Controllo di gestione: a chi interessa?


Ultimamente da più parti si è alzato un grido di allarme sull’inefficienza che, indisturbata, continua a regnare sui procedimenti amministrativi all’interno della Pubblica Amministrazione.



Situazione critica, che si traduce nel drenaggio di risorse pubbliche per non generare alcun valore aggiunto a vantaggio di coloro che indirettamente finanziano la macchina burocratica.



L’argomento non è percepito solo dagli addetti ai lavori più sensibili al problema, ma emerge con tutta la sua potenza nell’attuale contesto permeato da un quadro economico non entusiasmante, con la maggior parte dei Contribuenti che fatica a pareggiare i conti di fine mese.



Per tentare di comprenderne le ragioni, potrebbe essere utile ricorrere ad uno strumento di mercato che, attraverso una timida indagine, rivolga agli attori, che recitano la loro parte nel palcoscenico amministrativo, una semplice domanda: «Cosa impedisce l’adozione di scelte razionali in grado di produrre benefici per tutti i protagonisti, pubblico compreso?».



Non è facile concepire un’ipotetica risposta sensata ad una questione così banale, perché quando l’agire consiste in qualcosa che in natura si definisce “ovvio”, le menti ancestrali, che ancora oggi vegetano nell’ambiente, fioriscono sentenze incantevoli, che, tradotte in fatti concreti, camminano lungo la stessa direzione che da decenni percorre la Pubblica Amministrazione: quella che sfocia in un vicolo cieco.



Una quantità ingente di risorse sono sottratte, ogni anno, ai Cittadini con il lodevole obiettivo di trasformarle in prodotti/servizi idonei a soddisfare i bisogni in misura sempre crescente e differenziata.



In altre parole, il Cittadino vuole avere la certezza di aver pagato un biglietto per assistere ad una recita nella quale il tema centrale della sceneggiatura è costituito dall’interesse verso il pubblico e non solo quello derivante dall’amministrazione dell’incasso del botteghino.



Oggi gli Amministratori pubblici (politici e burocratici) sono chiamati a gestire risorse non solo finanziarie e strumentali, ma anche tecnologiche e, soprattutto, umane.



Una loro oculata combinazione potrebbe far fuoriuscire quel valore aggiunto tanto atteso, dimostrando che le scelte effettuate sono state operate ad esclusivo vantaggio della collettività.



Accade, invece, che il copione sia stato lasciato volutamente in bianco, consentendo all’improvvisazione di prendere corpo, affinché si possa giustificare l’insoddisfazione del pubblico (alias l’incapacità amministrativa), imputando la responsabilità a risorse non adeguate per consentire la produzione di uno spettacolo di successo.



Eppure non si dovrebbero incontrare difficoltà nello sfruttamento di qualcosa che già esiste: al massimo si potrà investire un po’ di tempo nella lettura del libretto di istruzioni, per apprendere l’utilità derivante dall’uso di uno strumento.



Anziché far supportare il processo decisionale da coloro che hanno l’abilità di indagarne e processarne a priori gli effetti, gli Amministratori preferiscono affidarsi ad altri stimoli, ascoltando i rumori di fondo che da anni riecheggiano nei corridoi, per azionare leve il cui meccanismo di funzionamento è collegato con il nulla.



In altre parole, prediligono farsi portare a destinazione da soggetti che per anni hanno guidato la gestione amministrativa, piuttosto che prendere in considerazione la remota possibilità che, se nel tempo non è stato fatto alcun progresso, le responsabilità sono da ricercare tra coloro che si sono affidati a collaudati sistemi di gestione e non a quelli ai quali è impedito di sperimentare e applicare nuovi metodi.



Se il Controllo di Gestione ancora oggi tarda ad acquisire consensi tra gli Amministratori più evoluti, la resistenza va ricercata negli individui sui quali ripongono la fiducia, perché è meglio farsi illudere che un obiettivo si possa realizzare, piuttosto che farsi dimostrare l’impossibilità del suo raggiungimento.



Non è quindi fuori luogo chiedersi a chi giova veramente l’attività del Controllo di Gestione, in quanto è difficile far condividere che si tratta di uno strumento che indaga e processa le variabili partorite dal processo decisionale, costituendo un fattore critico di successo per ogni forma di politica pubblica, svincolata da altri interessi.



Se, al contrario, si ritiene che non siano ancora maturi i tempi per implementare strumenti di controllo all’interno dell’Ente è perché ci si è fatti convincere che i problemi si possono risolvere con le risorse che già esistono all’interno, senza ulteriori investimenti in processi riorganizzativi.



In altre parole, meglio continuare con ciò che si conosce, evitando di prestare ascolto ai suggerimenti di quell’illustre “sconosciuto” che risponde al nome di Albert EINSTEIN, quando sosteneva che: «Non possiamo pensare di risolvere i problemi con lo stesso modo di pensare che li ha generati».


 


Emanuele Costa


 


3 maggio 2008


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