nell’erronea percezione degli atti  di  causa  sostanziatesi nella  supposizione  dell’esistenza  di   un   fatto   la   cui   verità   è incontrastabilmente esclusa negli atti, oppure dell’inesistenza di un  fatto la cui verità è inconfutabilmente accertata nei medesimi atti  di  causa,  e perciò  l’errore  revocatorio  presuppone  il  contrasto  fra  due   diverse rappresentazioni dello stesso oggetto, emergenti, l’una dalla  pronuncia  e, l’altra,  dagli  atti  processuali,   con   conseguente   esclusione   della possibilità di addurre  nuovi  elementi,  non  appartenenti  alla  fase  del processo che è stata definita con la  sentenza  oggetto  di  revocazione,  e purché, da un lato, la  realtà  desumibile  dalla  sentenza  sia  frutto  di supposizione, e non di valutazione e di giudizio, e, dall’altro il contrasto con la realtà emergente dagli atti processuali risulti con assoluta evidenza e sia rilevabile in base soltanto ai raffronto tra gli stessi e la decisione impugnata, e senza che vi  sia  stata  contestazione  fra  le  parti. 


 


         È  da escludere, pertanto, la ravvisabilità di un errore revocatorio  nell’ipotesi in cui il fatto del quale è allegata  come  esclusa  la  verità  o  supposta l’esistenza sia provato da documenti estranei agli atti del processo, e  per di più implicanti, come nella  fattispecie  per  stessa  affermazione  della sentenza di revocazione, una nuova  valutazione  del  thema  originariamente dedotto in discussione dalle parti (invalidità della notifica  dell’atto  di accertamento).


 


         L’errore di fatto che può  dar  luogo  a  revocazione  di  una pronuncia ai sensi dell’art 395, n. 4),  del  codice  di  procedura  civile, consiste nell’erronea percezione degli atti di  causa sostanziantesi nella supposizione   dell’esistenza  di un fatto la  cui verità    sia incontrastabilmente esclusa negli atti, oppure dell’inesistenza di un  fatto la cui verità sia inconfutabilmente accertata nei medesimi  atti  di  causa, presupponendo, pertanto, il contrasto fra due diverse rappresentazioni dello stesso oggetto, emergenti dalla  pronuncia  e  dagli  atti  processuali. 


         Di conseguenza, è esclusa la possibilità di addurre nuovi elementi,  quali  una sentenza passata in giudicato che costituirebbe “giudicato  esterno”,  non appartenenti alla fase del processo che è stato  definito  con  la  sentenza oggetto del giudizio di revocazione (Sent. n. 25357 del 17 ottobre 2007 dep. il 5 dicembre 2007della Corte Cass., Sez. tributaria).


 


         La sentenza del   29 novembre 1989 dalla Corte di Cassazione (Sez. Lavoro, n. 5259), ha affermato che “l’errore di fatto che può dar luogo all’azione di revocazione ex art. 395, n. 4, cod. proc. civ., è  ravvisabile quando venga supposto un fatto incontrovertibilmente escluso, o, al contrario, considerato inesistente un fatto positivamente accertato, in conseguenza non già di un errore di giudizio, ma di un errore di percezione delle risultanze processuali, che si concretizzi in una svista materiale, immediatamente rilevabile dagli atti, senza necessità di particolari indagini; ove invece risulti una vera e propria omissione di valutazione di un fatto che abbia formato oggetto di indagine, e quindi di discussione,  nel corso del processo concluso con la sentenza denunziata, deve ravvisarsi un errore di giudizio, che esclude il ricorso alla revocazione”.


 


         E’ deducibile come causa di errore  revocatorio  la circostanza che la sentenza (o l’ordinanza) impugnata si fondi su un fatto (es.  l’avvenuta regolare comunicazione della fissazione dell’udienza (2)  a tutte le parti costituite – incontestabilmente mai avvenuto (Sent. n. 1395 del 17 ottobre 2007 dep. il 23 gennaio 2008 della Corte Cass., Sez. tributaria).


