Il Fisco e la privacy


E’ stato un vero e proprio terremoto!

Mettere on-line i redditi dichiarati nell’anno 2005 dai contribuenti non è stata sicuramente una scelta opportuna (ma forse serviva per togliere qualche sassolino dalla scarpa di qualcuno…?).



Preliminarmente occorre precisare che l’art. 69, comma 4, del D.P.R. n. 600/73, ai fini reddituali, e simmetricamente l’art. 66-bis, comma 2, del D.P.R. n. 633/72, prevede che il centro informativo delle imposte dirette, entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello di presentazione delle dichiarazioni dei redditi, forma, per ciascun comune, i seguenti elenchi nominativi da distribuire agli uffici delle imposte territorialmente competenti:

a) elenco nominativo dei contribuenti che hanno presentato la dichiarazione dei redditi;

b) elenco nominativo dei soggetti che esercitano imprese commerciali, arti e professioni.

Tali elenchi sono depositati (per la durata di un anno), ai fini della consultazione da parte di chiunque, sia presso lo stesso ufficio delle imposte sia presso i comuni interessati.

Ai comuni che dispongono di apparecchiature informatiche, i dati possono essere trasmessi su supporto magnetico ovvero mediante sistemi telematici.



Ma da qui a dare in pasto a tutto il mondo i redditi dei contribuenti italiani ce ne corre… in effetti, una cosa è che i Comuni e gli Uffici fiscali tengano a disposizione i dati per consegnarli a chi – dichiarandosi – li richiede; altra cosa, completamente diversa, è la pubblicazione dei redditi su internet, dove la diffusione non ha regole, non è controllabile, e la durata è indefinibile.



Tanti sostengono che chi dichiara tutti i propri redditi non ha nulla da temere dalla pubblicazione ma allora, se si prende per buono un tale assunto, non avrebbe più motivo di essere tutelata la privacy, in nessun campo: si arriverebbe all’assurdo che nessun dato è “sensibile” (tanto è quello “vero”, non ho nulla da temere se lo sanno tutti…). Nessun dato allora sarebbe degno di essere tutelato: dati politici, religiosi, sessuali, sanitari…



Conoscere i redditi degli “altri” potrebbe anche costituire elemento di distorsione della concorrenza: potrebbe, in taluni casi, permettere di alzare i prezzi; potrebbe permettere speculazioni immobiliari (se è in vendita un appartamento e conosco i redditi di chi vuole comprare, potrei avere un notevole vantaggio); e chi vuole delinquere ora ha anche qualche recapito in più.

E, al contrario, quale vantaggio può portare? Far sapere a qualcuno, interessato, quale è il reddito del vicino, dell’amico, del collega, del concorrente, è utile alla lotta all’evasione? Abbiamo grossi dubbi! Anzi, al contrario, temiamo che il vedere che l’amico o il concorrente fà il furbo potrebbe spingere il contribuente onesto a fare peggio…



Diciamolo pure: a noi italiani piacerebbe sapere se il nostro vicino di casa dichiara un reddito modesto o come si comporta fiscalmente il nostro amico/nemico. Ma il controllo della congruità dei redditi dichiarati dagli italiani lasciamolo a chi è deputato a questo lavoro; lasciamo fare al Fisco! Ognuno faccia il proprio mestiere: al Fisco il compito di verificare i redditi.

Lo stesso Garante della Privacy ha evidenziato che la diffusione on-line delle dichiarazioni dei redditi «anche per poche ore, rende ingovernabile la circolazione e l’uso di questi dati così come la loro stessa protezione».



Tutto ciò inoltre non fa altro che lacerare un paese già piuttosto diviso da tanti contrasti, che con fatica si tenta di ricomporre.

Il Paese, con la P maiuscola, per ripartire non ha bisogno di guerre fiscali, mettendo magari i cittadini e le classi sociali uno contro l’altro (ad esempio dipendenti contro lavoratori autonomi), ma necessita di concordia e di un pizzico di buon senso che in questa amara vicenda è mancato.



Nemmeno negli altri Paesi i dati dei redditi dichiarati al Fisco sono pubblici.



Oramai il “pastrocchio” è stato combinato: chi di dovere verifichi se ci sono responsabilità da punire e soprattutto si faccia in modo che non succeda più!



3 maggio 2008 Roberto Pasquini


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