         Laddove il ricorrente lamenti una svista di  percezione  degli atti di causa da parte del giudice – contestando che l’istanza  di  rimborso del   contribuente   sia   stata   indirizzata    all’ufficio    competente, contrariamente a quanto emerge dalla sentenza impugnata,    tale  doglianza deve essere fatta valere per il tramite  del  ricorso  per  revocazione  ex art. 395, n. 4), del codice di procedura civile (Sent. n. 20628 del 21 giugno 2007 dep. il 1° ottobre 2007 della Corte Cass., Sez. tributaria).


 


         La parte che sostenga di aver prodotto in causa  un  documento che invece il giudice di merito affermi non prodotto deve  proporre  istanza di revocazione (Sent. n. 12904 del 13 aprile 2007 (dep. il 1° giugno 2007) della Corte Cass., Sez. tributaria).


         L’affermata inesistenza agli atti del processo di un documento per contro  esistente  da luogo a vizio revocatorio della sentenza  che  abbia  rigettato  la  domanda fondata su questo documento ed è denunciabile con il mezzo della revocazione ex art. 395, n. 4), del codice di procedura civile (Cass. 16 maggio 2000, n. 6319).


 


         Costituisce  errore  di  fatto,  tale  da  rendere  ammissibile  la revocazione della sentenza, la mancata percezione da parte del giudice di un documento decisivo ai  fini  del  decidere  prodotto  in  udienza, come  da annotazione a verbale (Corte Conti, Sez. II giur. centr. app., 25 marzo 2004, n. 101/A).


         Non si configura un errore revocatorio quando si denunci  non già la falsa percezione di un fatto  incontrovertibile,  bensì  il  mancato esame da parte del giudice di merito di  questioni  sollevate  in  un  atto processuale (Sent. n. 14926 del 18 aprile 2006 (dep. il 28 giugno 2006) della Corte Cass., Sez. tributaria).


 


         Non  costituisce  errore  di  fatto  revocatorio  ai  sensi dell’art. 395, n. 4), del codice di procedura civile, ma, se mai, errore di diritto deducibile con ricorso per Cassazione, la valutazione  del  giudice di merito che pur dando atto dell’esistenza di una elezione di domicilio ai sensi dell’art. 60, lettera d), del D.P.R. n. 600/1973, ha ritenuto  valida la notifica di un avviso di accertamento non eseguita presso tale domicilio eletto (Sent. n. 68 del 20 marzo 2006 (dep. il 5 aprile 2006) della Comm. trib. reg. di Roma, Sez. I).


 


         L'”errore revocatorio”  presuppone,  sia  nella  previsione dell’art. 395, n. 4), del codice di procedura civile che dell’art.  64  del D. Lgs. n. 546/1992, che fa proprie le regole  della  norma  processuale  di rito il contrasto tra due diverse rappresentazioni  dello  stesso  oggetto, emergenti una dalla sentenza, e l’altra dai documenti ed atti  processuali, con  assoluta  immediatezza  e  senza  necessità  di  particolari  indagini ermeneutiche o di argomentazioni induttive; esso non è pertanto ravvisabile nel caso di errore che costituisce frutto dell’apprezzamento, implicito  od esplicito, delle risultanze processuali.


 


         L’errore  deve  concretarsi  nella falsa percezione e  non  nell’omessa  od  errata  valutazione  di  un  atto processuale (Sent. n. 6511 del 24 febbraio 2005 (dep. il 25 marzo 2005) della Corte Cass., Sez. tributaria).


         L’errore di fatto previsto dall’art. 395, n. 4),  del  codice di procedura civile, idoneo a determinare la revocabilità  delle  sentenze, consiste in un’errata percezione ovvero in una svista  materiale,  tale  da indurre il giudice a supporre l’esistenza  o  l’inesistenza  di  una  fatto decisivo che risulti invece incontestabilmente escluso  od  accertato  alla stregua degli atti e dei documenti di causa; il tutto  sempreché  il  fatto non abbia costituito oggetto di un punto controverso su cui il  giudice  si sia  pronunciato.  Siffatto  errore  di  percezione  in  nessun  modo   può consistere in una attività valutativa compiuta  dal  giudice  in  ordine  a situazioni  processuali  esattamente  percepite  nella  loro   oggettività (Sent. n. 18027 del 24 maggio 2005 (dep. il 9 settembre 2005) della Corte Cass., Sez. tributaria).


         L'”errore  revocatorio”  presuppone,  sia  nella  previsione dell’art. 395, n. 4), del codice di procedura civile che dell’art.  64  del D.Lgs. n. 546/1992, che fa proprie le regole  della  norma  processuale  di rito il contrasto tra due diverse rappresentazioni  dello  stesso  oggetto, emergenti una dalla sentenza, e l’altra dai documenti ed atti  processuali, con  assoluta  immediatezza  e  senza  necessità  di  particolari  indagini ermeneutiche o di argomentazioni induttive; esso non è pertanto ravvisabile nel caso di errore che costituisce frutto dell’apprezzamento, implicito  od esplicito, delle risultanze processuali.


 


         L’errore  deve  concretarsi  nella falsa percezione e  non  nell’omessa  od  errata  valutazione  di  un  atto processuale (Sent. n. 6511 del 24 febbraio 2005 (dep. il 25 marzo 2005) della Corte Cass., Sez. tributaria).



 


Dott. Angelo Buscema


12 Maggio 2008


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Note



1) La Commissione  Tributaria Regionale di Roma sez. 10 ,con sentenza n. 233 del 27/03/2008, ha dichiarato inammissibile il ricorso per revocazione proposto dal contribuente, poiché nella fattispecie non ha  ravvisato  il cd. errore revocatorio che si concretizza nella falsa percezione di un fatto incontrovertibile.


 


2) Contra,  Ord. n. 16361 del 18 maggio 2006 (dep. il 18 luglio 2006) della Corte Cass., Sez. Lavoro per la quale e’ inammissibile il ricorso per revocazione – in  difetto  del requisito  della  decisività  dell’errore  invocato    laddove  si  lamenti l’omessa notificazione dell’avviso dell’udienza al difensore    atteso  che non esiste un nesso causale diretto fra tale vizio  ed  il  contenuto  della sentenza adottata. D’altra parte, la rimozione di  tale  vizio  non  implica l’adozione di una pronuncia sostitutiva diversa, consentendo  unicamente  di procedere alla fissazione di una nuova udienza di  discussione,  adempimento non previsto dalla normativa sulla revocazione.


 


3) Contra, Sent. n. 10274 del 13 febbraio 2008 (dep. 21 aprile 2008) della Corte Cass., Sez. tributario per la quale nel  contenzioso  tributario  – soggetto, in funzione della sua  specificità,  a  regole  non  perfettamente coincidenti  con  quelle  del  giudizio  civile  ordinario  o  del  giudizio amministrativo – l’istanza di revocazione è ammessa,  ai  sensi  del  citato art. 64, comma  1,  soltanto  nei  confronti  di  sentenze  che,  involgendo accertamenti  di  fatto,  non  siano  ulteriormente  impugnabili  sul  punto controverso o che non siano state effettivamente impugnate nei termini. Conseguentemente,  allorché  una  sentenza   del   Giudice   tributario, involgente accertamenti di fatto, sia impugnabile o  sia  stata  ritualmente impugnata,coi mezzi ordinari di  gravame  (ricorso per cassazione), la revocazione non è ammessa (cfr,  Cass.  civ.  sent.  nn. 15319 del 2000 e la recente 11 596 del 2007).

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